Venerdì 10 ottobre

10 October 2008, 16:18 | Diario dalla Palestina | Commenti: 1

Perfino – Diario dalla Palestina 81

Dicevamo di Mohab, e di quando racconta – per vie traverse – qualcosa di ciò che succede a casa. Era venuto fuori l’argomento dei genitori, dei padri quindi, di quando questi fanno delle richieste. Il discorso, molto in genere, era sull’ubbidienza cieca:  «in America non succede» ha detto Mohab, se tuo padre ti picchia va in prigione.

Quand’è così, Ahlam e io cerchiamo di parlarne il più possibile: in questo genere di cose abbiamo un’intesa immediata, e il mio ruolo – senza averlo pianificato – è quello di fare le domande. Di chiedere a Mohab, o chi per lui, cosa ne pensi. Di trovare la serratura. Gli ho chiesto se pensava che qualcosa sarebbe cambiato anche qui, e lui ha risposto «No, mai». Allora gli ho raccontato che anche in Italia, tempo fa, succedeva: se è cambiato in Italia perché non deve cambiare in Palestina? Lui ha detto che in Palestina molti non vogliono bene ai propri figli, ma tengono solo a sé. Poi con un’amarezza che non gli avevo mai visto ha aggiunto «perfino gli ebrei non lo fanno».
E mi ha stupito, vivendoci tutti i giorni, non pensavo che un ragazzino di quattordici anni riuscisse ad andare oltre al pregiudizio anti-israeliano.

Mentre parlavo con lui pensavo a quanti, armati di schematismi pensierodebolisti, avrebbero detto che questi sono valori occidentali, che non dobbiamo imporli, che bisogna rispettare tutte le culture (picchiare un figlio è una “cultura?”), senza considerare che rispettare una cultura significa rispettare chi detta legge in quella cultura, in genere i maschi, anziani (e eterosessuali) e trascurare le minoranze.

Ho cercato di trasmettere loro proprio l’opposto, che devono prima sentirsi protagonisti della propria vita, poi cittadini del mondo, e soltanto in ultimo membri di un popolo e della sua discussa tragedia. Che casa mia è quella dove mi piace stare, e dove ci sono le persone a cui voglio bene, non quella in cui sono nato. Provo a spiegar loro questo.

Gli dico sempre che il Colosseo è mio quanto loro. Poi ci scherzo sù: anche se  sono nato a Firenze non ho nessun diritto in più di loro nel tifare la Fiorentina! Convertitevi, altro che Milan (che a Betlemme va per la maggiore). Così la domenica, quando segna la Viola urlo sempre «gooool», e corro ad abbracciare Jaber, Mohab e Yazan.

– Commenti:



Un commento presente su “Venerdì 10 ottobre” – Feed

  1. farfintadiesseresani – 10 October 2008, 17:31 (n° 1)

    > altro che Milan (che a Betlemme va per la maggiore)

    Ecco, lasciali fare.

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