Adriano Sofri

16 January 2012, 23:46 | Èbbene l'ho scritto, Moralismo noioso | Commenti: 40

4 su 5

Il miglior momento per piantare un albero era vent’anni fa;
il secondo miglior momento è ora.
Proverbio africano

Oggi Adriano Sofri in gergo giornalistico è tornato “un uomo libero”, come io l’ho sempre considerato da quando – ero un adolescente, uno Young Contrarian – gli sono silenziosamente grato. Non avevo ancora diciott’anni e lessi un suo articolo sul lanciare i sassi, dentro e fuori di metafora. Era una lettera con cui Sofri diceva ai diciottenni come me: «io, che ho lanciato i miei sassi, e non faccio più a tempo per non lanciarli, vi provo a spiegare – ragazzi – perché è meglio non farlo». Per me fu un seme di pensiero molto importante, indottrinato com’ero alle lodi per la coerenza, alla fedeltà alla linea. A vent’anni si è stupidi davvero.

Mi sforzai di dargli torto, ricordo, e non ci riuscii. Fu così che imparai che non è l’occasione a fare l’uomo ladro, che non si può dare il male per scontato in tutti; quello tracciò la strada per la rivelazione più importante, che non si può dare il male per scontato in nessuno. Ora che sono cresciuto ho capito anche che non è neppure un furto a fare di un uomo un ladro, e che si è sempre in tempo per non lanciare il prossimo sasso.

Di articoli di Adriano Sofri ne avevo letti e ne continuai a leggere, ma quello in particolare lo ricordo con affetto, perché è la memoria istantanea di una mia più lenta epifania. Invero, la mia gratitudine non fu completamente silenziosa, una volta gli scrissi una lettera impudica che non so se abbia mai ricevuto (mi firmai solo “Giovanni”) in cui spesi mille parole per dirgli grazie, fra le altre cose, di avermi insegnato a non lanciare i sassi. È sempre difficile raccontare a una persona quanto la si stima senza essere pacchiani, dirle che ti ha fatto da maestro quando questa non ti conosce. Mi rassegnai a dire, anche in maniera indiscreta, le cose che pensavo e che penso tuttora: che “la sua sofisticata sensibilità, il suo delicato modo d’insegnar cose” meritavano il mucchietto di parole che gli stavo scrivendo.

Così ho sempre conservato questa vicenda e quelle parole per me, e oramai è passato qualche anno. Ho riletto la lettera oggi, e un po’ me ne vergogno, ma sono contento d’averla scritta. E anche quest’altre parole, quelle che sto scrivendo qui, m’imbarazzano un po’: però penso sia il modo migliore per spiegare che io, ad Adriano Sofri, voglio bene, e anche se non lo conosco di persona e lui non sa chi sono, è un uomo che mi ha fatto crescere – certamente è una delle persone che mi ha insegnato a tenere più alla felicità dei più deboli che all’infelicità dei disonesti.

Per questo oggi è un bel giorno: perché quale che sia l’opinione di ciascuno sulla bontà della sentenza che l’ha dichiarato colpevole o sulla bontà delle idee che un tempo professava (la mia è negativa su entrambe le cose: ma cosa conta?), non c’è alcun insegnamento che alcuna persona possa trarre dal fatto che Adriano Sofri sia privato della propria libertà. Se il fine ultimo del carcere è la riabilitazione – e, per favore, lo è –, non c’è modo di dire che non sia avvenuta, anche a livello simbolico: chissà a quanti diciassettenni come me avrà insegnato che è meglio leggere un libro (o giocare alla Playstation) che lanciare dei sanpietrini.

Un paio di settimane fa, fra i migliori dei miei contatti, è girato il video qui sotto: è il discorso con cui Sergio D’Elia, ex militante di Prima Linea, segnò il proprio – e quello di molti suoi ex-compagni – passaggio dalla lotta armata alla lotta disarmata, dalla lotta al costo delle persone alla lotta per le persone. È un video commovente.

Visto che lo cito in questo post, dovrei forse specificare che – per le ragioni storiche che sappiamo – Lotta Continua non è Prima Linea; che, per questo, Sergio D’Elia appartiene comunque a un altro gruppo rispetto ad Adriano Sofri, per quello che ha fatto e per la storia che rappresenta. Ma sbaglierei: tutti appartengono allo stesso gruppo, al quale apparteniamo anche noi, quello degli esseri umani, che devono essere giudicati per quello che sono ora, e non per quello che sono stati in passato. Se possono dare un contributo alla società o, purtroppo, un detrimento.

Il video è tratto da questo documentario, ed è un video che secondo me qualifica chi lo guarda più di chi lo ha pronunciato: cosa si può obiettare alla vittoria della democrazia e della natura umana, della fratellanza e di tutti noi, se si hanno il cuore e la testa in equilibrio? Come si può considerare valore la sofferenza di un qualunque individuo, qualunque cosa abbia fatto, per la sola ottusa ragione del fargli pagare la persona che è stata e non è più?

Spero che queste non sembrino parole ingenue; sono fra le meno ingenue delle parole che ho scritto, fra le più ragionate e riflettute. Non mi sembra possibile pensare altrimenti, se non si è sedotti dal male: è un principio fondato su di una verità basilare – che non c’è etica al di fuori della sofferenza degli umani.

Come dicevo, si è sempre in tempo a non lanciare la prossima pietra. È un’idea che non ha colore. Qualche tempo fa lavorai, sulle mutilazioni genitali femminili, a No Peace Without Justice. Nella stanza a fianco alla mia lavoravano, con Nessuno Tocchi Caino, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. S’impegnavano, e s’impegnano, assieme a Sergio D’Elia per una buona causa. È una rivoluzione così bella e commovente che in un film la crederemmo esagerata. Mi ricordo che, senza dire niente, ogni volta che li incrociavo pensavo: «qualunque vittima non potrebbe essere più riscattata di così».

E penso che sia anche grazie ad Adriano Sofri, che mi ha insegnato che si può sempre cominciare a piantare gli alberi, se la penso così. Sono felice che anche lo Stato italiano l’abbia riconosciuto, così tardi, oggi.

