Perché sono molestie anche quelle che non sono molestie

30 October 2014, 16:35 | Moralismo noioso | Commenti: 30

3 su 5

Quando è uscito il video dei commenti ricevuti da una ragazza che va in giro a New York mi sono ripromesso di non leggere nulla nulla nulla delle reazioni online. Era ovvio che la reazione sarebbe stata disarmante, e in un modo particolarmente avvilente: divisa per sesso. Era ovvio che sarebbe arrivato qualcuno a dire «magari lo ricevessi io quel trattamento», e che quel qualcuno sarebbe stato indiscutibilmente uomo. Per me, che non sopporto il settarismo di una parte del movimento femminista, e che professo sempre le battaglie contro sessismo e maschilismo come battaglie comuni è la cosa più deprimente che si possa leggere.

Il video, raccolto in 10 ore, segue il tema di altri video. Questo, francese, che prova a raccontare un mondo al contrario. O questo, fatto al Cairo, la città al mondo dove il problema del sexual harassment è più pervasivo, dove una ragazza riceve gli stessi comportamenti in 2 minuti continuativi, senza alcun montaggio o selezione. Un altro è questo, sempre in Egitto, in cui un uomo si veste da donna e registra le reazioni ricevute. Naturalmente c’è un’enorme differenza fra ciò che succede al Cairo e ciò che succede a New York, ma il fenomeno è lo stesso. Nel primo caso è semplicemente più accettato, quindi più diffuso, e il problema è proprio questo. Il problema è esattamente la percezione che un maschio che adotta un comportamento simile ha di sé stesso, e quale pensa che sia quello che la società avrà di lui.

Una delle obiezioni al video su New York è stata che nel video si riconoscono quasi solo neri o immigrati che fanno commenti o inviti alla ragazza che cammina: è un’obiezione benintenzionata, e si capisce la volontà di prevenire il razzismo. Però qualunque ragazza che abiti in una grande città europea (come Parigi o Londra), dove ci sono immigrati di diverse generazioni e “ghetti” dove si ricreano dinamiche delle società di origine, sa quanto il fenomeno sia enormemente più diffuso in queste comunità e quanto il proprio orizzonte d’attesa debba essere diverso se si va in giro in alcuni di quei quartieri. Il motivo è semplice: più ci si avvicina a una società patriarcale e maschilista, più questi comportamenti sono diffusi. Non è bello da riconoscere, ma è un concetto fondamentale per mostrare a chi adotta o difende questi comportamenti con un “magari lo facessero a me” sia precisamente collocato nel tempo, in una società in cui nessuno vuole vivere.

L'attore in questa foto è un uomo

L'attore in questa foto è un uomo

Intendiamoci bene: non c’è nulla di male nel proporre a qualcuno di fare sesso, anche a una persona sconosciuta. In un mondo ideale questa sarebbe una proposta che si può accettare o rifiutare con serenità, come il fruttivendolo che ti offre le pesche noce in offerta. Il problema è che noi uomini non abbiamo idea, davvero non-abbiamo-idea, di quale sia la condizione psicologica in cui questo tipo di atteggiamenti costringe una donna. Non abbiamo idea, come uomini, semplicemente perché la nostra vita non include precauzioni per non essere stuprati. Ovviamente prendiamo precauzioni, che prendono anche le donne, per non subire violenze, furti, ingiustizie: ma non c’è alcun comportamento che modifichiamo su base quotidiana per prevenire una violenza sessuale (la battuta cinica è: la precauzione che prendiamo è non finire in carcere!). Tutte le donne, tutte, modificano la propria vita per non essere stuprate, adottando una serie di comportamenti sconosciuti a noi uomini: scegliere sempre strade ben illuminate, tenere sempre in mano le chiavi come potenziale arma, non parcheggiare nel garage, controllare sempre che non ci sia qualcuno sul sedile posteriore della macchina, avere una voce maschile come segreteria telefonica, non lasciare la propria bevanda incustodita, non incrociare lo sguardo con uomini, etc.

