Certezza della pena

26 August 2009, 18:00 | Alta politica | Commenti: 18

Ma che è una notizia? Già mi fanno storcere il naso le risse sugli sconti di pena per buona condotta: fanno parte della legge (che, ricordiamo, non è punitiva). Ma in questo caso, davvero, dov’è la notizia oggi? Gianni Guido avrebbe finito di scontare la sua pena ventennale il 26 agosto 2009, cioè oggi. Lo si sapeva ieri, lo si sapeva l’altro ieri, lo si sapeva il giorno prima: ora che è arrivato il giorno previsto per la fine della pena, quale sarebbe questo ulteriore motivo di scandalo?


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Comments

18 Responses to “Certezza della pena”

  1. me stesso medesimo on August 27th, 2009 12:49 pm

    Che poi secondo me anche la storia dell’ergastolo andrebbe rivista. Il carcere dovrebbe prima di tutto riabilitare, non punire.

    Scusate l’off

  2. Carlo on August 27th, 2009 3:19 pm

    se veramente riuscite a parlare di riabilitazione, di sconti di pena previsti dalla legge etc parlando di una bestia schifosa come questa voi avete un problema.

  3. Giovanni Fontana on August 27th, 2009 3:29 pm

    me stesso medesimo scrive::

    l carcere dovrebbe prima di tutto riabilitare, non punire.

    Sì, il carcere nei paesi civili – compresi l’Italia – non “punisce” mai. La pena è cautelativa, deterrente e riabilitativa. Mai punitiva.

    Carlo scrive::

    se veramente riuscite a parlare di riabilitazione, di sconti di pena previsti dalla legge etc parlando di una bestia schifosa come questa voi avete un problema.

    Quale?

  4. Carlo on August 28th, 2009 8:44 am

    Direi capire il concetto di giustizia…ma potrebbe anche starci il senso di umana empatia per una ragazza che è stata violentata e seviziata da una bestia.
    Saro all’antica ma secondo me chi fa del male a una donna andrebbe appeso per i coglioni.

  5. Giovanni Fontana on August 28th, 2009 1:26 pm

    Saro all’antica ma secondo me chi fa del male a una donna andrebbe appeso per i coglioni

    Perché la vittima, o la società, ne abbia quale sinistro giovamento?

  6. me stesso medesimo on August 28th, 2009 1:57 pm

    @ Carlo:

    Come memento?

  7. Carlo on August 28th, 2009 3:29 pm

    Sai ne stavo a discutere con un amico e convenivamo che il nostro problema nell’integrarci nella società italiana è che quando eravamo bimbi mentre i nostri coetanei andavano a calcio noi praticavamo il Judo.
    La stragrande maggioranza della popolazione italiana fatta di calciatori interiorizza fin da bambini l’idea che se sbagli, se commetti fallo beh : “mavvabbeh, ma non vuol dire cioè, ma è un bambino, ma non l’ha fatto apposta”. Ne esce questa massa di buonisti scassaminchia, che ” la riduzione di pena è previsto dalla legge, il carcere è per riabbilitare, è pentito, bisogna pperdonare”

    Il judo ti insegna invece tre cose:

    1) Se vuoi raggiungere un certo livello di abilità devi passare attraverso ore di fatica, allenamento,dolore e sudore (niente a che vedere con l’allenamento di un calciatore ha più a che fare con gli esercizi di un monaco ti ripulisce da ogni malintesa debolezza emotiva, ti rende puro e terso come una spada).

    2)Sei tu all’inizio del combattimento a decidere quanto violento sarà uno scontro per una specie di accordo tacito con l’avversario. Puoi scegliere ma non puoi tornare indietro. Il libero arbitrio è un fatto.

    3) Se sbagli paghi. Se ti sei mosso troppo presto o troppo tardi, se non hai fatto attenzione, se non sei pronto pagherai con una forma di dolore difficilmente spiegabile a un profano, in pratica i tuoi organi interni ti segnalano che hanno deciso di andarsi a fare un giro e cercano di uscire(se non hai mai subito un ippon tu non sai cosa è il dolore).

    Un judoka sa che ogni azione inappropriata implica un prezzo e che quel prezzo deve essere pagato. E’ cosi, non implica nemmeno rabbia o passione, è cosi, punto. Hai stuprato e seviziato una donna? beh nella mia Dojo il mio maestro (una bravissima persona) ti avrebbe spezzato ogni articolazione del corpo cominciando dalle caviglie per finire con le cervicali. Perché questa è la necessaria conseguenza del tuo gesto. Non è nemmeno una questione di vendetta, o giustizia, tanto varrebbe ti stupissi di esserti ustionato per aver preso in mano un carbone ardente.
    Quando dici ma “la riduzione della pena… ma la società…” stai dicendo “sippero è andato sulla palla, eppero se guardi bene non era un fallo cattivo, è ggiovane, è nervoso”.
    No, stronzate.

