Io non voto il benefattore

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Che poi io sono anche uno di quelli che abboccano a tutto, a cui piace il lieto fine, e che si fa commuovere da tutte le Susan Boyle del mondo. Cerco la bella storia, la lacrimuccia, i film ruffiani mi conquistano, eccetera. Quindi c’ero propio andato con tutta la buona volontà, anche perché la vedevo molto ben propagandata in giro, da più parti.

Niente, stavolta non ce l’ho fatta: a me la lettera del “Benefattore di Adro”, quello che ha donato diecimila euro per risanare il debito della mensa della scuola, è sembrata un’enorme accozzaglia di banalità. Non c’è una riga che non mi sembri rigonfia di una retorica vuota e inculcata, di un dito puntato verso il mucchio, e di un autocompiacimento da «ah, questa volta sì che gliel’ho cantate»: che poi uno si domanda “a chi?”, e non sa darsi una risposta. Ciascuno di noi, in quelle parole, vede qualcun altro; ciascuno di noi può dire «io non sono così, non riguarda me».

Intendiamoci: ovviamente non solo rispetto, anche grande ammirazione per il gesto. Però mi sono visto: ero proprio partito con lo spirito della bella storia, speranzoso di aggiungerci una meravigliosa cornice, e sono rimasto deluso. Certo, ripensandoci, si può dire che alla fine pure questo è un aspetto positivo: se anche una persona che ha delle idee così stereotipate, e un modo di esprimerle tanto dozzinale, è capace di un gesto tale, allora il mondo ha un futuro chiaro.

p.s. fra l’altro, mi domando: se pensi tutte quelle cose sensate su immigrati e integrazione – lasciando da parte il passaggio sull’attenzione ai nostri costumi – per quale cavolo di ragione voti Formigoni, anzi, come dice lui, FORMIGONI?

47 Replies to “Io non voto il benefattore”

  1. Perdonami, Giovanni, perché ti è sembrata un’enorme accozzaglia di banalità? Tralasciando la tua chiosa, ché per chi vota è un altro discorso, ha detto parecchie cose sacrosante, che magari vengono banalizzate dallo spazio esiguo di due pagine in cui puoi solo sfiorare certi argomenti. E’ una lettera che mostra una visione rispettabile e chiarisce le motivazioni di un gesto contro cui alcuni probi cittadini gia si stanno stracciando le vesti, come mostrava ieri sera non so quale TG.
    Il cittadino di Adro ha tirato un sasso nello stagno, mosso dalle sue motivazioni di uomo conservatore che vede cose che non gli piacciono.
    Alcune non gli piacciono perché sono oggettivamente brutte cose. Per fortuna viene fuori e lo dice. Un cittadino di Adro è meglio che niente, sicuro. E il gesto è un bel gesto e una bella provocazione…

  2. Io lo ritengo un bellissimo messaggio al mondo.

    Se proprio volessi fare il pignolo non mi è piaciuto molto il metamessaggio del “trattiamoli bene perchè così ci cambieranno i pannoloni all’ospizio”.

    Vanno trattati bene perchè sono persone. Punto.

  3. Chi se ne frega della bella storia, questa è una storia di una miseria abbacinante, altro che bellezza.
    E questo signore ha pienamente ragione in ogni singola riga.

  4. Infatti! Magari ha votato Formigoni perché tra lui e Penati era meglio l’originale alla brutta copia pdina.
    Essendo di Bergamo, e conoscendo la mentalità delle persone, questa lettera è davvero una speranza, un bel messaggio. Per te è un’accozzaglia di banalità ma perché pensi le stesse cose e sei circondato da persone che la pensano così. A Brescia, Bergamo, Varese e via dicendo, no. E quindi qui anche la “banalità” più grossa diventa una verità granitica.

