Contro la famiglia

11 November 2010, 15:57 | Moralismo noioso | Commenti: 19

interesse 4 su 5

Questo è uno di quei post per cui penso di beccarmi dello stravagante, o del bastian contrario a qualunque costo: mi dispiace, perché è quello che penso davvero. E cioè che la cosa più sopravvalutata al mondo (dopo gli U2) è la famiglia.

A Berlusconi, fra ieri e lunedì, è stato revocato l’invito a parlare al forum delle famiglie: la cosa ha fatto particolare scandalo. Allo stesso incontro Sacconi ha detto di voler difendere «i diritti delle famiglie fondate sul matrimonio e votate alla procreazione», rettificando poi parzialmente. Alemanno ha espresso il concetto ben più chiaramente: «se vogliamo aiutare le famiglie, che sono quelle sposate, dobbiamo aumentare le tasse ai single e alle coppie con pochi figli».

Ora, quel forum è fatto di gente che intende la famiglia nella maniera più chiusa e retriva, con i Ruoli con la “r” maiuscola, e la donna a fare la mamma (senza fecondazione assistita, però): insomma, gente che sarà inghiottita dalla storia prima di quanto credano loro, e forse anche prima di quanto creda io. Quindi non servirebbe neanche discutere quelle posizioni lì, e infatti non le discuto: la mia critica va molto più in profondità, e si rivolge all’istituzione della famiglia in quanto simulacro da cui la società trae origine, e che per me è invece fondata su un concetto orribile che è quello dell’affetto incondizionato.

Prima però voglio dire una cosa: non ho un modello alternativo, non sostengo che i bambini dovrebbero essere messi in campi di educazione sovietici, però non penso astrattamente bene della famiglia, penso soltanto che sia il meno peggio che abbiamo – e sì, rivendico forte che i figli non sono proprietà dei genitori, così come trovo scandaloso che genitori ebrei o mussulmani possano vietare a un bambino di mangiare un genere di cibo per qualche loro balzano capriccio, o un testimone di Geova impedisca al figlio di ricevere una trasfusione.

La famiglia è quella che, per prima, opprime moltissimi omosessuali che non riescono a fare coming out: per quasi tutti il terrore principale è la reazione del padre o della madre. La famiglia è quella che, in India, mette al rogo le vedove. La famiglia è quella dove, in Italia, si consuma il più alto numero di violenze sessuali. La famiglia è quella che, in molti paesi mussulmani, ti uccide per lavare l’onore compromesso per aver subito uno stupro. La famiglia è quella che, nella concentrazione del legame esclusivo fra genitori e figli, riproduce (e crea) tutti i difetti della società.

E poi c’è la dimostrazione pratica che quella retorica familiare non funziona: io non sono stato particolarmente fortunato, con la famiglia, e me la sono cavata piuttosto bene. Conosco tante altre persone che hanno avuto famiglie incasinate, assenti, strambe, e molti di questi vivono una vita spensierata e felice, così come ci sono quelli che hanno vissuto in famiglie normali, mamma e papà, tutto regolare e poi le cose son saltate in aria e hanno avuto una vita travagliatissima, alla quale erano impreparati (vale anche il viceversa, naturalmente).

La famiglia si fonda su un concetto santificato, quello dell’amore a qualunque costo, su cui nessuno ragiona mai: la teoria è che si vuole bene alla mamma e al papà qualunque cosa facciano, qualunque persona siano, qualunque orrore abbiano commesso. Hina, la ragazza uccisa dal padre perché vestiva in maniera troppo occidentale, dovrebbe volere bene al padre, se fosse sopravvissuta. Najaf dovrebbe volere bene al padre, che l’ha ridotta così (immagine forte). L’affetto di un mio amico, omosessuale, per la madre dovrebbe rimanere lì – non intaccato – anche se quella lo disprezza per essersi innamorato. Emidio dovrebbe volere il medesimo bene alla mamma e al papà, nonostante questo.

La questione, a parti invertite, è un po’ più complessa: nell’educazione dei figli un genitore conta molto, ed è quindi probabile che, se tuo figlio finisce per essere una persona che vive la sua vita per fare del male al prossimo, tu abbia almeno una parte di responsabilità. Ma, anche in questo caso, c’è un limite oltre il quale il voler bene non deve essere assoluto, e ciascun individuo deve fare con chi gli sta accanto la cosa più altruista al mondo, evitando di autoposizionarsi su di un piano morale superiore: comportarsi con gli altri con lo stesso metro con cui ci si comporterebbe con sé stessi, dare a ciascuno le proprie responsabilità.

