Martedì 30 dicembre

30 December 2008, 14:41 | Diario dalla Palestina, immagina tu | Commenti: 6

L’albero – Diario dalla Palestina 117

Durante le vacanze di Natale, mia madre – maestra, oltre che cattolica molto osservante – e mia sorella –  studentessa, oltre che mangiapreti professionale – mi sono venute a trovare.

Così mia madre ci ha messo a disposizione tutta la sua maestria da maestra, per costruire un albero di Natale fatto di cartone, stoffa, filamenti, fiocchi, colla e bottoni. Ecco qualche foto:

Mia madre ormeggia con la punta, mentre Lana e Ghaida costuiscono i fiocchi:

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Mentre anche Ahlam e mia sorella si industriano, e Antonio scruta il campo fotografico, Rowan fa la linguaccia all’obiettivo:

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Qui uno zoom su Lana e Ghaida:

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Particolare dell’albeto:

pict0007.JPG

E infine una foto collettiva, assieme all’albero terminato con tanto di stella:

dscf2271.jpg

– Commenti:



6 Commenti presenti su “Martedì 30 dicembre” – Feed

  1. angela – 30 December 2008, 15:46 (n° 1)

    che carina la tua mamma!!

  2. Maria Grazia – 30 December 2008, 16:10 (n° 2)

    Complimenti per l’albero, ecologico.
    Buon 2009 a tutti.
    Elio, Maria Grazia e Jacopo

  3. V. – 30 December 2008, 16:56 (n° 3)

    che belli!
    tua madre mi ricorda come da piccola le mie maestre mi sembrassero delle vere artiste: io ovviamente ero pasticciona e impedita, sporcavo e rompevo tutto, e quando veniva l’ora di creare qualcosa per le feste per i genitori andavo nel panico, non sapevo dipingere né modellare e neanche scrivere con una calligrafia decente. allora per non farmi fare brutta figura si mettevano in angolo e mi aiutavano a creare roba meravigliosa per poi farmi credere che -in fondo- ero stata io a fare il più del lavoro, così che tornavo a casa tutta fiera di me.

  4. Cristina – 30 December 2008, 18:43 (n° 4)

    che belli che siete!

  5. microfono 31 – 30 December 2008, 18:46 (n° 5)

    una cosa meravigliosa !!!

  6. sabrina – 31 December 2008, 15:20 (n° 6)

    non sono mai riuscita a capire cosa stia accadendo “da quelle parti”, ma non posso dire di capire nemmeno cosa stia accadendo “da queste parti”, quindi il problema credo sia mio. dato che gli esseri umani sono sempre gli stessi e che, anche se alcuni ne dubitano, io non sono meno umana degli altri, dovrei capire, farmi una ragione, però non ci riesco. Forse è il bisogno di nominare le cose, definirle per poi discriminarle (in senso negativo), mettere cancelli, delimitare quello spazio dove vivono quelle persone… più o meno come intorno a casa tua, qui a Roma. Dentro “i simili” fuori “gli altri”, sarà cosi? nasce tutto da questo? i buoni qui, i cattivi la e poi, la guerra o come alternativa, la solitudine derivante dall’autosegregazione. Chi ha tirato il primo sasso o missile non si sa, perchè lo fa? non si capisce; cosa sta succedendo? e chi lo sa, magari si è solo esagerato nel voler dare nome alle cose o nel credere sul serio che i nomi corrispondano realmente a quelle cose-persone-posti. Povera Giulietta, sono secoli che dal balcone ci dice che un nome non è “la persona”, che non si può odiare un Capuleti perchè Capuleti ed un Montecchi perchè è un Montecchi, eppure ancora oggi, Capuleti e Montecchi, mussulmani ed ebrei, bianchi e neri, fa lo spesso, si fanno la “guerra” in nome di “un nome” una definizione. Povera Giulietta.

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