Credere in qualcosa

13 May 2011, 1:05 | Gruppo misto | Commenti: 6

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Siamo una generazione di figli di cattocomunisti. Mia madre è stata catto-comunista-comunista, e ora – con l’età – è diventata catto-catto-comunista. La mamma di un amico (che desidera rimanere anonimo per tutelare il proprio buon nome), invece, è diventata new age. Tipo così. L’altro ieri mi ha raccontato:

La gente in cantina ha gli scatoloni con scritto “piatti ceramica”, oppure “bicchieri verdi regalo zia Giovanna”, no?
Ecco, mia madre ne ha solo due con scritto il contenuto: “sciamanesimo celtico” e “vita universale”.

UPDATE – Il mio anonimo amico ci tiene a precisare: Rimango anonimo per non mandare karma negativo e pensieri che distorcono l’aura del reiki.

– Commenti:



6 Commenti presenti su “Credere in qualcosa” – Feed

  1. Giordano – 13 May 2011, 10:16 (n° 1)

    Bah..sulla nostra generazione non generalizzerei..io tutti questi catto-comunisti in giro non li vedo. Vedo catto-fascisti, catto-cattolici, catto-“franciaospagnapurchèsemagna”.
    I comunisti (quelli veri, ammesso che in Italia ci siano mai stati) ormai esistono solo nella testa di Berlusconi. Le persone di sinistra (che, sorprendentemente per qualcuno, possono anche non essere comuniste!) sono una minoranza con poca voce. I non-catto (o a-catto-ni) non esistono. Sono una tale minoranza della popolazione da non meritare nemmeno una rappresentanza democratica (e comunque essendo in democrazia, la maggioranza li metterebbe democraticamente al rogo)[Attenzione: ironia].
    Poi dice che uno si butta sul new-age….

  2. Valerio – 13 May 2011, 11:36 (n° 2)

    @ Giordano:

    Concedimi un ragionamento che attui una distinzione. Il punto secondo me è distinguere il fatto di essere “catto” perché cattolici da coloro i quali semplicemente accettano il retaggio della generazione ancora precedente con annessi e connessi. Che la nostra cultura abbia una radicata componente cattolica è vero, ma seguire i valori estrapolati dalla morale cattolica è diverso da essere cattolici. Un laico che di domenica interrompe la dieta per regalarsi qualche caloria di troppo non santifica le feste, ma semplicemente segue (senza ragionarci troppo) l’idea che la Domenica sia un momento di riposo.

    Messa così, conosco davvero pochi “catto” (per non parlare dei catto-comunisti di cui non saprei proprio chi tirare in ballo), ma molti laici che vivono in un paese dalle radici cattoliche.

  3. Giordano – 13 May 2011, 14:52 (n° 3)

    @ Valerio:

    Credo che tu abbia espresso con parole diverse quello che ho provato a dire (forse non riuscendoci) nel mio primo commento. Io sono ateo ma di “catto”, nei comportamenti, ne vedo molto pochi in giro. Alcuni credenti la pensano praticamente al mio stesso modo su tutto (chiesa, fecondazione) ma loro si dichiarano cattolici e io no…

    Rimane da capire se questa ostentazione del prefisso catto- , a cui è abbarbicata tutta la nostra politica, abbia ancora il potere di spostare dei voti.
    Mi spiego: mettere il prefisso catto- davanti a comunisti (per restare nell’esempio) mi pare un modo di strizzare l’occhio a chi potrebbe benissimo votarti perchè condivide le tue idee ma senza quel “sigillo” non lo farebbe, perché troppo spaventato dall’allontanamento delle sue radici. È un modo per “ammorbidire” il concetto.
    Non si capisce più il modo in cui alcuni politici valutano l’importanza di dichiararsi cattolici: perché si pensa che l’elettore voterebbe più volentieri un politico contrario alla fecondazione assistita in quanto cattolico (per esempio) dato che l’elettore stesso, nella maggioranza dei casi, si dichiara cattolico ma è favorevole?

