Piuttosto che sbagliare
12 April 2008, 12:17 | Moralismo noioso, la lingua doc | Commenti: 7
Volevo scriverla da tempo questa cosa – e già questo è un anacoluto come scrivere “a me mi”, però come scrisse qualcuno, citato anche qui (da sempre negli scritti altrui), “l’importante non è fare errori, ma non sapere che lo sono”.
- ‘Piuttosto’ significa invece, non oppure.
es. Possiamo andare al mare piuttosto che in montagna = andare al mare è meglio che andare in montagna
Spiegazione: piuttosto, più tosto, significa più velocemente. Prima, quindi più graditamente. Fare un lungo elenco intervallato da ‘piuttosto’ è come fare una graduatoria, il 10 piuttosto che il 9, piuttosto che l’8, piuttosto che il 7. - Si dice “nelle file”, non “nelle fila”.
es. Batistuta entra nelle file della Fiorentina – Ho tirato le fila del discorso.
Spiegazione: in latino fila e filum sono due parole diverse, così in italiano fila e filo. La fila, al plurale file, è quella che si fa alle poste: non ha dunque senso dire che qualcuno fa parte delle ‘fila’, a meno che non si parli di tessuti. Il filo, quello con cui si cuce, ha due plurali uno analogico ‘fili’, e uno più colto in ‘fila’ (filum è neutro, al plurale ha la terminazione in ‘a’, come ‘braccia’). Entrambi sono più che accettabili, quindi si può dire sia “i fili per cucire” che “le fila per cucire”, con una preferenza per il plurale in ‘a’ nelle espressioni idiomatiche, e quello analogico ‘fili’, in tutte le altre circostanze. Invece dicendo “nelle fila”, si fa confusione fra le due radici. - Si dice “sua sponte“, o “di sua spontanea volontà”, non “di sua sponte”.
es. ho fatto quella cosa mea sponte, ha fatto quella cosa di sua spontanea volontà.
Spiegazione: sua sponte è un’espressione latina, e non ha quindi bisogno di alcuna preposizione poiché questa è già espressa nella terminazione. Sarebbe la stessa cosa che scrivere “in grosso modo“. Ovviamente è pienamente ammissibile anche la traduzione italiana di tutta la frase: di sua spontanea volontà. Quindi o tutto in italiano, o tutto in latino, non a metà.
p.s. C’è un pigro tic che fa leva sulla stessa pigrizia: quello di pensare che chi corregge qualcun altro lo faccia per supponenza anziché per dargli una mano. Del tutto affine al ritornello menefreghista per cui “non accettiamo lezioni da chicchessìa”, questa abitudine, invero molto italiana, eleggerebbe la noncuranza quale comportamento da seguire.
Certo, ci sono occasioni e occasioni, non è il caso di far notare un raddioppiamento fonosintattico sbagliato al sermone di un funerale, ma in generale chi corregge qualcun altro dà la possibilità a questo di imparare qualcosa. Se tutti mi fossero stati zitti, avrei continuato a non sapere tanti degli errori che faccio o facevo.
Spiegare dove si sbaglia è altruista, senza spranghe o giustizialismi, ignorare per non fare brutta figura è cieco ed egoista. I care.
p.p.s La nemesi: volendo correggere altrui malcostumi linguistici, avevo fatto uno strafalcione ben più grave io (mia anziché mea sponte, grazie Arianna). Ben mi sta; eterogenesi dei fini, questo mi dà il destro per citare un’altra ragione per cui è giusto arrischiarsi nel correggere gli altri: avere l’occasione di essere corretti a propria volta. [un concetto che mi ha ricordato il punto uno di questo, dagli scritti altrove]
Altre cose sullo stesso tema:
- Piuttosto m’ammazzo
- Bla, bla, bla
- marteDIcorsa 4 – Piuttosto perdo anch’io
- L’ha detto il telegiornale
- Fare la cosa giusta o quella che (forse) funziona?
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7 Responses to “Piuttosto che sbagliare”
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[...] Oggi Repubblica fa il solito errore. [...]
[...] appunto in un’intervista, o in qualsiasi altra sede più “neutra”. E non è la solita storia per cui, specie in Italia, la correzione è un’offesa piuttosto che un aiuto: perché se spiego che, [...]
ma lo sai che ho cominciato ad utilizzare il piuttosto in modo sbagliato (ed anche spesso) ascoltando un professore universitario…
[...] Si dice “nelle file” non “nelle fila”, ‘gnoranti. [...]
[...] Piuttosto vuoldire “invece di” non “oppure”: scritto così vuol dire che chi è in canottiera viene preso in giro, mentre chi ha la bandana o la tuta da ginnastica sì che ha stile! [...]
gira pubblcità su Radio (ascoltata su RadioCapital)
che cita modi di dire un po’ desueti, fra cui “di sua sponte”,. Ascoltandola ho avuto un moto di fastidio, ma anche il dubbio di essere io in errore. Pertanto su Google vi ho trovato, continuate cosi’
Una precisazione. L’espessione “le fila” deve essere usata unicamente al plurale per identificare l’appartenenza comune di diversi individui ad un gruppo sociale, inteso come insieme di persone unite da uno stesso intento o condizione esistenziale ma che non sono necessariamente vicine in senso fisico o ordinate per file in uno spazio. Ad esempio, se si fa rifermento alla condizione comune è corretto dire che “i licenziamenti dovuti alla crisi economica ingrossano le fila dei disoccupati”. D’altra parte se ci si riferisce a coloro i quali sono in attesa del proprio turno all’ufficio di collocamento, è corretto dire “le lunghe file dei disocuppati davanti allo sportello”.