E ora?
Questa pagina conterrà rari e sintetici aggiornamenti del dove sono e del cosa sto facendo
Comincio questo blog in corrispondenza di una partenza, appena prima. È anche un modo per mantenere un contatto, e raccontare. L’idea di andare a fare volontariato parte da un principio molto concreto, e si sviluppa in maniera molto minimalista. Finita la triennale, e constatata l’assenza di vita dentro l’ateneo ho accantonato (all’inizio titubando) l’eventualità di fare il professore universitario nella mia batuffolosa e pur bella facoltà.
Di qui la necessità di decidere cosa fare della propria vita, e l’impossibilità di farlo: per ora non ho deciso. Resomi conto che l’intuizione non sarebbe venuta nell’arco di poco, ho preso in considerazione l’idea di andare da qualche parte per darmi da fare: non è questione di bontà (se domani scoprissi che il mio sogno è pitturare portoni in campagna, andrei immediatamente a pitturare portoni in campagna) ma di non perdere tempo, come farei altrimenti qui, perderne un po’ di meno, più precisamente - questo il principio concreto.
Lo sviluppo minimalista è nella riduzione del danno, del non aspettarsi di cambiare il mondo, del sapere che cambierà veramente poco, e non solo poco ma non abbastanza (sul concetto di poco, tornerò semmai). So che è pochissimo quello che faccio qui e che sarebbero tante altre cose da fare, senza partire, ma partirò.
Le destinazioni in ballo sono varie, a breve saprò e questa riga conterrà le indicazioni del perché quella scelta e non altre.
Lo sconcerto di Lucy è anche il mio: non farò questo per tutta la vita, la mia non è una missione. Mi intimorisce anche un po’ la figura di chi ha dato la propria vita per gli altri. Forse non è neanche la “peggior forma di egoismo” - come qualcuno stoltamente definisce fare il bene altrui, semmai sarebbe la migliore - a muovermi. Per chi ha avuto un’infanzia alla quale è mancato poco, senza averne alcun merito, è anche un modo per trovare il modo di dire: «grazie».