È una parte di mondo che agli uomini è completamente sconosciuta semplicemente perché non ne hanno esperienza e perché spesso le donne stesse sono imbarazzate a parlarne. Ora la domanda fondamentale: cosa c’entrano questi comportamenti – un «ehi bella, facciamo due passi?» che non è neanche una molestia, o un’insistenza su «dài, dammi il tuo numero» che comprende un breve inseguimento dopo il primo no – con la violenza sessuale? In teoria niente. In una società perfetta, comportamenti simili – che spesso sono fatti per accreditarsi agli occhi del proprio gruppo di amici – sparirebbero con una risposta ben assestata della donna, che annullerebbe istantaneamente i due incentivi che li muovono. Chi fa di questi commenti li fa perché pensa di avere un “premio” dalla parte di società che lo guarda (chi fa l’apprezzamento più osceno è “fico”), e di riaffermazione del proprio potere psicologico sull’altro: “io ho il diritto di fissarti, e dovrai essere tu ad abbozzare”.

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7 min molto divertenti di Mike Birbiglia sulla differenza fra chi fissa una bella ragazza e chi no

In pratica, invece, ogni apprezzamento per strada è una potenziale minaccia di stupro. Mi rendo conto di quanto questa frase sembri esagerata, perché è ovvio che 99 volte su 100 non lo è. Il problema è che ogni ragazza è educata a scongiurare quella piccola possibilità restante con la deferenza, con la subalternità. Ogni ragazza viene educata a non farsi notare, a tenere un profilo basso, a non rispondere mai – MAI – a un apprezzamento per strada, per la dinamica che potrebbe venire a crearsi: “sfidare” un maschio è la dinamica più rischiosa che ci sia, qualunque cosa un maschio generico possa concepire come sfidare. Viene educata a non essere “troppo” svestita, a non apparire “troppo” bella, a rendersi il più possibile anonima (non è un caso che, per mostrare il proprio punto, coloro che hanno girato il video hanno scelto una ragazza non troppo “appariscente”, né particolarmente bella, né particolarmente vestita/svestita, etc). Viene educata alla subalternità, alla prassi che quel tipo di apprezzamenti sono una red flag alla quale si può rispondere solo sottomettendosi a quella mentalità, se non si vuole rischiare. E intendiamoci: insegnare questo concetto a una ragazza non vuol dire sostenere che se indossa una minigonna e viene stuprata è colpa sua, vuol dire insegnarle che se va in giro in minigonna ci sono più possibilità che venga stuprata, e questo è tristemente vero. Nei fatti, il ragazzetto che pensa di riaffermare il proprio ruolo e potere su una ragazza fissandola o facendole un commentaccio ha ragione: sta precisamente ottenendo l’instaurarsi di quella dinamica, attraverso la minaccia della propria forza fisica.

– Commenti:



30 Commenti presenti su “Perché sono molestie anche quelle che non sono molestie” – Feed

  1. Tommaso – 30 October 2014, 16:53 (n° 1)

    Come ho scritto su twitter, secondo me manchi un po’ la complessità del problema. Se è vero, come è verissimo, che le donne molto spesso modificano il loro comportamento per paura dello stupro – ed è una paura che nessun uomo ha provato mai, ovviamente, questo dipende solo in parte dall’effettiva possibilità di essere oggetto di violenza sessuale.
    E’ noto che il numero maggiore di stupri avviene da parte di conoscenti e familiari; ed è altrettanto noto che, di contro, non è particolarmente diffuso un senso di “paura” all’interno delle relazioni casalinghe – non generalizzato come quello legato al girare per strada, per lo meno. E in questa discrasia si trova molto del problema: che è *anche* la rappresentazione di certi comportamenti come prodromi dello stupro – rappresentazione che non sempre e non necessariamente è veritiera (non solo, come giustamente noti, nel 99/100 – probabilmente più – dei casi commenti e avances non si risolveranno in uno stupro, ma moltissimi stupri non cominciano affatto con commenti e avances). Questa rappresentazione, però, siccome è molto funzionale a un sistema sbilanciato – le donne come elemento debole, diciamo – è funzionale al mantenimento di questa mancanza di bilanciamento, anche perché crea l’aspettativa di uno stupro e carica di significati di dominanza atti che, in fondo, secondo me non lo sono molto.

    Ho fatto un post contorto e non sono un esperto, ovviamente, ma spero di essermi spiegato

  2. Giovanni Fontana – 30 October 2014, 17:02 (n° 2)

    @ Tommaso:
    Commento impeccabile.

  3. Lucap – 30 October 2014, 17:04 (n° 3)

    I bianchi sembra siano stati tagliati: http://www.slate.com/blogs/xx_factor/2014/10/29/catcalling_video_hollaback_s_look_at_street_harassment_in_nyc_edited_out.html

    Ma soprattutto, in un quartiere di neri a new york, quale sarebbe di grazia la società di origine a cui fai riferimento? spesso parliamo di comunità nate e cresciute negli usa. gli italo-americani, sicuramente tra i più patriarcali e maschilisti, sono peraltro piuttosto bianchi. Ammesso che quello che dici possa essere vero per le grandi città europee, ho l’impressione che applicare quel modello qua sia complicato.

