You need it

22 March 2010, 15:00 | Il Male curabile | Commenti: 7

C’è una cosa che accomuna casi e circostanze diversissime come quella della copertura offerta dal Vaticano ai preti pedofili, e quella delle vignette su Maometto per cui ogni tre mesi si scopre un nuovo piano per ucciderne i disegnatori, ed è precisamente questa forma di – insano – rispetto per delle cattive idee:

What can make tens of millions of people – who are in their daily lives peaceful and compassionate and caring – suddenly want to physically dismember a man for drawing a cartoon, or make excuses for an international criminal conspiracy to protect child-rapists? Not reason. Not evidence. No. But it can happen when people choose their polar opposite – religion. (…)

In 2005, 12 men in a small secular European democracy decided to draw a quasi-mythical figure who has been dead for 1400 years. They were trying to make a point. They knew that in many Muslim cultures, it is considered offensive to draw Mohamed. But they have a culture too – a European culture that believes it is important to be allowed to mock and tease and ridicule religion. It is because Europeans have been doing this for centuries now that we can no longer be tyrannised into feeling bad about perfectly natural impulses, like masturbation, or pre-marital sex, or homosexuality. When priests offer those old arguments, we now laugh in their faces – a great liberating moment. It will be a shining day for Muslims when they can do the same. (…)

Let’s state some principles that – if religion wasn’t involved – would be so obvious it would seem ludicrous to have to say them out loud. Drawing a cartoon is not an act of aggression. Trying to kill somebody with an axe is. There is no moral equivalence between peacefully expressing your disagreement with an idea – any idea – and trying to kill somebody for it. Yet we have to say this because we have allowed religious people to claim their ideas belong to a different, exalted category, and it is abusive or violent merely to verbally question them. Nobody says I should “respect” conservatism or communism and keep my opposition to them to myself – but that’s exactly what is routinely said about Islam or Christianity or Buddhism. What’s the difference?
This enforced “respect” is a creeping vine. It soon extends beyond religious ideas to religious institutions – even when they commit the worst crimes imaginable. (…)

It has emerged this week that when Ratzinger was Archbishop of Munich in the 1980s, one of his paedophile priests was “reassigned” in this way. He claims he didn’t know. Yet a few years later he was put in charge of the Vatican’s response to this kind of abuse and demanded every case had to be referred directly to him for 20 years. (…)

Far from changing this paedophile-protecting model, Ratzinger reinforced it. In 2001 he issued a strict secret order demanding that charges of child-rape should be investigated by the Church “in the most secretive way… restrained by a perpetual silence… and everyone… is to observe the strictest secret.” (ATTENZIONE: come mi segnala Marco, qui Hari confonde questo con questo) (…)

Imagine if this happened at The Independent. Imagine I discovered there was a paedophile ring running our crèche, and the Editor issued a stern order that it should be investigated internally with “the strictest secrecy”. Imagine he merely shuffled the paedophiles to work in another crèche at another newspaper, and I agreed, and made the kids sign a pledge of secrecy. We would both – rightly – go to prison. Yet because the word “religion” is whispered, the rules change. (…)

Everyone has ideas they hold precious. Only you, the religious, demand to be protected from debate or scrutiny that might discomfort you. The fact you believe an invisible supernatural being approves of – or even commands – your behaviour doesn’t mean it deserves more respect, or sensitive handling. It means it deserves less. If you base your behaviour on such a preposterous fantasy, you should expect to be checked by criticism and mockery. You need it.

If you can’t bear to hear your religious figures criticised – if you think Ratzinger is somehow above the law, or Mohamed should be defended with an axe – a sane society should have only one sentence for you. Tell it to the judge.

(Per una volta vengo meno al proposito di scrivere tutto in italiano su questo blog, ma questo è troppo lungo per essere tradotto: scuse ai non anglofoni)

– Commenti:



7 Commenti presenti su “You need it” – Feed

  1. rosalux – 22 March 2010, 16:32 (n° 1)

    bellissimo articolo, grazie!

