La fiera delle banalità

15 March 2002, 10:49 | Èbbene l'ho scritto, Gruppo misto, Moralismo noioso | Commenti: 7

Under 21: Ogni tanto ritrovo cose che ho scritto da teen-ager, un po’ sono imbarazzanti, un po’ mi piaccion: mi sono inventato questa categoria per poterle – vigliaccamente – pubblicare, con tanto di disclaimer.

Tenendo così accuratamente scostato da sé ogni criterio storico o classificatorio o ideologico o comunque di propria scelta e proposta, e pressione etica o ideologica, l’operazione conoscitiva si trasforma in operazione mistica, di rivelazione, di comunione cosmica. Anche qui è il mare del tutto che dilaga, e la poesia non può essere che mimesi extrasoggettiva della totalità come la critica mimesi della poesia.
Se il tutto diventa metro e ragione dell’uno, se la ragione dell’universo trionfa su quella dell’uomo, è la fine del fare, della Storia.
Il barbaglio della ragione dell’universo è luce quando giunge a illuminare la vicenda limitata e ostinata del fare umano; ma se si sotituisce ad essa, è ritorno all’indisto crogiuolo originario.”
Italo Calvino

Attenzione, questo è uno scritto Anti-Buonista

LA FIERA DELLE BANALITÀ

Talvolta succede, e quando succede è il dramma.

Come rispondere?
Confermare le ottuse interlocuzioni di ottusi interlocutori, o stare a spiegare ogni volta la solita pappardella? E se spiegandola si confermano ottusamente, le ottuse convinzioni degli ottusi convinti?

LA FIERA DELLE BANALITÀ / parte prima
Ovvero: – il carro dei giudici omertosi –
“Tu giudichi gli altri”

Non giudicare gli altri.
O santo cielo, io? Mi accusi di questo? Davvero?
No, ti prego, non farlo!

Bieca reminescenza di obsoleto cattolicesimo oscurantista o incapacità di confronto con il mondo?

Questa è l’accusa più stupida che si possa rivolgere ad una persona: Tutti giudicano, si dice che la prima impressione che ci si fa di una persona, la si mantiene per 2 mesi prima di essere smentiti.
La differenza è semplice: alcuni lo dicono, altri sono ipocriti.

Ma dannazione, ci capiamo? Stiamo parlando del giudizio. La cosa più bella del mondo.
Se non ci fosse il giudizio non sarei quello che sono. Se non ci fosse, nessuno sarebbe ciò che è.
Proprio il giudizio è la parte migliore dell’intelletto umano.

I casi sono due, signori: O chi giudica è una persona che stimo, e allora il suo giudizio sarà certamente volto a darmi un aiuto, a migliorarmi. Una critica-costruttiva come si dice.
Oppure è una persona di cui non me ne frega nulla, e del suo giudizio, magari senza affetto dato, me ne fregherà ancora meno.

Sorge poi il dubbio che l’accusa non sia in realtà “tu giudichi”, ma “tu giudichi senza appello”, ma il dubbio si risolve semplicemente: semmai è il contrario, è chi non esprime il suo giudizio lo fa senza dare la possibilità di pensarla diversamente: Se io lo esprimo, se ti dico: “sei stato un cattivone a dire quella cosa”, beh, forse sarai tu a spiegarmi che magari quella cosa nel tuo dialetto vuoldire “pesce palla”.

In definitiva: ragazzi, giudicatemi, è l’unica maniera per capire dove sbaglio.
L’unico modo per migliorarci.

Potrebbe essere un corollario ad un’altra parte, ma tanto è usuale, tanta è la costanza (leggasi ostinazione) con la quale viene portata avanti, che gli dedichiamo un capitolo intero.

LA FIERA DELLE BANALITÀ / parte seconda
Ovvero: – il carro dei dubitatori allo specchio
”pensi sempre di aver ragione”

Già me li immagino, con un viso contrito di fronte ad uno specchio che stile strega cattiva in Biancaneve: “specchio, specchio delle mie brame, saranno giuste le mie trame?”
“avrò ragione o non avro ragione” tentennanti. Qualche ora a porsi questa domanda, invece di confrontarla con quella degli altri. “Ma quello che ho detto sarà a torto o a ragione” gongolanti delle loro risposte.

“che ore sono?” “beh, le 16.20 credo” “tu credi di avere sempre ragione!”
“ma..:”

Ora, sfido io a trovare qualcuno che “crede di avere torto”.
Uno che entra in una discussione,
e dopo aver esposto il suo pensiero dice rassicurante: “nono, ma ho torto”
Immaginate Ciampi, discorso di fine anno che fa: “Volevo augurare a tutte le famiglie italiane un buon anno. Io credo che le famiglie siano importanti…ma credo anche di avere torto…”
Mezza Italia allibita davanti alla televisione, e l’altra mezza a sganasciarsi dal ridere.

