Lunedì 5 gennaio

5 January 2009, 12:54 | Diario dalla Palestina, immagina tu | Commenti: 3

Proteste a Betlemme – Diario dalla Palestina 126

Oggi Betlemme è più rumorosa, i canti dei muezzin sono più incisivi, e ci sono molti più fedeli. Ho visto anche per la prima volta gruppi di bambini con dei bastoni – per me non c’è da avere paura, so come comportarmi in questi casi, e quel poco d’arabo che so mi aiuta. Soldati israeliani, qui, non ce ne sono, quindi è solo una dimostrazione di rabbia.

Stasera c’è una marcia da Bet Sahour alla Natività contro la guerra a Gaza, in bici è una salitona non indifferente, figuriamoci a piedi: mi hanno specificato che si tratta di una marcia “pacifica”, nel senso che gli slogan non dovrebbero essere dei peggiori. Se così sarà, sarò un marciante anche io, altrimenti solo un fotografo.

Intanto sulla ringhiera davanti al palazzo dell’UNRWA (cioè l’ONU) di Betlemme sono stati attaccati questi cartelli:

Al di là della sproprzione evidente, e comunque la si pensi, i palestinesi dovrebbero capire che tirare in ballo l’olocausto per quello che sta succedendo a Gaza è controproducente: basta il conteggio delle vittime per archiviare la questione, e non parlare d’altro:

holo.JPG

Una scritta più equilibrata, e anche molto significativa: Leonardo dice che la stessa frase usata da Obama per i cittadini di Sderot potrebbe essere usata per i palestinesi. Il concetto è quello – “noi siamo palestinesi, diversità nell’unità, i nostri bambini come tutti i bambini devono vivere in pace e sicurezza”:

we-are.JPG

In arabo:

arabo.JPG

I caduti:

perterra.JPG

Ecco il palazzo dell’ONU:

palazzo.JPG

C’è vento, e sopra sventola la bandiera azzurra:

6sventola.JPG:

– Commenti:



3 Commenti presenti su “Lunedì 5 gennaio” – Feed

  1. La fiaccolata - Diario dalla Palestina 127 | Distanti saluti – 6 January 2009, 21:46 (n° 1)

    […] la ‘manifestazione dei pacifisti’. Non ho tanta voglia di raccontarvi che gli slogan erano “dal Marocco al Qatar vogliamo […]

  2. Paolo R. – 8 January 2009, 10:55 (n° 2)

    “Olocausto” è senz’altro eccessivo, per i vivi.
    Per chi muore, invece, avere dieci, cento o un milione di compagni “di viaggio” non fa differenza…
    Debbo ammettere che la nascita di mio figlio mi ha fatto riconsiderare, a fondo, l’idea di ineluttabilità delle scelte politiche.
    Se qualcuno, fosse pure per inseguire un qualche nobilissimo fine, uccidesse il mio bambino, io passerei il resto della mia vita ad uccidere: non sarà un atteggiamento maturo o evoluto o pio, ma così è.
    Sono convinto che oggi a Gaza (ma è lo stesso a Kabul, a Grozny, a Monrovia, a Baghdad, a Freetown, o da qualsiasi altra parte) uccidere bambini sia il peggior errore strategico e politico, prima ancora che morale.
    Mi piace la tua lucidità e il tuo modo di proporre la complessità del Mondo.

  3. Giovanni Fontana – 8 January 2009, 11:09 (n° 3)

    Non si può dare torto a chi parla col vestito del padre, ma chi decide dovrebbe trovare cosa è bene per tutti, e poi farlo. E mi sembra che tante volte la prima cosa è più difficile della seconda.

    E grazie.

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