Lunedì degli aneddoti – XXV – La fuga
11 January 2010, 23:21 | Luneddoti | Commenti: 27
Quando mi capita di leggere un aneddoto carino, da qualche parte, me lo appunto per non dimenticarlo: così ora ho un piccolo mazzo di aneddoti che ogni tanto racconto. Pensavo di farci un libro, un giorno, ma forse è più carino pubblicarne uno, ogni tanto, sul blog. Questo ‘ogni tanto’ sarà ogni lunedì.
La fuga
La leggenda di Samarcanda, poi cantata da Vecchioni, rimodulava l’eterno tema dell’ineluttabilità del destino: non si può eludere ciò che il fato ci ha assegnato, e se si prova a scappare si finisce per non far altro che andargli incontro. In quella storia c’era un soldato che intravvedeva la morte, e cercava in tutti i modi di fuggirle, per poi ritrovarsela davanti a centinaia di chilometri di cavalcate, con in bocca la frase: «ti aspettavo».
Ce n’è una versione più moderna e, forse ancora di più del destino, è una nemesi. Quasi un insegnamento a liberarsi dalle proprie paure, perché altrimenti se ne finisce ingoiati.
La storia è quella di una coppia di pacifisti canadesi. Per quanto il Canada, agli inizî degli Anni 80 – dove la loro storia è ambientata – non sembrasse il luogo più esposto al rischio di uno scontro bellico, i due erano terrorizzati dal possibile scoppio di una guerra. Da un giorno all’altro sarebbe potuta scoppiare la terza guerra mondiale, pensavano ossessionati, e questa avrebbe coinvolto anche il Canada. Così, nonostante – si può immaginare – tutti gli spiegassero che l’eventualità di vedere dei carri armati alle porte di Toronto fosse davvero remota, presero la decisione di partire. Per dove? Chissà, il posto più lontano dalla civiltà, dai centri chiave di un possibile conflitto, un luogo dove anche soltanto la notizia di una guerra non sarebbe giunta loro. Presero un atlante e lo studiarono a fondo; fino a quando non riuscirono a isolare un minuto arcipelago dell’emisfero australe, quasi disabitato e popolato di sole pecore. Era quello che cercavano: portarono con loro i figli, i proprî averi, e si trasferirono lì.
Il 2 aprile del 1982 scoppiò la guerra delle Falkland.
da qui
[Qui il primo: Brutti e liberi – qui il secondo: Grande Raccordo Anulare – qui il terzo: Il caso Plutone – qui il quarto: I frocioni – qui il quinto: Comunisti – qui il sesto: La rettorica – qui il settimo: Rockall – qui l'ottavo: Compagno dove sei? – qui il nono: La guerra del Fútbol – qui il decimo: Babbo Natale esiste – qui l'undicesimo: Caravaggio bruciava di rabbia – qui il dodicesimo: Salvato due volte – qui il tredicesimo: lo sconosciuto che salvò il mondo – qui il quattordicesimo: Il barile si ferma qui – qui il quindicesimo: Servizî segretissimi – qui il sedicesimo: Gagarin, patente e libretto – qui il diciassettesimo: La caduta del Muro – qui il diciottesimo: Botta di culo – qui il diciannovesimo: (Very) Nouvelle Cuisine – qui il ventesimo: Il gallo nero – qui il ventunesimo: A che ora è la fine del mondo? – qui il ventiduesimo: Che bisogno c'è? – qui il ventitreesimo: Fare il portoghese – qui il ventiquattresimo: Saluti]
Vuoi indicare un aneddoto per un prossimo lunedì? Segnalamelo.
Altre cose sullo stesso tema:
- Lunedì degli aneddoti – XII – Salvato due volte
- Lunedì degli aneddoti – IX – La guerra del Fútbol
- Lunedì degli aneddoti – X – Babbo Natale esiste
- Lunedì degli aneddoti – VIII – Compagno dove sei?
