Domenica 28 dicembre

28 December 2008, 11:50 | Diario dalla Palestina, Medio orientato | Commenti: 33

E poi arrivò la guerra – Diario dalla Palestina 114

Non è vero che se Israele non ammazzasse 200 persone a Gaza i palestinesi accetterebbero lo Stato altrui; non è vero che queste azioni rendano Hamas più forte, non è vero che l’odio arabo è nato per la violenza israeliana. Non è vero che se si incontrassero le parole e non gli eserciti, la pace sarebbe più vicina.
Tutte queste cose sono le cose che penserebbero persone normali in un conflitto normale, ma qui è tutto incomprensibile, impossibile da prevedere. Tutte queste, sono cose che vorrei tanto pensare.

Ma tante volte è stato addirittura il contrario: spesso sono state le dimostrazioni di forza a portare la pace. Spesso sono stati i peggiori uomini, ex-terroristi come Begin, a fare passi da gigante; e da entrambe le parti. L’Egitto non avrebbe mai riconosciuto Israele senza la disfatta – e le devastazioni e i morti e i profughi – del ’67. Israele non avrebbe mai accettato di rinunciare alla conquista del Sinai, quantomeno a Sharm el-Sheik, se non fosse stata per la dimostrazione – nel ’73 – che gli arabi non sarebbero stati disorganizzati per sempre. Quando Israele si ritirò da Gaza, sulle macerie delle sinagoghe ci furono canti, balli, Allah Akbar: non era la prima mano tesa dopo tanti anni, era la prova della debolezza israeliana, il primo passo verso la salvifica distruzione dell’intruso.

***

Oggi, dopo questo eccidio, la pace è più lontana di ieri? L’odio per Israele è maggiore di ieri? Beato chi lo pensa.

In Palestina c’è un odio per Israele e per gli ebrei che non so descrivere, che si respira quotidianamente: che non è ingigantito dalle crudeltà dell’esercito – come potrebbe essere peggiore di com’è? Tassisti, i tassisti più cordiali al mondo, si congratulano con un mio amico tedesco perché “Hitler era tedesco!”. Pregiudizî peggiori, che mi vergogno a riferire alle persone che tengono a me – in Italia – per non sentirmi dire «ma che ci sei andato a fare?». Non conosco un palestinese – o forse soltanto uno – che mi abbia detto che accetterebbe l’esistenza di uno stato chiamato Israele.

E la cosa è tanto più assurda perché in tutti gli altri campi ho incontrato un’umanità quasi sacrale, persone che mi vogliono – davvero – bene, nonostante non condividano nulla di quello che penso, credo, non credo, mangio, mi vesto, vado in bici.
Il trionfo dell’umanità che io amo, e professo. Which I worship.

***

Ma, mi dico da solo, questo che c’entra?

Sento sempre soltanto quelle argomentazioni, nella voce dei benintenzionati: ma non si può pensare che l’unica ragione per non abbandonarsi alla ferocia sia una considerazione strategica, che sul tavolo delle decisioni conti soltanto la tattica di bandiera.
C’è una bella differenza fra uno stato-etico che decide sulla giustizia di ogni azione, e uno stato che decida di non abdicare all’etica, nell’applicare le decisioni della maggioranza.

Quello che i malvolenterosi chiamano idealismo, le persone di volontà buona lo chiamano politica.

La democrazia non si può arrendere a essere soltanto il trionfo della maggioranza, di un’opinione pubblica indifferente e egoista, come oggi quella israeliana, che avrebbe richesto azioni persino più incisive. Il concetto filosofico di democrazia, da almeno vent’anni, comprende un’attenzione all’altro, ai diritti umani, allo straniero, per il diverso: se lo andiamo – giustamente – ripetendo per l’Iran, per l’Iraq, vale anche per Israele.

Bisogna riconoscere che non abbiamo una risposta alla domanda “cos’altro può fare, Israele?”. E avere la forza di dire che Israele non deve fare niente. Non deve fare quello che ha fatto ieri, e visto che nessuno ha un’alternativa credibile, moltissime volte, non deve fare nulla. Che a un lancio di razzi non ci deve essere risposta: non perché questo inasprirebbe il conflitto, ma tanto di più perché è sbagliato.

