Il paradosso israeliano

13 February 2009, 12:34 | Medio orientato | Commenti: 6

Tutte le spiegazioni sommarie sul conflitto arabo-israeliano che trovo in giro su internet, specie sui siti italiani, mi sembrano poco accurate e semplicistiche. Un po’ perché spiegare questo conflitto in poche parole è difficile, un po’ perché ognuno coltiva i propri pregiudizî. Così mi sono stupito di come, in poche parole, quelli di Limes abbiano fatto un ritratto semplice e sensato – se qualcuno, completamente digiuno di qualunque nozione sulla questione, vi chiede: «non parlarmi della storia e del passato, dimmi quello che succede ora, in poche parole», potete usare le parole del video di limes che ricopio qui:

Israele non vuole annettersi i territori palestinesi occupati dal 1967 perché un Grande Israele dal fiume al mare avrebbe presto una maggioranza di popolazione araba e perderebbe il suo carattere ebraico o dovrebbe dar vita a una sorta di regime di apartheid.

D’altro canto non vuole consentire la realizzazione
di un vero Stato palestinese perché questo rappresenterebbe l’inizio di duri scontri con i coloni israeliani con il rischio di una guerra civile interna in un paese sempre meno coeso nelle sue varie componenti.

Allo stesso tempo il controllo militare della Cisgiordania
e soprattutto della sovraffollata Striscia di Gaza è diventato impossibile per il continuo logoramento delle forze, ma il ritiro e l’abbandono di questi territori consente ai gruppi palestinesi di colpire lo stesso il territorio israeliano, con i razzi o con i kamikaze.

Il risultato per ora è che per i leader israeliani
la soluzione più facile è mantenere due ghetti palestinesi, Cisgiordania e Gaza, ai propri confini con periodiche guerre limitate o operazioni di polizia militare giustificate dall’assenza di soluzioni strategiche. E’ il caso della recente guerra di Gaza.

Dal canto suo il fronte palestinese è iperframmentato e impegnato soprattutto in una guerra interna tra fazioni.

– Commenti:



6 Commenti presenti su “Il paradosso israeliano” – Feed

  1. Alberto – 13 February 2009, 12:53 (n° 1)

    Non si può eliminare il passato in una questione del genere, impossibile! Sarebbe un’ingiustizia verso le due parti.

  2. Giovanni Fontana – 13 February 2009, 12:54 (n° 2)

    @ Alberto:
    Pensa che la mia opinione è esattamente opposta. Se si parla del passato non ci sarà modo d’uscirne. Qui lo spiego meglio:
    http://www.distantisaluti.com/sabato-25-ottobre/

  3. Rita – 13 February 2009, 12:59 (n° 3)

    anche le frasi della neo-eletta Livni (riportate dal Corriere della Sera di stamani) non sono male

  4. Giovanni Fontana – 13 February 2009, 13:01 (n° 4)

    @ Rita:
    Il problema è che non è manco eletta. Anzi, pare che farà (continuerà a fare) il ministro degli esteri in un governo Netanyahu.

  5. Rita – 13 February 2009, 13:04 (n° 5)

    @ Giovanni Fontana:
    Ah bene!

  6. Alberto – 13 February 2009, 14:51 (n° 6)

    @ Giovanni:
    Si ho capito quello che vuoi dire, e come cristiano dovrei essere il primo a dire scordiamoci il passato… io direi che “idealmente” bisognerebbe fare un po’ di “memoria” nelle tappe del passato e poi perdonarsi, altrimenti il rancore giace sotterraneo… e fa danni ancora più grandi! Poi gli ultra ortodossi (zionisti, terroristi arabi, dico bene? Non vorrei sbagliarmi tra gli ultraortdossi), beh io li farei ritornare a casa, da dove sono venuti, oppure se sono nati lì li porrei sottocontrollo ;-)
    C’è un fotografo, un armeno, Varouj S Ishkhanian, dalle parti del Santo Sepolcro, trovato: Old City, Al-Khanka Rd, number 36 , diciamo che ha delle foto interessanti di inizio secolo, se puoi facci un salto e fatti spiegare l’evoluzione della città, io sono rimasto un po allucinato, anche il padre e il nonno facevano il fotografo quindi hai le foto di inizio secolo.
    Alberto

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