  5. Giovanni, hai ragione: la lettera e’ un bel frullato di luoghi comuni cialtrobuonisti.
    Pero’ anche tu, scusa, in tema d’immigrazione non sei esente dallo ‘stradismo’ che vuole mantenere immacolato a tutti i costi il suo vestitino candido di bei Principi – e che si fotta la realta’ – quando pretendi di lasciare entrare chiunque sempre, e che si fottano gli indigeni e le risorse che, almeno dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci in poi, si sa benissimo che non sono illimitate. Sei come i preti che predicano contro il preservativo e che si fotta la sovrappopolazione (Iddio provvedera’) e l’AIDS (se non vai in giro a fare cosacce con gli estranei non lo prendi).
    Almeno l’autore della lettera e’ disposto a pagare di tasca tua, tu invece col cazzo che molli la tua dimora di privilegiato, dimostrando l’incoerenza dei tuoi ‘principi’: di fronte all’interesse collettivo, la proprieta’ privata si espropria, anche nei Paesi capitalisti, pochi cazzi.
    Venghino siori venghino, aggiungi un posto a tavola? Risultato inevitabile: verranno anche quelli che non pagano la mensa e, capita l’antifona che nnnooooo, comesifa a mettere di mezzo i bambiiiini, saranno sempre di piu’.
    Ti metti nel mazzo degli Strada – e fuori dalla Sinistra europea moderna e responsabile: il manifesto del Labour sull’immigrazione, io lo sottoscriverei in toto, dice esattamente quello che ti dicevo io e per cui ti stracciavi il vestitino, ricordi?

    We believe coming to Britain is a privilege and not a right.

  6. Secondo me hai perso un’occasione per fare una delle tue belle cornici.
    Non capisco neanche se te la prendi con te stesso per esserti fatto troppe aspettative dalla storia, con il cittadino di Adro per non essersi saputo esprimere “bene” o comunque per farlo in modo dozzinale e con una retorica vuota, perchè i media gli hanno dato tanto risalto o perché ha votato Formigoni.
    Io credo che non dev’essere facile vivere in un paese così piccolo in cui la maggior parte dei cittadini vota Lega.
    Cosa ha votato lui non mi interessa.
    Resto affascinato dal gesto e dall’impegno,non solo economico, di quest’uomo nel tentare di smuovere una piccola comunità che ritiene assopita e distratta.

  7. Devo una spiegazione a tutti. Intanto l’approccio per cui:

    Cosa ha votato lui non mi interessa.

    è secondo me un approccio davvero sbagliato. Io credo che votare un partito alleato alla Lega Nord abbia delle conseguenze logiche ed etiche. Non è che ognuno può pensare quello che vuole. La tua libertà di pensare quello che vuoi finisce dove inizia la mia di pensare quello che voglio di ciò che pensi tu.
    E, cosa uno vota, ha delle conseguenze sull’opinione che mi faccio di una persona: certo che sì.

  8. Andrea scrive::

    Magari ha votato Formigoni perché tra lui e Penati era meglio l’originale alla brutta copia pdina.

    Eh?
    Meglio l’originale?
    Quindi fra Alemanno e Mussolini voteresti Mussolini perché è meglio l’originale? Ma che ragionamento è?
    La politica è fatta di compromessi, il tanto peggio tanto meglio ha rovinato il mondo.,

  9. Pank scrive::

    Perdonami, Giovanni, perché ti è sembrata un’enorme accozzaglia di banalità?

    Chiarisco ancora una volta che ciò che ha fatto lo trovo estremamente commendevole, ci mancherebbe altro. Ma io trovo che conti, molto, anche ciò che uno dice, il messaggio che dà al mondo.

    Nel caso specifico potrei fare una contestazione riga per riga, ma mi sembrerebbe ingeneroso ed eccessivo.
    Provo a spiegarlo in altro modo: voi pensate che ci sia stato qualcuno, anche solo una persona, che leggendo quella lettera abbia pensato «accidenti, ha colpito proprio me, devo comportarmi in un altro modo»?

    No, io trovo che fosse scritta in modo che ciascuno potesse trovarci qualcun altro, che ognuno di noi si sentisse assolto perché – figuriamoci – se è lui a comportarsi così.

    Non c’è niente che chiuda il cerchio, niente che – davvero – insegni qualcosa al prossimo (ovviamente, a parte il gesto: parlo delle parole).

  10. Shylock scrive::

    Pero’ anche tu, scusa, in tema d’immigrazione non sei esente dallo ’stradismo’ che vuole mantenere immacolato a tutti i costi il suo vestitino candido di bei Principi

    Beh, se c’è uno che è d’accordo con quei principî del doppio standard sei tu, chiaramente: ognuno faccia come vuole a casa propria. Casa propria. Siamo a un passo da GS.