– Commenti:



40 Commenti presenti su “Adriano Sofri” – Feed

  1. Luca Dammicco – 17 January 2012, 10:45 (n° 1)

    Io ho sempre letto Sofri con qualche punta di pregiudizio, gli davo ragione, spesso, ma con fastidio. Tu hai rimesso un po’ le cose in fila.
    Ti ringrazio.

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  2. ipazia – 17 January 2012, 16:01 (n° 2)

    l’unico neo è la chiusa. fioravanti e la mambro – al di là della strage di bologna – hanno ammazzato diciassette (17) persone, tra le quali uno perché era semplicemente il fratello di un altro. secondo me nello stesso post in cui si parla di sofri non ci stanno.

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  3. Giovanni Fontana – 17 January 2012, 16:08 (n° 3)

    @ ipazia:

    Per loro vale il caveat che ho specificato per Sergio D’Elia (l’ho dato per scontato, ma forse lo dovevo specificare). Non conta ciò che hanno fatto – una storia certamente diversa da Sofri –, ma conta la persona che sono ora: come conta per ciascuno di noi, per te e per me. Tu, io, Sofri, possiamo essere citati nello stesso post di ciascuna di queste persone, in quanto esseri umani.

    “Visto che lo cito in questo post, dovrei forse specificare che – per le ragioni storiche che sappiamo – Lotta Continua non è Prima Linea; che, per questo, Sergio D’Elia appartiene comunque a un altro gruppo rispetto ad Adriano Sofri, per quello che ha fatto e per la storia che rappresenta. Ma sbaglierei: tutti appartengono allo stesso gruppo, al quale apparteniamo anche noi, quello degli esseri umani, che devono essere giudicati per quello che sono ora, e non per quello che sono stati in passato.”

    Secondo me nel momento in cui ci concentriamo sul passato di chiunque – anche se così diverso dai nostri, o così diverso da quello di Adriano Sofri – anziché sul presente, facciamo un grosso torto al principio che ho imparato proprio da lui.

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  4. leox – 18 January 2012, 13:07 (n° 4)

    Giovanni, questo è senza dubbio il post che mi ha più toccato a quando ti seguo.

    La coerenza, lo penso da un po’ di tempo ormai, è un valore sopravvalutato. Al quale tutti noi ogni tanto ci appigliamo, per noi stessi, per giustificare le nostre azioni, spesso per la pigrizia di cambiare. E troppo spesso poi la coerenza la pretendiamo agli altri. Salvo stigmatizzarla nel momento in cui l’altro è coerente con idee diverse dalla nostra.
    Cambiare è più difficile. Ammettere di aver tirato dei sassi che non andavano tirati, e capire che si è a sempre a tempo per non tirarne altri, è senza dubbio ammettere che cambiare si può. Anche se ti chiami D’Elia, anche se ti chiami Fioravanti. Se riusciamo a valutare le persone come sono oggi, e non come erano, abbiamo tutti da guadagnare.

    Grazie per questo post (oh, anche per diversi altri, eh?) ;)

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  5. Pereira50 – 18 January 2012, 13:20 (n° 5)

    ” Come sto? Sto a modo mio, ma non parlo. Magari tornate fra qualche giorno, ma solo per offrirvi un caffè, mi spiace”. Fa bene a non parlare Adriano Sofri, perchè quando ha parlato e scritto, non ha fatto altro che intorbidire le acque. Ha intorbidito le acque anche quando ha detto si sentirsi moralmente responsabile della morte di Calabresi: infatti, ha avallato la tesi di sostiene che Calabresi è stato ucciso per la campagna di stampa di Lotta Continua e questo non è per nulla provato. Ha intorbidito le acque quando ha contestato il fatto che Mario Calabresi fosse stato invitatoa in America ad un incontro dei familiari delle vittime del terrorismo, sulla base del fatto che a Lui non era stato contestata l’aggravante terroristica. Ma se Lui si dichiara innocente come può contestarne la matrice. Detto questo, però, dato che tutto possiamo dire di Sofri, tranne che sia uno sprovveduto o un ingenuo, dobbiamo chiederci il perchè di questi comportamenti ?

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  6. Franco Rivera – 18 January 2012, 14:01 (n° 6)

    Pereira50 scrive::

    Ha intorbidito le acque anche quando ha detto si sentirsi moralmente responsabile della morte di Calabresi: infatti, ha avallato la tesi di sostiene che Calabresi è stato ucciso per la campagna di stampa di Lotta Continua e questo non è per nulla provato.

    sai una cosa?
    proprio quello che infastidisce te, a me piace

    una persona che schiettamente ammette di sentirsi responsabile e tu giudichi negativamente la sua dincerità per la ricaduta politca di tale sincerità?

    ognuno di noi è giusto e opportuno che prenda le proprie respondabilità, anche quando queste non sono “meritate”

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  7. Franco Rivera – 18 January 2012, 14:05 (n° 7)

    @ Franco Rivera:

    uff,quanti errori

    riscrivo il post un po meglio

    Sai una cosa?
    proprio quello che infastidisce te, a me piace

    Una persona schiettamente ammette di sentirsi responsabile e tu giudichi negativamente la sua sincerità per la ricaduta politca di tale affermazione?

    E’ giusto e opportuno che ognuno di noi si faccia carico delle proprie respondabilità, anche quando queste non sono “meritate”. (o provate)

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  8. Pereira50 – 18 January 2012, 15:48 (n° 8)

    Ho sempre pensato che i soli ad avere interesse ad ammazzare il commissario Calabresi fossero i depistatori/mandanti della strage di piazza Fontana. E’ storicamente acclarato che Calabresi fu parte attiva (e non innocente) nel tentativo di criminalizzazione degli anarchici e in cui il “suicidio” di Pinelli fu un “incidente di percorso”. I mandanti della strage di piazza fontana erano e sono anche i mandanti del depistaggio. Ed è indubbio che Calabresi li conosceva… Chi allora poteva temere una sempre possibile crisi di coscienza di Calabresi. Chi poteva temere che Calabresi potesse fare i nomi di chi gli aveva detto di indirizzare e depistare le indagini. Ovviamente gli stessi che l’hanno fatto uccidere: i mandanti della strage di piazza Fontana.