Ci sono affetti, invece, che ti valorizzano e ti spronano a essere migliore. Che ci sono perché sei proprio tu, perché sei quella persona lì, e non solo lì per caso. Parlo delle persone che hai scelto, gli amici, la persona che si ha accanto – che è la prima amica –, i maestri che ti hanno insegnato, le persone da cui hai imparato senza che lo sapessero. Nella maggior parte dei casi, invece, nostra madre ci vorrebbe bene anche se fossimo le persone più spregevoli, torturatori di bambini, rovinatori di vite altrui.

In sostanza, la mamma non vuole bene a me, ma al mio ruolo: ci potrebbe essere chiunque al posto mio, Fabrizio Corona o Adolf Hitler, e per il suo affetto sarebbe perfettamente identico. Invece le persone a cui voglio bene, e che me ne vogliono, perché mi hanno scelto, lo fanno perché sono proprio io, perché sono così, perché ho preso determinate scelte che rivendico e non ne ho prese altre che considero deteriori. Se al posto mio ci fosse qualcun altro non gli vorrebbero lo stesso bene, perché vogliono bene a Giovanni, me, come essere umano. E questo è ciò che considero prezioso.

Alcuni di noi hanno la fortuna che queste cose coincidano, che i loro genitori siano stati persone eccezionali, e assieme amici, maestri, consiglieri: beati loro, hanno tante ragioni per essere invidiati. Ma gli altri, per favore, lasciateli in pace.

I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi,
e non vi appartengono benché viviate insieme.

– Commenti:



19 Commenti presenti su “Contro la famiglia” – Feed

  1. mattiaq – 11 November 2010, 16:28 (n° 1)

    E’ una questione di definizione. La famiglia è una cosa che si sceglie, non è vero che sia imposta. Io l’ho capito bene quando mi sono sposato e ho avuto figli; ho capito che quella famiglia me l’ero scelta, non mi era stata imposta; ho capito che i miei genitori li potevo scegliere come membri della mia famiglia o meno e questa rivelazione ha fatto sì che li scegliessi e smettessi di volermene allontanare. I miei figli un giorno o l’altro potranno scegliere di non considerarmi parte della loro famiglia, anche se spero che vorranno scegliere di includermi.

  2. Giovanni Fontana – 11 November 2010, 16:31 (n° 2)

    @ mattiaq:
    Hai ragione.

  3. mattiaq – 11 November 2010, 16:38 (n° 3)

    Per me è stata la rottura di un secondo cordone ombelicale. Un cordone che per tutta l’adolescenza e anni successivi sentivo come una costrizione. Credo comunque che sia una cosa comune, anche se non sempre consapevole.

  4. Ila – 11 November 2010, 16:39 (n° 4)

    Beh, se questa è stravaganza.
    Per me l’unica stravaganza è quella citata pure da Richard Dawkins:

    Questa barocca stravaganza che, su questo pianeta, chiamiamo vita.

    No, Giovanni, non sei affatto stravagante. E spero che sia così per tutti.

  5. dasnake – 11 November 2010, 16:52 (n° 5)

    Ti sei fatto fregare, Giovanni.

    Hai preso per buona la novella sulla famiglia che ti viene propinata dalla chiesa (e dallo stato ultimamente) e su quella hai ragionato. Hai detto un sacco di cose sensate, ma quella novella e` incoerente fin dall’inizio, smontarla come fai e` tempo perso.

    La famiglia, in verita`, serve a due cose:

    1) rete primaria di mutuo soccorso: le istituzioni non vogliono accollarsi in prima persona *tutto* quello che concerne lo sviluppo dei giovani e la cura dei vecchi. La famiglia e` il mezzo con il quale questo compito e` riversato sulla societa` stessa.

    2) gestione del patrimonio: l’eredita` garantisce che il passaggio di patrimoni tra generazioni, i matrimoni sono una maniera elementare di fusione tra patrimoni. Il discorso puo` essere esteso al potere in generale: quante questioni politiche europee fino a un secolo fa` sono state risolte con un matrimonio?