Israele è molto più potente, e questo non è un dato indifferente: ha l’onere e la responsabilità del potere. Perciò deve cominciare ad assomigliare a quell’oasi di libertà e di giustizia che millanta di essere. Deve considerare i morti altrui come propri, valutare l’uccisione di un estremista mussulmano come verrebbe valutata quella di un estremista ebreo (è vero, questi ultimi sono molti meno: embè?). Quello di oggi dovrebbe essere un giorno di lutto per la morte di 200 connazionali.

Ed è questa malafede, quella che hanno reiterato tutti i governi israeliani, l’enorme scarto che passa fra l’essere così, e l’essere “i buoni”.

***

E so che ho scontentato tutti.

– Commenti:



33 Commenti presenti su “Domenica 28 dicembre” – Feed

  1. farfintadiesseresani – 28 December 2008, 14:43 (n° 1)

    Non me.

  2. Borgognoni – 28 December 2008, 16:52 (n° 2)

    Neanche me.

  3. rosalux – 28 December 2008, 18:14 (n° 3)

    Scusa, il tuo argomento, quello dell’ “onere della forza” lo sento un po’ ovunque, ma non lo capisco affatto. Il punto è: quali precedenti ci sono, nel mondo, di guerre in cui si è optato – eticamente – per la non belligeranza in base…alla debolezza di un nemico determinato a combattere fino alla vittoria totale, ma nel contempo inefficiente? Per quale motivo si chiede ad Israele qualcosa che non è neppure pensabile per nessun’altra nazione, ovvero di essere totalmente “buono”? Come si può pensare che una nazione decida di perdere, di esporre i suoi cittadini (votanti) alla violenza e alla morte perchè “troppo forte”? Tanto più poi questo argomento non lo capisco in chi – come te – sa che una politica di non belligeranza non sarebbe affatto utile al dialogo, come sostengono in molti.

  4. marroca – 28 December 2008, 18:32 (n° 4)

    sì, direi più che “buoni” essere “giusti” , anche se penso che con generazioni cresciute nell’odio e nella rabbia, sia da una parte che dall’altra, sarà sempre più diffcile un dialogo

  5. Ger. – 28 December 2008, 22:25 (n° 5)

    La tua testimonianza è inopinabile. Mi chiedo, ma se non ci fosse Hamas, non credi che questo odio reciproco potrebbe tradursi in semplice antipatia, o poco più, ma comunque senza spargimenti di sangue?
    Purtroppo è difficile colmare il divario culturale ed economico presente tra israeliani e palestinesi, i primi si considereranno sempre differenti dai secondi e viceversa, a meno che non si verificasse una vera e propria fusione; cosa al quanto difficile da pensare. I morti palestinesi saranno inevitabilmente visti come “loro”.

  6. Giovanni Fontana – 29 December 2008, 12:55 (n° 6)

    Rosalux, mi sono spiegato male: probabilmente il “perciò”, era una parola scelta male.
    Provo a spiegare meglio il concetto:

    Se tu mi dici “perché chiedi a Israele una cosa che non chiedi agli altri?” mi sento in fallo. Ma se tu mi chiedi: “perché chiedi a Israele di fare una cosa che nessun altro fa?” non mi ci sento.

    Sì, vorrei che Israele si avvicinasse il più possibile al giusto (come mi faceva notare qualcuno) – anche se questo non è mai stato praticato. Non credo, davvero, che evitare di uccidere quei 350 palestinesi esponga i cittadini Israeliani alla morte, non credo che sia perdere.
    E credimi, lo dico cercando di scarnare quella frase – uccidere 350 palestinesi – di tutta la retorica che inevitabilmente, mio malgrado, quella frase ha.

    Io penso che, per quanto nessuna nazione sia impeccabile, Israele sia molto più lontano di altre democrazie occidentali dalla considerazione della morte, e delle sofferenze, del proprio nemico che – sono sicuro – insieme invochiamo.

    E allora che c’entra l’argomento della forza? Qual è l’onere? L’onere, la responsabilità, è dato dall’avere maggiore capacità distruttiva. Io non chiedo a Israele di essere meno forte, ma di considerare quei 350 morti palestinesi, come 350 morti israeliani (o perlomeno come in Italia sarebbero considerati 350 morti stranieri), e così prendere la decisione se fare guerra oppure no.

    Finisco rivoltandoti il tuo quesito: sei sicuro di non stare domandando a Israele meno di quanto domanderesti a qualunque altra nazione al mondo?