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  9. angia – 18 January 2012, 17:16 (n° 9)

    a me piacciono gli articoli di Sofri, scrive benissimo (e quindi penso che la sua sia una mente valida, una voce che ascolto volentieri, “cuore e testa in equilibrio”, come scrivi tu).
    quello che ha fatto o non ha fatto riguarda al limite lui e la sua coscienza, e in ogni caso ha già pagato il suo debito.
    è bellissimo, comunque la si pensi, dare a chi cambia in meglio una, dieci, mille occasioni per cambiare in meglio quello che non va e vivere la propria vita, come tutti.

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  10. Valerio – 19 January 2012, 09:44 (n° 10)

    Condivido il concetto di fondo (al contrario di Ipazia che non sembra avere le idee molto chiare). Non molto l’elogio introduttivo, nel quale sembri perdere lucidita’ di fronte ad un mito infantile al quale ti poni, de facto, in maniera sottomessa. Lui grande, tu piccolo. Mi sarebbe piaiuto un post piu’ critico, piuttosto che un’apologia. In fondo, da discutere, ce ne sarebbe stato eccome! Il fatto che tutti i commenti concordino con quello che hai pubblicato dovrebbe essere la sirena che qualcosa di piu’ poteva (e, per stima, doveva) essere considerato. In fondo, se scrivi “il fine ultimo del carcere è la riabilitazione – e, per favore, lo è” dandolo come assunto, ne consegue senza bisogno di tante parole che dei condannati, che siano Sofri o Fioravanti o chiunque altro, una volta riabilitati, rappresentino il corretto funzionamento del sistema giuridico dello Stato, se lavorano per il benessere della societa’. E’ questo il fine ed una giustificazione stessa – la prima a mio giudizio – della pena. Fare di questi dei novelli eroi mi sembra esagerato (non che tu li abbia mai definiti tali, sei troppo intelligente per farlo, ma traspare e non poco); tanto piu’ che, di eroi, l’Italia e’ gia’ piu’ che satura.

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  11. 1972 – 19 January 2012, 11:18 (n° 11)
  12. Francesco Spinelli – 19 January 2012, 12:45 (n° 12)

    ” L’omicidio di Calabresi – che è responsabilità di chi lo commise, e non di chi firmava appelli contro una sconvolgente vicenda di terrorismo di Stato e di omertà istituzionali – fu l’azione di qualcuno che, disperando della giustizia pubblica e confidando sul sentimento proprio, volle vendicare le vittime di una violenza torbida e cieca “.

    Qualcuno dovrebbe chiedere a Sofri da dove gli deriva questa sicurezza: tanti autorevoli giornalisti che sostengono che Calabresi sia stato ammazzato perchè si era avvicinato troppo ai veri mandanti della strage di Piazza Fontana.

    “non ho mai creduto – dice Licia Rognini – alla colpevolezza di Sofri e dei suoi compagni, neanche come ispiratori di quel delitto. E’ mia convinzione che i responsabili vadano cercati altrove. So che è un’opinione poco condivisa, ma credo che Calabresi sia stato ” Licia Pinelli

    “Vasile sull’Unità: Calabresi si era, prima di tutti, pericolosamente avvicinato ai segreti e ai mandanti della strage di Piazza Fontana “.

    Sofri ha detto che non parla: qualcuno dovrebbe fargli le domande giuste e poi si vedrà !

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  13. stealthisnick – 19 January 2012, 15:15 (n° 13)

    resta il fatto che l’albero Sofri l’ha piantato “ora” e non “vent’anni fa”

    certo, sempre meglio che mai

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  14. Max – 19 January 2012, 15:42 (n° 14)

    http://www.ilfoglio.it/piccolaposta/82

    “Considero terrorismo l’impiego oscuro e indiscriminato della violenza al fine di terrorizzare la parte supposta nemica e guadagnare a sé quella di cui ci si pretende paladini.”

    ha una strana definizione di terrorismo Sofri.

    quindi, azioni apertamente violente e mirate sarebbero escluse? a me pare che ancora gli archetipi degli anni di piombo operino nella testa di sofri:

    « L’omicidio politico non è certo l’arma decisiva per l’emancipazione delle masse dal dominio capitalista così come l’azione armata clandestina non è certo la forma decisiva della lotta di classe nella fase che attraversiamo. Ma queste considerazioni non possono assolutamente indurci a deplorare l’uccisione di Calabresi, un atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia
    (Comunicato uscito l’indomani dell’omicidio Calabresi su “Lotta Continua”)”

    omicidi politici sono atti di terrorismo….. a pig with lipstick is still a pig.

    se siamo liberali l’unica cosa da dire e ‘ questa: in democrazia, uccidere un rappresentate dello stato per ritorsione, cosi come uccidere chiunque per le sue idee o cio che rappresenta, e’ un atto terroristico. ha la funzione di terrorizzare gli altri che quell’idea supportano o che quel simbolo pure rappresentano. tre gradi di giudizio individuano un colpevole materiale ed un mandante. esecutore e mandante sono incarcerati. il colpevole finisce la pena ritorna libero. il colpevole rimane colpevole anche dopo, l’unica cosa che cambia e’ che il debito e’ stato pagato.

    l’unica verita’ che ci e’ data di conoscere con certezza o sua migliore approssimazione e’ quella processuale. il resto sono masturbazioni. se accettiamo le assoluzioni quando ci piacciono (tanti esempi anche recentissimi), dobbiamo accettare i verdetti finali quando non ci piacciono. il fatto che ci piacciano o meno e’ irrilevante. il fatto che lui si senta un terrorista o meno, e’, sinceramente irrilevante. ognuno e’ libero di coltivare le sue “delusions”. rimangono i fatti: un mandante di un atto di terrorismo e’ un terrorista.

    Sofri sara un bravo scrittore, sapra’ ispirare, si sare “redento”… non so, non ho occasione di leggerlo. non so se lo leggerei se ne avessi l’occasione. forse si’ perche leggo un po’ di tutto…. ma immagino che in italia, gli altri milioni di silenziosi che la P-38 la lasciarono nel cassetto abbiano cose piu interessanti da insegnarci oggi. e tutto sto velato revisionismo storico che percepisco in quello che scrive sinceramente a me un po’ irrita.

    il silenzio sarebbe stato meglio.

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  15. Giovanni Fontana – 19 January 2012, 18:54 (n° 15)

    Valerio scrive::

    tanto piu’ che, di eroi, l’Italia e’ gia’ piu’ che satura.

