Libertà

23 August 2010, 14:44 | Gruppo misto | Commenti: 17

interesse 4 su 5

La fila all’apertura del primo McDonald’s in Unione Sovietica:

Il Post

– Commenti:



17 Commenti presenti su “Libertà” – Feed

  1. Ugo – 23 August 2010, 16:53 (n° 1)

    Il giorno in cui apriranno un KFC qui in Italia (fuori da una base americana) farò lo stesso.

  2. Giovanni Fontana – 23 August 2010, 16:54 (n° 2)

    @ Ugo:
    Ho detto esattamente la stessa cosa quando l’ho visto.

  3. Shylock – 23 August 2010, 18:50 (n° 3)

    Della serie: il colesterolo rende liberi?

  4. gloria dressel – 23 August 2010, 20:39 (n° 4)

    incredibile !!! questa fila è impressionante e molto interessante à vedere…. tutto questo per un hamburger e delle patatine !!!

  5. fabchi – 23 August 2010, 21:14 (n° 5)

    a me stupisce vedere gente avanti con gli anni in coda.

  6. Rosaro – 24 August 2010, 02:28 (n° 6)

    Giova’, io ti voglio tanto bene e ti leggo veramente con piacere, ma porca miseria. Libertà?
    Mangiare le fetenzie di McDonald è segno di Libertà?
    Non voglio fare certo il vetero radical chic mi si nota di più se rimpiango l’URSS, ma dai.

    Questa non è Libertà. Questo è ESATTAMENTE il lato più marcio della cultura occidentale e ahimé predominante. “come la volete la torta? Così ve la faccio” come diceva il pasticciere salernitano a cui mio padre chiedeva la ricetta della torta mimosa.
    Non dico la pianificazione, ma arrendersi agli istinti no, dai.

  7. angia – 24 August 2010, 07:40 (n° 7)

    Se si intende dire che per i russi andare da McDonald era un po’ come dire: “vogliamo anche qui il libero mercato, vogliamo vivere come gli americani perché pensiamo sia meglio che vivere sotto dittatura”, allora il discorso regge.
    In fondo anche noi italiani abbiamo “fatto gli americani”, tanto per citare Carosone e il grande Alberto Sordi.
    Mio padre mi raccontava la gioia della gente che aspettava le camionette dei soldati americani i quali lanciavano latte in polvere e cioccolata, anche quello aveva il sapore della libertà…
    Che poi da McDonald si mangi fetenzie, questo lo dico anch’io,,,la cucina mediterranea per sempre!
    ;-)

  8. Giovanni Fontana – 24 August 2010, 08:44 (n° 8)

    Rosaro scrive::

    Mangiare le fetenzie di McDonald è segno di Libertà?

    Sì, esattamente. È segno della libertà di chi, fino a quel momento, non aveva potuto scegliere di mangiare quello che voleva.

    Quella fila che dura, e dura ancora, e dura ancora ancora, e dura ancora ancora ancora, è commovente. Vale più di mille discorsi sul fatto che il McDonald’s non possa piacere, che siamo condizionati dalla pubblicità a mangiarlo, etc.

    C’è un dato evidente: non sono gli altri a dover stabilire cosa è buono o cattivo, che era esattamente l’idea dell’Unione Sovietica. Quello che per te è il lato marcio, per qualcun altro può essere un pasto squisito: è questa la libertà.

    Dopodiché a me non interessa nulla di conservare le tradizioni culinarie se queste non piacciono alla gente. Se domani in Veneto la gente comincerà ad apprezzare molto più il cus cus che la polenta è giustissimo e sacrosanto che producano il cus cus anziché la polenta.

  9. Camilla – 3 September 2010, 16:40 (n° 9)

    @ Giovanni Fontana:
    Il problema è che l’unica libertà che hanno i Russi ora, finita la dittatura comunista ed iniziata la paradittatura populista, è quella di andare da MacDonald; se hanno i soldi, e non li hanno tutti. Quindi ha ragione Rosaro: si sono presi il peggio del mondo occidentale. Come i Cinesi: la forma, e zero della sostanza.

  10. Max – 3 September 2010, 20:05 (n° 10)

    i cinesi sono decisamente messi peggio. la liberta politica non e’ ne’ formale ne’ di sostanza, mentre la liberta’ economica esiste, con tutti i caveats di un sistema dove il partito e’ la parte piu alta del cielo e la rule of law ben di sotto, come mi ricorda la mia corrispondente da Beijng…

    che poi macdonald sia il peggio dell’occidente mi pare una esagerazione….perche?