    Il punto e` che queste due funzioni, se ci pensi bene, sono necessarie per la struttura della nostra societa`. Per altro: piu` liberale sei piu` sono necessarie. Chiamala come vuoi, vendila come vuoi, ma della famiglia hai bisogno.

    Quello che combatti tu e` la pubblicita` della famiglia, non il prodotto vero e proprio. E` tempo perso, quell’immagine d’amore e` una cazzata, hai ragione, ma non e` quello il vero scopo della famiglia.

  6. looreenzoo – 11 November 2010, 16:57 (n° 6)

    Teoricamente sono d’accordo con te, ma in pratica ci sono dei distinguo importanti da fare. Parto dalle conclusioni del tuo post: la famiglia ti vuole bene perché deve, gli amici perché vogliono. sì, è tutto vero, gli amici te li puoi scegliere, mentre la famiglia no, ma in realtà le cose sono un po’ più grigie. La mia esperienza mi dice infatti che gli amici non solo si scelgono, ma si trovano anche. L’amicizia non nasce solo da una scelta deliberata basata sulla stima, ma anche dalla fortuita condivisione di esperienze fondative (le partite di calcio ai giardinetti, un periodo di studio all’estero…). D’altra parte, se è vero che una mamma dovrebbe voler bene al proprio figlio qualsiasi cosa accada, questo in pratica non accade sempre: anche i rapporti familiari si nutrono della stima reciproca e, se questa viene a mancare, essi possono deteriorarsi fino a rompersi del tutto. in altre parole, anch’io sono un fan dei rapporti scelti rispetto a quelli obbligati, ma vedo anche che i due aspetti si mischiano molto nella vita quotidiana.

  7. angia – 11 November 2010, 18:32 (n° 7)

    la famiglia può essere un posto infernale, un posto così-così, oppure un posto bello dove trascorrere gli anni che ci preparano alla vita da adulti.
    (e non è detto che i tre “posti” non possano trovarsi, a fasi alterne, nello stesso nucleo familiare)
    molto dipende dalla famiglia che a loro volta i nostri genitori hanno avuto come modello, ma è pur vero che ci sono anche elementi soggettivi (indole, esperienze vissute durante l’infanzia) che influiscono su quel modello.
    ovvio che la famiglia del mulino bianco è un’invenzione dei pubblicitari, comoda e rassicurante, lo stesso dicasi della famiglia rappresentata dalle religioni, in primis la cattolica (la sacra famiglia dove regna l’amore).
    una cosa io l’ho capita (credo), ed è che, se i genitori non sono dei mostri patentati, nel qual caso i figli vanno loro tolti, spesso crescono in modo errato i figli perché pensano di fare il loro bene (e perché nessuno ha detto loro che è sbagliatissimo).
    in realtà non fanno altro che proiettare sui figli le loro aspirazioni, i loro progetti.
    il guaio è che è impossibile per un bambino o un adolescente capire questo meccanismo distorto, ed è lì che arriva il danno.
    che si può sempre riparare, è vero, ma spesso a costo di immani fatiche e anni di lavoro su sé stessi (cosa che io personalmente ho fatto, come un po’ tutti, rompendo quel cordone ombelicale che a volte sembra volerti strozzare…’azz!).
    facendo il mestiere che faccio (e non solo per quello, già), potrei scrivere un libro sui danni che inconsapevolmente i genitori procurano ai loro bambini.
    senza volermi erigere a giudice supremo, l’altro giorno dicevo ad una collega che, visto l’andazzo della situazione, sarebbe saggio far fare dei corsi ai genitori, giusto per dare un’idea di cosa è sbagliato fare o dire quando si vuol far crescere in modo sano ed armonioso un bambino.
    e lo dicevo senza sarcasmo, seriamente.
    avessi soldi, chiamarei i migliori psicopedagogisti (in Italia ne abbiamo di ottimi) e farei dei corsi gratuiti per genitori.
    proprio ieri, l’ultimo episodio di bambino iperprotetto, una cosa da non crederci quanti danni si possono fare, mi viene una rabbia, e la mamma è convinta di fare il bene del suo bimbo.
    ma come si fa a dire ad un bambino che i “cattivi” che muoiono vanno dal diavolo?
    era spaventato a morte!
    perché poi gli dicono che lui è bravo, bravissimo, ma se poi lui dovesse trasgredire qualche regola? se diventa “cattivo”?
    va a finire col diavolo?
    (fra parentesi il bimbo ogni tanto chiede se è stato “cattivo”, ma è come imbalsamato, non trasgredisce mai).
    porco cane, che rabbia.
    e questo è solo un esempio.
    situazione penosa.
    la società si evolve, i genitori però continuano a far danni….

