Io no

Non ci avevo già pensato. Bella considerazione. È un po’ come quando si dice che è la legge a fare costume e buone abitudini, e non viceversa: si parli di diritti delle donne, o di fumatori nei locali pubblici.

p.s. Certo che – dopo essermi imposto la regola di accettare o chiedere l’amicizia soltanto di coloro che ho visto in faccia  – ora mi verrebbe voglia di chiedere l’amicizia a Daria Bignardi, per vedere se ho la faccia da pirla o se il mio nome le ispira qualcosa…

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Lo spirito di Roma

Quando dico che in Palestina mi manca lo spirito di Roma, ovviamente mi chiedono cosa sia questo spirito, non so mai bene come spiegarlo, allora racconto il solito episodio: scatta il verde al semaforo, ma la prima macchina in fila vede alla guida una ragazza intenta a truccarsi; caso vuole che il mezzo dietro di lei sia un camion, con tanto di camionista d’ordinanza. Il quale non fa nessuna delle due reazioni che uno s’aspetterebbe, quello educato che aspetta pazientemente, e quell’altro – più comune – che si attacca al clacson, incazzoso. No, lui si sporge col gomito dal finestrino e – rivolgendosi alla pilotessa della macchina davanti – in tono bonario fa: «a regazzi’, piuvverde deccosì nun ce diventa».

Ecco da oggi, grazie ad Alessandro Gilioli, di episodî ne ho un altro:

Oggi, sull’autobus 714, durante un alterco tra passeggeri imbottigliati, a un certo punto uno dei litiganti se n’è uscito con la più classica delle frasi, quella che credevamo ormai confinata alle commedie degli anni ’60: «Lei non sa chi sono io!» – ripetuta oltre tutto almeno tre volte.

Ad alterco consumato, il litigante in questione – un cinquantenne onusto di sdegno – se la prendeva anche con il conducente del suddetto 714, gridandogli: «Basta, me ne vado, mi faccia uscire di qui!».

Al che il dipendente dell’Atac – incuriosito dagli eventi – ha frenato e si è voltato pacato verso i passeggeri: «Io je apro, dottò, però adesso ce dice chi cazzo è lei».

Se non ho capito male

Mi era stato rimproverato, e mi ero rimproverato, di non aver parlato della politica italiana. Meglio dice, non è quella l’emergenza, è qui, lì dove stai tu. E sì, difatti è qui l’emergenza della laicità, e del sorriso di tante donne. Però, proprio su Eluana Englaro, sulla vicenda della quale mi ero intestardito a non cercar le parole per scrivere, Adriano Sofri ne ha scritte di molto migliori di quelle che avrei potuto scrivere io, impegnandomi:

Gentile Davide Rondoni, un suo fondo sull’Avvenire di sabato addebita a me e ad altri, a proposito del destino di Eluana e dei pronunciamenti del ministro Sacconi e del cardinal Poletto, d’esser mossi dal “livore”. Ci ho pensato, e non mi riconosco affatto in questo pessimo risentimento. Né in genere, né in particolare. Apprezzai convintamente il cardinal Poletto quando disse cose che mi sembrarono, oltre che giuste, coraggiose. Dissento da lui in questa. Non provo livore verso i credenti e la chiesa, i suoi uomini e le sue donne. Nemmeno verso di lei, che pure impiega parole molto spinte. Provo a illustrarle una differenza incisiva fra noi due, se non mi sbaglio. Se io incorressi in una condizione come quella di Eluana e di tante altre persone, vorrei con tutto me stesso essere esentato, ed esentare le persone che amo, dall’alimentazione forzata. Questa mia rigorosa convinzione non mi potrebbe mai indurre a esigere e neanche a suggerire un desiderio e una scelta analoga a chicchessia. Per esempio a lei, se dovesse un giorno trovarsi in quella condizione. Invece lei, se non ho capito male, non si accontenta di difendere una scelta opposta per sé e per chiunque la condivida, ma vorrebbe estenderla a me. Per questo dissento da lei, e anzi ho un po’ paura. Non livore: un po’ di paura.

Conseguenze

Da quando ho letto questa cosa che ha scritto Akille ogni volta che scrivo “ehehe” al computer ho il riflesso condizionatissimo di dover ridere, così accenno un sorriso e poi mi guardo intorno circospetto.

Ihihih

Altro che guerra a Gaza: era questa la soluzione per far passare la voglia di costruire missili all’ala militare di Hamas.

Bum

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Chiese cowboy

Mi immagino la pubblicità: se la vostra chiesa non è abbastanza “cowboy”, potete andare in Texas lì sì che vi sentirete a proprio agio pregando con i vostri speroni.

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