Non basta, ma è giusto

18 April 2011, 23:02 | Medio orientato | Commenti: 1

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Qualche giorno fa era il compleanno di Christopher Hitchens, il miglior commentatore che ci sia attualmente al mondo. È anche malato di cancro. E ci sono discrete possibilità che questo sia stato il suo ultimo compleanno. Quando se ne andrà, starò veramente male, perché davvero nessuno è come lui, vorrei averlo come amico.

Mi è capitato di rileggere le parole che ha scritto diversi mesi fa a proposito di Israele e Palestina, e quanto sono perfette alla luce di quello che è successo a Vittorio Arrigoni. Vale per Obama, ma vale per tutti noi.

Non sono uno di quelli che crede – come, invece, Obama sostiene – che una soluzione alla questione di uno Stato palestinese metterebbe fine al risentimento mussulmano nei confronti degli Stati Uniti (c’è da aggiungere che, se Obama lo pensa davvero, la sua letargia e impotenza nei confronti del continuo gioco sporco di Netanyahu è ancora più colpevole). I fanatici islamisti hanno la loro agenda, e – come nel caso di Hamas e dei suoi sponsor iraniani – hanno già dimostrato che nient’altro che la distruzione d’Israele e la cancellazione dell’influenza americana nella regione li soddisferebbe.

No, la questione è un altra: è che la giustizia – e una terra per i palestinesi – è una causa buona e necessaria in sé stessa. È anche una responsabilità squisitamente legale e morale degli Stati Uniti che hanno dichiarato un sacco di volte quello dei due Stati come il loro obiettivo.

 


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  5. Sono uomo, e dico basta

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Un commento presente su “Non basta, ma è giusto” – Feed

  1. Una sperimentazione d’avanguardia in Palestina. Storia di un popolo scacciato dalla sua terra: 1946, Exodus’47, OLP | Escogitur.it – 20 May 2013, 12:38 (n° 1)

    [...] di fuori della green line: in quattro parole, basterebbe dire la verità. Se si combatte per una causa giusta – la creazione di uno Stato Palestinese –, non bisogna usare esagerazioni o montature a fini [...]

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  • 18/04/2011 at 22:28 Paolo Landi
    responsabilità legale?
  • 18/04/2011 at 23:19 Giovanni Fontana
    Credo si riferisca ai varî accordi siglati, road map, eccetera. In ogni caso nell'articolo stava parlando di dei sussidî che il dipartimento del tesoro americano dà, indirettamente, ai coloni.
  • 18/04/2011 at 23:22 Paolo Landi
    già, dovrebbe menzionare anche quelli ai palestinesi
  • 19/04/2011 at 01:00 Giovanni Fontana
    Non c'entra molto eh. Una cosa è Usaid che c'è in Palestina, e tanto. Così come ci sono i soldi che vanno a Israele. Un'altra sono gli sgravî fiscali alle associazioni che sovvenzionano la costruzione delle colonie che (anche) gli Stati Uniti considerano illegali.
  • 19/04/2011 at 06:20 d☭snake
    non che non abbia ragione, la faccenda degli sgravi fiscali a chi aiuta gruppi palesemente illegali puo` giustamente far indignare, anche se mi pare che lui sia piu` indignato per il carattere religioso dei gruppi stessi che altro. Pero` di tutto quello che si puo` dire nel rapporto tra Stati Uniti e Israele questo non mi sembra il punto principale. Ovvero, mi sembra far parte di un grosso complesso di meccanismi che trasforma il rapporto USA-Israele in una fantastica macchina per soldi, a spese del contribuente, nascosta sotto un velo di fondamentalismo. Piu` che questioni di obblighi morali e legali dovrebbero farne una questione di affari con loschi figuri, loschi in senso mafioso del termine.