  7. rosalux – 29 December 2008, 13:22 (n° 7)

    Scusa, Giovanni, ma tu pensi che se oggi dalla Croazia piombassero missili non ci sarebbero 350 morti croati, entro stasera? E a chi altro si chiede di trattare con chi… rifiuta costituzionalmente la trattativa? Israele è inchiodato ad una serie paradossi, e valutato con metri del tutto diversi di qualsiasi altra nazione: il suo “peccato originale” non è lavabile, punto.
    Io apprezzo molto il tuo coraggio nel non nascondere le contraddizioni, ma non capisco come puoi pensare che una qualsiasi nazione accetti di essere sottoposta a bombardamenti senza rispondere perchè…ha l’onere della forza!
    Ho appena pubblicato un post sull’argomento, sul mio blog, se ti va leggilo.

  8. Giovanni Fontana – 29 December 2008, 14:28 (n° 8)

    Capisco perché ti capiti, però non sovrappormi teoremi non miei.
    Trattative a tutti i costi e peccati originali sono del tutto fuori dai miei argomenti. Cosiccome, ho provato a spiegarlo prima, l’argomento della forza non è quello che ripeti: Israele non deve essere più “buono” perché è più forte. Dovrebbe essere più “buono”, come tutti devono essere “buoni”; ma – visto che è più forte – quando non è “buono” ha il potenziale di causare più danni.
    È fuori discussione che Hamas, fosse più forte di Israele, causerebbe enormemente più danni. Mi sembra perfino sciocco dirlo, fra persone per bene.

  9. Gio – 29 December 2008, 15:11 (n° 9)

    Non è sempre corretto fare confronti tra due situazioni storiche diverse, rischiano di essere o retoriche o fuorvianti, però vorrei segnalare lo stesso questo articolo di Robert Fisk.

    “We hear the usual Israeli line. General Yaakov Amidror, the former head of the Israeli army’s “research and assessment division” announced that “no country in the world would allow its citizens to be made the target of rocket attacks without taking vigorous steps to defend them”. Quite so. But when the IRA were firing mortars over the border into Northern Ireland, when their guerrillas were crossing from the Republic to attack police stations and Protestants, did Britain unleash the RAF on the Irish Republic? Did the RAF bomb churches and tankers and police stations and zap 300 civilians to teach the Irish a lesson? No, it did not. Because the world would have seen it as criminal behaviour.We didn’t want to lower ourselves to the IRA’s level.”

    il link all’articolo completo:

    http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/fisk/robert-fisk-leaders-lie-civilians-die-and-lessons-of-history-are-ignored-1215045.html

  10. Barbara – 29 December 2008, 15:47 (n° 10)

    Neanche me hai scontentato. Grazie Giovanni :-)

  11. rosalux – 29 December 2008, 16:14 (n° 11)

    Non volevo attribuirti necessariamente pensieri di qualche tipo, mi riferivo ad un pensare comune. La tua posizione però mi è ancora meno chiara: stabilito che non c’è comportamento “virtuoso” che potrebbe dare frutti e che non ci sono alternative praticabili all’autodifesa, che significa che Israele non dovrebbe fare niente? A chi altri chiederesti di “non fare niente” quando è sotto attacco? Perchè quello ti sembra tanto peggiore di altri paesi?

  12. farfintadiesseresani – 29 December 2008, 20:08 (n° 12)

    A mio giudizio ci sono un paio di ragioni che rendono unica la situazione di Israele e comprensibile (attenzione: comprensibile non significa condivisibile) l’uso sproporzionato della forza da parte di Israele. La prima riguarda l’obiettivo del nemico di Israele, che non pare essere la conquista di un territorio o dell’indipendenza (come nel caso nordirlandese summenzionato) e nemmeno lo spargersi del terrore nella popolazione civile, bensì l’annientamento di Israele stesso (e, immagino, della sua popolazione). La seconda riguarda le dimensioni geografiche di tutta la disputa: un fazzoletto di terra. Spesso mi sono accorto, parlando di queste vicende, che la gente non ne ha idea. Tutto il sistema Israele-Gaza-Cisgiordania è grande all’incirca come la Lombardia. E’ un fattore che ha sempre enormemente contato (e con ottime ragioni) nel definire le strategie militari israeliane. Al netto di tutto ciò e delle normali considerazioni di diritto internazionale e di uso della forza da parte di uno Stato per la difesa della sua popolazione e del suo territorio, trovo che Giovanni dica cose sensate. Per risolvere la situazione laggiù ci vorrebbero dei matti veri, qualcuno che fosse capace di pensare le cose in modo del tutto nuovo. Il punto è che chi va al governo in Israele ci va (e non potrebbe essere altrimenti) con enormi responsabilità, per corrispondere alle quali usa tutto ciò che ha a disposizione.