  4. Giovanni Fontana – 30 October 2014, 17:15 (n° 4)

    Lucap scrive::

    I bianchi sembra siano stati tagliati:

    Avevo letto (il commento dell’autrice è linkato sul Post). Ma questa singola istanza è del tutto irrilevante: che sia un comportamento più diffuso in certe comunità, che sono anche le più sessiste, non credo ci sia dubbio.

    Hai un’amica che vive a Parigi? Prova a chiedere a lei da chi riceve questo tipo di commenti.

    Che le comunità di immigrati, e spesso anche i ceti più bassi, siano più patriarcali, e quindi sessisti, è cosa nota, e abbiamo molti indicatori per dirlo.

  5. Lorenzo – 30 October 2014, 18:20 (n° 5)

    In realtà gli studi di vittimologia solitamente concordano sul fatto che non è l’appariscenza delle vittime ad attirare uno stupratore (lo so dovrei citare), per quanto sia invece comunemente accettato come vero il contrario e quindi ovviamente tra le precauzioni che una ragazza prende ci siano anche quella di coprirsi il più possibile o non truccarsi. Direi che c’è una certa differenza tra le dinamiche reali dello stupro e il modo in cui viene descritto sui media e ciò non aiuta neanche chi si ne deve difendere.
    Per il resto concordo pienamente col post e col commento di Tommaso.

  6. Giovanni Fontana – 30 October 2014, 18:25 (n° 6)

    @ Lorenzo:
    Se ti capita di trovare un link, anche non ora, mi interessa molto. Non so quale sia il campione, ma sono abbastanza certo che il grado di attenzione, commenti, proposte, palpeggiamenti, violenze, che riceve una ragazza – almeno in società non occidentali come l’Egitto, e forse è qui la chiave? – è largamente proporzionale al tasso di svestizione.

    Vedi questo vecchio post:
    http://www.distantisaluti.com/e-se-al-lecca-lecca-piacessero-le-mosche/

  7. Lorenzo – 30 October 2014, 18:51 (n° 7)

    @ Giovanni Fontana:
    Se riesco a trovare qualcosa te lo posto, i miei ricordi provengono da un master in criminologia fatto qualche anno fa, quindi al momento non sono precisi.
    Detto questo, la teoria per la quale le vittime sarebbero scelte in base all’abbigliamento ricade nella stessa logica patriarcale e maschilista di colpevolizzazione della vittima, per cui chi si veste in un certo modo se l’è cercata.

  8. Lorenzo – 30 October 2014, 18:54 (n° 8)

    Tra l’altro lo scrivi anche tu nel tuo post. La dinamica dello stupro ha più a che fare con l’affermazione di potere e supremazia del maschio piuttosto che di una stimolazione sessuale visiva.

  9. Giovanni Fontana – 30 October 2014, 18:57 (n° 9)

    Lorenzo scrive::

    Detto questo, la teoria per la quale le vittime sarebbero scelte in base all’abbigliamento ricade nella stessa logica patriarcale e maschilista di colpevolizzazione della vittima, per cui chi si veste in un certo modo se l’è cercata.

    Mi sembra che questa obiezione sia prevenuta, e completamente smontata, dalle ultime due righe del post.

    Dire che una cosa succede non vuol dire che è giusto che succeda. Ci sono mille esempi di cose più probabili se uno adotta un x comportamento, dove quel x comportamento non è assolutamente colpevole.

  10. Lorenzo – 30 October 2014, 19:01 (n° 10)

    @ Giovanni Fontana:
    Non stavo dicendo che tu hai scritto che sia giusto così, forse mi sono spiegato male.

  11. Lorenzo – 30 October 2014, 19:15 (n° 11)

    Per ora ho trovato solo questo

    “Fact: Rape can and does strike anyone at anytime. Age, social class, ethnic group and has no bearing on the person a rapist chooses to attack. Research data clearly proves that a way a woman dresses and / or acts does not influence the rapists choice of victims. His decision to rape is based on how easily he perceives his target can be intimidated. Rapists are looking for available and vulnerable targets.
    Statistics were obtained from various sources including the study Rape in America, 1992, National Victim Center, The Federal Bureau of Investigations and the National Crime Survey.”

    http://www.d.umn.edu/cla/faculty/jhamlin/3925/myths.html

  12. Antonio Pannoffo – 30 October 2014, 23:50 (n° 12)

    Fontana, sei il solito pedante, però purtroppo questa volta sono sostanzialmente d’accordo con te.