    Del resto non mi stupisce che tu sia sulle stesse posizioni del benefattorediadro quando questi dice che “gli stranieri devono venire ma devono rispettare i nostri costumi. È esattamente quell’approccio lì, multiculturalista e fascisteggiante.
    Non devono fare le cose giuste, no, devono rispettare i nostri costumi.

    Che poi, Scialocco, l’illogica accusa d’incoerenza ritorna sempre lì: non saresti disposto a mandare tuo figlio in guerra, quindi la guerra è sbagliata!

  11. @ Giovanni Fontana:
    ‘Casa propria’, per me, e’ uno Stato che gode di sovranita’: capisco che per te sia (a chiacchiere, poi voglio vedere se faresti l’apolide) un’entita’ aliena, ma fidati, il mondo funziona cosi’.
    E, si’, la sovranita’ di uno Stato va rispettata, a meno non violi i diritti umani fondamentali, tra cui, checche’ tu ne dica, NON c’e’ quello di trasferirsi (men che meno in massa) e andare a piantare le tende dove, quando e perche’ cazzo ci pare e piace.
    E, ripeto, come me la pensano i laburisti inglesi, non Gino Strada. Strada e’ come te: un miliardo di africani vogliono venire da noi? No problemo, e’ un loro Diritto e i Diritti sono sacri.
    I talebani ospitano terroristi, inburqano donne e tagliano teste? No problemo, la guerra e’ brutta, la guerra e’ sbagliata.Giovanni Fontana scrive::

    non saresti disposto a mandare tuo figlio in guerra, quindi la guerra è sbagliata!

    Questo te lo deve aver raccontato il tuo Uomo di Paglia, non io, men che meno gli inglesi: li’ ci va anche il figlio della regina, in Afghanistan.

  12. Giovanni, immagino ti sia piuttosto chiaro quanto inevitabilmente ognuno di noi sia, alla fine della fiera, solo ed esclusivamente il proprio punto di vista sulle cose.
    Con altrettanta naturalezza concordo sulla tua affermazione: certo, ognuno, nella missiva del cittadino di Adro può trovare un’accusa rivolta a qualcun altro, e – quindi – la facile scappatoia.
    Certo, concordo.

    Con una (non-poi-così) piccola differenza, però: come in tutte le cose, interrogarsi su sé stessi senza farsi sconti è il frutto di una cura, di un’ “arte”.
    che richiede costanza, rigore, fatica.
    Tutte cose che sono per tutti noi difficilissime.
    Ben più di quanto non ci piaccia ammettere.
    E che pertanto è inutile, oltre un certo limite, cercare di imporre.

    Se ne possono apprendere i rudimenti ricevendo un’educazione civica degna di questo nome, certo: ma di fondo, a mio avviso, questo genere di cura la si ha, o non la si ha.

    Segnalo infine che leggendo la lettera dell’ignoto benefattore, e l’esempio che costituisce, io personalmente, romano, mi sono molto vergognato nel mio piccolo sentirmi non poi così dissimile dai “tanti”, con la mia timorosa, esclusiva cura delle mie cose.

    Ognuno legge poi quello che vuole.
    Il punto infatti è la disposizione effettiva alle istanze di un qualche senso solidale di comunità.

  13. Altra impressione personale: a me sembra che il “vestito di Bei Principi” un Gino Strada si guadagni quotidianamente il diritto di indossarlo.
    A scanso di equivoci: molto più di me, per esempio.

    Se il conio del creativo termine “stradismo” vuole invece attaccare non lui, ma chi ne prende a prestito “gratuitamente” le istanze e quel vestito, sono invece perfettamente d’accordo.

  14. Secondo me quel che non hai capito ancora è che abbiamo tutti il diritto all’egoismo, ed è solo quando questo diritto ci viene garantito che non abbiamo più scuse per essere egoisti. Secondo me il comune ha fatto benissimo a non pagare le rette al posto degli alunni, perché, thatcherianamente, si è rifiutato di fare la parte dello Stato responsabile per tutti e nessuno responsabile non solo per lo Stato ma nemmeno per se stesso. Ed è stato questo a permettere il sorgere di una persona che volontariamente ha scelto di essere generosa e compassionevole.

  15. non se avete notato ma queste situazioni si vengono a creare quando non c’è dialogo tra scuola e genitori….