  13. Giovanni Fontana – 29 December 2008, 21:07 (n° 13)

    A chi altro lo chiederei? A me, a te, a chiunque. Fino a che gli attacchi sotto al quale sei non possano essere causa di maggiori accidenti di quelli che creeresti tu. Significa che se l’unica alternativa alla morte di 350 persone, e il ferimento di altre centinaia è il non rispondere, non risponderei.
    Non sono desolato dalla superiorità difensiva israeliana che impedisce ai razzi di Hamas di fare più vittime di quelle che non fanno, anzi, la celebro. Proprio per questo vorrei che israele si concentrasse su questo. Anche a costo di non rispondere direttamente ai lanci di razzi.
    Ti ripeto, non è una posizione pregiudiziale, se un’operazione militare israeliana riuscisse a far fuori le basi missilistiche di Hamas e – incidentalmente – anche qualcuno dei lanciatori di missili non direi di “no”. So che talvolta queste cose servono, per non avere il peggio. Ma 350 morti sono tanti, e il beneficio (tutto da dimostrare, come tutto da dimostrare è il contrario) non sarà equiparabile.

    Molto, molto chiaramente: la vita di un palestinese non vale quanto quella di un israeliano? E se è quello che pensiamo entrambi, perché non è quello che chiediamo entrambi a ogni governo?

    Perché mi sembri, in molte cose, peggiore di altre democrazie occidentali lo sappiamo entrambi: vuoi davvero che te lo racconti? Sarebbe una divagazione, comunque.

  14. daniela – 30 December 2008, 10:56 (n° 14)

    Non hai scontentato nemmeno me.

  15. Palmiro Pangloss – 30 December 2008, 12:40 (n° 15)

    Ciao Giovanni, leggo con interesse il tuo blog, rispetto la tua testimonianza, condivido quello che scrivi piu’ spesso che no. Pero’ veramente non capisco – non capisco, no non condivido o condivido, per condividere e non condividere prima bisogna capire – il tuo argomento. Da una parte dici che di fronte all prospettiva di uccidere qualche centinaio di persone – e i pianificatori militari piu’ o meno lo sanno prima di agire – Israele non si doveva muovere, dall’altro che se l’operazione militare eliminasse i lanciarazzi e qualche lanciatore non saresti infelice. Che vuol dire? Una cosa esclude l’altra mi pare, intendo qui nella lurida realta’. Quando chiedi di considerare la vita di chi ti spara importante quanto la tua, poi, stai chiedendo un superamento della natura umana IMVHO, a prescindere dalla situazione contingente che coinvolge palestinesi e israeliani.

  16. Giovanni Fontana – 30 December 2008, 13:36 (n° 16)

    Molto semplicemente, poi mi arrendo alla mia incapacità comunicativa, che questo prezzo è un prezzo troppo alto. Anche lanciando una bomba nucleare si eliminerebbero i lanciamissili, ma il “prezzo” umano sarebbe troppo elevato.

    Per me, vale lo stesso oggi. È lo stesso argomento, oggi. Se avessi saputo che Hamas stava progettando un ordigno (per assurdo, ovviamente, è per dare legna all’esempio) che avrebbe ucciso tutti e 7 i milioni di cittadini israeliani – e non ci fosse stata altra soluzione che questa – non solo sarei stato d’accordo con l’attacco, ma avrei considerato criminale il non farlo.

    Ma così, quello di cui Israele si sarebbe dovuto fare carico, sono le (per fortunissima) pochissime vittime dei razzi lanciati da Hamas.

  17. Distanti saluti | Wittgenstein Links – 30 December 2008, 22:51 (n° 17)

    […] E poi arrivò la guerra – Diario dalla Palestina 115 30 Dicembre 2008 […]

  18. Gaza « Blog del circolo online del PD “Barack Obama” – 2 January 2009, 23:47 (n° 18)

    […] Gennaio 2009 · Nessun Commento Cosa possiamo dire? Nulla se non invitarci a leggere il diario dalla Palestina di […]

  19. panzeri dino – 5 January 2009, 01:01 (n° 19)

    non riesco a capire. hamas colpendo israele con i suoi missili. scatena inevitabilmente la reazione a scapito della sua gente. io mi chiedo perche’ lo fa??
    non ha nessun riguardo per la sua gente?
    quale puo’ essere il frutto della sofferenza della sua gente???
    in cosa spera?
    che tutto il mondo lo aiuti a distruggere israele????

