Mercoledì 11 febbraio

12 February 2009, 10:55 | Diario dalla Palestina | Commenti: 15

Passa lo straniero – Diario dalla Palestina 164

L’avevo già accennato una volta in un caso specifico, ma la cosa che più mi piace, e mi dà un po’ di speranza dalla parte palestinese è l’atteggiamento delle persone quando sono in fila al check-point, fatta di un disincanto pragmatico ma ilare. Non ci sono cose stupide, sfide ai soldati, che porterebbero semplicemente a una repressione peggiore. Quello che qualche esagitato sostenitore della causa palestinese considererebbe atteggiamento servile, è semplicemente un confronto dei beneficî e dei danni. Non ho mai visto una provocazione deliberata, anche quando il mio cervello porterebbe a comprenderla – immedesimandomi – come quando il soldato di turno, fa di tutto per esercitare il proprio potere (e la propria funzione, anche utile) in modo intrusivo e arrogante.

Insomma, nessuno si gira verso i soldati e gli dice una parolaccia, ma tra la gente in fila c’è molto più spesso un atteggiamento ironico, che non uno dimesso. Se ovunque si vada, per qualunque cosa, la colpa viene data all’occupazione (non ci sono diritti per le donne? È colpa dell’occupazione. Ci sono gli estremisti religiosi? È solo colpa dell’occupazione. Non c’è lavoro? Senza l’occupazione ci sarebbe molta più… occupazione), il check-point è quasi un isola felice, dove si ride e si scherza.

Come negli aeroporti più controllati, facendo la fila ci si tolgono le scarpe, la cintura, e tutti gli oggetti metallici: stamani si faceva ironia sul fatto che «i soldati ci vogliono nudi»… però non troppo, perché altrimenti (vi risparmio l’ironia comparativa fra mezzi bellici di Hamas, e apparati sessuali). Risata generale.

Se sei occidentale, invece, non ti devi togliere nulla. Metti il bagaglio nel Metal Detector, e passi. Suona, e fai vedere il passaporto. Alle prime tutti pensano “ma non è giusto”. Perché devo avere questo privilegio? Ma poi sono le persone in fila dietro a te a farti capire che è ridicolo togliersi le scarpe, e la cintura per ristabilire una parità presunta, infliggendo a sé stessi lo stesso metro. La prima volta ti viene di farlo, già dalla seconda capisci che a quelli in fila dietro a te – molto pragmaticamente – interessa di più non perdere dell’altro tempo, quello che faresti perdere loro facendo anche tu la trafila, e con il tuo minuto martirio autoimposto, e ti dicono: «vai, vai».

Un’occasione in più, una lezione in più, per non sopravvalutare il valore del candore della propria coscienza: tanto meno importante del fatto che chi sta dietro di te arrivi in orario a lavoro.

– Commenti:



15 Commenti presenti su “Mercoledì 11 febbraio” – Feed

  1. Alberto – 12 February 2009, 15:44 (n° 1)

    Già, immagino che l’ironia sia come quella dei cartelloni attaccati a quel “muretto” di confine!
    Fanno bene a prendersela con ironia, io invece quando sono passato a settembre 2007 mi sono girate le …, non avevo visto ancora il muro dal vivo. Non so se vi frega più di tanto: nel 98 vado in Israele, per un pellegrinaggio chiaramente, con tutte le belle idee filo-israeliane sulla Terra promessa etc., arrivo lì e shock!!! Mi sono ricreduto, non sono diventato filo-palestinese (anche se lì i frati…), ma mi sono ricreduto sulle mie idee.
    Boh speriamo che con il nuovo governo israeliano si trovino strategie con Abu Masen contro Hamas.
    Alberto

  2. Lorenzo Panichi – 12 February 2009, 17:46 (n° 2)

    potresti spiegare meglio il fatto della pulizia della coscienza?

  3. franco rivera – 12 February 2009, 21:10 (n° 3)

    ho letto più volte questa frase:

    “E questa è una delle tante volte in cui appare evidentemente che la pulizia della propria coscienza vale meno dell’importanza che quelli che stanno dietro di te arrivino a lavoro in orario.”

    non riuscivo davvero a capirla…

    poi mi sono ricordato di come ero 30 anni fa, e ho capito, ho capito davvero

    magari ne parleremo a voce per vedere se i miei motivi per non farlo sono davvero diversi dai tuoi ^_*

  4. Giovanni Fontana – 12 February 2009, 21:14 (n° 4)

    Non ho capito la tua, quindi provo a riformulare la mia, nel post, che effettivamente non è molto scorrevole.