  16. Ok sicuramente non è una persona senza difetti, ma, in questa vicenda, il voto alle ultime regionali del cittadino di Adro, mi sembrava francamente secondario. Credo che lo stesso l’abbia dichiarato preventivamente per evitare che qualche compaesano ridimensionasse i contenui del suo gesto con l’esclamazione molto in voga in questo periodo nella Destra: “E’ un Comunista”. E’ chiaro che il suo pensiero politico è opinabile e “giudicabile”, ma questa volta si poteva soprassedere. Perchè concentrarsi sul dito che indica la luna? @ Giovanni Fontana:

  17. Shylock scrive::

    @ Francesco:
    Io sono un ragazzo semplice: per me una cazzata e’ una cazzata e’ una cazzata, che la dica il santone o che la ripetano i suoi discepoli.

    Perdonami, temo di non aver capito a cosa ti riferisci esattamente…

  18. Francesco scrive::

    Perdonami, temo di non aver capito a cosa ti riferisci esattamente…

    A questo:Francesco scrive::

    a me sembra che il “vestito di Bei Principi” un Gino Strada si guadagni quotidianamente il diritto di indossarlo.
    A scanso di equivoci: molto più di me, per esempio.
    Se il conio del creativo termine “stradismo” vuole invece attaccare non lui, ma chi ne prende a prestito “gratuitamente” le istanze e quel vestito, sono invece perfettamente d’accordo.

    Non e’ che il comunismo di Togliatti o dell’ultimo Peppone di provincia fossero sostanzialmente diversi, eh?

  19. Shylock scrive::

    Francesco scrive::
    Perdonami, temo di non aver capito a cosa ti riferisci esattamente…
    A questo:Francesco scrive::
    a me sembra che il “vestito di Bei Principi” un Gino Strada si guadagni quotidianamente il diritto di indossarlo.
    A scanso di equivoci: molto più di me, per esempio.
    Se il conio del creativo termine “stradismo” vuole invece attaccare non lui, ma chi ne prende a prestito “gratuitamente” le istanze e quel vestito, sono invece perfettamente d’accordo.
    Non e’ che il comunismo di Togliatti o dell’ultimo Peppone di provincia fossero sostanzialmente diversi, eh?

    Può darsi dicessero cose simili (e non ci giurerei), ma pur non essendo io comunista, ugualmente sono concetti che sposo.
    Se poi “comunismo” è una confezione il ricorso alla quale si rivela così irrinunciabile per riuscire a dare cittadinanza al senso di comunità in un qualsiasi dibattito, beh… non è un problema mio.

  20. Francesco scrive::

    Se ne possono apprendere i rudimenti ricevendo un’educazione civica degna di questo nome, certo: ma di fondo, a mio avviso, questo genere di cura la si ha, o non la si ha.

    Francesco scrive::

    Ognuno legge poi quello che vuole.
    Il punto infatti è la disposizione effettiva alle istanze di un qualche senso solidale di comunità.

    Caro Francesco, io queste due cose non le penso. Penso che il messaggio che si dà alle altre persone, con le parole, sia importantissimo. Quasi, anzi, forse di più della testimonianza. Credo che soltanto chi non pensa davvero il massimo bene di tutto ciò che fa, oppure è un narcisista, non prova a instillare negli altri il germe del bene che considera ragionevolmente giusto.

    E in questo senso penso che ci siano messaggi migliori e messaggi peggiori, messaggi che migliorano il mondo, messaggi che lo fanno un po meno, e messaggi che lo peggiorano.
    Diciamo che questa lettera la metterei nella seconda categoria.

    Però quando tu mi dici:

    Francesco scrive::

    Segnalo infine che leggendo la lettera dell’ignoto benefattore, e l’esempio che costituisce, io personalmente, romano, mi sono molto vergognato nel mio piccolo sentirmi non poi così dissimile dai “tanti”, con la mia timorosa, esclusiva cura delle mie cose.

    Sono davvero contento che qualcuno ci abbia letto le cose che non ci ho letto io, che qualcuno – tu, ed evidentemente molti altri – abbiano ricevuto una spinta verso le cose giuste.

  21. Francesco scrive::

    Altra impressione personale: a me sembra che il “vestito di Bei Principi” un Gino Strada si guadagni quotidianamente il diritto di indossarlo.

    No, quella è una formula retorica di Scialocco che io non condivido per nulla. Io penso che Gino Strada non predichi Bei Principî, ma principî davvero orribili.

