La Francigena contromano
3 February 2010, 1:03 | link und recht | Commenti: 8

Questo post lo dovevo fare ieri, quando ho scoperto il suo blog, poi però ho passato tutta la notte a leggerlo, quel blog, e alle 4 di notte non avevo più l’ardore di scrivere.
Lui, questo qui a sinistra, si chiama Paolo De Guidi, e questa foto se l’è fatta prima di partire. Ora, a occhio e croce, ha un po’ di barba in più. Per il suo compleanno, qualche mese fa, si è fatto due regali: un licenziamento, il suo, e un viaggio.
La mèta del suo viaggio è anche la sua metà, Rosa, che vive a Cambridge, a 2200 chilometri di distanza. Di mille mezzi che poteva scegliere per andare a trovare la propria compagna ha scelto il meno tecnologico: i proprî piedi.
Tutte le strade portano a Roma, ma a percorrerle a ritroso ognuna porterà da qualche parte: Paolo si è reso conto che da Terni, dove abita(va), a Cambridge si attraversano quattro paesi, mari, montagne, sentieri e viottoli, e che la strada è su per giù quella dell’antica Via Francigena che collegava Canterbury a Roma. E così, di lì a poco più in là, ha dato un nome alla sua impresa: la Francigena contro mano.
Tutto quello che fa ve lo andate a leggere, anche perché Paolo non è uno scrittore, è un raccontatore: è uno che non pensa allo stile, pensa a selezionare con cura le cose da rammentare a fine serata. E lo fa molto bene. Questa cosa, io, l’apprezzo molto perché so quanto sia faticoso non perdere anche quella piccola metodicità che serve a determinarsi a rendere partecipi gli altri di quello che si fa: un’impresa, un’avventura, una bella cosa, è meno bella, è meno avventura, è meno impresa, se non spendi del tempo a raccontarla.
Dorme in un sacco di posti, trova ospiti che gli offrono una branda attraverso il couchsurfing – il nostro eroe non è un eremita, lui prende il tanto di buono che è stato inventato in questo tempo, per fare tale impresa d’altri tempi – qualche volta sono ostelli, altre volte refettorî delle parrocchie. Se l’avessi scoperto prima avrei provato a intercettarlo in qualche punto e farmi due passi con lui, oramai è già lontano: è partito da quasi due mesi e ne mancano altri due prima che arrivi.
Come fa? Lui lo spiega così:
Al mattino inizio sempre a camminare con una determinazione di cui ignoro la provenienza. Credo sia il risultato, i mille risultati quotidiani. Oggi arrivo a Bolsena, oggi arrivo a Lucca, oggi arrivo ad Aulla. Arrivo a quel tornante e mi fermo, continuo fino a quella curva e faccio pausa, oltre il ponte c’è un paese. Guadagno un metro in più di mondo ad ogni passo: è l’attività più soddisfacente possibile, la più ricca di realizzazioni. 500 km sono niente, è arrivare in cima alla salita che conta, raggiungere il prossimo bar, il bivio con la provinciale. Se ogni giorno mi chiedessi quanto manca all’Inghilterra probabilmente non mi alzerei neanche dal letto. E invece è un viaggio diverso ogni giorno, un ospite diverso ogni giorno, un dialetto diverso ogni settimana, un cibo diverso, un panorama diverso. E ogni giorno hai combinato qualcosa, qualcosa che dà senso a quel giorno e cosa ancor più importante, lo dà anche a quello successivo.
Il blog si chiama La Francigena contromano, affezionatevici anche voi. E, mi raccomando, non chiedetegli se la Manica vuole farla a nuoto.
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8 Commenti presenti su “La Francigena contromano” – Feed
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Bene, e grazie! Questo blog crede nella persuasione – ama le discussioni e chi le fa. Si discute per cambiare idea o per dare la possibilità agli altri di cambiarla. Perciò, più della tua opinione, ci interessano le ragioni che la sostengono, ciò che potrebbe far cambiare idea anche a noi. E tu? Potresti cambiare idea? Se la risposta è no, è inutile partecipare alla discussione – hai già deciso di non farlo.
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bello! Andate a leggere
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Te se non son matti suonati come tamburi non ti piacciono. (Te Giovanni, ma anche te Alby).
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Come dice la mi' nonna: «se 'un son grulli e 'un si vogliano».
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Ahaha, difatti mi ha scritto per dirmi che è da tempo un mio lettore! (I matti suonati si attirano). Torno alla Viola.
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@Marco Becc: eheh, che ci vuoi fà! Quando in comunità ho presentato Giovanni, mi hanno detto: "Solo tu lo potevi trovare!" :-)
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E' un'impresa bellissima. Ma mi ha fatto pensare a come la nostra generazione ormai dia il meglio di sé nelle imprese individuali, nelle lunghe camminate, nel perdersi in giro per il mondo, nel cercare di essere felici perché cambiare le cose con l'impegno quotidiano è diventato impossibile. E' allo stesso tempo bellissimo e tristissimo.
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Giulia, mi son concentrato su questa cosa perché è qualche tempo ho in mente di scrivere dell'argomento. Quindi prendilo come un pretesto. Perché dici "ormai"?
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Perché - ma forse questo è un prodotto dell'essere leggermente più vecchia e quindi avere un senso più ampio del deterioramento della situazione - mi pare che ci abbiano chiuso ogni sbocco possibile per portare del vero progresso nella nostra società. Siamo paralizzati. Mi sembra bello, poetico e triste che siamo capaci di imprese così grandi e coraggiose, e insieme così piccole perché individuali. C'è bella gente, in giro, ma è gente che rimane muta.