  11. Camilla – 3 September 2010, 20:58 (n° 11)

    @ Max:
    Non MacDonald’s in sè (anche se ci sarebbe molto da dire su come ottiene la carne che ci dà, ma dovrei leggere i libri e non solo i riassunti sui giornali per essere in grado di spiegarlo) ma il consumismo, l’idea che il benessere è dato dalla varietà di cose che ti puoi comprare. Lo trovo molto superficiale e anche dannoso, sia a livello ambientale (accumuli accumuli e crei schifezze che ricadranno sulle nuove generazioni) sia a livello mentale perché ti riempie di illusioni.

  12. angia – 3 September 2010, 21:25 (n° 12)

    @ Camilla:

    bah, sai, io non credo che mangiare un panino da McDonald’s sia dannoso per l’ambiente più di quanto lo sia, ad esempio, usare tutti i giorni l’auto per andare a lavorare..
    che ci sia un problema “risorse” e sfruttamento delle stesse, ci può stare; il mediterraneo non è più pescoso come un tempo, e si sta cercando di incrementare l’allevamento di pesce (i pesci d’allevamento non hanno lo stesso sapore, ma la domanda è in crescita e i mercati si adeguano).
    non amo mangiare carne, ma adoro il pesce.
    non per questo dico che mangiare carne allevata in batteria, in condizioni magari poco dignitose per gli animali, sia un peccato mortale.
    so come muore un pesce appena pescato, l’ho visto tante volte.
    non credo soffra meno di una mucca.
    però l’inquinamento provocato dagli escrementi degli animali è un problema serio (in Emilia Romagna si stanno cercando soluzioni per gli allevamenti dei suini, alcuni utilizzano gli escrementi per creare energia..).
    il consumismo siamo noi.
    nessuno ci costringe a cambiare auto ogni due anni, né a comprare l’ultimo modello di telefonino.
    il mio è quasi da pensione, ma ho deciso che finché funziona lo tengo.

  13. Max – 4 September 2010, 00:29 (n° 13)

    l’hamburger di MacDonald e’ il piu ecologico che ci sia! ;-)
    di carne c’e’ solo l’odore, il resto sono cascami cartilaginei e grasso di recupero! recycled meet stuff eh eh eh

  14. Max – 4 September 2010, 00:36 (n° 14)

    sul consumismo.
    il consumismo e’ essenziale! e nessuno ancora ha inventato un modo di produzione diverso che permetta benessere diffuso.

    se non consumi, l’inventario cresce, la produzione cala, i lavoratori vengono licenziati. a loro volta poi consumano meno, perdono la casa, a quel punto il quartiere va in malora, criminalita’ cresce etc. un ciclo vizioso.

    a chi giova non consumare?

    al massimo uno puo argomentare per un maggiore riciclaggio, una maggiore conservazione energetica, nuove tecnologie di produzione etc.

    ma allora argomenti a favore di macdonald…l’efficienza di produzione ed le economie di scala di una catena del genere sono sicuramente superiori, e quindi portano ad un miglior sfruttamento delle risorse limitate. paradossalmente.

    possiamo discutere sulla qualita del sapore al amssimo ;-)

  15. angia – 4 September 2010, 08:00 (n° 15)

    Max scrive::

    di carne c’e’ solo l’odore,

    ahahah, lo immaginavo.

    Max scrive::

    possiamo discutere sulla qualita del sapore al amssimo ;-)

    bleah!

    Max scrive::

    al massimo uno puo argomentare per un maggiore riciclaggio, una maggiore conservazione energetica, nuove tecnologie di produzione etc.

    si può anche dire che se tutto il mondo mangiasse come e quanto si mangia in Occidente forse le risorse del pianeta non sarebbero sufficienti?
    forse farebbe bene sia al pianeta che alla nostra salute consumare meno carne, non dico diventare tutti vegetariani ché ognuno è libero di nutrirsi come vuole.
    in Italia ci sono iniziative (poche, purtroppo) che incentivano la gente a comprare prodotti “a chilometro zero”, ovvero cibo prodotto nella zona, che non arriva da altre regioni o altri Paesi, dunque a impatto zero sull’ambiente.
    mi sembra una cosa saggia e fattibile.

