E proviamoci: La storia di Zakia

1 October 2019, 9:32 | Second Tree | Commenti: 1

Nell’ultimo post ho chiesto a chi è ancora romanticamente affezionato a questo blog vagabondo e moribondo cosa dovessi farne: chiuderlo? (A) lasciarlo silente e scriverci un paio di volte l’anno (B)? includere gli aggiornamenti e le storie di Second Tree? (C)

Pensavo rispondessero in pochi, e vincesse la B. Invece hanno risposto in tanti, e ha vinto la C. Non l’avevo mai pensata come una votazione, ma i numeri sono questi (ho preso in considerazione solo le opinioni di chi ha commentato sul blog e non sui varî social network, come richiesto nel post):

2 – A. Distanti Saluti chiude
13 – B. Distanti Saluti rimane così, trascurato ma vivo
34 – C. Distanti Saluti cambia e include altre cose meno personali

Non voglio aggiungere niente su quanta angoscia e quanto sollievo mi dia questa soluzione (Angoscia A>B>C, Sollievo A>C>B).

E quindi proviamoci, a fare ‘sta “C”: Questa è l’ultima mail che avevo mandato su Second Tree, risale al 1º luglio. Non so se ci sta bene, qui, forse sì.

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L’ultima volta che vi ho scritto per raccontarvi le cose che succedono qui era il giorno del mio compleanno, più di quattro mesi fa. In 4 mesi tante cose cambiano, e tante, purtroppo, restano le stesse. La Grecia è ora il Paese dove arrivano più profughi in Europa – più che in Italia o Spagna – e con le frontiere chiuse, le persone sono costrette a rimanere in questo Paese, totalmente impreparato a strutturare un sistema di istruzione e integrazione. Ma è anche vero che, vedendo quello che sta succedendo in Italia, quel poco che si era riusciti a fare negli anni sta venendo smantellato.

C’è però della speranza, nonostante tutto. Vi ricorderete di Fatima, la bambina afgana di cui vi avevo raccontato quattro mesi fa. Lei era l’ultima delle persone che vivevano a Katsikas nel 2016, quando sono arrivato, ad essere andate via dalla Grecia. Vi avevo raccontato di lei e di come era cambiata, in questi tre anni. Ma c’è un’altra faccia alla storia di Fatima, ed è Zakia.

Oltre a essere il nostro piccolo genietto (nella foto qui sopra sta festeggiando l’aver passato un esame di lingua inglese), Zakia era la migliore amica di Fatima, assieme a Mahnaz e Farzaneh. Quattro bambine afgane della stessa età (oggi hanno 13-14 anni) che si erano conosciute in un campo profughi. Per tre anni e mezzo sono state inseparabili, passando assieme quegli anni importantissimi che trasformano un bambino in un adolescente. Ogni volta che incontravo Fatima, c’erano anche Mahnaz, Farzaneh e Zakia, facevano tutto assieme. Quest’anno, però, nello spazio istantaneo di poche settimane, Zakia è rimasta sola. Farzaneh, poi Mahnaz, e per ultima Fatima sono state rilocate in altri Paesi europei.

Con Lucas, che gestisce gli scout, e Holly, l’insegnante di Zakia, ne abbiamo discusso a lungo. Sappiamo quanto Zakia sia sveglia e volenterosa, perciò abbiamo pensato di invitarla a diventare uno dei nostri giovani capi scout. Assieme ai bambini più piccoli, il nostro programma degli scout prevede tre giovani capi scout, un poco più grandicelli (tra i tredici e i sedici anni) che parlino una delle tre lingue dei campi (l’arabo, il curdo o il persiano). Questi ragazzi diventano presto un modello di comportamento per i più piccoli, un fattore molto importante anche per combattere gli stereotipi di genere (almeno uno dei capi scout è sempre una femmina).

Anziché dirle «non vogliamo farti sentire sola», abbiamo deciso di approfittare del senso di responsabilità di Zakia per motivarla. Le abbiamo detto: «Zakia, ci serve davvero il tuo aiuto. Shayan, il nostro capo scout che parla persiano è andato via: ci serve una mano con i ragazzi più piccoli». Zakia ha accettato con l’entusiasmo che mette in tutto quello che fa, e ha cominciato a colmare un poco quel buco che la partenza di Farzaneh, Mahnaz e Fatima aveva creato.

Io, Lucas e Holly pensavamo di averla fatta franca! Ovviamente, ci sbagliavamo. Zakia si è rivelata molto più intelligente di noi. Questo è il messaggio che ho ricevuto un paio di settimane dopo da Nahzley, una nostra vecchia volontaria e insegnante d’inglese di Zakia. Zakia le aveva scritto questo messaggio che Nahzley mi ha inoltrato:

Il messaggio di Zakia dice: «sì, ora sto lavorando per gli scout perché quando le mie amiche sono andate via teacher Holly, Giovanni e Lucas hanno deciso di invitarmi agli Scout così che non mi sentissi sola e triste».

Aveva capito tutto. Sciocchi noi a pensare di potergliela fare.

Questa storia sarebbe già incredibile così, ma pochi giorni dopo è successa un’altra cosa: abbiamo postato la prima foto di Zakia negli scout (non ha ancora il foulard!). Lei sorride, assieme ad altre tre bambine afgane del gruppo che già la ammirano (che ci crediate o meno, è riuscita a convincerle a diventare vegetariane!). È una foto in cui sembra proprio che Zakia sia riuscita a colmare il vuoto lasciato da Fatima, Mahnaz e Farzaneh. 

Non so voi, ma se io fossi stata una delle tre vecchie amiche, quando ero un adolescente, sarei diventata piuttosto gelosa. “Ci ha rimpiazzate?”, mi sarei domandata. Invece questo è stato il commento che, dall’Austria, Farzaneh ha lasciato sulla nostra pagina Facebook (non so se riuscite a leggerlo a fianco della foto): “Spero che le bambine che sono lì attorno a te sappiano quanto sei una persona splendida, dolce e divertente. Mi mancate davvero tanto, tu e le altre ragazze”.

E quindi, cosa dire? Se nonostante la situazione politica – in Italia, in Grecia, e nel resto d’Europa – e l’inevitabile scoramento che ne deriva, se negli inevitabili momenti di pessimismo e sconforto, se quando l’orizzonte sembra soltanto grigio riuscite a pensare che il futuro del nostro continente sarà in mano alle persone adulte che Zakia e Farzaneh diventeranno, vi sfido a non ricavarne un poco di speranza.

Vi lascio con una foto di Zakia e una di Farzaneh. Zakia è negli scout, e ha appena ricevuto il suo foulard. Farzaneh è in una delle nostre classi, quando era ancora in Grecia:

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Giovanni 
(e tutti gli altri che fanno Second Tree ogni giorno)

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p.p.s Ho detto a Zakia che avrei scritto di lei “ad alcuni miei amici in Italia” e le ho chiesto se aveva qualcosa da dirvi. Mi ha detto che in italiano conosce solo due parole, perché fa il verso a me. Quindi, ecco, in allegato c’è Zakia che vi saluta, ma non proprio come vi aspettate!Attachments area

Bonus, che non era incluso nella mail: qui c’è il video dolcioso in cui un orco consegna il diploma a Zakia.

– Commenti:



Un commento presente su “E proviamoci: La storia di Zakia” – Feed

  1. Distanti saluti » Blog Archive » “Era meglio farmi i cazzi mia” – 8 November 2019, 12:14 (n° 1)

    […] questo descrive la paura più grande, e cioè non essere qui per Zakia e per le migliaia di persone come lei che vivono qui e che ci conoscono e conosciamo per nome, e […]

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