    Hai sbagliato, paghi.
    Quell’uomo avrebbe dovuto essere ucciso.

  8. Lorenzo Panichi on August 28th, 2009 5:06 pm

    Carlo scrive::

    ogni azione inappropriata implica un prezzo e che quel prezzo deve essere pagato. E’ cosi, non implica nemmeno rabbia o passione.

    appunto, prezzo pagato, tu ci metti rabbia e passione.
    sipperò è andato sulla palla nel caso le regole non fossero rispettate.

  9. v on August 29th, 2009 3:24 am

    sarò banalissima ma la pena di morte è uno dei metri con cui si misura, non tanto la civiltà, quanto la dignità di un paese.
    uccidere sistematicamente, meccanicamente, come atto dovuto, istituzionalizzato, supera la barbarie dell’assassinio per divertimento, crudeltà o quel che sia. in niente è differente dallo sterminio nazista. un governo può e deve punire, ma mai diventare omicida. capisco perfettamente la vendetta, la voglia di uccidere dei parenti, ma innalzare questa emozione a legge significa perdere ogni imparzialità e consegnare lo stato all’odio casuale e istintivo.

    detto questo, secondo me le proteste non vertono tanto sul fatto che uno stupratore è uscito in libertà, quanto sul senso effettivo della sua pena, visto che si parla di uno che è evaso dal carcere due volte rifacendosi pure una vita per un breve periodo, quindi insomma sti 30 anni di carcere effettivi non mi sembrano tali, nè mi pare che la rieducazione ci sia effettivamente stata.
    diciamo che Izzo, uscito di carcere malgrado l’ergastolo, che va a far fuori altre due persone può dar dubbi su quanto si controlli e ci si assicuri effettivamente che la rieducazione c’è stata.
    in sintesi: la giustizia non deve di certo uccidere. deve far scontare le colpe (lo preferisco al termine punire) e poi rieducare, ma il fatto è appunto Rieducare per Davvero.

  10. Giovanni Fontana on August 29th, 2009 8:43 pm

    Carlo scrive::

    Sai ne stavo a discutere con un amico e convenivamo che il nostro problema nell’integrarci nella società italiana è che quando eravamo bimbi mentre i nostri coetanei andavano a calcio noi praticavamo il Judo.

    Appena ho una connessione decente ti rispondo approfonditamente: qui solo per dirti che ho fatto quattro anni di judo.

  11. Giovanni Fontana on August 31st, 2009 4:56 pm

    Caro Carlo, calcio e Judo – dal quale ho tratto insegnamenti meno legalitarî – a parte, trovo un problema nell’intero impianto della tua risposta. Tu sovrapponi al pensiero altrui una caricatura che è quella di una piccola parte, minima parte, di chi pensa che la pena non debba essere punitiva.
    Io sono un responsabilista, forse sono la persona più responsabilista che conosca – senza farne un vanto, è una considerazione descrittiva – per esempio leggi questo.
    Non ho neanche un’altissima opinione del perdono – dispositivo intorno al quale, mi pare, si concentrano i tuoi strali – inteso in senso cristiano, tantopiù che considero la vittima di un crimine titolata quanto e meno degli altri a valutare il crimine di una persona.

    Non c’è nessuna ragione al mondo per cui la pena debba essere punitiva: a meno che tu non abbia un approccio teistico (di più: non tutti gli approcci teistici – come non lo è la gran parte del Cristianesimo oggi – sono punitivi). Al di fuori di Dio, e quindi di una morale da accettare o da rifiutare, e di una coscienza extracorporea situata chissà dove non c’è nessuna ragione perché la pena di un crimine sia punitiva. Visto che esso è determinato dalla società, e dalla genetica: entrambe cose su cui non c’è nulla da sentenziare. Tu puoi considerare qualche individuo da punire soltanto se credi nell’”anima”, istituzione smentita da tutte le ripetute e successive scoperte scientifiche, ed espertimenti.
    Altrimenti scegli che rubare debba avere una pena per tre ragioni, nessuna delle quali punitive: per conservare la società da altri furti di quell’individuo, per fare sì che altri non rubino, e per rieducare la persona a non rubare. Tutte e tre le cose sono valide – e non a caso sono il fulcro dei sistemi penali di tutti i paesi civili – l’ultima è la più nobile, e non c’è alcuno spazio per la punizione.

    P.s. Se il tuo maestro spezza, deliberatamente, un braccio a un suo allievo non è una “brava persona” – con la tua stessa perentorietà – punto.