    Max scrive::

    sul consumismo.
    il consumismo e’ essenziale!

    okay, siamo d’accordo, consumare aiuta a far crescere l’economia, non ci piove.
    ma forse Camilla voleva dire che tanta gente si indebita fino al collo per comprare e comprare cose che magari non sono generi di prima necessità, in Italia succede, c’è gente che vive col fiato sul collo delle rate da pagare, non so negli States..
    fare shopping è diventata una specie di panacea di tutti i mali (c’è qualcosa di infantile nell’appagamento che si prova nell’acquistare un oggetto desiderato: io l’altro ieri ero contentissima per le mie scarpette nuove – un vero affare, solo 25 euro, di ottima marca e fattura, comprate al mercatino -) e nei grandi iper quando ci sono le offerte vedi gente che si piazza lì alle cinque di mattina per comprare l’ultimo modello del televisore x a prezzo scontato, e succede a volte che si menano per problemi di “precedenza”, bàh.
    (io farei a botte solo per accaparrarmi una cena con Steve MacQueen, ma questo non sarà mai possibile, ahimé ;D).
    oppure si riempiono i carrelli di bottiglie su bottiglie di acqua in offerta, manco stesse per scoppiare un’epidemia di colera e si dovesse stare tutti in quarantena…
    sarebbe meglio bere l’acqua del rubinetto, è più sicura perché più controllata ed è a impatto ambientale zero.
    almeno nei posti dove l’acqua è potabile.
    l’acqua di Bologna, ad es., è ottima, ma nei supermercati l’acqua va a ruba.
    potenza della pubblicità….

  16. Max – 6 September 2010, 05:08 (n° 16)

    ma non so.

    qui avevamo saving rates del ~1% e disoccupazione a ~4.5% or abbiamo saving rates al 9% e disoccupazione al 10%,….oggi la crisi e’ soprattutto di domanda *anche se un “freshwater economist” ti dira diversamente…). that’s just the way it is. non so dove sia l’ottimo ma essere tutti spaventati e non consumare non mi pare una soluzione.

    stessa cosa per le risorse. non posso decidere io che un miliardo e mezzo di cinesi ed uno di indiani devono continuare ad essere sottonutriti.

    diciamo che credo in incentivi e disincentivi di mercato e sono ottimista in generale. il che vuol dire che credo ci si adattera’ a nuovi scenari come si e’ sempre fatto.
    per le risorse: vorra dire che i prezzi cresceranno, che nuove tecnologie entreranno on line etc. insomma sara un mondo diverso ma non la fine del mondo.

    mentre non credo a grandi fratelli che decidano per noi cosa sia giusto o meno consumare o cosa sia di prima necessita o voluttuario. immagino che ognuno sia il miglior gestore delle proprie risorse personali, e credo nella responsabilizzazione personale. se sbagli paghi, se sprechi troppo vai in fallimento. anche per la pubblicita’, il potere e’ nostro. basta spegnere la TV e leggere un libro o giocare con il figlio.

    per dire, io non compro l’acqua in bottiglia, perche non ho nessun incentivo a farlo: l’acqua del rubinetto di boston e’ ottima, perche sprecare soldi? non cosi quando ritorno in Italia quelle poche volte, perche’ e’ imbevibile, so di terra e cloro…(paesino nella provincia di Ravenna).

    la carne: ne consumero si e no 10 kg all’anno. costa (anche se meno di quello che costerebbe senza gli incentivi federali ai feed grains! ecco una distorsione del mercato), troppo colesterolo fa male (disindentivo sanitario) etc…

    i combustibili: quando il petrolio ando a 150 dollari al barile, SUV sales andarono giu’ e mass transit, biking, compacts e hybrids andarono su.

    insomma, rispondiamo ai prezzi in modo piu o meno elastico.

    now, public policy puo’ cambiare i prezzi, cambiando incentivi. ci puo essere un dibattito su quel punto. ma che sia un dibattito basato su good science non emotivita’. anche se in generale rimango sospettoso e dubbioso quando una burocrazia viene incaricata di distorcere un mercato in un senso o un altro percha la distorsione tende a diventare permenente.

    per esempio, gli aiuti federali indiretti alla produzione iniziati negli anni 30 ha fatto si che un hamburger oggi costi quasi nulla, ed ha sicuramente tolto dalla malnutrizione intere fascie della popolazione, ma cio ancora persiste in forme a volte perverse ed ha portato a sovraproduzioni, protezionismo, forti impatti ambientali.

