Evviva il googlismo e la libertà

13 January 2010, 1:01 | Alta politica | Commenti: 12

Google cinaGoogle aveva in passato negoziato con il governo cinese la censura di alcuni contenuti (i classici temi “sensibili” per una dittatura) in cambio della possibilità di lavorare nel Paese più popoloso del mondo. Questa scelta era stata criticata ferocemente da molti utenti di Google, che avevano pure avanzato l’ipotesi di cambiare motore di ricerca.

La notizia di poco fa è che Google ha annunciato un’inversione di tendenza. E che, a quanto si legge, le censure saranno rimosse anche a rischio di dover chiudere google.cn.

Ovviamente fra cinque minuti ci sarà chi dirà che – sicuramente – c’è qualcosa sotto, e che Google l’ha fatto per occulte ragioni economiche: foss’anche così, questa non sarebbe che una buona notizia nella buona notizia – se a una delle più grandi aziende al mondo conviene non assecondare le richieste liberticide della più grande dittatura del mondo, c’è qualche ragione per essere ottimisti nel futuro.

– Commenti:



12 Commenti presenti su “Evviva il googlismo e la libertà” – Feed

  1. Lorenzo – 13 January 2010, 02:02 (n° 1)

    vero :)

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  2. gao – 13 January 2010, 04:11 (n° 2)

    oh yes! concordo pienamente! se alle aziende conviene fare la cosa giusta, allora c’e’ speranza per tutti noi! :-)

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  3. fra Alberto – 13 January 2010, 08:14 (n° 3)

    Giovanni Fontana scrive::

    Ovviamente fra cinque minuti ci sarà chi dirà che – sicuramente – c’è qualcosa sotto

    Esatto, ahahaha

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  4. rosalucsemburg – 13 January 2010, 09:41 (n° 4)

    Uhm, “paventato”? Non mi convince… Ventilato, minacciato, ma paventato proprio no….

    :-)

    rosalucsemburg

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  5. Giovanni Fontana – 13 January 2010, 09:43 (n° 5)

    @ rosalucsemburg:
    Tieni ragione!

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  6. nicola – 13 January 2010, 15:48 (n° 6)

    Io non sono così fiducioso: domani, quando le valutazioni di potere e di economia cambieranno, anche Google ritornerà sui suoi passi. In altre parole i principi democratici, in ogni azienda occidentale, arriveranno sempre quarti, dopo potere, immagine e soldi. Non è cambiato proprio nulla.

    Sperando di sbagliarmi.
    ciao
    nicola.

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  7. Max – 13 January 2010, 16:02 (n° 7)

    @ nicola:
    that’s just easy cynicism. Google ain’t Coca-Cola. and data security and privacy are serious issues for that kind of company. Part of its product is data security and privacy.

    my guess is this is really the last straw.

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  8. Sergio – 14 January 2010, 00:37 (n° 8)

    “Don’t be evil”. This time Google’s claim seems to be true…

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  9. franco rivera – 14 January 2010, 09:44 (n° 9)

    la diffusione delle informazioni è la miglior cura preventiva contro i conflitti, quindi non si può che salutare con favore la decisione di non censurare il motore di ricerca in cina

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  10. Caigo – 14 January 2010, 21:09 (n° 10)

    Alla Cina non piace far vedere che ha due facce, ma non può continuare così in eterno.

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  11. diggita.it – 16 January 2010, 20:37 (n° 11)

    Evviva il googlismo e la libertà…

    Google aveva in passato negoziato con il governo cinese la censura di alcuni contenuti (i classici temi “sensibili” per una dittatura) in cambio della possibilità di lavorare nel Paese più popoloso del mondo. Questa scelta era stata criticata ferocemen…

  12. Sid – 24 January 2010, 11:43 (n° 12)

    Una piccola personale nota: Google non ha interessi diretti alla censura, li ha quando il governo cinese la impone.

    Il discorso era: attualmente i contenuti sono censurati dal governo, preferisco censurarli direttamente io così riesco ad offrire un servizio migliore ai miei utenti.

    Ora probabilmente il discorso sarà: la censura mi sta stretta, un po’ perché mi impedisce di espandermi e un po’ perché adesso ho più forza per impormi.

    Non riesco però proprio a vederla come una cosa negativa (né la prima decisione, né quest’ultima), anche se non fosse per il commento di Giovanni: Google è un’azienda, e come tale si muove. Nell’assecondare un governo che altrimenti ti sega le gambe, sicuro male non fa, magari fa meno bene.

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