Insegnanti che ne hanno da insegnare

5 March 2011, 16:54 | Alta politica, link und recht | Commenti: 9

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La sintesi dell’Italia degli ultimi vent’anni.

Qualche giorno fa Berlusconi ha detto che gli insegnanti italiani – invece di insegnare la letteratura, la storia, la matematica – propagandano agli studenti idee di sinistra. Alcuni insegnanti italiani, per tutta risposta, hanno deciso – invece di insegnare la letteratura, la storia, la matematica – di manifestare in classe contro quello che ha detto Berlusconi.

E poi ci sono quelli che non l’hanno fatto:

Proprio perché non sono come lui pretende che io sia, lunedì sono entrato in classe e ho parlato di storia e di letteratura; con più vigore di prima, se mi riusciva. E senza mai accennare nemmeno una volta alle parole di Silvio Berlusconi sulla scuola pubblica. E così ho fatto anche martedì e poi giovedì e poi tutti gli altri giorni, fino a oggi. Senza striscioni e senza cartelloni e senza minuti di silenzio: parlando di quello di cui devo parlare.

Per la semplice ragione che io non sono come Silvio Berlusconi crede e pretende che io sia. E voglio che i miei ragazzi lo sappiano.

– Commenti:



9 Commenti presenti su “Insegnanti che ne hanno da insegnare” – Feed

  1. Ugo – 5 March 2011, 21:19 (n° 1)

    Ecco, è quando leggo cose del genere che penso che sì, Berlusconi può essere battuto.

    Poi penso che tanto queste robe le pensa a farla grande il 5% dell’elettorato di sinistra e mi tranquillizzo.

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  2. rosalux – 6 March 2011, 18:31 (n° 2)

    E’ curiosa questa idea generale per cui se si ignora quello che dice Berlusconi lui sarà sconfitto. Basta non protestare, far finta che non esista, e svanirà. Se no si è “antiberlusconiani” e questa non è una buona cosa: per cui questo può dire qualsiasi cosa, a sinistra è silenzio di tomba e non è mai abbastanza silenzio, però.

    Io, se fossi insegnante, penso che avrei protestato anche se fossi di destra, o di centro. Attribuire delle caratteristiche nefande a una intera categoria è qualcosa che assomiglia pesantemente al razzismo, e protestare mi pare il minimo indispensabile.

    Secondo me poi che nessun insegnante può essere “neutro”, men che meno quando insegna storia, o filosofia. E credo anzi che si debba diffidare di chi si dichiara neutro. Penso che sia infinitamente più onesto e meno pericoloso dichiarare le proprie convinzioni: ognuno di noi è “di parte”, quel che conta non è imporre una impossibile neutralità, ma favorire una pluralità.

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  3. Giovanni Fontana – 7 March 2011, 06:41 (n° 3)

    rosalux scrive::

    E’ curiosa questa idea generale per cui se si ignora quello che dice Berlusconi lui sarà sconfitto. Basta non protestare, far finta che non esista, e svanirà.

    In realtà non è questo che sostiene l’articolo, non dice che così si può battere Berlusconi. Dice che, così, non si diventa come Berlusconi (oppure, come Berlusconi “crede e pretende” che siamo).

    In ogni caso è quantomeno curioso che tu, che sostieni essere “psicopolizia” la naturale disposizione di ogni essere umano a considerare il prossimo simile a sé stesso, e quindi a voler – allo stesso tempo – imparare da lui e insegnarli, trovi invece perfettamente ammissibile che lo faccia un insegnante in una classe.

    In sostanza, convincere gli altri delle proprie opinioni politiche/sociali/etiche è sbagliato. Si fa eccezione solamente per gli insegnanti che hanno il diritto di coinvolgere nei proprî comizî gli alunni che sarebbero lì per imparare la letteratura e la matematica.

    rosalux scrive::

    Secondo me poi che nessun insegnante può essere “neutro”, men che meno quando insegna storia, o filosofia. E credo anzi che si debba diffidare di chi si dichiara neutro. Penso che sia infinitamente più onesto e meno pericoloso dichiarare le proprie convinzioni: ognuno di noi è “di parte”, quel che conta non è imporre una impossibile neutralità, ma favorire una pluralità.

