Alla faccia di chi dice che il mondo è peggiore

8 August 2010, 17:38 | Gruppo misto | Commenti: 5

interesse 3 su 5

Nel Medio Evo era normale per le persone conficcare una spada nell’addome di un altro individuo. Però non ci pensiamo.

Qualche tempo fa scrivevo:

Un americano su tre (uno su tre, se siamo in tre per strada uno di questi l’ha fatto!) ha donato qualcosa per le vittime dello tsunami. È una cifra enorme, se ci pensate, escludendo tutti coloro che volevano farlo, e non l’hanno fatto, quelli che volevano poi non avevano la carta di credito giusta, quelli che si ora lo faccio, hanno sempre rimandato e non l’hanno più fatto.

Ora si parla molto di questa iniziativa, the Giving Pledge, in cui diversi miliardarî si sono impegnati a donare  almeno metà – sì, metà – del loro patrimonio. Si tratta della più grande raccolta di beneficenza della storia del mondo.

– Commenti:



5 Commenti presenti su “Alla faccia di chi dice che il mondo è peggiore” – Feed

  1. Camilla – 8 August 2010, 17:49 (n° 1)

    Lo scriveva anche GOmbrich alla fine de “Breve storia del mondo” : il mondo è un po’ migliore. Però ancora quanta strada c’è da fare! Sembra che i posti importanti siano sempre occoputi da persone con pochi scrupoli…

    PS. il tuo commento sull’altra discussione mi ha dato da pensare. Devo mettere la risposta per iscritto, ti farò sapere. Ciao =)

  2. franco rivera – 8 August 2010, 19:23 (n° 2)

    l’iniziativa “Giving Pledge” è una cosa davvero importante, più ancora di quanto non potrà esserlo per il (notevole) risvolto economico

    una gara a fare del bene, quale gara più bella ci può essere?

  3. fabchi – 9 August 2010, 03:49 (n° 3)

    non ricordo di aver commentato il tuo post vecchio, ma vorrei fare (o ribadire) un concetto. In USA c’e’ tanta beneficenza anche per un motivo tecnico. E’ detraibile.
    E in generale la beneficenza e’ un vero e proprio business, pensa alla Salvation Army, o a Brown Elephant. O semplicemente a come vengono alimentati musei ed ospedali o come le scuole chiedano agli Alumni di inviare parte del loro reddito. Comunque il motivo tecnico e’ solo parte della causa di tanta beneficenza. Ovviamente quando si e’ abituati a vedere e vivere tanti aspetti della propria vita con una parte di beneficenza sempre presente, viene naturale pensare di dare, quando si puo’.

  4. Max – 10 August 2010, 04:11 (n° 4)

    @ fabchi:

    well, that’s a bit cinic….e’ detraibile (up to a point) solo se fai un IRS form 1040 schedule A, che conviene solo se hai itemized deductions in misura superiore alla standard deduction. il che ancora non spiega perche tanta gente che non fa schedule A e non ha un ritorno economico ancora dona in misura considerevole. diciamo che l’etica protestante, il “can do” individualista, la generalizzata sfiducia in “big government” e negli approcci top down concorrentemente all’enfasi sugli approcci bottom up spiegano meglio certi fenomeni della IRS schedule A…

    ti diro, ho trovato un maggiore senso di comunita’ e responsabilita civica di quello che la descrizione degli US mi veniva fatta fino a 15 anni fa in Italia….

  5. ila – 10 August 2010, 20:13 (n° 5)

    @ Max:
    su L’espresso di questa settimana, a corredo dell’articolo sull’iniziativa Giving Pledge, c’è una breve intervista a un professore universitario italiano, Lucio Avagliano, proprio su questo aspetto peculiare degli Usa (e non dell’Italia, ahinoi!):
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-sogno-americano/2131912

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