  2. farfintadiesseresani – 22 March 2010, 20:14 (n° 2)

    Giovanni, da te ‘ste coglionate non me le aspetto. E non perché sei mio amico, ma perché sei un filologo, cazzo. Leggiti il segretissimo documento del 2001 (talmente segreto da essere pubblicato sul SITO INTERNET del Vaticano) e dimmi se c’è scritto quello che scrive Hari, al netto dell’uso disinvolto dei puntini di sospensione. Ti prego, è tutta la settimana che ne discuto su FF, non ce la faccio più.

  3. Giovanni Fontana – 22 March 2010, 23:23 (n° 3)

    @ farfintadiesseresani:
    Sì, non c’è dubbio, hai ragione. Hari – e io citandolo – confonde due cose diverse, il crimen solicitationis e l’epistola di Ratzinger del 18 maggio 2001 che doveva emendarlo.
    Effettivamente non c’è un uso disinvolto dei puntini, ma di più: un vero e proprio errore di fonte. Ho modificato il post.

    Ora ho studiato un po’ meglio, ti dico le mie impressioni – credimi, senza pregiudizio – ché, lo sai, forse per bastiancontrarismo a me stan più sui coglioni le religioni che le Chiese, istituzioni.

    Secondo me, letta l’epistola e il crimen solicitationis, non c’è una cosa – fra quelle dette da Hari – che non rimanga in piedi.

    Per quanto riguarda il secondo, la questione è spostata temporalmente, all’indietro, ma il contenuto è conserva tutti i suoi tratti – che altra parola usare? – criminali.
    O pensi si risolva tutto in asettiche indicazioni procedurali?

    E anche ciò ch’è scritto da Ratzinger, nel mio giudizio, è abominevole: capirai quanto io trovi grave, ugualmente, l’assenza totale di qualunque invito a rivolgersi all’autorità giudiziaria secolare? Ciò che, per loro, può essere normale – e spero non per te – io lo trovo peccaminoso.

    Dici che l’epistola non fosse quantomeno ambigua sull’occultamento dei casi di pedofilia?
    Gli avvocati delle vittime trattano la lettera di Ratzinger come una vera e propria istigazione al silenzio:
    http://www.guardian.co.uk/world/2005/apr/24/children.childprotection

    E, per la stessa, Ratzinger era stato indagato da una corte americana, e poi non processato solamente per l’accoglimento della richesta di immunità diplomatica quale Capo di uno Stato riconosciuto.

    Ti domando poi: tu, quindi, sei convinto che Ratzinger dica il vero quando dice che non ne era a conoscenza? Che quindi non abbia in nessun modo contribuito ai “trasferimenti” dei pedofili senza passare per la giustizia?

  4. Giovanni Fontana – 22 March 2010, 23:38 (n° 4)

    @ farfintadiesseresani:
    Oramai c’ero dentro, e mi son andato a cercare la discussione su Friendfeed.
    Ecco, spero di non far la stessa figura. Dimmelo se.

  5. farfintadiesseresani – 22 March 2010, 23:57 (n° 5)

    Ma scherzi? Ma davvero, non pensarci neanche. Tu sei solo un po’ de coccio :D

    Comunque sia, con ordine. Anche la “Crimen”, in verità, parlava sostanzialmente di altro, limitandosi a un accenno vaghissimo ai casi di pedofilia in mezza riga su decine di pagine. Il suo oggetto primario era, appunto, il “Crimen sollicitationis”, ovvero quando un sacerdote induce, tramite il sacramento della confessione, una penitente a fare sesso con lui sfruttandone – diciamo così – la posizione psicologicamente debole. Parrà strano, ma una volta era un problema piuttosto frequente, pare. Ovviamente, la “Crimen” predica riservatezza e avoca al Sant’Uffizio i processi in merito. Altrettanto ovviamente, non si fa esplicita menzione di alcuna denuncia alle autorità civili perché da un lato è un regolamento “interno” alla chiesa e, secondariamente, ciò di cui il documento tratta difficilmente è un reato.