  20. Giovanni Fontana – 5 January 2009, 11:23 (n° 20)

    Per quanto sbilanciata, questa considerazione http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=23840 può risponderti.

  21. Pippo Sanfilippo – 6 January 2009, 09:44 (n° 21)

    Se ci fosse una soluzione per il Medio Oriente la si sarebbe trovata. I militanti di Hamas sono dei terroristi. Gli stessi che uccidono a Mumbai, a Londra, a Madrid, a New York etc. Poi c’è l’Islam che vuole uccidere tutti quanti non sono musulmani. E queste sono realtà. Dobbiamo difendere il nostro mondo contro la barbarie e l’incultura. Non c’è altra scelta! Non c’è spazio per sentimentalismi di nessun genere.

  22. Vincenzo – 6 January 2009, 11:02 (n° 22)

    Impossibile trovare una soluzione a un conflitto che da sei decenni vede Israele invadere e devastare la popolazione palestinese ridotta, da sempre, a una “vita” miserabile – anche se paragonata a quella del più miserabile dei nostri pezzenti – col solo uso delle armi. E allora come spegnere il mito che infiamma i fondamentalismi e alimenta il terrorismo? Non sarebbe tempo di capire che è ora di smetterla? Cercare di ascoltare, finalmente, “anche il nemico”
    , tralasciando i pregiudizi, falsi o reali che siano, per una soluzione che non sia solo a favore del più forte?

  23. Pippo Sanfilippo – 6 January 2009, 11:45 (n° 23)

    Credo sia inutile fingere che il terrorismo islamico sia solo quello “giusto” dei Palestinesi. Il terrorismo islamico colpisce tutto il mondo. I Palestinesi vivono come dei pezzenti? Di questo devono ringraziare soprattutto loro stessi ed i loro fratelli musulmani che con le ricchezze che vengono dal petrolio potrebbero aiutarli ma non ne hanno nessuna voglia di farlo perchè il terrorismo islamico è una minaccia anche per loro. No, non vedo via d’uscita finchè l’Islam farà ricorso al solo terrorismo. O noi o loro.

  24. Vincenzo – 6 January 2009, 12:08 (n° 24)

    Caro Pippo, non credi che anche nel comportamento israeliano, ci sia, quantomeno, un filo di fondamentalismo (e terrorismo)? Io accennavo ai “fondamentalismi” causa non marginale della questione.

  25. Vincenzo – 6 January 2009, 12:12 (n° 25)

    Caro Pippo, non credi che anche nel comportamento israeliano, ci sia, quantomeno, un filo di fondamentalismo (e terrorismo)? Io accennavo ai “fondamentalismi” causa non marginale della questione.Il terrorismo non è solo quello islamico.

  26. Pippo Sanfilippo – 6 January 2009, 12:32 (n° 26)

    Beh , io direi che è solo autodifesa. Se gli Israeliani non fossero così agguerriti sarebbero massacrati dai fondamentalisti terroristi islamo-palestinesi. Ripeto il fine degli islamici è quello di trucidare tutti i non islamici: cristiani per primi. Tutto il resto è solo marginale. Loro sono prepotenti, prevaricatori, integralisti e senza rispetto per nessuno. Loro vogliono venire nel nostro mondo per ucciderci tutti nel nome di Allah e ci stanno riuscendo. I fatti lo dimostrano. Con loro il mondo tornerebbe indietro di 2000 anni. O noi o loro. O la civiltà o la barbarie.

  27. Giovanni Fontana – 6 January 2009, 19:11 (n° 27)

    Pippo, ma loro chi? Guarda che ti garantisco che Ahlam è amica mia, e mi vuole bene, pure se nel corano c’è scritto che i mussulmani non devono essere amici dei non mussulmani, e che gli atei devono essere sgozzati.