O devo prendere l’esempio di un Emilio Fede che dice: “secondo me la guerra è giusta”, e molto probabilmente non lo pensa.

E’ un esempio di uno non considera corretto ciò che sostiene? Giusto?
Cosa sarebbe, un eufemismo per dire: “bugiardo”?

Io penso sempre di avere ragione, fino a prova contraria, e discuto sempre al fine di averla questa prova contraria.
Tutti quelli che hanno un opinione forte, e un’intelligenza non cristallizzata ascoltano gli altri con piacere, proprio perché un’opinione diversa, un nuovo punto di vista, potrebbe far cambiare il proprio.

Felicissimi di imparare. Felicissimi di cambiare idea.

E di essere nuovamente accusati: “pensi di avere sempre ragione”,
(“maccome, ho appena cambiato idea” *bofonchiando* “eh, ma ora pensi di aver ragione!”)

La cosa desolante è che i Dubitatori-Allo-Specchio, sono spesso quelli che si tengono a debita distanza dalle discussioni. Convinti come sono che il loro dubitare delle proprie idee, senza elementi per farlo, regali loro il senso della vita.

E non se ne dubiti!

LA FIERA DELLE BANALITÀ / parte terza (grazie a Enrico)
Ovvero: – il carro dei millantatori poco convinti.
”Non ti voglio mica convincere delle mie ragioni”

Poniamo il frequente caso in cui dopo ore di discussioni (e magari fossero ore)
i due dialoganti giungono alla bieca e triste convinzione,
sempre troppo presto per quanto mi riguarda,
che ognuno la pensa come la pensa e chi vivrà vedrà…

quando capita mi domando sempre perché mi ostini a tentarla una discussione
ma è più forte di me:
vorrei, vorrei parlare
sarei addirittura disposto a fare la parte del reazionario di destra
o dello stalinista del socialismo reale,
o del cattolico osservante per poter parlare un poco.

ma il peggio giunge
quando nell’ultima dissertazione,
e ti accorgi che è l’ultima poprio da questo arguto incipit,
uno dei due dialoganti sostiene:
“io non ti voglio mica convincere della mia idea”
come se cercare di provare concretamente
la propria opinione fosse un’offesa
un attacco
che parlo a fare se non vuoi che dimostri le mie ragioni?
è ovvio che voglia dimostrartele, voglio farti vedere che ho delle prove concrete riguardo a ciò che dico
e spero tu non sia da meno.

non mi offenderò se tu alla fine del dialogo rimarrai stretto avvinghiato alla tua ottica,
ma il mio intento è proprio dimostrarti le mie ragioni,
sperando che possano esserti utili per modificare e accrescere il tuo pensiero
tanto quanto il tuo medesimo comportamento servirà a me.

Quindi basta finiamola.
Sì che vuoi convincermi della tua idea
non con un coltello puntato alla gola
ma con la semplice idea
il gentile e innocuo scambio di opinioni
dove la mia opinione esce fuori, fa capolino,
ma non ti tocca e la tua fa lo stesso
non è fertile

produce chiacchiere certo,
ma non è fertile

Il problema è che:
a questo uomo qui non va proprio giù
l’idea stessa del “movimento”
la Storia.

e pensare che incontrare qualcuno che infonda in te uno stimolo a modificare la tua propria idea
è così amabile.

– Commenti:



7 Commenti presenti su “La fiera delle banalità” – Feed

  1. Piuttosto che sbagliare | Distanti saluti – 16 April 2008, 10:53 (n° 1)

    […] corretti a propria volta, nei propri errori. [un concetto che mi ha ricordato il punto uno di questo, dagli scritti […]

  2. Lorenzo Panichi – 15 November 2008, 21:04 (n° 2)

    bellissimi tutti e tre… sono tra i migliori contenuti recepiti “a suo tempo”. beato te, che hai il dono della parola

  3. Passioni smodate | Distanti saluti – 16 November 2008, 14:35 (n° 3)

    […] mi ha telefonato un amico di lunga data (quello che aveva partecipato alla stesura della Fiera delle banalità, molto tempo fa, poi) mi ha scritto tre e-mail a un indirizzo sbagliato, senza ovviamente riceverne […]

  4. Giovanni Fontana – 16 November 2008, 13:40 (n° 4)

    Beh, Lorenzo, però con gli occhi cresciuti di ora dico che è utile, ma è anche un po’ – essa stessa – banale.

  5. Lorenzo Panichi – 16 November 2008, 16:36 (n° 5)

    essa?
    la parola?

  6. Giovanni Fontana – 17 November 2008, 14:23 (n° 6)

    Queste parole. Diciamo che se la riscrivessi oggi, la riscriverei in un altro modo.

  7. Il parere è mio, e me lo gestisco io | Distanti saluti – 14 January 2009, 18:26 (n° 7)

    […] ricopio qui una parte di quello che scrissi a 18 anni (sì, ho detto a diciott’anni, quindi siate clementi con lo stile un po’ […]

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