Lunedì degli aneddoti – XXIV – Saluti

4 January 2010, 20:30 | Luneddoti | Commenti: 3

Quando mi capita di leggere un aneddoto carino, da qualche parte, me lo appunto per non dimenticarlo: così ora ho un piccolo mazzo di aneddoti che ogni tanto racconto. Pensavo di farci un libro, un giorno, ma forse è più carino pubblicarne uno, ogni tanto, sul blog. Questo ‘ogni tanto’ sarà ogni lunedì.

Saluti

Che il saluto italiano per eccellenza venga dal Veneto, e voglia dire “schiavo”, nella forma di cortesia “tuo schiavo”, lo sanno un po’ tutti. È una parola che ha avuto un tale successo da colonizzare un sacco di altre lingue, anche se tutti faticano a capire come in italiano si dica “ciao” sia quando l’interlocutore arriva che quando questi va via, così tradendone un po’ l’etimologia verosimilmente originatasi per un incontro e non per un commiato.

E l’invenzione di Edison? No, non la lampadina (che è pure disputata) ma una cosa perfino più comune: hello. Per quello bisogna tornare a un’altra invenzione disputata, quella del telefono: provando per la prima volta il nuovo congegno, Thomas Edison espresse la propria sorpresa con l’equivalente di “accidenti” nell’inglese di allora, ovvero «hullo». Quella quasi-interiezione di Edison, mal trascritta, soppiantò presto l’originario «ahoy», che era più facile da perdere nei disturbi delle linee.

Da lì l’espressione “Hello”, per rispondere al telefono, si è fatta strada a tutti i capi del mondo, ed è trasversale: dall’arabo all’ebraico, dal solitamente sciovinista francese al russo. Fra i pochi che non rispondono al telefono con “hallo”, ci sono gli italiani. Nel Belpaese si dice “pronto”, una parola che non ha nulla a che vedere con un saluto e di cui mi è più volte capitato che gli stranieri mi chiedessero conto.
Anche per questo, ovviamente, c’è una ragione: le prime telefonate venivano effettuate tutte attraverso degli operatori, ed era a questi terzi che si diceva dove indirizzare la telefonata. Lo stesso operatore, poi, metteva in contatto il chiamante con il ricevente; ma non prima di essersi accertato che il ricevente fosse desideroso e in grado di ricevere la chiamata. E così la chiamata vera e propria cominciava quando chi riceveva la chiamata diceva – appunto – di essere “pronto”.

Grazie a Matteo

[Qui il primo: Brutti e liberi – qui il secondo: Grande Raccordo Anulare – qui il terzo: Il caso Plutone – qui il quarto: I frocioni – qui il quinto: Comunisti – qui il sesto: La rettorica – qui il settimo: Rockall – qui l’ottavo: Compagno dove sei? – qui il nono: La guerra del Fútbol – qui il decimo: Babbo Natale esiste – qui l’undicesimo: Caravaggio bruciava di rabbia – qui il dodicesimo: Salvato due volte – qui il tredicesimo: lo sconosciuto che salvò il mondo – qui il quattordicesimo: Il barile si ferma qui – qui il quindicesimo: Servizî segretissimi – qui il sedicesimo: Gagarin, patente e libretto – qui il diciassettesimo: La caduta del Muro – qui il diciottesimo: Botta di culo – qui il diciannovesimo: (Very) Nouvelle Cuisine – qui il ventesimo: Il gallo nero – qui il ventunesimo: A che ora è la fine del mondo? – qui il ventiduesimo: Che bisogno c’è? – qui il ventitreesimo: Fare il portoghese]

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– Commenti:



3 Commenti presenti su “Lunedì degli aneddoti – XXIV – Saluti” – Feed

  1. Caigo – 4 January 2010, 21:08 (n° 1)

    Ho una perplessità….anche negli altri paesi all’inizio si parlava attraverso operatore. Il nostro “pronto” non sarwbbe stato un loro eventuare “ready?” o qualcosa del genere?
    Mistero…
    Ciao,
    anzi..questa volta da Veneto:
    S-ciavo vostro :-)

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  2. Fabrizio – 4 January 2010, 21:54 (n° 2)

    C’è pure un gruppo su Facebook, visto che il pronto sta svandendo, soppiantato dal “seccooo… ndo stai?” :-)

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  3. Andrea Privitera – 6 January 2010, 14:14 (n° 3)

    Bene, adesso una spiegazione ai miei amici in Erasmus che mi prendono in giro ogni volta che rispondo al telefono non gliela risparmia nessuno!

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