    Magari.

    Celebremente Brecht disse che è beato il Paese che non ha bisogno di eroi. Qui stiamo al livello ancora più basso: di eroi ce ne sarebbe bisogno, ma non se ne vedono.

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  16. Giovanni Fontana – 19 January 2012, 19:08 (n° 16)

    stealthisnick scrive::

    resta il fatto che l’albero Sofri l’ha piantato “ora” e non “vent’anni fa”

    E quindi?

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  17. Giovanni Fontana – 19 January 2012, 19:20 (n° 17)

    @ Max:

    Max, dài retta, stai parlando di una cosa che non conosci. Nella fattispecie Sofri sta dicendo che oltre al danno (l’essere condannato per un “reato comune”, quando era chiaro che non ci fosse alcuna prova che Lotta Continua volesse fare di Calabresi un bersaglio del terrorismo) c’è la beffa che lo stesso Stato che l’ha condannato usando questo espediente – e, comunque, da innocante: questa è naturalmente la sua opinione – celebra il figlio di Calabresi come vittima del terrorismo.

    Che le sentenze vadano accettate anche quando non ci piacciono mi sembra che abbia dato esempio Sofri stesso: non è provato a scappare, non ha mai chiesto la grazia, è entrato in carcere con i suoi piedi.

    Ti faccio solo notare, magari non conosci la vicenda processuale, senza entrare nello specifico delle incongruenze del giudizio, che proprio a livello procedurale, se il processo fosse stato celebrato negli Stati Uniti – dove vige l’inappellabilità dell’innocenza – Sofri, Bonpressi e Pietrostefani sarebbero stati dichiarati innocenti.

    Detto tutto ciò, se anche Sofri fosse stato colpevole di quell’omicidio, ciò non cambierebbe in alcun modo l’oggetto di questo post.

    Ora ti rispondo alla mail.

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  18. Valerio – 19 January 2012, 19:58 (n° 18)

    Max scrive::

    ma immagino che in italia, gli altri milioni di silenziosi che la P-38 la lasciarono nel cassetto abbiano cose piu interessanti da insegnarci oggi.

    Non sequitur. Il fatto di aver imbracciato la P-38 o meno non inficia in alcun modo sulla capacità di insegnare qualcosa.

    Rispondi  |  Cita
  19. Valerio – 20 January 2012, 10:02 (n° 19)

    Giovanni Fontana scrive::

    Che le sentenze vadano accettate anche quando non ci piacciono mi sembra che abbia dato esempio Sofri stesso: […] non ha mai chiesto la grazia,

    Potresti delucidarmi sul perche’ consideri che accettare la sentenza sia incompatibile con la grazia? Mi sembrerebbe un non sequitur a prima vista, ma immagino che ci sia una motivazione di fondo se ha scelto di farlo. P.S. Non serviva nemmeno “chiedere” la grazia, ma semplicemente accettarla, in quanto puo’ essere proposta di ufficio dalla Presidenza della Repubblica, come da altri organi terzi.

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  20. Max – 20 January 2012, 18:12 (n° 20)

    non so nulla dello specifico e non parlo del tuo post, parlo del link che riporto sopra ripreso da un altro commento. lo specifico del caso processuale is besides the point, I think. sto generalizzando. se segui la mia posizione logica, non credo che debba sapere nulla al di fuori di questo: basta solo sapere che c’e’ una sentenza di colpevolezza di omicidio di un dipendente statale carico di simbolismo dopo tre gradi di giudizio e che l’italia e’ un paese liberaldemocratico, non una dittatura dei gerarchi. ora, c’e’ il colpevole condannato in due gradi su tre che contesta un famigliare della vittima se si permette di riassumere la sua posizione dicendo che e’ un terrorista. ho sintetizzato giusto?

    io dico solo: certo che e’ colpevole, certo che e’ un terrorista (la effettiva classisicazione giudiziaria come reato comune e’ un po’ una coperta troppo corta data la storia di vittima e colpevole, anche Al Capone era solo un evasore fiscale). mi pareva scontato.

    il silenzio da parte di Sofri su sto punto per me era dovuto, ed assente una revisione giudiziaria del processo non c’e’ molto altro da dire. fine del commento. Sofri e’ poi libero di continuare la sua vita come vuole, e noi di commentare le sue posizioni pubbliche, dato che parla da un pulpito ben visibile.

    devi poi ammettere il pericolo dei processi extra-giudiziari (incluso comparazioni tra sistemi o reinterpretazione di fatti ed evidenze) che circondano vicende come queste ma che sono vizio nostrano (in fondo anche l’omicidio calabresi fu una forma di sentenza extragiudiziaria). ti volevo solo far notare quello, perche’ so che sei onesto intelletualmente e che forse questo punto di vista su questa vicenda specifica ti era sfuggito. se infatti ci ripetiamo qui che l’italia e’ tutto sommato una liberaldemocrazia guidata da rule of law, allora i giudizi di colpevolezza o meno li lasciamo alle corti. so che e’ la tua posizioni in casi analoghi.

    se accetti le premesse, non c’e’ altra verita se non quella processuale. se si ritiene che la verita sia diversa ci sono modalita per rivedere il processo. altrimenti parliamo di ipotesi, complotti etc, ed ognuno ha i propri bias.

    Valerio, quanto al non sequitur, si e no: immagino che ci sia del buono nascosto in ogni persona, pure quella che ha commesso i delitti peggiori, e ammetto che ci possa essere ripensamento e “redenzione” laica. pero poi sta a noi scegliere chi ascoltare, quali esempi seguire ed in quale ordine porli. e nella scala dei miei modelli uno con la storia di Sofri sinceramente won’t score very high. chiamala preferenza individuale (e come tale di improbabile interesse generale), ma per me ci sono confini che non trapassi, uno di quelli e’ uccidere un uomo per quello che rappresenta o pensa. una volta che li hai passati, non ho piu voglia di ascoltare quello che hai da dire. sono fatto male, lo so.

    infine, Valerio, il discorso delle sentenze valeva particolarmente per noi che facciamo processi fuori dall’aula selezionando i fatti.