    Invece Vincenzo, tu mi sembri fare lo sbaglio opposto: credi che Bin Laden ci odi per Israele o per gli USA? No, ci odia perché siamo. Perché ci piace il calcio, vogliamo scegliere gli uomini e le donne che vogliamo, andiamo al cinema, abbiamo amici di altre religioni, etc.
    Quanto ad accostare israele e terrorismo è una baggianata, almeno nella definizione che di terrorismo do io: uccidere il maggior numero di civili possibile. Se tu lo definisci in altro modo, allora magari sono d’accordo.
    Per quel che riguarda il fondamentalismo di Israele, direi che in alcune cose penso sia uno stato fondamentalista, ma non credo che queste cose siano quelle a cui tu ti riferisci.

  28. Pippo Sanfilippo – 6 January 2009, 19:36 (n° 28)

    Caro Giovanni sono contento che Alham sia amica tua e che vi vogliate bene. Tieni però presente l’importanza che ha il Corano per i musulmani. Nei Paesi musulmani per tre secoli non si è stampato un libro perchè il Corano doveva essere l’unica fonte del sapere per loro.Quindi se il Corano dice loro che non si deve essere amici dei non musulmani e che i miscredenti devono essere sgozzati, loro lo fanno. Il problema è che finchè noi occidentali caleremo le braghe in nome della civiltà siamo in serio pericolo. A me la foto della marea di musulmani che prega in piazza duomo a Milano fa paura. Loro ci stanno invadendo. Se dei cristiani pregassero in una qualsiasi piazza di un loro Paese sarebbero sgozzati all’istante. Io direi tolleranza zero. Non possiamo rischiare con persone che pretendono rispetto e non ne concedono neanche un po’.So di dire delle cose sgradevole e mi dispiace perchè sono di Sinistra e sono stato educato in un oratorio, ma oggi è così che vedo le cose. Non mi fido dei musulmani neanche un po’. La loro umanità è zero!

  29. GASPARE – 14 January 2009, 22:38 (n° 29)

    Salve,
    vorrei proporvi una lettura “particolare” in questi giorni scossi dai tragici eventi di gaza: una poesia omaggio per tutti i bambini che vivono sulla loro pelle l’“orrore” della guerra, con l’auspicio che il linguaggio delle parole si faccia -almeno una volta- più forte di quello delle armi…
    ————————————————————————————————————————

    GLI ANGELI DI GAZA:

    Piccole stelle
    esplodono con un sorriso in viso
    negli occhi pien di vita dei bambini
    di una piccola stretta terra,
    imbrattando le strade della loro ingenuità,
    attingendo dalla tavolozza colorata dei loro pensieri
    un arcobaleno di sogni…

    (PROSEGUE SU…: http://spaziolibero.blogattivo.com)

  30. ELISA – 19 May 2009, 17:10 (n° 30)

    LA GUERRA E’ UNA VERGOGNA E NOI DOBBIAMO RENDERCENE CONTO…MENTRE POSIAMO I NOSTRI CULI SULLE SEDIE E CI INCOLLIAMO ALLA TV O AL COMPUTER COME DEFICENTI…NON PENSIAMO CHE CI SONO MILIONI DI PERSONE CHE MUOIONO,BAMBINI SEQUESTRATI A MADRI URLANTI,RAGAZZINI COSTRETTI A FAR GUERRA…IO HO ADOTTATO UN BIIMBO PALESTINESE E SE PENSO A DOVE STA MI VIEN MALE…POVERO IL MIO PICCOLO ANGELO….VI INVITO A ADOTTARE PIU’ CHE POTETE BASTANO 10/20 EURO AL MESE

  31. Beati i colpevoli | Ludik – di Luca Di Ciaccio – 28 July 2011, 17:38 (n° 31)

    […] strade e semafori controllati dai coloni. Adesso i carrarmati di Israele dovranno decidere di nuovo cosa fare, e soprattutto domani come tornare indietro. Ma è impossibile per chiunque di noialtri dire […]

  32. Per favore, “sproporzionato” no | Distanti saluti – 16 November 2012, 05:18 (n° 32)

    […] stessi controcommenti, vado a rileggere quello che avevo scritto quand’ero lì, in Palestina, e poi arrivò la guerra. E ci ritrovo tutte le cose che ci sono ora, uguali ad allora come a ogni altra volta, e mi annoio […]

  33. Palestina Israele, l'eterna retorica delle opposte tifoserie | Gli Altri Online – 16 November 2012, 15:33 (n° 33)

    […] gli stessi controcommenti, vado a rileggere quello che avevo scritto quand’ero lì, in Palestina, e poi arrivò la guerra. E ci ritrovo tutte le cose che ci sono ora, uguali ad allora come a ogni altra volta, e mi annoio […]

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