  22. Alberto scrive::

    Perchè concentrarsi sul dito che indica la luna?

    Perché vogliamo un mondo migliore, Alberto.

    Non cerchiamo di vedere sempre un qualcosa sotto: è bello quello che ha fatto, sarebbe stato ancora più bello se avesse detto anche delle cose giuste.

    Certo, meglio di tante altre persone che non lo farebbero. Ma, lui, avrebbe contribuito un pelino di più alla causa comune se avesse scritto una lettera più degna.

  23. Giovanni Fontana scrive::

    Io penso che Gino Strada non predichi Bei Principî, ma principî davvero orribili.

    Sono principi imprescindibili, che non vengono a patti con la realta’: ecco perche’ da belli in teoria diventano orribili nella prassi.
    In teoria, potrei essere d’accordo anch’io col principio ‘tutti possono andare a vivere a Disneyland e figa gratis per tutti’; in pratica, so che non e’ realizzabile, per cui chi lo propone o e’ un mona o un demagogo.
    Il mona di distingue perche’ ci crede, quindi prova a metterlo in pratica.

  24. @ Francesco:
    Ho detto ‘comunismo’ per dire un’ideologia che non condivido, ma vale per qualsiasi ideologia: chi la propugna dal pulpito e chi vi aderisce hanno, magari, diverse responsabilita’ ma la stessa ideologia; e’ perfino tautologico.

  25. Giovanni Fontana scrive:

    Caro Francesco, io queste due cose non le penso. Penso che il messaggio che si dà alle altre persone, con le parole, sia importantissimo. Quasi, anzi, forse di più della testimonianza. Credo che soltanto chi non pensa davvero il massimo bene di tutto ciò che fa, oppure è un narcisista, non prova a instillare negli altri il germe del bene che considera ragionevolmente giusto. E in questo senso penso che ci siano messaggi migliori e messaggi peggiori, messaggi che migliorano il mondo, messaggi che lo fanno un po meno, e messaggi che lo peggiorano.
    Diciamo che questa lettera la metterei nella seconda categoria.

    Credo anch’io fermamente nell’importanza del messaggio e delle parole.
    Solo la mia esperienza e la mia osservazione mi fanno nutrire nella comunicazione – TUTTA la comunicazione – una fiducia molto minore di quella che leggo nelle tue righe.

    E quanto al non pensare mai il massimo bene di tutto quel che faccio, beh… per quello basta saperne vedere la – ripeto – inevitabile parzialità.
    Non ci vuole poi tanto.

    Il mix di queste considerazioni mi porta, conseguentemente, alla “relativa conclusione” che forse siamo più noi ad “agire” i messaggi a seconda del nostro obiettivo, che non l’inverso.
    O meglio: ci sono entrambi i meccanismi, ma raramente ho visto qualcuno cambiare radicalmente idea grazie a un messaggio X, per quanto mirabilmente reso.

    Ecco perchè in conclusione dico che al mio messaggio può bastare la sola ambizione di portare un punto di vista in più, e – se va bene – invogliare alla riflessione.
    Che non è poco, direi.
    E fondamentalmente – al contrario di ogni “dottrina”, anche la più ancorata al vero – ti lascia libero, autonomo, presente in una scelta.

    Giovanni Fontana scrive:
    Però quando tu mi dici:
    Francesco scrive::
    Segnalo infine che leggendo la lettera dell’ignoto benefattore, e l’esempio che costituisce, io personalmente, romano, mi sono molto vergognato nel mio piccolo sentirmi non poi così dissimile dai “tanti”, con la mia timorosa, esclusiva cura delle mie cose.
    Sono davvero contento che qualcuno ci abbia letto le cose che non ci ho letto io, che qualcuno – tu, ed evidentemente molti altri – abbiano ricevuto una spinta verso le cose giuste.

    Il che – oltre a costituire forse un piccolo punto a favore di quanto ti dicevo poco sopra – restituisce quel po’ di speranza, trovi? 🙂

  26. Shylock scrive::

    @ Francesco:
    Ho detto ‘comunismo’ per dire un’ideologia che non condivido, ma vale per qualsiasi ideologia: chi la propugna dal pulpito e chi vi aderisce hanno, magari, diverse responsabilita’ ma la stessa ideologia; e’ perfino tautologico.