  12. Pablo Moroe on September 1st, 2009 5:49 am

    Credo che tutto lo “scandalo” provocato dai media si possa ricondurre a questo:
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/04_Aprile/30/izzo.shtml
    Izzo, nell’aprile 2005, fu messo in libertà vigilata e reiterò il reato commesso 30 anni prima.
    Ma la giustizia, come sottolinea Giovanni, ha fatto il suo corso. Ha condannato Gianni Guido e gli ha imposto di scontare la pena prestabilita.
    A differenza di Izzo, Guido è uscito perché la pena l’ha scontata interamente.
    Se il carcere non ha riabilitato questo criminale, allora c’è da chiedersi se il nostro sistema carcerario funziona oppure no.
    Certo è che, IMHO, ai 3 del Circeo andava dato l’ergastolo.
    In questo caso, però, la giustizia ha fatto il suo corso.

    (“Tu non vieni. Non importa sai, c’avevo judo” [cit.])

  13. angia on September 1st, 2009 12:01 pm

    Pablo Moroe scrive::

    Certo è che, IMHO, ai 3 del Circeo andava dato l’ergastolo.

    Giusto.

  14. Giovanni Fontana on September 2nd, 2009 10:45 pm

    Pablo, secondo me c’è una contraddizione fra il dire che

    Se il carcere non ha riabilitato questo criminale, allora c’è da chiedersi se il nostro sistema carcerario funziona oppure no.

    e dire che avrebbero dovuto dar loro l’ergastolo.
    L’ergastolo viene dato a coloro che sono considerati, appunto, non-riabilitabili.

  15. IANNIELLO CLEMENTINA on December 12th, 2009 11:53 am

    MI FA VERAMENTE SCHIFO CHI DIFENDE QUEI PORCI ,PARASSITI E MEFISTOFELICI.COME I MOSTRI DEL CIRCEO ,PERCHE’ SONO SOLO ESSERI ASSATANATI,AUGURO A CHI DIFENDE QUESTI PORCI ,DI AVERCI A CHE FARE NEL PIU’ BREVE TEMPO POSSIBILE,E QUANDO GLI SARA’ AMMAZZATA UNA MOGLIE UNA FIGLIA O VILOENTATO UN BAMBINO LI ASPETTO SU QUESTO BLOG E VORREI TANTO SENTIRLI PARLARE DI RIABILITAZIONE,ABBIATE IL CORAGGIO DI DIRE CHE CHI SBAGLIA DEVE PAGARE E DOVREBBE PAGARE CON LA VITA ALTRO CHE RIABILITAZIONE,NON SI RIABILITA UN DEMONIO,PERCHE’ CHI UCCIDE HA VENDUTO LA SUA ANIMA AL DIAVOLO,IO NON CI STO A DAR DA MANGIARE CON LE MIE SUDATE TASSE AGLI ASSASSINI,ANDASSERO A SPACCARE LE PIETRE ,ANZI PENSO CHE CON UNA CORDA INSAPONATA SI RISOLVEREBBE A MONTE IL PROBLEMA,PRIMA DI DIRE STRONZATE,PENSATE A QUANTO VI COSTEREBBE VEDERE LA PERSONA A VOI PIU’ CARA,MASSACRATA DA UNO DI QUESTI VOSTRI CARI AMICI DA RIABILITARE

  16. Giovanni Fontana on December 12th, 2009 7:48 pm

    IANNIELLO CLEMENTINA scrive::

    AUGURO A CHI DIFENDE QUESTI PORCI ,DI AVERCI [...] AMMAZZATA UNA MOGLIE UNA FIGLIA O VILOENTATO UN BAMBINO

    Con lo stesso criterio augureresti l’impiccagione anche a te stessa – con la corda insaponata – per le mostruosità che hai scritto.
    Io non te lo auguro.

  17. clementina ianniello on December 22nd, 2009 3:00 pm

    @ Giovanni Fontana:
    se io avessi tolto la vita a qualcuno ,sta tranquillo che non avrei aspettato che la corda me la mettessero gli altri al collo ,lo avrei fatto da sola,ma purtroppo sono proprio le persone come te che sono corresponsabili di quanto succede,perche’ certi crimini non vanno proprio ne scusati,ne’tollerati,e’ evidente che a te nella vita non ti hanno massacrato nessuno,buon per te,ma almeno abbi rispetto per chi vive nel dolore.

  18. Giovanni Fontana on December 30th, 2009 2:22 pm

    clementina ianniello scrive::

    e’ evidente che a te nella vita non ti hanno massacrato nessuno,buon per te,ma almeno abbi rispetto per chi vive nel dolore

    Mi sono domandato se avesse senso rispondere, oppure no. Ci ho pensato, e ho pensato di sì: il fatto che tu abbia subito un lutto grave, come quello di tua figlia, non ti intitola più degli altri a dare alcun parere.
    Anzi, lo squilibrio emotivo che palesano le bestialità che hai scritto – l’augurio di avere madri o sorelle violentate – dimostra come chi ha subito un lutto non ha la serenità di esprimere un giudizio sensato.
    Ho compassione per te, ma non al livello di odiare del tuo odio.

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