  5. franco rivera – 13 February 2009, 12:49 (n° 5)

    Giovanni Fontana ha scritto:

    Non ho capito la tua, quindi provo a riformulare la mia, nel post, che effettivamente non è molto scorrevole.

    Si, adesso è più chiara.
    E ti posso confermare che siamo allineati nelle motivazioni, una semplice questione di priorità.
    Dobbiamo ricordarci di essere umili e fare sempre la cosa giusta per gli altri anche se non sempre è la cosa giusta per se.

  6. Giovanni Fontana – 13 February 2009, 12:58 (n° 6)

    Ha molto a che vedere con il post che ho citato:
    http://www.distantisaluti.com/per-forza-e-pulita-non-lho-mai-usata/

  7. Lorenzo Panichi – 13 February 2009, 14:02 (n° 7)

    perchè dovrei sentire la coscienza infangata nel non sottopormi a quel controllo?

  8. franco rivera – 13 February 2009, 16:58 (n° 8)

    Giovanni Fontana ha scritto:

    Ha molto a che vedere con il post che ho citato:
    http://www.distantisaluti.com/per-forza-e-pulita-non-lho-mai-usata/

    certamente

    il tutto ben riassunto nella tua conclusione: “Insomma,…”

    poi, come sempre, non dobbiamo/possiamo generalizzare, si arriverà sempre a punti dove non si riesce (o non si deve?) a addivenire a compromessi con le proprie convinzioni, anche in base alle situazioni contingenti.

    Insomma spostiamo più in qua o più in la (fino a un certo punto) il paletto a seconda delle circostanze, come è giusto che sia.

  9. franco rivera – 13 February 2009, 17:01 (n° 9)

    Lorenzo Panichi ha scritto:

    perchè dovrei sentire la coscienza infangata nel non sottopormi a quel controllo?

    l’accettare un ingiusto privilegio è giusto per la tua coscienza?

  10. Giovanni Fontana – 13 February 2009, 19:42 (n° 10)

    @ Lorenzo Panichi:
    Tu vedi quello davanti a te che si toglie le scarpe e la cintura, le mette nel metal detector, poi magari gli suonano le monete che ha in tasca, riprende la giacca e le mette nella giacca, poi passa. Arrivi tu: non ti togli nulla. Passi. Suona. Fai vedere il passaporto. Vai.
    Arriva quello dopo e si toglie la cintura, le monete, e le scarpe. Però s’è dimenticato le chiavi.
    E così via.

    Non so se gli occhi possano essere considerati una sede distaccati della coscienza, ma quelli, beh, quelli non vorrebbero vedere.

  11. Misure di sicurezza - Diario dalla Palestina 166 | Distanti saluti – 14 February 2009, 08:43 (n° 11)

    […] vale un racconto quello che mi è successo, passando il check-point, proprio il giorno in cui ne ho raccontato l’imbarazzo. Metto lo zaino nel metal detector. Passo, suona, mostro il passaporto. Il […]

  12. Lorenzo Panichi – 16 February 2009, 12:46 (n° 12)

    l’essere coscienti della ragionevolezza di quella distinzione, della sua giustezza, non dovrebbero neutralizzarne l’immoralità? poi si, capisco che quella disparità nella distribuzione degli oneri possa far stringere lo stomaco a primo acchito, ma d’altra parte, come hai fatto notare, non solo non è possibile ridistribuirli in modo da alleviare il carico, ma neanche possibile sarebbe ugualizzarli senza arrivare ad un ulteriore aggravio -a persona-

  13. Giovanni Fontana – 16 February 2009, 12:51 (n° 13)

    Stai attribuendo alla coscienza quello che io attribuivo al ragionamento. Va bene ugualmente, e forse hai ragione tu. Ma tieni presente ce il ragionamento di coscienza 2 non estingue l’insofferenza di coscienza 1 a quel trattamento.

  14. Lorenzo Panichi – 16 February 2009, 15:05 (n° 14)

    e pensa che non te l’ha estinta neanche con un costo di proporzioni abbastanza ridotte da essere umanamente accettabili

  15. Pregiudizî - Diario dalla Palestina 174 | Distanti saluti – 23 February 2009, 18:52 (n° 15)

    […] parlato dei pregiudizî formalizzati ai check-point, ci sono altri esempi: quando l’esercito ispeziona un pulman, sicuramente […]

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