Distanti saluti?

Distanti perché sì è distinti quando si è distanti

Saluti perché salutare è un modo salutare per parlare di politica e d’altri accidenti.

Com perché net non m’ispirava, it nun se poteva, org non mi va, e io la rete l’ho conosciuta quando c’era solo com (non è vero, non c’era solo com… sì, ok ma), e ma com vuoldire fini di lucro e tu lucro non hai: e vabbè, cercherò di rifarmi della cattiva reputazione iniziale. Che poi, magari ce li vorrei anche avere i fini di lucro, se solo fossi in grado…

Un blog perché no?

In partenza perché parte quando parto

Poveri i bambini che finiscono nella squadra avversaria perché

Il sottotitolo del mio blog ha una storia particolare, molti lo interpretano male, come una considerazione filosofica sulle sorti dei meno fortunati, è invece – molto semplicemente – ciò che mi scrisse un vecchio amico che capitò sul mio blog quasi per caso. Ci eravamo persi di vista – in realtà non eravamo mai stati così vicini – e lui iniziò a leggere di me, e delle mie partite a pallone con i bambini, quando facevo il volontario in Palestina. Mi scrisse:

A volte, se ci penso, non riesco a immaginare persona più diversa e più distante da me, di te. Non c’è nulla di più lontano da me del tuo impegno politico, del tuo stare a discutere per ore di argomenti di cui, per carità riconosco l’importanza, ma da cui sono così distante da non riuscire, anche ragionandoci, a essere più vicino alla tua opinione rispetto a quella del tuo interlocutore o viceversa.

Mi manca il tuo fervore, il tuo volerla spuntare nel gioco quotidiano della retorica (ma in generale in qualsiasi gioco ti si sottoponga… poveri i bambini che finiscono nella squadra avversaria!), la tua speranza del fatto che qualcosa, seppur di infinitesimale, possa cambiare alla fine della discussione, in questa povera piccola Italia, in questo povero piccolo mondo.

L’icona con cui espresse il suo concetto mi piacque molto, quasi mi commosse. Nell’immagine di questo cialtrone ventiseienne, di quasi due metri in mezzo a ragazzini alti la metà, che ci gioca a pallone e non gl’importa che quelli abbiano un quarto dei suoi anni, e non ne sconta una, e cerca con tutto di vincere – no, Ahmed, è fallo di mano! – beh, lì c’è tutto me.
E credo sia uno dei ritratti più affettuosi che mi abbiano mai fatto.

Così decisi che doveva essere il sottotitolo del mio blog.

da qui