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  21. Francesco Spinelli – 20 January 2012, 19:00 (n° 21)

    Gentile direttore
    Come sto? Sto a modo mio, ma non parlo. Magari tornate fra qualche giorno, ma solo per offrirvi un caffè, mi spiace”. Queste sarebbero le uniche dichiarazioni di Sofri finalmente libero per fine pena.
    Fa bene a non parlare Adriano Sofri, perchè quando ha parlato e scritto, le ultime volte non ha fatto altro che intorbidire le acque. Ha intorbidito le acque anche quando ha detto si sentirsi moralmente responsabile della morte di Calabresi: infatti, ha avallato la tesi di chi sostiene che Calabresi è stato ucciso per la campagna di stampa di Lotta Continua, contro chi invece ritiene che Calabresi sia stato ucciso si era avvicinato primo tra tutti alla terribile verità di Piazza Fontana:
    • ” Quanto a Sofri, che è stato condannato per l’omicidio Calabresi dopo una lunga serie di procedimenti, ha sempre negato la sua colpevolezza e nel suo ultimo libro ammette una responsabilità ‘politica’ per la campagna contro il funzionario di polizia che all’eopca fu ritenuto da molti responsabile della fine di Pinelli, “non ho mai creduto – dice Licia Rognini – alla colpevolezza di Sofri e dei suoi compagni, neanche come ispiratori di quel delitto. E’ mia convinzione che i responsabili vadano cercati altrove. So che è un’opinione poco condivisa, ma credo che Calabresi sia stato ” Licia Pinelli
    “ il Commissario Calabresi si stava avvicinando primo tra tutti alla terribile verità della strage di Piazza Fontana “ Vincenzo Vasile
    E poi le parole di Calabresi alla moglie: “ Esecutori di sinistra mandanti di destra “
    La decisione di dire tutto al giudice il ritorno a casa per il cambio della cravatta: la cravatta bianca, candida
    Ha intorbidito le acque quando ha contestato che Mario Calabresi avesse partecipato in America “ Al Simposio per le vittime del terrorismo “ perchè a Lui non era stato contestata l’aggravante terroristica. Detto questo, però, dato che tutto possiamo dire di Sofri, tranne che sia uno sprovveduto o un ingenuo, dobbiamo domandarci e domandargli il perché.
    Nella famosa lettera a un giovane , Sofri cosi concludeva chiedendosi perché nessun giornalista fosse andato mai ad interrogare coloro che erano nella stanza al momento della caduta di Pinelli:
    “ E i quattro che comunque nell’ufficio di Calabresi erano rimasti? Di cui D’Ambrosio accerterà che mentirono? E che furono promossi, tutti? E che non hanno detto più una parola? E che nessuno è andato più a interpellare, in un paese in cui dodici richieste di intervista non si negano a nessuno?”
    Quest’anno è un anno importante, ricorre il 40° anniversario dell’omicidio del Commissario Calabresi, speriamo che si possa fare un altro passettino avanti.
    Sofri non potrà non parlare se qualcuno avrà la voglia e il coraggio di fargli le domande giuste.
    Buona serata e buon lavoro
    Francesco Spinelli – Falerna CZ –

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  22. demopazzia – 21 January 2012, 02:19 (n° 22)

    Spiace che si prenda a pretesto un post come questo per tornare a parlare e a dividersi tra innocentisti e colpevolisti. Sofri ha scontato la sua pena. Giovanni ha scritto di quello che ha significato per lui leggere gli articoli di Sofri, del modo in cui lo ha cambiato, cambiando. Se leggendo queste parole vi viene in mente il plastico dell’omicidio Calabresi o del suicidio di Pinelli evidentemente c’è qualcosa che non va.

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  23. angia – 21 January 2012, 10:49 (n° 23)

    ho visto solo adesso il video del discorso di Sergio D’Elia, non esageri quando dici che è commovente.
    queste persone sono esemplari, nel senso che possono, attraverso la loro storia personale, trasmettere molto più di tanti dibattiti o libri sulle capacità umane di migliorarsi, di cambiare.
    la verità (o quello che ne riusciremo a capire) su quegli anni terribili magari un giorno arriverà, intanto prendiamo ciò che di buono può arrivare da quelle storie, bisogna pur guardare avanti.

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  24. Kappadikappa – 5 February 2012, 12:19 (n° 24)

    Senza alcuna polemica, due pensieri.
    Uno per il solito peloso carrozzone di soccorsorosso che gira intorno all’uomo Sofri, che lo beatifica, e che perciò lo rende diverso da ogni altro uomo che riconosce i suoi errori e se ne pente, rendendolo parte, non necessariamente inconsapevole, di un eterno mostro ideologico che condanna il male solo quando lo fanno gli altri, mentre si rotola nel fango dei pretesti e dei distinguo, quando gli assassini vengono dall’album di famiglia.
    Un altro per la famiglia di Stefano Dionisi, “sbirro” ammazzato dagli assassini cui Sergio D’Elia era contiguo, e per il cui omicidio il D’Elia, condannato a 30 anni (25 in appello), é tornato uomo libero dopo 12. Per rendere credibile quel discorso, prima dello scrosciante applauso dei convenuti, D’Elia avrebbe dovuto fare una sola premessa, e non l’ha fatta: chiedere perdono alla bambina di due anni, ora donna, alla quale l’applicazione pratica delle sue sporche e folli idee tolse il padre.

    Rispondi  |  Cita
  25. Kappadikappa – 5 February 2012, 12:33 (n° 25)
  26. Giovanni Fontana – 5 February 2012, 13:31 (n° 26)

    Ciao!
    Kappadikappa scrive::

    Uno per il solito peloso carrozzone di soccorsorosso che gira intorno all’uomo Sofri

    Non ti sembra di usare l’aggettivo “peloso” un po’ a caso?
    Potrei usare lo stesso stratagemma retorico dicendo che questo è “il solito peloso commento”. Ma sbaglierei.

    Kappadikappa scrive::

    perciò lo rende diverso da ogni altro uomo che riconosce i suoi errori e se ne pente, rendendolo parte, non necessariamente inconsapevole, di un eterno mostro ideologico che condanna il male solo quando lo fanno gli altri, mentre si rotola nel fango dei pretesti e dei distinguo, quando gli assassini vengono dall’album di famiglia.