    Non so esattamente cosa c’entri tutto questo col post ma in effetti neanche il post è molto chiaro…

  4. Max – 13 May 2011, 15:18 (n° 4)

    il prefisso “catto-” mi pare si riferisse non al suo significato denotativo, ma a quello connotativo: in quello il 90% degli Italiani, atei o non, sono catto…one way or another

    si pensi a quanto siano intrisi nella societa e nel tessuto politico paternalismo, egualitarismo, communalismo, il “buonismo”, l’ossessione con il perdono, e con esso la deresponsabilizzazione, la fascination con il Nanny State e il desiderio di devolvere ad autorita la soluzione di ogni problema esistente….

    anche chi si professa di centrodestra (che poi populista sarebbe una definizione migliore), se li prendi in disparte, uno per uno, nessuno si dimostra dispobile nei fatti a rinunciare ai propri privilegi e nicchie del nanny state.

    semplicemente, liberalismo, individualismo, il fair play, lo spirito pionieristico, di chi si fa da solo non sono caratteri che favoriscono la sopravvivenza tra gli abitanti della penisola…se li hai davvero sviluppati o vuoi coltivarli…emigri!

    avendo una storia millenaria da sudditi, prima dell’imperatore, poi di re e papi, stranieri e nostrani, poi di re, quindi di duci per finire con 50 anni di democrazia cristiana e 16 di populismo berlusconista che altro c’e’ da aspettarsi?

    niente, il paternalismo cattolico regna sovrano….amen

  5. Valerio – 13 May 2011, 15:41 (n° 5)

    @ Giordano:

    Scusami, non avevo colto. Mea culpa!

    Comunque, rispondendo anche a Max, non lo considererei un aspetto necessariamente negativo. Ovvero, mi spiego meglio. I valori di una società cambiano (e ci mancherebbe altro!), ma con lentezza. Seguono un processo di permeazione pigrissimo, che però è esso stesso una garanzia. Mi spiego meglio (ci provo, almeno): un cambiamento repentino dei valori non potrebbe dare sicurezza che il nuovo status effettivamente non sia controproducente. Per evitare di trovarci con un sacco di nuovi principi non testati a scombussolare la società, è necessario che passino diverse fasi prima di arrivare al cuore della nostra cultura. Deve essere accettato intellettualmente, discusso, diventare un’abitudine di comportamento (anche forzando un pochettino la mano), fino diviene qualcosa di meccanico ed infine un valore.
    Concordo tuttavia con il fatto che in Italia l’influenza del Vaticano rallenti questo processo fino all’inverosimile. Tuttavia il problema dal mio punto di vista è della classe politica che si è appoggiata alla forza (peraltro decadente) della Curia proprio per far leva sulla spiritualità della popolazione piuttosto che proporre un’alternativa e così svecchiare la nostra cultura. Da qui, secondo me, la nascita dell’ossimoro catto-comunista.
    Ciò non toglie che, anche se lentamente, stiamo cambiando. Le nuove generazioni sono sempre meno “catto” (e ormai, quasi per niente “comunista”).

  6. Rafiq – 29 August 2014, 02:38 (n° 6)

    gia ali mia fora o ellinikos laos tha kani xrei potioiklu.auto pou den mporo na katalavo ine oti ne, tous exoume psifisi na ine mesa stin vouli adinatontas na ipiretisoun to sintagma gia ton A,Β,logo. imarton o ellinikos laos den mpori alo na plironi auto to eksofeniko miniatiko pou exoun psifisi apo moni tous oi politikoi, agnoontas tous nomous tou sintagmatos gia tis pliromes tous.pote tha ksipnisoume na tous kinigisoume, afou exoun rizosi mesa stin vouli ke den len na figoun me tipota.ke ekloges pou kaname ke pou den tous psifisame, autoi paramenoun stin vouli dia magias ke na tous exi psifisi o kosmos na ipostirizoun.sikothite na tous paroume me tis petres apo monitous ke me diadilosis den feugoun.GIA TO KALO MAS

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