    Comunque non è vero che la ragazza del video non sia particolarmente attraente. Ciò che rende attraente una donna è la storia che le sta dietro, gli umori che può secernere e l’odore che diffonde, tutti elementi non valutabili dal video (anche se la storia può essere costruita ab initio nella mente dell’osservatore).

    Un singolo video di questo tipo è utile come spunto per un’analisi più approfondita, mentre andrei cauto a tirare conclusioni. Bisognerebbe fare uno studio su larga scala, con tante attrici diverse, con qualità diverse, in città diverse, in periodi dell’anno diversi, etc., in modo da studiare tendenze e correlazioni.

  13. Ariel – 31 October 2014, 01:31 (n° 13)

    Bel post ma ritengo che il problema sia un po’ più ampio. Non credo infatti che la minaccia implicita di stupro sia l’unico aspetto problematico di questi cosiddetti apprezzamenti. Forse e’ il risvolto che da un punto di vista pratico può spaventare di più chi e’ vittima di tali comportamenti, ma non e’ certo l’unico aspetto che fa di essi una molestia.
    Infatti, anche immaginando uno scenario in cui lo stupro sia praticamente impossibile (che so, la donna e’ armata e circondata da dieci guardie del corpo), rimane il danno portato dal significato svilente di questo tipo di apprezzamenti. La donna che riceve questi “complimenti” sa benissimo che, anche se non può essere fisicamente stuprata, lo stupro psicologico e’ già avvenuto. In quel momento difatti non e’ più considerata una persona: un perfetto sconosciuto si e’ sentito in diritto di osservarla, soppesarla e giudicarla come si fa con una macchina nuova o la frutta al mercato. Poco importa, ovviamente, che il “giudizio” uscito dalla bocca del maschio sia stato positivo. E’ un giudizio che la relega al rango di un oggetto che, come la macchina o la frutta, esiste primariamente perché se ne faccia uso – un uso sessuale in questo caso. Certo, sarebbe facile ignorare o dimenticare rapidamente una tale molestia se si trattasse di un fatto isolato. Ma che fare quando questo messaggio viene ripetuto di continuo, quando la società intera sembra imbevuta della convinzione che la donna sia fondamentalmente un oggetto d’uso?
    L’idea che la donna sia un oggetto sessuale e’ ovunque e sembra attraversare tutte le culture umane, da quelle in cui la donna e’ incoraggiata a mostrarsi e ad accentuare questo ruolo a quelle in cui viene coperta, segregata e punita per la sua presunta natura di tentatrice. E’ il messaggio implicito che troviamo in tanti film, pubblicità, moda, giornali e altri prodotti culturali. E’ ciò che permette a molti uomini di pensare che sia accettabile pagare una donna per fare sesso (ricordiamo il nostro ex premier che a detta dei suoi avvocati era “solo l’utilizzatore finale” delle sue prostitute). E’ ciò che permette ad alcuni uomini (sempre di più sembrerebbe) di pensare che sia legittimo o almeno comprensibile uccidere per gelosia o per “onore”. Insomma, lo stupro, o la minaccia di stupro, e’ solo una delle possibili conseguenze di questa visione e non può essere preso come unica ragione per delegittimare certi comportamenti che andrebbero invece affrontati alla radice.

  14. Lucap – 31 October 2014, 03:55 (n° 14)

    @ Giovanni Fontana:
    sulla questione razziale, no, non mi pare sia irrilevante se enfatizza un certo tipo di comunità a scapito di altre (che ci sono, sono tagliati) veicolando un certo tipo di messaggio e non un altro. Abbiamo molti indicatori e decenni di studi per dire che è così che si costruiscono stereotipi razziali.
    “Hai un’amica che vive a Parigi? Prova a chiedere a lei da chi riceve questo tipo di commenti.” Dove ho detto il contrario? quello che ti contesto è che parlare di società d’origine spesso non ha molto senso a nyc, o meglio questa è la società d’origine. e ti ripeto, una delle comunità più patriarcale e sessista è quella italo-americana, che non è ceto basso, e non so quanto sia più una comunità di immigrati (del resto difficile, e un po’ arbitrario, stabilirlo per molte comunità negli usa). Per non parlare di quanto questi atteggiamenti siano diffusi nei ceti alti, nell’establishment bianco, dove magari sono più difficili da individuare per reticenze, omissioni, etc.