    Certamente, ma non condivido il tuo confondere “ideologia” con “principio”, o “convinzione”.
    Le ritengo due cose diverse.

  27. @ Francesco:
    Bof. Sempre per la serie sonounragazzosemplice, un’ideologia e’ un sistema dentro al quale inserire (o a partire dal quale formulare) quelli che tu chiami ‘principi’ o ‘convinzioni’.
    O per fare piu’ lo sborone: ‘) A theory is nothing but the high point in the career of a metaphor.’

  28. Francesco scrive::

    Il mix di queste considerazioni mi porta, conseguentemente, alla “relativa conclusione” che forse siamo più noi ad “agire” i messaggi a seconda del nostro obiettivo, che non l’inverso.
    O meglio: ci sono entrambi i meccanismi, ma raramente ho visto qualcuno cambiare radicalmente idea grazie a un messaggio X, per quanto mirabilmente reso.

    Forse misuro tutti col mio metro, ma credo che – nella mia vita – non c’è stato niente che mi abbia fatto cambiare idea più delle discussioni con gli altri.
    Francesco scrive::

    Il che – oltre a costituire forse un piccolo punto a favore di quanto ti dicevo poco sopra – restituisce quel po’ di speranza, trovi? 🙂

    Certamente restituisce – o, meglio, aggiunge: io non l’ho mai persa – un po’ di speranza. E certamente è un punto a favore di quello che dicevi sopra.

    Purtroppo non riesco a non conservare una linea di malessere per la paura che, a essere instillati, sia il messaggio (tecnicamente) immorale di “agli extracomiunitarî chiedo di rispettare i nostri costumi”, o l’indugiare sciatto sul “si sono dimenticati da dove veniamo”, l’autocompiacente critica alla “cultura del grande fratello” – che poi quale sarebbe, se non quella della “dignità della povertà” – il non sequitur qualunquista del chiedere le dichiarazioni dei redditi agli amministratori locali. La retorica vuota della conclusione.

    Secondo me il manifesto di una persona per bene è questa, però poi è chiaro, lo conosco. So quanto di verità e fatica ci sia dietro a ciascuna di queste poche parole: http://www.distantisaluti.com/attacchini-io-vi-odio/#comment-21162

  29. questa storia dei messaggi come veicolo per cambiare il mondo non la condivido in quanto la miglior cura secondo me sono i fatti perche’ le belle parole nella realta’ non portano a cambiamenti sostanziali se non supportati dalle azioni quindi rimango sempre dell’idea che i principi “orribili” di Strada siano sempre meglio dei sermoni!!!!

  30. Giovanni Fontana scrive::
    Forse misuro tutti col mio metro, ma credo che – nella mia vita – non c’è stato niente che mi abbia fatto cambiare idea più delle discussioni con gli altri.

    Giovanni Fontana scrive:

    Purtroppo non riesco a non conservare una linea di malessere per la paura che, a essere instillati, sia il messaggio (tecnicamente) immorale di “agli extracomiunitarî chiedo di rispettare i nostri costumi”, o l’indugiare sciatto sul “si sono dimenticati da dove veniamo”, l’autocompiacente critica alla “cultura del grande fratello” – che poi quale sarebbe, se non quella della “dignità della povertà” – il non sequitur qualunquista del chiedere le dichiarazioni dei redditi agli amministratori locali. La retorica vuota della conclusione.
    Secondo me il manifesto di una persona per bene è questa, però poi è chiaro, lo conosco. So quanto di verità e fatica ci sia dietro a ciascuna di queste poche parole: http://www.distantisaluti.com/attacchini-io-vi-odio/#comment-21162

    Dicevi che non ti piace il fatto che si chieda all’extracomunitario di rispettare i nostri costumi, anzichè di tendere alle cose giuste.
    E io concordo molto.
    E’ il continuo – forse solo presunto, come il suo oggetto – campo di battaglia della definizione del “Vero” a infrangere però il tuo discorso, a mio modo di vedere.
    Siamo solo il nostro punto di vista.
    Tutti.
    Inevitabilmente.
    E siamo tutti, in quote varie, estetica e bisogni e tensione (intesa come “tendere a”).
    In questo mi sembriamo tutti molto simili: io, te, il benefattore, i partecipanti a questa discussione, migliaia di altre persone.
    Abbiamo il nostro interesse a dire quello che diciamo, a tendere alle cose cui tendiamo, eccetera.
    E’ per questo che è difficile – e bello come tante cose difficili – avere un’etica che sappia orientarsi anche verso il sociale.
    Con tutte le umane, personali e personalistiche, contraddizioni che ciascuno di noi si porta dietro.