    Mi sembra proprio che tu non abbia letto il post, forse era il caso di farlo, prima di commentare: no?

    “Ma sbaglierei: tutti appartengono allo stesso gruppo, al quale apparteniamo anche noi, quello degli esseri umani, che devono essere giudicati per quello che sono ora, e non per quello che sono stati in passato. Se possono dare un contributo alla società o, purtroppo, un detrimento.”

    L’album di famiglia. Mambro e Fioravanti?

    Kappadikappa scrive::

    e per il cui omicidio il D’Elia, condannato a 30 anni (25 in appello)

    Ecco, questa sì che è una cosa pelosa: mettere fra parentesi la condanna definitiva. Come voler far passare l’idea che la vera condanna sia la prima (cosa giuridicamente ridicola).
    Kappadikappa scrive::

    , é tornato uomo libero dopo 12.

    Ah, quindi la certezza della pena vale solo quando fa comodo a te? Quando la certezza della pena vuol dire applicazione delle leggi, anche quelle che prevedono sconti della pena qualora occorrano alcune condizioni (ripudio della violenza, rottura del legame con il terrorismo, etc.), allora a noi piace contravvenire alle leggi. Della certezza della pena e dello Stato di Diritto ce ne fottiamo.

    Kappadikappa scrive::

    la bambina di due anni, ora donna, alla quale l’applicazione pratica delle sue sporche e folli idee tolse il padre.

    Mi spieghi che vantaggio ha, quella persona, al fatto che Sergio D’Elia sia in carcere anziché a lavorare per il bene comune?

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  27. 1972 – 5 February 2012, 13:42 (n° 27)

    Caro Giovanni, la tua ultima frase è di un squallore che non vale nemmeno la pena di commentare. Ma mi sembra che tu abbia fatto dello squallore morale una regola di vita, o almeno di blog. Sei diventato non solo illeggibile, ma riprovevole. Come questo sia potuto succedere solo tu lo sai. Fatti una esame di coscienza, perché il fatto che ti abbiano mandato a studiare a Londra non ti autorizza a trattare tutti quelli che ti fanno il favore di intervenire come dei deficienti, alla stregua del tuo mentore, nonché figlio della tua guida spirituale. Dimmi in chi credi e ti dirò chi sei, nel tuo caso mi pare che tu abbia già detto abbastanza. E anche io. Saluti.

    Rispondi  |  Cita
  28. Andrea – 7 February 2012, 07:30 (n° 28)

    Lascio perdere i soliti troll, e ti dico soltanto grazie, perché vedo che una bella fetta del nostro percorso umano è condivisa, ed è bello, di tanto in tanto, scorgere qualche legame con qualcuno che manco sapevi esistesse. Anch’io ho appreso la nonviolenza da Sofri, e poi sono arrivato anche lontano, ok, ma so che senza quel La oggi sarei una persona magari non necessariamente violenta, ché l’età un po’ stempera, ma di certo livida rabbiosa e con la bava alla bocca… Ecco, gli devo una sorta di introduzione alla “gentilezza umana” come valore “politico”, e ti ringrazio di avermelo ricordato

    Rispondi  |  Cita
  29. 1972 – 7 February 2012, 10:31 (n° 29)

    Gentile Andrea, siccome io non parlavo con lei né so chi lei sia, troll lo va a dire ai suoi amici “nonviolenti”. Se porta rispetto per quelli della P38, a maggior ragione non si permetta di apostrofare me, che non ho nulla di cui pentirmi né da farmi perdonare, almeno pubblicamente. Ripeto, ognuno si sceglie i maestri che vuole e che può. Quelli di Giovanni sono diventati chiarissimi da qualche tempo. Lui ovviamente non risponde più agli inferiori, da quando è salito sul piedistallo e non si schioda. Giovanni è così, parla di nonviolenza e pratica il disprezzo verso chi non la pensa come lui. E voi applaudite.

    Rispondi  |  Cita
  30. tenkiu (graziella) – 7 February 2012, 12:32 (n° 30)

    @ 1972:
    Carissimo, nemmeno con me stai parlando ma mi rivolgo a te semplicemente per dirti grazie.
    Ogni tanto ci vuole qualcuno che svegli un po’ il Giovanni assopito nella bambagia, e dalle sviolinate dei suoi compiacenti ospiti.
    Tra loro se le raccontano, se le ridono, se le cantono e se le suonano…
    Se qualcuno invia un commento con delle smentite (per amor di verità), solo perchè non conforme ad una certa ideologia, viene dileggiato e considerato un troll.
    Ecco, per Giovanni io sono un troll!
    Questo non mi offende assolutamente, visto da che pulpito arriva la predica!
    … e mi aiuta a conoscerlo sempre meglio, visto che l’albero si riconosce dai propri frutti
    Ogni tanto visito il suo blog e ho sempre più la conferma che il nostro caro Giovanni parla di non violenza e pratica il disprezzo verso chi non la pensa come lui e, ti assicuro, ho il sospetto che sia un po’ costruita questa sua flemma inglese ma che, sotto sotto… ;-)
    Non è disposto a cambiare idea.
    Non si capisce per quale motivo abbia scelto di farsi fare un certo lavaggio del cervello e di portare un enorme paio di paraocchi che non gli permette di avere una visione a 360°.
    Lui preferisce deridere e denigrare piuttosto di approfondire…
    Come può parlare con chiunque e di qualunque cosa se le sue conoscenze sono limitate?
    Ancora grazie e scusa per l’intromissione.

    P.s. – qualche tempo fa ho inviato un commento con un nome fasullo, e sul nome richiesto ho scritto quel nome fasullo per fingere di essere un’altra persona, beh? lui diligentemente ha provveduto a riportare il mio “nome d’arte”! carino, no?