  15. Antonio Pannoffo – 31 October 2014, 05:12 (n° 15)

    @Ariel mi sembra che tu sia andata un po’ fuori strada. Qui il problema è che degli individui si sono presi una confidenza, una libertà, che non gli era stata concessa. Rivolgersi a una sconosciuta per strada, che non mostra alcun interesse per te, in termini molto confidenziali è un’invasione dello spazio personale. Mi sembra anche un comportamento codardo, perché in una situazione ambientale diversa, cioé una situazione in cui la donna non si trovasse in quella posizione di “debolezza”, non si sarebbero mai comportati così. Quindi è una questione di rispetto e la mancanza di rispetto è alla base di ogni violenza. Io rispetto un individuo se ogni azione da me compiuta che abbia un’influenza sulla sua persona o sulla sua proprietà è in accordo con la volontà di quella persona, se invece commetto azioni che abbiano un’influenza su quella persona o sulla sua proprietà non in accordo con la sua volontà allora non lo sto rispettando e sto compiendo una violenza. Io ti posso toccare le orecchie se tu mi concedi di toccarti le orecchie, se ti tocco le orecchie senza il tuo consenso ti sto facendo violenza. E’ abbastanza semplice e non serve coinvolgere l’idea della donna-oggetto, che invece trovo fuorviante, perché se una donna non pone problemi riguardo all’essere considerata o trattata da oggetto, allora va bene trattarla come oggetto. Infatti in molti rapporti lavorativi è normale e non c’è problema ad essere considerati “oggetto”, con l’importante condizione che il lavoratore sceglie volontariamente di svolgere la sua mansione, altrimenti sarebbe schiavismo, un chiaro caso di mancanza di rispetto e dunque violenza. Infatti poi cadi nell’errore di considerare immorale la prostituzione, che non ha nulla di immorale perché è un rapporto lavorativo in cui un individuo offre un servizio a un altro individuo in cambio di denaro, come avviene per mille altri lavori. Se entrambi si sottopongono liberamente allo scambio, vuol dire che entrambi sperano o pensano di trarne vantaggio, una situazione win win. L’obiezione comune è che la donna che si prostituisce non è veramente libera di svolgere questo lavoro, ma lo fa perché costretta o dalle circostanze o dalla pressione esterna di qualche altro individuo che ne trarrà il maggiore beneficio economico. La differenza tra questi due casi è enorme, in un caso la prostituzione è un lavoro come gli altri e nell’altro schiavismo, quindi qualcosa di chiaramente inaccettabile. Se una donna si prostituisce non perché è la sua massima aspirazione ma perché in difficoltà economica, non c’è nessun dilemma morale, perché è la stessa ragione che spinge milioni di persone a svolgere lavori che non apprezzano, ma che comunque svolgono liberamente. Se invece una donna si prostituisce contro la sua volontà, sotto minaccia di violenza fisica da parte di un magnaccia che la considera di sua proprietà, allora stiamo parlando di schiavismo e il problema morale non è che ciucci i cazzi a pagamento, ma che lo faccia contro la sua volonta sotto minaccia. Sarebbe lo stesso se invece di ciucciare i cazzi raccogliesse cotone contro la sua volontà. Lo stesso vale per la pornografia, se gli attori pornografici scelgono liberamente di svolgere quel lavoro, che vuole anche dire essere considerati oggetti sessuali, allora va bene, nessun problema morale.
    Purtroppo ci portiamo dietro millenni di approccio culturale morboso alla sessualità, che è conseguenza di millenni di paternalismo e patriarcalismo e questo fa mancare il punto, che è quello del rispetto. Lentamente ci stiamo muovendo verso una società del rispetto (almeno nelle zone urbane) e quando arriveremo in quella società le cose saranno diverse e più aperte, in particolare credo che cadrà il dogma monogamo che per molti versi implica il concetto di possesso del patner e che va contro la nostra natura biologica. E’ vero che nei rapporti monogami delle società occidentali contemporanee i partner scelgono liberamente di sottoporsi alla monogamia, e questo va benissimo, ma si tratta comunque di una scelta forzata dalla cultura, è l’unica scelta possibile se non si vuole essere osteggiati o addirittura puniti. Il poliamore è tuttavia praticato, ma in modo abbastanza sommerso, quasi clandestino.