  8. angia – 11 November 2010, 18:37 (n° 8)

    angia scrive::

    bambino iperprotetto

    errore bestiale, direi.
    trattasi di bambino idealizzato, non iperprotetto.
    quelli iperprotetti non si sentono mai dire certe cose….

  9. Shylock – 11 November 2010, 23:21 (n° 9)

    @ angia:
    Beh, dai, le stronzate sull’inferno le hanno raccontate praticamente a tutti, fino a qualche anno fa e non siamo venuti su poi cosi’ male ;-)

  10. Luca Venturini – 12 November 2010, 01:08 (n° 10)

    No be’, Angia ha perfettamente ragione. E infatti in altri paesi europei lo fanno, da quel che so: in Francia e Inghilterra ci sono persone assunte dallo stato che hanno il compito di aiutare i genitori in difficoltà a capire come crescere i propri figli.

    Sono moooolto distante dal dovermi preoccupare in prima persona di queste cose e a dire il vero ho ancora l’allergia per i bambini tipica degli adolescenti, però se e quando la prospettiva diverrà seria ho intenzione, almeno adesso, di fare un corso. Mica si nasce imparati, manco a fare i genitori ;-)

  11. Giovanni Fontana – 12 November 2010, 01:09 (n° 11)

    @ looreenzoo:
    E hai ragione anche tu.

  12. Max – 12 November 2010, 07:01 (n° 12)

    Luca Venturini scrive::

    Mica si nasce imparati, manco a fare i genitori ;-)

    ah ah ah mi sa che di corsi dovrai farne piu di uno….
    ….si comincia prima del parto…aspetta che ti elenco le nostre…

    breastfeeding, emergency care and pediatric/infant CPR, childbirth classes, refresher childbirth class, newborn care, basic babysitting…(ma il prenatal yoga no…)….lucky I had a good health insurance…

    poi il resto te lo dice il pediatra…8 visite fisse il primo anno…plus specialisti ad hoc per problemi ad hoc…due visite fisse ogni anno fino ai 6 anni….

    poi ci sono libri, le maestre al day care, gli altri genitori, un po di buon senso and… some luck….

  13. Luca Venturini – 12 November 2010, 09:13 (n° 13)

    @Max:

    Ecco, appunto :-D

  14. Max – 12 November 2010, 15:10 (n° 14)

    spezzo un lancia per la famiglia, al fine di non gettare fuori dalla finestra bambino -cioe la famiglia-ed acqua sporca-cioe la definizione cattolica di famiglia.

    la famiglia non e’ solo il meno peggio, ma il meglio che abbiamo, perche’ le altre che potrebbero essere meglio sono idealizzazioni platoniche. forme esterne alla famiglia che tentano di simulare le stesse dinamiche esistono, si chiamano orfanotrofi e le group homes, e sono tra i produttori piu efficaci di psicopatici antisociali e individui con attachment disorder. non a caso si tende di inserire i bambini in una famiglia il piu rapidamente possibile, incluso coppie o singoli di qualsiasi orientamento sessuale, almeno nei paesi normali.

    avevo idee simili a Giovanni un tempo…finche’ ho avuto mio figlio.

    ed il giorno che te lo danno in braccio e ti dicono, ok ora puoi andare a casa e sai che a casa ci sei solo tu e la tua compagna ed ilresto della tua di famiglie e’ a 7000 km e’ il giorno piu bello e terrificante della tua vita, e realizzi tante cosi a cui mai avevi pensato.

    lui non ti ha cercato, ma tu si. e gli devi tutto. la sua famiglia sei tu. ed e’ li davanti a te, a blank slate, e sai che se gli dai troppo amore o troppo poco rischi di fare danni spesso irreversibili, e sai che farai casini e che cercherai di rimediarli, e che spesso il rimedio sara peggio di quello che cerchi di risolvere.