    Io e te siamo talvolta d’accordo e talvolta in disaccordo. Questa, però, è davvero una sciocchezza colossale, e mi stupisco che tu possa scrivere una banalità così vacua.

    Naturalmente nessuno è completamente e immacolatamente imparziale. Tuttavia, c’è molta differenza fra chi lo è il più possibile e chi non lo è. Fare il ragionamento che fai, cioè dire che tanto peggio tanto meglio, buttiamo a mare qualunque ricerca d’imparzialità perché tanto nessuno può essere imparziale al 100%, è la via libera per i peggiori di noi e il peggio di noi.

    Perché ti garantisco che c’è una bella differenza fra il TG4 e il tuo blog, in quanto a imparzialità. E, per quanto Fede sia dichiaratamente fazioso, io preferisco il tuo – degno – tentativo di avvicinarti il più possibile all’obiettività.
    E non è un caso che il tuo blog lo leggo, e il TG4 non lo guardo.

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  4. rosalux – 8 March 2011, 11:53 (n° 4)

    “Psicopolizia” è riferito alla volontà di stigmatizzare (o peggio voler punire) i pensieri (o le motivazioni, o le pulsioni) e non le azioni. Certamente non è psicopolizia esprimere il proprio pensiero.

    Nella fattispecie, credo che parlare con gli studenti di politica sia assolutamente e profondamente educativo, e credo sia molto più pulito farlo ammettendo di essere faziosi.

    In questo caso, purtroppo, non si tratta di una questione politica. Se la massiama carica istituzionale infama una intera categoria sociale, è una cosa di una gravità immensa proprio istituzionalmente. NOn è ne’ “di destra” ne’ “di sinistra” protestare in questo caso, eh?

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  5. Angelo – 8 March 2011, 15:30 (n° 5)

    condivido l’articolo.

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  6. Lorenzo Panichi – 8 March 2011, 15:46 (n° 6)

    rosalux scrive::

    “Psicopolizia” è riferito alla volontà di stigmatizzare (o peggio voler punire) i pensieri (o le motivazioni, o le pulsioni) e non le azioni.

    ma se la tua idea è “supporto o terrò una certa condotta” perchè non dovrei osteggiarti?
    insomma stiamo all’abc

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  7. rosalux – 8 March 2011, 19:13 (n° 7)

    Certo, mi pare evidente. Con Giovanni si ragionava intorno alle motivazioni che portano all’amore per la bandiera, che sia della nazione o della squadra del cuore. Per lui erano buone quelle che lo portavano ad amare la bandiera della sua squadra e cattive quelle che portano altri ad amare quelle della propria nazione. Per me invece le motivazioni non rientrano nella categoria “buono” o “cattivo”: accetto una certa quota di tribalismo come caratteristica umana (e no, Giovanni, non penso che tutto ciò che è nella natura umana sia da conservare: non è un discorso binario) a patto che non sfoci in comportamenti violenti, e invece relego le motivazioni a faccende intime che non ritengo sensato discutere a livello etico.

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  8. Giovanni Fontana – 8 March 2011, 19:20 (n° 8)

    rosalux scrive::

    Per lui erano buone quelle che lo portavano ad amare la bandiera della sua squadra e cattive quelle che portano altri ad amare quelle della propria nazione.

    Io lo so che tu sei soltanto smemorata, ma se un commentatore occasionale avesse riportato così quello che ho scritto avrei dato quasi per scontata la malafede.

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  9. rosalux – 9 March 2011, 15:07 (n° 9)

    Uh? Forse faresti meglio ad argomentare però…dove ho mancato? Che cosa ho omesso? Mi pare che all’argomento “squadra” tu parlassi proprio di motivazioni, per giustificare il fatto che trovavi una affezione più che accettabile e l’altra odiosa: d’altra parte è implicito nelle premesse, non capisci perchè si debba amare qualcosa che non si è scelto, no?

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