Quando le rivoluzioni funzionavano

14 March 2010, 13:59 | Ogni me è politico | Commenti: 5

Ho scoperto una cosa che mi ha fatto felice. C’era un tempo in cui le rivoluzioni funzionavano! Un tempo in cui il sistema si poteva sovvertire, e le cose non sarebbero più state le stesse.

Era il tempo in cui andavo all’asilo. La mia scuola materna si chiamava Greenwood Garden: era un asilo in cui si parlava solo in inglese. Ovviamente moltissimi bambini non sapevano una parola d’inglese, e quindi c’era una notevole certa sulla questione. Però ogni volta che un bambino si esprimeva in italiano, le maestre – con tutta la loro dose di affabilità – lo invitavano a provare a farlo in inglese. Cosicché, poi, coloro che sapevano dire quelle due parole in inglese, ma non lo facevano, venivano rimproverati – sempre, ovviamente, con l’amorevolezza della maestra dell’asilo.

Soltanto che questi rimproveri facevano nascere, nei bambini, o almeno in quelli che conoscevo io, il gusto del proibito. Se parlare in italiano era vietato, allora c’era un certo fascino nell’andare contro quella legge! Così l’esprimersi, proditoriamente e non per incapacità, in italiano aveva assunto un connotato di sfida all’ordine costituito che generava l’ilarità di tutti i bambini.
A quel tempo io ero un capopopolo. Ora mi son perso, a 7 anni ero già vecchio: ma al tempo dell’asilo, ve lo dico, non ce n’era per nessuno. Un Martin Luther King in punta di ciuccio. Come direbbe un eroe di guerra: ne porto ancora le cicatrici (davvero!).

E insomma, il Greenwood Garden era una scuola bellissima: c’era un giardino stupendo, un sacco di eventi – già si festeggiava Halloween, sarà per quello che non sono diventato leghista! – e un cavallo di plastica rosso lunghissimo che è rimasto nell’immaginario di chiunque abbia frequentato quel posto.

Però c’era anche una regola terribile: dopo pranzo si doveva dormire. Venivano stesi dei tatami per terra e tutti i bambini erano costretti a fare un’ora e mezzo di sonno. Potete immaginare quanto per il vostro piccolo rivoluzionario quella costrizione fosse del tutto insopportabile. Così, insieme al mio compagno di lotte politiche Danilo, avevamo iniziato a fare la lotta all’ordine costituito. Sdraiati al buio da una parte all’altra del salone dove dormivamo, mentre tutti erano in silenzio, io davo il là: ad alta voce, in italiano, invocavo «NASOOOOO…», e dall’altra parte Danilo rispondeva «….con le CACCOLE!». C’erano le caccole, e c’era il parlare in italiano. Il massimo. Tutti i bambini si mettevano a ridere, e non dormivano per altri dieci minuti quando, a quel punto, e dopo un sonoro rimprovero, Danilo ripartiva: «Naso…» e io: «…con le caccole!».

L’operazione nasoconlecaccole era andata avanti per giorni e giorni, trascinando a quel punto anche altri bambini che si cimentavano nell’esclamazione dei dettagli di quella parte anatomica. Questo trattamento ci era valso – ovviamente, oltre alla valorosa ammirazione degli altri bimbi (nonché della mia fidanzatina, Molly) – delle sonore lavate di capo nella temutissima Stanza di Donna, la temutissima direttrice.
Ma la repressione dei poteri forti non levigò l’ardore ribelle dei vostri eroi che continuarono imperterriti a risvegliare le dormienti coscienze dei compagni di lotta al suon dei nasiconlecaccole, che dovettero arrendersi al progresso e promulgare un editto riparatore.

Qualche settimana dopo fu creato il “not sleeping group”, un manipolo di pioneri dell’avanzamento sociale a cui fu garantito il diritto a non stare un’ora e mezzo al buio senza dormire, ma ad andare a giocare in giardino. Avevo sempre pensato che quel provvedimento fosse durato un poco, finché c’erano questi scalmanati, e che poi fosse stato revocato come una carnevalesca parentesi libertaria appena il manipolo fosse uscito dall’asilo.

E invece. Invece ho scoperto l’altro giorno, incontrando un’amica più piccola che aveva frequentato la stessa materna, che anche due anni dopo c’era un not sleeping group, e che quell’opzione di scelta era stata, addirittura, istutozionalizzata.

Ora so che potrò dire di essere servito a qualcosa, in questo mondo.

– Commenti:



5 Commenti presenti su “Quando le rivoluzioni funzionavano” – Feed

  1. Federico – 14 March 2010, 14:18 (n° 1)

    Fantastico. Ora che mi hai dato lo spunto ne scriverò anche io: ho fatto lotta politica dai 7 ai 13 anni, mi mandavo da solo fuori dalla porta a scuola, rigettavo l’obbligo della passeggiata in colonia e molto altro.
    Poi intorno ai 14 mi sono calmato e ora mi ritrovo iscritto al secondo partito italiano. Sempre fuori tempo, io.

  2. Saverio – 15 March 2010, 00:54 (n° 2)

    e poi dicono che il mondo non si possa cambiare…

  3. Stellina – 15 March 2010, 10:47 (n° 3)

    ;) sposami!!!

  4. Bambini, vi abbiamo mangiato tutti i dolci di Halloween | Distanti saluti – 5 November 2011, 16:35 (n° 4)

    […] ho fatto un asilo americano (raccontai le mie rivoluzioni asilesche), e lì Halloween era L’Evento-Dell’Anno, e nessun altro – fuori da quell’isola […]

  5. dtm – 6 November 2011, 02:11 (n° 5)

    io ero molto più egoista: inventavo balle per stare alzato a giocare. ha funzionato un paio di volte – e ho avuto il flipper tutto per me.
    ricordo ancora con grande stupore che agli altri dormire, tutto sommato, piaceva.

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