    Rispondi  |  Cita
  31. kdk – 7 February 2012, 21:38 (n° 31)

    @ Giovanni Fontana:
    boh… mi pareva di aver detto “senza polemica”. A me sembra che tu non abbia letto il mio di post. Che sostanzialmente non criticava per niente quanto da te scritto. Come non detto. Ciao

    Rispondi  |  Cita
  32. Giovanni Fontana – 7 February 2012, 22:49 (n° 32)

    kdk scrive::

    mi pareva di aver detto “senza polemica”

    A me il tuo messaggio sembrava polemico, e non ci ho visto niente di male. È utile fare polemica quando si pensa che ce ne sia bisogno. Non c’è nulla di male a far polemica, anzi, è un modo per imparare dagli, o insegnare agli, altri.

    kdk scrive::

    Che sostanzialmente non criticava per niente quanto da te scritto

    Beh, anche se avessi criticato quello che ho scritto non ci avrei visto nulla di male. Anzi.

    kdk scrive::

    Come non detto

    Ma perché? Io ti ho risposto, punto per punto, a ciascuna delle cose che hai detto. Perché non puoi farlo anche tu? Non è bello comportarsi per lesa maestà, davvero reagisci così se qualcuno contesta una tua idea con opinioni diverse?

    Rispondi  |  Cita
  33. tenkiu – 7 February 2012, 23:13 (n° 33)

    @ Giovanni Fontana:
    ah,ah,ah,ah,ah,ah,ah,ah,ah,ah,ah,ah,ah,ah,ah,ah,ah
    E bravo Giovanni, adesso ti diverti anche a MANOMETTERE i miei P.s.!

    Rispondi  |  Cita
  34. tenkiu – 8 February 2012, 12:15 (n° 34)

    ———————————————–
    “P.s. – qualche tempo fa ho inviato un commento con un nome fasullo, e sul nome richiesto ho scritto quel nome fasullo per fingere di essere un’altra persona, beh? lui diligentemente ha provveduto a riportare il mio “nome d’arte”! carino, no?”
    ————————————————

    Carissimi tutti, tengo a precisare che
    (nonostante la mia veneranda età) ogni tanto combino qualche cavolata ma che il “P.s.” soprariportato non è stato così scritto da me.
    Certamente non posso dimostrarlo ma Giovanni sa benissimo ciò che ha fatto e questo conferma (intanto a me stessa e questo mi basta) di che pasta è fatto e con chi ho a che fare.

    @ Giovanni Fontana:
    Continuo a mettere “tenkiu” e puoi mettere tra parentesi qualsiasi nome, per me una persona può dire di chiamarsi Giovanni, Sergio, Clementina, Genoveffa… è il suo pensiero che mi interessa, è con il suo pensiero che mi dovrò misurare e non con il suo nome!

    Rispondi  |  Cita
  35. kdk – 9 February 2012, 22:58 (n° 35)

    @ Giovanni Fontana:

    Mah… sarà il tono leggermente ansioso di bacchettare? sarà che in poche righe mi hai praticamente detto che 1. uso aggettivi a caso; 2. commento senza leggere ciò che commento; 3. uso pelosi artifizi da sofista; 4. disconosco i principi fondanti dello stato di diritto…?

    Comunque, davvero, va tutto bene, Giovanni: rilassati! :-D
    Peraltro concordo sul valore costruttivo della polemica.

    Ciao

    Rispondi  |  Cita
  36. Giovanni Fontana – 10 February 2012, 16:16 (n° 36)

    kdk scrive::

    Mah… sarà il tono leggermente ansioso di bacchettare?

    Anche io ti ho trovato bacchettante, però non ho iniziato a personalizzare, anzi te ne sono stato grato e ti ho risposto sul punto, sulla sostanza.

    Perché non lo fai anche tu?

    Rispondi  |  Cita
  37. kdk – 10 February 2012, 16:33 (n° 37)

    ;-)
    @ Giovanni Fontana:

    Rispondi  |  Cita
  38. Pereira50 – 8 April 2012, 16:23 (n° 38)

    Milano, 28 marzo 2012 «È soprattutto un film sul commissario Calabresi», commenta sui titoli di coda. E più in generale: «È anche un film che sposa la tesi delle due bombe, quella anarchica a scopo dimostrativo e quella fascista devastante finite sotto lo stesso tavolo. Anche se fosse provato, questo però non cambierebbe la responsabilità della destra nel massacro».

    Vedere Romanzo di una strage al cinema insieme col giudice Guido Salvini — il magistrato che nella realtà vent’anni dopo la “fine” della pellicola ha provato a ricollegare i fili sul 12 dicembre ’69, con indagini sfociate in un altro processo con altre assoluzioni finali — fa uno strano effetto. Mentre sul grande schermo scorrono le immagini drammatiche dell’esplosione nella Banca Nazionale dell’Agricoltura, mentre Pinelli-Favino precipita dalla finestra della questura e Calabresi-Mastrandrea rimane steso a terra in un lago di sangue, Salvini commenta come chi ha visto da vicino tutto quello che è successo dopo e in molti casi ha incontrato o interrogato i personaggi reali.

    La tesi della doppia bomba non convince fino in fondo il magistrato, che ha sempre ritenuto i sospetti sull’ex ballerino anarchico Valpreda privi di riscontri. «Però è vero che la sola gelignite della versione ufficiale forse non avrebbe potuto provocare il disastro che avvenne. E se è vero che si trovò anche un pezzo di miccia, sarebbe uno strano secondo innesco visto che certamente c’era il timer. La verità è che non è stata mai disposta una nuova perizia sull’esplosivo, quando si riaprì l’inchiesta».

    Ci sarebbe ancora tempo, volendo. «Nonostante le richieste dei familiari, la procura ha ritenuto con ostinazione chiuso questo caso», ripete Salvini. L’ultima ipotesi adombrata di recente da indagini che in realtà Milano da allora non ha più riaperto davvero, riguarda la possibile presenza nella borsa neofascista che provocò la strage di vitezit, potente esplosivo simile al tritolo. Nel film emerge chiaramente che ne erano in possesso gli ordinovisti veneti Giovanni Ventura e Franco Freda, ritenuti dall’ultima sentenza «responsabili» della strage sia pur non più condannabili perché assolti più di vent’anni fa per insufficienza di prove.

    Ma quello che proprio non piace a Salvini, verso la fine del film, è il flash che sembra collegare il vitezit nella mani di Ventura al ritrovamento di esplosivo in uno dei covi sotterranei di Gladio, la rete italo-americana che dal dopoguerra avrebbe dovuto proteggere l’Italia in caso di presa del potere da parte dei comunisti. «Non c’è prova per ritenere che Gladio abbia a che fare con questa storia — assicura il giudice — e invece è noto che il vitezit, in quegli anni, si poteva trovare in commercio facilmente».

