Calci reali e virtuali

27 May 2016, 13:24 | Katsika | Commenti: 0

Voi non ci crederete, ma il giorno immediatamente successivo a quello in cui mi sono tolto i punti, mi sono beccato una distorsione alla caviglia, sempre giocando a pallone. Il campo in cui giochiamo non è piano, è pieno di buche, rigonfiamenti del terreno, dossi: io stavo calciando il pallone e ho calciato un dosso, come dare un calcio al muro. Per fortuna non me lo sono rotto, ma si è gonfiato ed è una bella distorsione.

Nel frattempo avevo pensato a un passatempo calcistico in cui non mi posso infortunare (oddio, tutto è possibile…): nel campo abbiamo un serio problema con il coinvolgimento degli adolescenti, mentre è facile fare attività con i bambini, e ci sono molte persone che le fanno, gli adolescenti rimangono spesso senza cose da fare per tutto il giorno. La risposta è semplice: videogiochi!

Avevo portato dall’Italia l’armamentario necessario a collegare quattro joypad al pc, e qui abbiamo un proiettore. Il problema, fino a ora, era stata la mia paura che tutti si azzuffassero per poter giocare, creando più problemi di quanti non ne risolvesse occupare una serata a settimana svagandosi. Così ho deciso: proviamo!

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Se, come me, pensate che queste foto sono particolarmente belle è perché non le ho fatte io ma il mio amico Lucas Bertoldo che, come vedete, ci sa fare

Le cose sono andate molto meglio di quanto mi aspettassi. Abbiamo organizzato un torneo, nel quale si giocava a coppie (in modo da far giocare quattro giocatori, e non due, alla volta). I ragazzi, con qualche eccezione, conoscono solo due squadre: Barcellona e Real Madrid. Ciò ha giocato a nostro favore perché tutti erano estremamente interessati anche alle partite degli altri, e tifavano per l’una o per l’altra squadra. Alla fine i problemi sono stati molti meno di quanti mi sarei aspettato.

A un certo punto abbiamo coinvolto anche un ragazzo, molto giovane, dell’esercito greco, che di solito viene visto con molta diffidenza, e di questo sono stato contento. In generale, sono stato molto contento dell’esperienza, perché come succede poche volte in un campo profughi, sono andato via con la convinzione – e non solo il dubbio – di aver reso qualche ora più felice a un gruppo di ragazzi.

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Avete presente quando nei film il detective riconosce il serial killer dall’espressione che ha in una vecchia foto di classe? Ecco, è l’espressione che sto facendo io qui

p.s. per chi non l’avesse letto, c’è un mio articolo per l’Unità sulle varie comunità nel campo

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