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Vabbè, io vado avanti. Poi se tu mi dici che ti stufi e non ti va, io smetto e non mi offendo. "Prima" c'erano sbocchi che offrissero progresso alla società? E chi sono questi coloro che "ci hanno chiuso"?
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C'è stato un "prima", sì. C'è stata una stagione in cui scendere in piazza, farsi sentire e discutere ha portato risultati. C'è stata addirittura una ragazza di sedici anni che da sola è riuscita a far abolire il matrimonio come riparazione allo stupro (sì, fino alla fine degli anni '60 se sposavi la donna che avevi stuprato potevi non fare un giorno di galera). Poi lentamente si è richiuso tutto. Negli ultimi vent'anni, poi, si è creata una situazione di completa alterazione della realtà, in cui ogni dissenso è delegittimato. Ma mi sento scema a parlare di queste cose come se non fossero ovvie, ecco :)
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giulia hai ragione, siamo però pure in una stagione in cui sarebbe necessario uno sforzo analitico per rimettere insieme quei cocci rotti in cui ci siamo trasformati per creare qualcosa di nuovo. Non è facile, prima bisogna passare dal capire che alcune chiavi di lettura del passato oggi non vanno bene, poi provare a trovarne di nuove, a quel punto forse qualcosa potrebbe cambiare :) (l'ho messa giù molto semplicistica)
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Avevo scritto un rispostone, ma era noioso e partiva da Franca Viola, quella che, proprio, l'ha fatto "sola".Partiamo da un'altra parte: Il volontariato - più speranza di cambiare qualcosa, collettivamente, cosa c'è? - è un fenomeno nato da vent'anni. Prima, praticamente, non esisteva. Tre quarti delle persone che conosco, della mia età, hanno fatto del volontariato, ne conosco un paio della generazione dei nostri genitori.
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Forse io sono stanca. Non ho più neanche l'energia per fare a cazzotti su FriendFeed, figurarsi per votarmi a una causa. Forse non tocca neanche più a noi, nel senso che i nati negli anni '70 hanno contribuito a creare questa bella situazione di merda, e non credo siamo in grado di raccogliere i nostri stessi cocci.
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Ci pensi, Giulia, com'è bello il mondo? Il 32% degli americani ha dato qualcosa per lo tsunami del 2004. Qualcuno avrà dato un dollaro, tanti altri ne avranno dati 5 o 10. Eppure un terzo, un terzo, 100 milioni di persone - ci togli quelle che non sapevano farlo, quelli che se lo sono dimenticato all'ultimo, quelli che gli s'è smagnetizzata la carta quel giorno, etc. - hanno sentito la necessità di aiutare, in qualche modo, quelli che dalla parte più lontana del mondo avevano subito una disgrazia. Ci pensi?
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(Lo so, sto andando per evocazioni e non per argomenti. Ma secondo me questo "prima" non c'era. Anzi c'era, ed era molto più brutto. Si voleva più male alle donne, agli omosessuali, ai neri. Al prossimo. E, secondo me - evviva! - uno, e tu, può anche riuscire a riposarsi, dopo essersi stancato (Tutti si stancano ogni tanto)).
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Ci penso, Giovanni, ma il mio discorso era localizzato. Gli americani si sono anche eletti un presidente senza precedenti, hanno un dibattito pubblico che qui è inesistente. Qui c'è un simpaticissimo plutocrate pluri-inquisito che, con il sostegno di mezzo paese, sta smontando pezzo per pezzo le fondamenta della società per ricomporle a sua immagine. E nessuno che possa dire "Cazzo fai?" Però insomma, tu continua perché paradossalmente il tuo ottimismo mi fa stare meglio.
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Hai ragione. Però non è sempre stato così? L'Italia della DC era migliore di questa? Quell'Italia, appunto, in cui una violenza sessuale era un reato contro la morale e non contro la persona. L'Italia delle commedie di Lino Banfi in cui l'insulto peggiore era "fri fri"? Meglio Nonno Libero, e perfino Libero. E poi c'è tutta un'altra Italia, ogni tanto s'incontra: http://www.distantisaluti.com/abruzzo-diciannove/ (scusa l'autocitazione)
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Eh, abbiamo i cinepanettoni, adesso. La sensazione che ho è che tutto sia cambiato e allo stesso tempo niente. O meglio, che quello che è cambiato sia fragile, rispetto a quello che è rimasto uguale. La piccineria degli italiani, la nostra incapacità di essere comunità, di essere vicini, di considerare il bene comune, di superare le credenze personali per dare spazio alla libertà dell'altro.
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Io dico che no. Come si diceva a quei tempi? We shall overcome. Dài, ci rivediamo qui fra trent'anni a parlare male dei giovani. Intanto, però, godiamocela!
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Hahahahaha, oddio, non oso pensare che razza di vecchia stronza brontolona potrò essere fra trent'anni, se già adesso sto messa così :D

Molto bello, grazie Giovanni per il regalo! :-)
Ma azz….è passato praticamente davanti a casa mia un mese fa…se l’avessi saputo..
dato che non commentavo da un po’ ti faccio una prooposta…ma almeno fino a viterbo, in bici quando ci andiamo?
dario scrive::
Presto, dài.
[...] lascia un commento » Lo dir ‘guadagno un metro in più di mondo [...]
[...] Come attraversare l’Europa a piedi e raccontarlo su Twitter Duemiladuecento kilometri via web Distanti saluti You’ll never walk [...]
[...] c’è una brutta notizia e una bella notizia. La brutta notizia è che Paolo, quello scemo che cammina e cammina dall’Umbria all’Inghilterra, sta attraversando un brutto periodo, [...]
[...] se la gente li capisse”. Così mi è bastato poco per appassionarmi – dopo averlo scoperto grazie al blog di Giovanni Fontana – al diario di viaggio di Paolo De Guidi, che per il suo [...]