    Pardonnez moi, sono andato un po’ a ruota libera, però questo ho pensato leggendoti 🙂

  31. Giovanni Fontana scrive:

    Forse misuro tutti col mio metro, ma credo che – nella mia vita – non c’è stato niente che mi abbia fatto cambiare idea più delle discussioni con gli altri.

    (Scusa, sto facendo un disastro con i quote :-D)

    Credo che quanto dici rappresenti un “cambiare idea” inteso più che altro come “non pensare più esattamente la stessa cosa di prima”.
    Un intelligente modificare la propria prospettiva, con onestà, ma senza necessariamente stravolgerla.
    Cosa a cui, certo, lo scambio predispone.

    Io dicevo, però, che è cosa diversa dal messaggio che si “instilla” sottopelle: quella è cosa che capita prevalentemente a chi ne ha un bisogno troppo forte.

    Son due cose diverse, credo.

  32. Francesco scrive::

    Siamo solo il nostro punto di vista.
    Tutti.

    Esattamente, Franesco. Hai centrato il punto. E qual è l’unico modo per emanciparsi da questa condizione? Ragionarci, discuterne. Cercare di convincere gli altri della propria idea, e provare a farsi convincere delle idee degli altri.

    Usare il ragionamento, anche la logica: cosa genera sofferenza nel maggior numero di persone? Quelle cose cerchiamo di abolirle.

    E, io credo, e credo di averne le prove, che per cercare di avere un punto di vista non condizionato (o il meno possibile condizionato) ci sia la necessità, appunto, di considerare moltissimo i “messaggi”.

    Di fondo, io dico (è un esempio): ciò che garantisce la felicità al maggior numero di persone è aprire le frontiere, Scialocco dice che ciò che garantisce la gelicità del maggior numero di persone è tenerle chiuse. Certamente uno dei due ha ragione – o la ragione sta in qualche punto a metà fra ciò che dico io e ciò che dice lui – e si spera che ragionandoci sopra, ci si avvicini entrambi a questa ricetta per migliorare il mondo.

    L’ho fatta un po’ messianica, ma credo che il nocciolo sia tutto lì.

  33. Giovanni Fontana scrive::

    Scialocco dice che ciò che garantisce la gelicità del maggior numero di persone è tenerle chiuse.

    Sei sicuro?
    A parte che ‘gelicita” mi piace, da’ un senso come di freschezza e di igiene intima, Scialocco sottoscrive il programma sull’immigrazione di Gordon Brown. Leggitelo:

    http://www2.labour.org.uk/uploads/TheLabourPartyManifesto-2010.pdf

    A proposito di ‘costumi’, dice proprio:

    We are committed to an
    immigration system that
    promotes and protects British
    values.
    […]
    We are committed to an
    immigration system that
    promotes and protects British
    values.

    Ovvove, ovvove!

  34. @ Giovanni Fontana:
    Su chi far entrare e chi no:

    Our new Australian-style point sbased
    system is ensuring we
    get the migrants our economy
    needs, but no more. We will
    gradually tighten the criteria
    in line with the needs of the
    British economy and the values
    of British citizenship, and step
    up our action against illegal
    immigration. There will be
    no unskilled migration from
    outside the EU. Skilled jobs are
    now advertised here first for
    four weeks with more vacancies
    going to local workers, and
    public procurement will in
    future give priority to local
    people. The points-based
    system will be used to control
    migration with limits for highskilled
    workers and university
    students. As growth returns
    we want to see rising levels of
    employment and wages, not
    rising immigration.

    we will break
    the automatic link between
    staying here for a set period
    and being able to settle or gain
    citizenship. In future, staying
    will be dependent on the pointsbased
    system, and access to
    benefits and social housing will
    increasingly be reserved for
    British citizens and permanent
    residents

    Bvivido e vaccapviccio!

  35. @ Giovanni Fontana:
    Scusa la ripetizione sopra, ci andava:

    We will continue
    to emphasise the value we
    place on citizenship, and the
    responsibilities as well as rights
    it brings, through the citizenship
    pledge and ceremony, and by
    strengthening the test of British
    values and traditions.

