Sabato 25 ottobre

25 October 2008, 11:47 | Diario dalla Palestina, immagina tu | Commenti: 2

Al Khalil – Diario dalla Palestina 92

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…
chi ha dato, ha dato, ha dato…
scurdámmoce ‘o ppassato

Al Khalil è il nome arabo di Hebron, l’ebraico suona Hevròn. E Hebron è il luogo dove fanno mostra di sé i peggiori fra i peggiori: i coloni seguaci di Goldstein.

Qui il problema non è soltanto l’assenza di una storiografia comune, e la completa indisponibilità a qualunque compromesso; non è soltanto il racconto di una verità vera ma parziale, come qui:

hebron-reti-4.JPG
(traduco: questa terra è stata rubata da arabi nel ’29, a seguito dell’eccidio di 67 ebrei)

Perché l’argomento non è che non è vero, che non ci sia stato l’eccidio. È più che vero, come è vero che la comunità ebraica della città è stata completamente spazzata via, in quegli anni. Ma è altrettanto vero che il nuovo insediamento è nato dopo un altro massacro, di 29 arabi questa volta. Ovviamente ciascuno racconta solo la parte a sé più conveniente.

La complicazione è che qui, persino i farabutti – da una parte o dall’altra – hanno una parte di ragione. Anzi, in qualche modo l’hanno più loro, perché qualunque compromesso è un torto a qualcuno, quasi sempre sono due torti.

Per quanto possa stonare alle vostre, e le mie, orecchie assetate di giustizia, quei tre versi lì sopra (chi ha avuto ha avuto/ chi ha dato ha dato/scordiamoci il passato) sono l’unica soluzione di buon senso: neanche di buon senso, l’unica soluzione – e basta. Ciò vuoldire anche che, spesso, chi è stato più stronzo in passato avrà di più.

Però dicevo che il problema, a Hebron, non è questo. A Hebron il problema è la delinquenza deliberata. Gli ebrei qui insediati non sono semplicemente folli, come capita spesso ai fondamentalisti religiosi, ma sono dei mascalzoni di prim’ordine. Odiati da tutti, compresa la quasi totalità degli israeliani, che hanno però la responsabilità di un esercito connivente, e di un governo che li finanzia. Anche se la maggior parte dei fondi arriva da ebrei americani.

Sono 300-400 individui, che vivono in una sorta di città fantasma presidiata da un numero incredibile di soldati (si dice che il rapporto soldati/coloni sia di 4 a 1 per i soldati).
E qui non c’è nessun «eh, ma…»: eh, ma niente. Qualsiasi giustificazione, o tentativo di sminuire vuoldire pregiudizio.

Hanno acquistato i piani superiori di queste case, e visto che sotto passano arabi, loro lanciano rifiuti, spazzatura, sassi:

hebron-reti-1.JPG

Così sono state messe queste reti, per impedire alla varia oggettistica di raggiungere i bersagli:

hebron-reti-2.JPG

Come vedete molti dei resti sono ancora lì.

hebron-reti-3.JPG

– Commenti:



2 Commenti presenti su “Sabato 25 ottobre” – Feed

  1. La falsa questione dei profughi - Diario dalla Palestina 99 | Distanti saluti – 20 November 2008, 19:56 (n° 1)

    […] una vera e propria “normalizzazione” – case nuove, onomastica nuova, etc. Ovviamente, come in questo e tanti altri casi, ognuno riconosce solo la parte di storia che fa tornare i propri conti: non si parla di […]

  2. Vado a lavorare in un campo profughi, Katsika | Distanti saluti – 10 May 2016, 12:18 (n° 2)

    […] segue da tempo questo blog ricorderà il mio Diario dalla Palestina, che era anche l’esperienza per la quale l’avevo aperto: distanti saluti, si chiama così per […]

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