    Venendo poi a Ratzinger, che ti devo dire? Lo spero per lui. Tendenzialmente gli credo, fino a prova contraria.

    P.S.: tecnicamente è impreciso anche dire che “era stato indagato da una corte americana”. In verità, era stato citato a giudizio dall’avvocato della parte lesa (se ricordo bene un ex seminarista che accusava di abusi un altro sacerdote) solo in quanto firmatario del documento del 2001. Insomma, nient’altro che un (legittimo) colpo mediatico per attirare clamore sul processo. Ovviamente il tribunale non aveva potuto fare altro che ratificare la citazione. Poi, ovviamente, la cosa è stata sgonfiata con un minimo di buon senso e di diplomazia. Te lo immagini il papa che va a fare l’imputato in un processo? In aula? Per fare pubblicità a un avvocato? Suvvìa.

  6. farfintadiesseresani – 23 March 2010, 08:51 (n° 6)

    Ho qualche minuto di tempo, provo a spiegare più chiaramente.

    Credo che menzionare quei documenti (quello del 1962 così come quello del 2001) come prova provata dell’esistenza di un complotto del Vaticano per insabbiare i casi di pedofilia sia un atteggiamento figlio dell’incomprensione (che può essere, ovviamente, in buona fede) della natura di quei documenti. Essi stabiliscono, in relazione a vicende le più diverse tra le quali la pedofilia (con un ruolo del tutto accidentale nel documento del 1962), quali debbano essere le procedure di diritto canonico da applicare in caso di abusi sessuali commessi da un sacerdote. Se si legge con attenzione la casistica ci si accorge che solo in alcuni dei casi menzionati si può configurare un’ipotesi di reato penale ai sensi della legge italiana. Vale la pena anche di osservare che tali disposizioni riguardano l’intera chiesa (quindi si applicano all’intero globo, in paesi con sistemi penali i più vari e diversi.

    Che non vi si menzioni la necessità di denunciare il presunto reo di abusi sessuali o di atti pedofili alle – chiamiamole così – magistrature secolari è connaturato allo scopo del documento: vi si parla d’altro.
    Tale necessità, al contrario, è stata più volte richiamata nel magistero recente da alti prelati, papa compreso (vedi lettera ai cattolici d’Irlanda di qualche giorno fa).

    Ciò detto, vi è poi lo scandalo criminale di chi, con responsabilità all’interno della chiesa, ha scientemente protetto pedofili e abusatori. Ma sono due questioni diverse.

    Infine, due parole ancora su Ratzinger: a me pare perfettamente plausibile che potesse non sapere nulla dell’arrivo e degli spostamenti di un prete pedofilo all’interno della sua diocesi, che era quella di Monaco di Baviera. Volendola paragonare a Milano: l’arcivescovo ambrosiano ha alle sue “dipendenze”, per capire, 7 vescovi ausiliari e 7 vicari di zona, i quali si occupano, a loro volta aiutati da pletore di collaboratori (assistenti personali, decani, parroci e singoli sacerdoti), delle questioni via via più minute. Non credo che, per dimensioni e articolazione, la situazione di Monaco fosse molto diversa.

  7. Giovanni Fontana – 24 March 2010, 14:54 (n° 7)

    Mi hai convinto su molto, e sicuramente sulla necessità di presunzione d’innocenza per Raztinger.

    Ho capito anche la questione d’indirizzo, che citi. Non pensi che in un regolamento interno, di qualunque istituzione, dovrebbe essere presente anche la denuncia alle forze dell’ordine?

    Proprio per non lasciare spazio a quelle che, anche tu dicevi, essere le possibilità di strumentalizzazione di ogni spazio grigio.
    Il problema, ovviamente, è che – in caso contrario – si forma uno Stato nello Stato.
    Non sarebbe non solo più sensato, ma più etico avere all’interno del regolamento delle sanzioni (la scomunica no? Il tipo dimmelo tu) per chi non denunci alla polizia gli atti di pedofilia di cui è a conoscenza?

    Ho messo tanta carne al fuoco, lo so.

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