  16. Cri Tista – 31 October 2014, 14:18 (n° 16)

    Visto che le considerazioni di Giovanni sono condivisibili – a parte qualche piccolo concetto, a mio modo di vedere -, è interessante notare come ogni relazione sentimentale nasce da un tentativo, consapevole o meno, di stupro.

  17. Roberta – 31 October 2014, 17:22 (n° 17)

    @ Giovanni Fontana:
    A me non capita molto spesso di ricevere apprezzamenti in strada, sia perché non esco moltissimo di sera e non vivo in una grande città, sia perché non credo di essere un tipo di ragazza particolarmente attraente e/o appariscente.
    Ci sono apprezzamenti che hanno una loro galanteria, che personalmente mi imbarazzano quasi come complimenti: ne ho ricevuti da italiani e da stranieri. Quelli sessualmente espliciti però mi sono arrivati, per strada, quasi soltanto da italiani. Me ne saranno toccati al massimo una decina e uno solo veniva da uno straniero.
    Online, di apprezzamenti (o, meglio, di molestie) sessualmente espliciti ne arrivano di più: talvolta si tratta di maiali generici, altre volte insultano il mio essere donna per ragioni politiche (non mi attaccano in quanto donna, attaccano me utilizzando il mio essere donna).
    A parte lo spam (donne straniere o presunte tali), la maggior parte di chi mi molesta online è italiana.

    Questo non vuol dire niente, solo che, siccome la mia esperienza (di giorno a Milano o sui social) è l’opposto di quella riferita di sera a New York e Parigi, mi sembrava giusto segnalarla.

  18. Ariel – 31 October 2014, 17:40 (n° 18)

    @ Antonio Pannoffo:

    Alcuni punti sul tuo commento:

    – Semmai sono andatO fuori strada. Interessante che tu abbia dato per scontato che io sia una donna. Complimenti anche per il tocco di paternalismo: sei un po’ fuori strada… come per dire, povera testolina, lascia che siano gli uomini a pensare alle cose importanti…

    – Su quello che ho detto delle molestie, tu guardi il dito e non la luna. Non c’e’ dubbio che la molestia sessuale sia tale in quanto invasione dello spazio personale, irrispettosa, indesiderata e tutto quello che dici tu. Bella tautologia. E allora? Questo non spiega perché sia possibile che (per usare l’esempio del video) nel giro di dieci ore si trovino 100 e più maschi che si prendano questa libertà come se fosse la cosa più naturale del mondo. E perché questo accade soltanto alle donne? E perché migliaia di altri uomini trovano normale che accada?
    Se un nero camminasse per NY e raccogliesse 100 insulti razzisti, nessuno direbbe che il problema degli insulti e’ solo il fatto che contengono una minaccia implicita di linciaggio o che quegli insulti sono tali perché sono irrispettosi e razzisti (ma va?). Tutti si accorgerebbero che c’e’ un problema di fondo e si chiederebbero come sia possibile una cosa del genere nella multietnica NY del 2014.
    Per quel che riguarda le cause di questi comportamenti nei confronti delle donne, la risposta a questa domanda, secondo me, e’ quella che ho dato nel mio post iniziale. Se pensi che le cause siano diverse o hai dei commenti nel merito sarei felice di discuterne, ma lascia riposare in pace il signor de La Palice.

    – su prostituzione, sesso, e moralità. Sono d’accordo che la monogamia forzata sia una forma di possesso di cui ci dobbiamo liberare, e sono d’accordo che in un mondo ideale in cui al sesso non sono attaccati stigmi, pregiudizi, bigotteria etc si potrebbe anche pensare alla prostituzione come ad un lavoro come tanti altri. Il problema e’ che noi viviamo nel mondo reale, non nella società utopica di Tralalala. E in QUESTO nostro mondo ci vuole o una grandissima faccia tosta o una grandissima ingenuità per dire che fare la prostituta, anche con piena coscienza e volontà, e’ tutto sommato la stessa cosa che fare un altro lavoro più o meno piacevole come l’operaio o l’agricoltore. Eh si’, e’ proprio uguale. Infatti nella nostra società una donna che si prostituisce viene trattata allo stesso modo e con la stessa considerazione di una che opera una pressa in fabbrica. Ovviamente non ce l’ho con la prostituta, ma con quella stessa mentalità che rende concepibile la prostituzione, lo stupro e tutte le molestie che si vedono in quel video. Vorrei che non fosse così, ma finché si parla del mondo reale, cerchiamo di non parlare di utopie e di guardarla in faccia questa realtà.