- Lunedì degli aneddoti – XXIII – Fare il portoghese
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27 Responses to “Lunedì degli aneddoti – XXV – La fuga”
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nel film “tredici variazioni sul tema” ricorre quella che uno dei personaggi chiama “la maledizione gitana”, che dice, più o meno
“Ti auguro di avere ciò che desideri”.
direi che si adatta benissimo al caso (c’era anche la doppia maledizione, ma non mi ricordo come fosse)
Per due pacifisti non è il massimo infilarsi in un territorio conteso, rivendicato da uno stato guidato da una dittatura militare…
Ricorda una scena di un qualche film di Fantozzi, che, verso la fine della seconda guerra mondiale, si paracadutò in una tranquilla cittadina giapponese: Hiroshima. :-)
Due irrefrenabili cazzoni (ma il figlio di più, neh).Rispondi | Cita
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Non soprassediamo, ti prego, sugli adoratori della signora delle camelie. Non è da te.Rispondi | Cita
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chiara scrive::Non soprassediamo, ti prego, sugli adoratori della signora delle camelie. Non è da te.Mi sento tremendamente ignorante, ma a chi vi riferite?Rispondi | Cita
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[...] ventitreesimo: Fare il portoghese – qui il ventiquattresimo: Saluti – qui il venticinquesimo: La fuga – qui il ventiseiesimo: [...]
Non voglio fare il precisino, però la malaria è causata da un protozoo che è una cosa molto diversa un virus…
Poi sull’aneddoto ho qualche dubbio, io mi ricordo che la storia fosse andata un po’ diversamente, ma sinceramente avendola letta molto tempo fa potrei anche sbagliare.
L’unica cosa di cui sono piuttosto sicuro è che la disputa su chi fosse “lo scopritore” della malaria fosse più fra Grassi e Ross che fra Ross e Manson. Questo perchè Ross aveva descritto il ciclo vitale del protozoo responsabile della malaria in alcune specie di uccelli, mentre Grassi aveva scoperto che l’unico insetto che fa da vettore al patogeno responsabile della malaria umana era la zanzara anofele, e le due cose erano accadute più o meno in contemporanea.
Il proverbio del Burkina Faso l’avevo già sentito anch’io e penso sempre che sia una di quelle cose molto vere che spesso ignoriamo, forse perchè è più facile dire che tanto non ti si fila nessuno piuttosto che rimboccarsi le maniche e fare la propria parte…Rispondi | Cita
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Sergio scrive::Non voglio fare il precisino, Ma che dici?
C’è bisogno eccome di precisini, che poi sono quelli che ti aiutano a migliorarti e a correggere le cose.
Mi dici cos’è che andrebbe modificato ché così lo correggo?Rispondi | Cita
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Sergio scrive:: forse perchè è più facile dire che tanto non ti si fila nessuno piuttosto che rimboccarsi le maniche e fare la propria parte…sante paroleRispondi | Cita
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Visto che accetti volentieri consiglio ti dico cosa cambierei.
Sicuramente “virus della malaria” con “protozoo responsabile della malaria” o al limite “parassita responsabile della malaria”. Spesso si tende a usare la parola virus per qualsiasi agente patogeno, mentre i virus sono una cosa ben precisa e rappresentano solo una piccola porzione dei patogeni esistenti.
Fra un virus e un protozoo poi la differenza è grandissima, pensa che la struttura dei virus è così semplice che i biologi non sono neanche daccordo se definirli o meno una forma di vita, mentre un protozoo è un organismo vivente abbastanza complesso.
Poi direi anche che Ross non ha dimostrato che le zanzare sono la causa della malaria, ma che sono il vettore del parassita che ne è responsabile, non molto, ma è un po’ diverso. (Poi c’è la disputa con Grassi, ma questa è un’altra storia).
Infine direi che Manson formulò una teoria secondo cui le zanzare possono essere il mezzo di trasporto di -alcune- malattie. E l’ipotesi che testò sul suo cameriere non era che potessero essere il vettore di un virus, ma di un protozoo, quello dell’elefantiasi, di cui il povero cameriere era affetto. Da come hai scritto potrebbe sembrare che Manson abbia fatto ammalare il suo domestico per dimostrare la sua tesi. Invece, trovandosi un cameriere malato di elefantiasi, gli chiese di lasciarsi pungere da delle zanzare per poterle poi analizzare e vedere se ci trovava il protozoo all’interno. E così fu.