  17. angia – 6 September 2010, 13:52 (n° 17)

    Max scrive::

    ma essere tutti spaventati e non consumare non mi pare una soluzione

    è che spesso si consuma senza criterio, senza alcuna reale utilità del bene acquistato (come dicevo, se la mia auto comprata 4 anni fa va ancora che è una meraviglia, perché cambiarla? mi sembra superfluo, magari uso i soldi per acquistare cose che mi sono più necessarie: consumo lo stesso, ma in modo più “intelligente”).

    Max scrive::

    stessa cosa per le risorse. non posso decidere io che un miliardo e mezzo di cinesi ed uno di indiani devono continuare ad essere sottonutriti.

    anch’io auspico che tutti nel mondo possano mangiare quel che è necessario per vivere in buona salute.
    personalmente consumo pochissima carne, anche se non mi piace riconosco che il mio corpo ogni tanto ha bisogno di ferro, dovrei mangiare chili di lenticchie e spinaci per immetterne nel mio organismo quanto ne occorre, e mi rendo conto che è più semplice mangiare qualche polpetta ogni tanto…aggiungendo tanto limone per mascherarne il saporaccio. :D
    il sapore e l’odore della carne mi fanno un po’ senso, io chiamo scherzosamente la gente che mangia carne tutti i santi giorni “cannibali”.
    sarà che da piccola mangiavo sempre pesce..
    però ora come ora inorridirei a vedere un granchio di mare buttato vivo nell’acqua bollente, ma quanti ne ho mangiati, e quanto erano buoni…
    ma questo è un discorso che c’entra poco, scusa la divagazione :-)

    Max scrive::

    anche per la pubblicita’, il potere e’ nostro. basta spegnere la TV e leggere un libro o giocare con il figlio.

    sai, credo che i pubblicitari abbiano ben presente che al mondo sono più quelli che si lasciano convincere dagli spot che quelli che, guardato lo spot, comprano quello che vogliono in modo autonomo.
    o pensi che tutti abbiano voglia di farlo (intendo spegnere la tv, ecc.)?
    io ho i miei dubbi, non so.
    c’è di mezzo la pigrizia mentale, credo.
    e poi hai ragione quando parli di responsabilizzazione personale, ma tu vivi negli States, lì c’è una antica tradizione al riguardo, qui siamo un po’ indietro….ma vedrai che poco alla volta ci arriveremo anche noi! ;-) I hope so…

    Max scrive::

    l’acqua del rubinetto di boston e’ ottima, perche sprecare soldi? non cosi quando ritorno in Italia quelle poche volte, perche’ e’ imbevibile, so di terra e cloro…(paesino nella provincia di Ravenna).

    beh, qui è questione di gusto, di abitudine al gusto dell’acqua sicuramente più leggera di Boston…
    a Bologna è potabile, il sapore del cloro si può eliminare semplicemente lasciando i contenitori dell’acqua – caraffe o bottiglie – senza tappo (secondo me basta mezz’ora, io faccio così) dopo averli riempiti.
    mai bevuta acqua nei paesini intorno a Ravenna, ma io non sento alcun sapore di terra quando bevo (sarà che sono “terrona” e quindi..ahahah!).
    certo, ricordo con nostalgia la buonissima acqua bevuta da bambina, era tutta un’altra cosa….ma mi accontento.
    purché sia potabile…

    Max scrive::

    per esempio, gli aiuti federali indiretti alla produzione iniziati negli anni 30 ha fatto si che un hamburger oggi costi quasi nulla, ed ha sicuramente tolto dalla malnutrizione intere fascie della popolazione,

    e questo va benissimo

    Max scrive::

    ma cio ancora persiste in forme a volte perverse ed ha portato a sovraproduzioni, protezionismo, forti impatti ambientali.

    questo invece va risolto, e oggi nel mondo c’è molta più mobilitazione su questi temi.
    credo sia chiaro a tutti ormai che il mondo è davvero piccolo e che tutto ciò che accade in un continente arriva prima o poi anche negli altri, nel bene e nel male.

    Max scrive::

    now, public policy puo’ cambiare i prezzi, cambiando incentivi. ci puo essere un dibattito su quel punto. ma che sia un dibattito basato su good science non emotivita’

    giustissimo.

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