  19. Antonio Pannoffo – 31 October 2014, 19:51 (n° 19)

    @Ariel: Mi dispiace aver sbagliato riguardo al tuo genere, ma il paternalismo era solo una tua impressione. Ho pensato che fossi donna per via del nome, che nel mondo anglosassone è usato prevalentemente per le donne.

    -Il motivo per cui 100 e più uomini si sono presi la libertà di invadere lo spazio personale della ragazza l’ho scritto nel post precedente, è perché non viviamo ancora in una società del rispetto. Questa non è una tautologia perché la definizione di rispetto non è per niente scontata né condivisa in modo unanime (infatti non credo che neppure io e te la condividiamo). Se un nero viene insultato è per lo stesso motivo, ed è lo stesso motivo che spinge omofobia, xenofobia, etc. Ad opporsi alla società del rispetto ci sono sia ragioni biologiche che culturali. La mancanza di rispetto verso le diverse categorie di persone ha, nella maggior parte dei casi, ragioni storiche contingenti alimentate da circoli viziosi. Nel caso della discriminazione di genere, non è chiaro il motivo per cui in luoghi e tempi differenti quasi sempre si sono sviluppate società umane patriarcali.

    -è ovvio che non tutte le professioni godano della medesima considerazione e non tutte diano la stessa gratificazione, fare la prostituta non è come lavorare in fabbrica e fare l’inserviente non è lo stesso che fare il medico. Il lavoro della prostituta è dispezzato da millenni perché viviamo in una società patriarcale e paternalista, ma il problema non è l’esistenza della prostituzione, il problema è la società patriarcale e paternalista che porta al disprezzo verso la prostituzione. Prostituzione, stupro e molestie non possono essere messe sullo stesso piano, perché nel primo caso abbiamo reciproca volontarietà, mentre negli altri c’è violenza. Non è utopistico pensare che scompaia il disprezzo nei confronti delle prostitute, direi che la situazione è già in corso di miglioramento.

  20. Antonio Pannoffo – 31 October 2014, 19:57 (n° 20)

    @Cri Tista: non credo sia così, le relazioni sentimentali nascono da reciproci feedback positivi a cascata e non è necessario che l’innesco sia un atto di violenza.

  21. Giacomo – 1 November 2014, 00:42 (n° 21)

    Antonio Pannoffo scrive::

    Comunque non è vero che la ragazza del video non sia particolarmente attraente. Ciò che rende attraente una donna è la storia che le sta dietro, gli umori che può secernere e l’odore che diffonde, tutti elementi non valutabili dal video (anche se la storia può essere costruita ab initio nella mente dell’osservatore).

    Questa frase mi sa tanto di:
    “in un uomo guardo le mani” o “mi piace l’odore dei libri”

  22. Cri Tista – 1 November 2014, 10:39 (n° 22)

    @ Antonio Pannoffo:
    Non ci siamo capiti…

  23. Shylock – 4 November 2014, 07:58 (n° 23)

    Per quelli che sì, forse succede anche in Europa, non dico di no, però; quelli che what’s “società d’origine?” Quelli che ma lo fanno anche i ‘bianchi’ (come se fosse un problema di pigmentazione e non di cultura) solo che dopo li tagliano:

    http://www.dailymotion.com/video/xsi69g_sofie-peeters-femme-de-la-rue-bruxelles_news

    E, no, nei quartieri ‘bianchi’ di Bruxelles (o di Amsterdam) queste cose non succedono; o meglio, appunto, nei quartieri ‘occidentali’, perché il problema è proprio l’extraterritorialità e l’impunità garantita a chi si permette comportamenti incivili perché sa benissimo che lì la civiltà non vale, non viene fatta rispettare.

  24. Lucap – 4 November 2014, 21:48 (n° 24)

    @ Shylock:
    Quelli che hanno guardato troppo Fazio e poi non si spiegano bene

  25. Shylock – 5 November 2014, 14:33 (n° 25)

    @ Lucap:
    Quelli che confondono il melting pot con la sharia light sono gli stessi che confondono Fazio con Jannacci, o yeah.

  26. Lucap – 5 November 2014, 15:53 (n° 26)

    mmm mi spieghi dovrei avrei confuso melting pot con sharia light, e soprattutto Fazio con Jannacci? davvero, mi interessa.