Per quanto riguarda l’aneddoto del figlio, invece, ti dico solo che ho dei dubbi. Avevo studiato qualcosa su di lui e la storia del figlio non l’avevo mai letta. Ho fatto una ricerca veloce ed effettivamente compare su diversi siti, ma su nessuno di cui mi fiderei al 100%, quindi non mi pronuncio, anche perchè i miei ricordi sono abbastanza vaghi.Rispondi | Cita
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@ Sergio:
Grazie mille Sergio, ho corretto secondo le tue indicazioni.Rispondi | Cita
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[...] ventitreesimo: Fare il portoghese – qui il ventiquattresimo: Saluti – qui il venticinquesimo: La fuga – qui il ventiseiesimo: Dumas – qui il ventisettesimo: [...]
prototi*p*o, questa quantità *di* carrozze, stronzo!
(visto che non vuoi che ci si scusi quando ti si fanno le correzioni…)
solo duecento cavalli a New York e Boston? pensa se fossero stati tanti!
e mi chiedo come mai non si potesse utilizzare quel letame appunto come letame, per concimare campi e orti. forse sarebbero stati troppo alti i costi per il trasporto?Rispondi | Cita
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chelidon scrive::prototi*p*o, questa quantità *di* carrozze, stronzo!
(visto che non vuoi che ci si scusi quando ti si fanno le correzioni…)
solo duecento cavalli a New York e Boston? pensa se fossero stati tanti!
e mi chiedo come mai non si potesse utilizzare quel letame appunto come letame, per concimare campi e orti. forse sarebbero stati troppo alti i costi per il trasporto?Grazie! Ho saltato una parola un po’ importante, non due tonnellate, duemila tonnellate!Rispondi | Cita
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chelidon scrive::e mi chiedo come mai non si potesse utilizzare quel letame appunto come letame, per concimare campi e orti. forse sarebbero stati troppo alti i costi per il trasporto?Mia modesta ipotesi: visto il periodo, l’agricoltura riusciva soddisfarsi con il letame di provenienza “tradizionale”: mucche.Rispondi | Cita
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@ Dario:
Sì, ma poi immagini tutti i problemi di raccolta – su ognuno delle centinaia di migliaia di cavalli – e trasporto?Rispondi | Cita
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Ti stimo Dunf…
Scrivi da Dio
Un ex ex ex ex giocatore di hattrickRispondi | Cita
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Cannellu scrive::Ti stimo Dunf…
Scrivi da DioOrpo, come diceva un altro che scriveva molto meglio di me: grazie!Rispondi | Cita
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Non sono molto sicuro che i gas delle auto siano meglio della cacca di cavallo.
Di sicuro oggi si potrebbe usare molto meno l’auto, se solo organizzassimo la nostra vita e la nostra società un po’ meglio.
Aspettiamo ancora qualche morto di smog per vedere il futuro?Rispondi | Cita
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[...] ventitreesimo: Fare il portoghese – qui il ventiquattresimo: Saluti – qui il venticinquesimo: La fuga – qui il ventiseiesimo: Dumas – qui il ventisettesimo: Zzzzzz – qui il ventottesimo: Teorema [...]
Fantastica!!!! Mi hai fatto morir dal ridere…
che donna! E’ a questi esempi di donne “di una volta” che dovremmo sipirarci di più, noi cosiddette donne moderne e liberate (da cosa chissà).
Questa risolutezza e spiccia genuinità e sicurezza di sè vale ben più di mille propagande femministe.
GrandeRispondi | Cita
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@ stellina : curiosa coincidenza….
La “fantastica” nonna Lina di Giovanni in realtà si chiamava Stella ma tutti la chiamavano Lina diminutivo del vezzeggiativo StellinaRispondi | Cita
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… da non crederci! ;)Rispondi | Cita
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Io voglio essere come la tua bisnonna: pratica, forte e coraggiosa!Rispondi | Cita
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[...] ventitreesimo: Fare il portoghese – qui il ventiquattresimo: Saluti – qui il venticinquesimo: La fuga – qui il ventiseiesimo: Dumas – qui il ventisettesimo: Zzzzzz – qui il ventottesimo: Teorema [...]
[...] ventitreesimo: Fare il portoghese – qui il ventiquattresimo: Saluti – qui il venticinquesimo: La fuga – qui il ventiseiesimo: Dumas – qui il ventisettesimo: Zzzzzz – qui il ventottesimo: Teorema [...]