Juliano Mer Khamis

8 April 2011, 17:27 | Medio orientato | Commenti: 7

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Prima di andare a lavorare in Palestina, avevo preso contatti con il Freedom Theatre, un’associazione di Jenin fondata da Juliano Mer Khamis che si occupa di costruire un futuro – attraverso il teatro, l’arte, i giochi – ai bambini palestinesi, in particolare quelli del campo profughi di Jenin. Avevo programmato di passare tre mesi a Betlemme, con Amal, e tre mesi a Jenin al Freedom Theatre, che aveva sempre bisogno di volontarî (a proposito, per chi avesse voglia di un esperienza del genere: anche se forse, ora, non è il miglior momento per contattarli). Poi mi ero trovato molto bene con Amal, mi ero affezionato al loro progetto, e avevo deciso di rimanere lì. Ero comunque andato a Jenin a vedere le loro attività.

Mer Khamis era palestinese ed ebreo – 100% palestinese e 100% ebreo, diceva lui –, figlio di madre ebrea e padre palestinese. Già prima di fondare un’attività simile era intrinsecamente una sfida al settarismo di quel conflitto. Aveva più volte espresso opinioni estremamente critiche nei confronti d’Israele e in Israele aveva fatto il servizio militare (una volta voglio scrivere un post su come, per i palestinesi, la scelta di non avvalersi del diritto – che hanno gli arabi – all’esenzione dal servizio militare sarebbe una forma di resistenza eccezionale). Per questo era visto male dalla destra israeliana e visto malissimo dagli islamisti palestinesi, che lo avevano più volte minacciato.

Lunedì l’hanno ammazzato. È stato un ex militante delle Brigate dei martiri di Al-Aqsa che ultimamente si era avvicinato ad Hamas, e che aveva passato cinque anni in carcere per aver armato varî gruppi islamisti. Al-Aqsa e Hamas si palleggiano la responsabilità cercando di derubricare l’assassinio a crimine comune. Non mi viene altro commento che la frase di Golda Meir che «la pace arriverà quando loro ameranno i proprî figli più di quanto odiano noi». Juliano Mer Khamis era entrambi, loro e noi.

EDIT – Il commento appena ricevuto in mail di uno che in Israele ha vissuto e poi è andato via: “Su Juliano Mer-Khamis cosa dire? Che non fa altro che sottolineare quanto sia difficile vivere (nel senso proprio della parola) fuori dagli schemi in Medioriente.”

– Commenti:



7 Commenti presenti su “Juliano Mer Khamis” – Feed

  1. franco rivera – 8 April 2011, 17:34 (n° 1)

    che tristezza :(

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  2. Shylock – 9 April 2011, 07:35 (n° 2)

    Ti è venuto da pensare ‘potevo/potrei fare la stessa fine’?

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  3. tenkiu – 9 April 2011, 13:56 (n° 3)

    Scrive Giovanni:
    “Mer Khamis era palestinese ed ebreo – 100% palestinese e 100% ebreo, diceva lui –, figlio di madre ebrea e padre palestinese.”

    Sarò la solita… notizia incompleta!
    (…) figlio di madre ebrea e padre palestinese cristiano! (…)
    Giovanni, non temere! dai pure per esteso le notizie! :-)

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  4. tenkiu – 9 April 2011, 14:06 (n° 4)
  5. Carlo – 9 April 2011, 21:12 (n° 5)

    ma si capisce il motivo ? Il movente almeno

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  6. Giovanni Fontana – 11 April 2011, 03:32 (n° 6)

    Carlo scrive::

    ma si capisce il motivo ? Il movente almeno

    La polizia ha detto che sta ancora investigando. Di sicuro c’è che l’omicida era legato all’estremismo islamico, e che Juliano era stato minacciato più volte.

    Questo scrive il Corriere:
    “Juliano sapeva di rischiare: nella seconda intifada Jenin è stata la rinomata capitale dei kamikaze, gli avevano tirato due molotov e per tutelarsi non gli era bastato prendersi come direttore di sala Zakariya Zubaidi, già capo delle locali Brigate Al Aqsa, il braccio armato del Fatah. Ora piovono le condanne del premier palestinese Salam Fayyad, «non possiamo tacere davanti a un simile crimine», ma quando i jihadisti l’ avevano accusato d’ essere «una quinta colonna» dei servizi israeliani e avevano distribuito volantini contro i suoi spettacoli immorali – la minaccia era già scritta: «Se le parole non aiuteranno, dovremo parlare con le pallottole» – nessuno gli aveva dato protezione, né lui s’ era procurato un’ arma. Juliano aspettava sereno i suoi sicari e confidava ai giornalisti: «Mi minacciano, ma che scelta ho? Correre? Non sono uno che fugge. Io sono un uomo delle forze d’ élite, ho fatto il parà. Le sole due cose che ho guadagnato dalla mia formazione israeliana sono le traduzioni scespiriane di Shlonsky e un buon addestramento fisico: questo ora mi servirà. Li fa impazzire il fatto che un mezzo ebreo sia a capo d’ uno dei più importanti progetti della Cisgiordania. Razzisti ipocriti. Non sono mai stato così ebreo come da quando vivo a Jenin. Dopo tanta fatica, sarebbe davvero una sfortuna morire per una pallottola palestinese»”

    http://archiviostorico.corriere.it/2011/aprile/05/Era_ebreo_palestinese_Ucciso_attore_co_9_110405034.shtml

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  7. Carlo – 11 April 2011, 22:17 (n° 7)

    ok ho intuito il motivo

    onestamente mi sembra una figura alla Don Chisciotte
    un utopista dei più puri.

    con tutto il rispetto per la persona s’intende

    certo se tutti fossero stati come lui sessantanni fa…

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