  27. Allala Tumida – 5 November 2014, 16:12 (n° 27)

    comunque era Beppe Viola

  28. Shylock – 5 November 2014, 17:29 (n° 28)

    @ Lucap:
    Quella del filmato che ho linkato io, girato a Bruxelles, e di altri quartieri europei dove l’immigrazione è prevalentemente islamica, è sharia light: non si tagliano le teste (o non industrialmente come in Iraq: a Theo van Gogh ad Amsterdam per esempio sì; ad uno dei disegnatori delle famose vignette danesi tentarono di fare un lavoretto di ascia; etc.), ma il sistema di valori vigente non è quello occidentale e lo si vede anche nella diversa ‘qualità’ dell’approccio alla ragazza, che non è semplicemente considerata scopabile ma una ‘cagna’ e una ‘troia’ (è quello che le dicono, non dubito che lo pensino); ed è quello che succede quotidianamente a chi, nei ‘loro’ quartieri, si comporta / veste come le cagne occidentali.
    Non credo affatto invece che gli italoamericani (ma chi? i Soprano?) si comportino, nel quotidiano, come se le leggi e i valori americani non esistessero: magari sono pure più patriottici dei Wasps, altro che Marsigliese fischiata quando gioca la nazionale.
    Per quanto riguarda Jannacci:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Quelli_che…_(album)

    Io purtroppo sono abbastanza vecchio da aver sentito la canzone quand’è uscita: come Fazio, del resto, solo che io non faccio il bambinone nostalgico in TV (se mi pagassero probabilmente sì).

  29. John – 6 November 2014, 14:26 (n° 29)

    Vorrei provare un esempio per estremi, con un esperimento molto simile, possibilmente con oggetto quelli dei video e quelli del ‘magari i complimenti li facessero a me’.
    Perché il ragionamento che mette sullo stesso piano uomo e donna in questo caso è chiaramente fallace e non trova soluzione semplicemente invertendo i due ruoli.

    Se qualcuno avesse girato un video del genere con gruppo di attori/volontari/altro che impersonassero uomini gay o transessuali, per esempio, e il gruppo di attori, ben organizzato per rendere tutto molto spontaneo (parlo di gruppo perché sarebbe un campionario più ampio), si rivolgesse a questi uomini o ragazzi con le stesse modalità con cui abbiamo visto loro importunare le ragazze qui sopra… Ecco che forse avremmo uno scenario più efficace, almeno credo. Ma cosa succederebbe? E cosa dimostrerebbe l’esperimento, oltre a sollevare altri problemi?

    Magari ho poca fantasia e vado un po’ terra terra, però riesco solo ad immaginare, seconda del quartiere, delle persone, della provenienza socioculturale una serie di: insulti, minacce, spintoni, botte, pestaggi di gruppo, interventi della polizia, danni fisici di varia natura. Non necessariamente in quest’ordine, ovviamente.

    Perché? Provo a rispondere molto parzialmente e banalmente: stringi stringi, la lingua universale parlata da questi individui ancora oggi è quell’ignoranza mascherata da virilità, dell’orgoglio di maschio etero spaccafighe. Verso le donne questo implica, sia come importunanti, che come importunati, un bilancio sempre positivo. Ovvero, vincono sempre in entrambe le circostanze, perché entrambe le circostanze di fatto affermano il proprio status da macho. Non si trovano certo nella condizione di subire o sentirsi minacciati o oppressi. Al massimo quando l’orgoglio macho è ferito, ci son sempre gli insulti e le botte.

    Per questo non credo che si tratti del retaggio da possibile minaccia di stupro, c’è qualcosa di molto più ovvio: fino a che si riterrà socialmente accettabile, anzi legittimo che ‘ti faccio i complimenti e nemmeno mi rispondi? allora sei una troia, quanto te la meni, mavattene etc’, sarà una lotta senza speranza.
    L’atteggiamento sessista e maschilista di cui sopra alla fine è sempre giustificato, e non solo, è una di quelle cose che noi maschi impariamo ahimé fin da piccoli, dunque è culturalmente ben radicata, generalmente diffusa, propagata da modelli di riferimento e praticata nella massima libertà. Io non ho molta fiducia per un cambiamento a breve termine, però mi fa piacere che qualcuno ci provi ancora.

  30. SenzaParole – 24 November 2014, 12:35 (n° 30)

    @ Ariel:
    Direi 10 e lode alla masturbazione mentale.

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