    Qualcosa manca nel film di Giordana. «Stranamente — osserva Salvini — non si fa alcun cenno al generale Maletti del Sid e al colonnello Labruna, che invece sono stati gli unici due condannati definitivamente per il depistaggio delle indagini sulla strage». Nel complesso Romanzo di una strage al giudice è piaciuto, e lo dice alla fine anche al regista. Gli piacciono gli attori, anche se trova la figura di Ventura «un po’ macchiettistica» e lo sorprende l’accento di Freda, che nella realtà si atteggia a nobiluomo del sud «e invece nel film parla un veneto strettissimo».

    Il magistrato torna a interrogarsi di fronte alla morte di Pinelli che ancora rimane un mistero: «Perché nessuno li ha mai più cercati i poliziotti e il carabiniere che stavano nella stanza? Che fine hanno fatto?». E anche prima, quando compare il finto compagno Andrea, il poliziotto Salvatore Ippolito infiltrato nel gruppetto romano di Valpreda, Salvini domanda: «Perché nessuno è mai andato a Genova a interrogarlo? Lui è ancora là».

    Poi ci sono i momenti del film in cui il regista immagina come possano essere andati i colloqui tra i protagonisti della vicenda. Quando Gifuni-Aldo Moro parla con il presidente della Repubblica Saragat e rinuncia a divulgare la controinchiesta sulle responsabilità di destra e apparati statali sulla strage – purché altri settori la smettano di soffiare sul fuoco – il giudice annuisce: «É probabile che si siano detti quelle cose. Questo è un pezzo politico molto serio». Una bella immagine. Come quella di Pinelli e Calabresi alla Feltrinelli mentre si scambiano un libro. «In pubblico non avvenne, ma se fosse successo, probabilmente sarebbe andata proprio così…».

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  39. Francesco Spinelli – 11 April 2012, 15:04 (n° 39)

    Tutti ritengono che Calabresi sia stato ammazzato per la campagna di odio e per il linciaggio di cui è stato vittima. Ma c’è anche un’altra verità:che sia stato ammazzato per altro, quello che io imputo anche a Sofri è di non cercare e dire abbastanza.
    Finalmente l’uscita del Film il romanzo di una strage lo ha costretto a rompere la consegna del silenzio che si era imposto all’uscita dal carcere. C’è un aspetto di cui non si parla abbastanza:
    MILANO – Tra il dicembre del 1970 e il settembre del 1972 – e cioè prima e dopo l’omicidio del commissario Luigi Calabresi – il servizio segreto militare dell’epoca, il Sid, disponeva di un affidabilissimo spione nel vertice milanese di Lotta Continua. “Como”, questo era il suo nome in codice, partecipava a riunioni su argomenti molto delicati, conosceva leader come Giorgio Pietrostefani e Mauro Rostagno e tutti i dirigenti delle lotte operaie alla Pirelli-Bicocca dove, con tutta probabilità, lavorava. Un informatore preciso, un osservatore attento, capace di cogliere e segnalare tempestivamente l’intera attività della sinistra extraparlamentare: dai primi vagiti delle Brigate rosse alle azioni dei Comitati unitari di base. Un solo tema, curiosamente, è ignorato nelle ventisette informative che il Sismi ha inviato alla magistratura milanese, proprio quello più importante: l’omicidio Calabresi.

    Come ̬ stato possibile che pur essendoci un infiltrato in Lotta Continua РLuigi Calabresi sia stato ucciso ?
    Perchè questa domanda non se la pongono in tanti, a partire dal Direttore della Stampa ?

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  40. Francesco Spinelli – 11 April 2012, 17:18 (n° 40)

    Da questo corridoio passano, portando Pino, Calabresi e gli altri, e vanno nella stanza vicino. Chi dice che Calabresi non era in quella stanza sta mentendo, nel più spudorato dei modi. Calabresi è entrato in quella stanza, è entrato insieme agli altri, nessuno più uscito. Io ve l’assicuro, era notte fonda, c’era un silenzio incredibile, qualunque passo, qualunque rumore rimbombava, era impossibile sbagliarsi, lui era in quella stanza.Dopo circa un’ora che lui era in quella stanza, che c’era pino in quella stanza, che non avevo sentito nulla, quindi saranno state le 11 e mezzo, grosso modo, in quella stanza succede qualcosa che io ho sempre descritto nel modo più oggettivo, più serio, scrupoloso, dei rumori,un trambusto, come una rissa, come se si rovesciassero dei mobili, delle sedie, delle voci concitate. Non ho sentito quello che hanno detto e non mi sono inventato quello che hanno detto, non li ho sentito e non l’ho detto non ho detto una virgola che non sia la più chiara e assoluta verità . Qualcosa è successo in quella stanza. Dopo circa 20 minuti ho sentito un rumore. Io non voglio fare retorica, era un rumore sordo, muto, cupo, io non sapevo cosa fosse,non sapevo proprio neanche lontanamente avevo immaginato che cos’era quel rumore, e subito immediatamente vengono due poliziotti, mi mettono con la faccia contro la parete e mi dicono “si è buttato”allora realizzo che quel rumore era il corpo di Pino che cadeva, che moriva, un rumore sordo, cupo,bruttissimo… e e nessuno è uscito da quella stanza fino a quel momento, nessuno. Quando io ho detto queste cose, perchè dopo mi hanno preso e mi hanno portato subito a San Vittore,perchè era scaduto il tempo del fermo, e il giorno dopo mi han fatto uscire nessuno mi ha interrogato, non ho mai saputo perchè fossi rimasto là fino a quell’ora di notte… quando io ho detto queste cose io non sapevo niente, che il commissario Calabresi aveva detto che lui non c’era in quella stanza. Non lo potevo immaginare e neanche sognare.Mi hanno detto “è uscito qualcuno?” l’avvocato “No, sicuramente non è uscito nessuno”. Perchè una volta che è entrato Pino stavo in attenzione, perchè dopo sarebbe toccato a me, volevo andare a casa, stavo attentissimo a quello che succedeva,e ve lo posso giurare, non è uscito nessuno, erano ancora là dentro tutti, assolutamente tutti.
    Testimonianza di Valitutti

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