    credo che pure tu Giovanni, se sei quello che sei, in particolare se sei cosi empatico con il prossimo e con i tuoi amici, alla fine lo devi alla tua famiglia, che non e’ solo mamma e babbo, ma e’ tua sorella, i tuoi nonni, zii, tutta quella rete estesa che ci fanno quello che siamo. e quegli eventi che fondano il tuo carattere non capitano a 15 o 20 anni, ma prima, molto prima, specie in quegli anni dell’infanzia dove impariamo ad amare ed odiare, a sorridere ed a empatizzare. piccole cose che non puoi ricordare, come una carezza quando cadi, un bacio prima di uscire di casa, una storia letta prima di dormire o un abbraccio appena apri gli occhi al mattino. e quelle cose li mica te le danno gli amici o li maestri, te le da la famiglia, comunque tu la voglia definire o estendere.

    e cosa c’e’ di piu fondativo per la societa se non l’empatia? e cosa nutre l’empatia se non l’amore incondizionato?

  15. angia – 12 November 2010, 17:28 (n° 15)

    Luca Venturini scrive::

    Mica si nasce imparati, manco a fare i genitori ;-)

    infatti.
    l’amore da solo non basta.
    quindi, come dice Max, l’amore incondizionato, il riparo caldo e colmo d’affetto della famiglia è sì fondamentale in quei primi anni di vita, ma è importante capire qual è il modo giusto di amare un bambino.
    di certo non è trasmettendogli le nostre ansie e paure (la mamma di cui parlavo è molto affettuosa ma tremendamente ansiosa, in più pretende da suo figlio la perfezione, e per me questo amore è viziato, imprigionato da tali richieste!), appunto quel pretendere che “mio figlio sia perfetto”, che si fa il bene del bambino.

    un bambino ansioso come quello quando gli dicono frasi del genere (diavoli e inferni vari) va nel panico, più degli altri, perché già il bimbo vive un conflitto interno tra il suo dover essere perfetto per far felice la mamma e la sua voglia (naturalissima!) di trasgredire di tanto in tanto….
    Shylock scrive::

    Beh, dai, le stronzate sull’inferno le hanno raccontate praticamente a tutti, fino a qualche anno fa e non siamo venuti su poi cosi’ male ;-)

    Max scrive::

    poi ci sono libri, le maestre al day care, gli altri genitori, un po di buon senso and… some luck….

    e tanta voglia di imparare, un po’ di umiltà (chiedere aiuto agli esperti, di persona o leggendo libri, certo)….
    invece spesso si pensa di poter fare tutto da soli, tanto crescere un bambino è facile e naturale…mica vero.
    la fortuna non credo che c’entri, se non negli anni dell’adolescenza, lì devi solo sperare che tuo figlio/a incontri le persone giuste! :-)

  16. Roberto – 15 November 2010, 15:10 (n° 16)

    Concordo con Max dall’alto :-) della mia esperienza di pluripadre. Concordo anche con Giovanni con alcune sue affermazioni.
    L’uomo è un animale sociale, vive quindi in mezzo ai suoi simili e la famiglia, nel suo piccolo, è un minuscolo nucleo di società. Lo noto con i miei figli, che sono 3, confrontando con alcuni figli unici: i miei figli hanno maggior propensione a rapportarsi con gli altri, a “convivere” con gli altri, dei figli unici che a causa del loro habit familiare sono meno abituati al compromesso, alla condivisione, a tutti quegli aspetti che, a meno tu non voglia fare l’eremita, saranno il succo della tua vita.
    La famiglia a questo serve: a prepararti alla vita in un ambiente, si spera, protetto dalle storture della società, da tutti quegli aspetti che affrontare durante l’infanzia potrebbe risultare pericoloso.
    Il concetto di famiglia, se ci pensate, non è un concetto solo “umano” ma è un aspetto preciso di tutta la classe dei mammiferi, a cui l’uomo appartiene. ci sono mammiferi che restano “in famiglia” per tutta la vita (leonesse, lupe, ecc.) e altri invece abituati a lasciare il proprio nucleo familiare una volta adulti.
    Sicuramente sull’aspetto “naturale” della famiglia sono state costruite decine e decine di sovrastrutture innaturali, come il dover essere indissolubile, il dover essere di un solo tipo, ecc. e tutte queste sovrastrutture sono criticabili nel modo più assoluto.
    Però fatemelo gridare ai 4 venti: adoro la mia famiglia, la famiglia che ho cotruito io con la donna che amo e con le tre piccole pesti che condividono con noi la cena tutte le sere.
    Poi, se volete, possiamo anche dargli un altro nome, ma adesso non saprei non chiamarla “la mia famiglia”.

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