    Giovanni Fontana scrive::

    L’ho fatta un po’ messianica, ma credo che il nocciolo sia tutto lì.

    E’ il nocciolo del cattocomunismo, essere messianici.

  36. Giovanni Fontana scrive::

    Francesco scrive::
    Siamo solo il nostro punto di vista.
    Tutti.
    Esattamente, Franesco. Hai centrato il punto. E qual è l’unico modo per emanciparsi da questa condizione? Ragionarci, discuterne. Cercare di convincere gli altri della propria idea, e provare a farsi convincere delle idee degli altri.
    Usare il ragionamento, anche la logica: cosa genera sofferenza nel maggior numero di persone? Quelle cose cerchiamo di abolirle.
    E, io credo, e credo di averne le prove, che per cercare di avere un punto di vista non condizionato (o il meno possibile condizionato) ci sia la necessità, appunto, di considerare moltissimo i “messaggi”.
    Di fondo, io dico (è un esempio): ciò che garantisce la felicità al maggior numero di persone è aprire le frontiere, Scialocco dice che ciò che garantisce la gelicità del maggior numero di persone è tenerle chiuse. Certamente uno dei due ha ragione – o la ragione sta in qualche punto a metà fra ciò che dico io e ciò che dice lui – e si spera che ragionandoci sopra, ci si avvicini entrambi a questa ricetta per migliorare il mondo.
    L’ho fatta un po’ messianica, ma credo che il nocciolo sia tutto lì.

    Mi spingi a un tot di domande-considerazioni:

    1) Siamo sicuri che valgano la pena, gli sforzi per EMANCIPARSI da questa condizione?
    Credi davvero all’esistenza della possibilità di eliminare, o anche solo ridurre significativamente, la quota di dolore che ti tocca in quanto vivente?
    Io sono più propenso a credere che non si possa.
    E che un’alternativa esista: lavorare duro sulla sua accettazione, ricominciando da lì a costruirti il tutto, a quel punto prendendo le cose anche con tutto il gusto che te ne spetta, senza più indugi.
    Dico questo, ovviamente, esclusivamente per suggerire un punto di vista outre.
    Ma mi colpisce la tua, quella sì messianica, fiducia nella logica.
    La quale alle volte prende certe toppe che lèvati. 🙂

    2) Ragionamento, logica, convinzione e convincimento: stando come dici le cose, mi sento di ringraziarti personalmente per questo approccio a ciò che è altro: non è niente facile riscontrarlo, in giro.
    Lo considero un obiettivo personale anche mio.
    Nel perseguire il quale tengo però anche conto del fatto che niente mi allontana da una discussione quanto l’impressione che l’altro debba convincermi “per forza”.
    Libero arbitrio: che sia mia e mia soltanto, la responsabilità di essere un mona (l’espressione mi ha sempre strappato almeno un sorriso ^_^ ).
    Ma questo credo che in fondo tu già lo sappia.

  37. Francesco scrive::

    E che un’alternativa esista: lavorare duro sulla sua accettazione,

    Beh, cavolo, stiamo parlando di lavorare perché in Africa non si pratichi più l’infibulazione (ed è una battaglia che stiamo vincendo), oppure lavorare perché le donne accettino quell’orrore con tutte le sue conseguenze, dal dolore immediato, a quello sociale, senza dimenticare le fistole.

    Francesco scrive::

    Ma mi colpisce la tua, quella sì messianica, fiducia nella logica.
    La quale alle volte prende certe toppe che lèvati. 🙂

    Beh, accidenti. Qual è l’alternativa? Voglio dire, il computer con cui stai scrivendo è stato costruito grazie a quel metodo, le medicine che ti permettono di sopravvivere anche, l’automobile con cui ti muovi, la storia che leggi. Tutte le discipline che possono chiamarsi tali usano il metodo scientifico, che è un modo per definire lo scandaglio scettico.
    A me sembra che senza il ragionamento saremmo ancora alla schiavitù, anzi, peggio: all’età della pietra.

    Francesco scrive::

    quanto l’impressione che l’altro debba convincermi “per forza”.

    Cosa intendi per “per forza”? Minacciandoti con un coltello piantato alla gola oppure, semplicemente, che ha tanta voglia di convincerti?

    Nel primo caso è un criminale, ma non bisogna confondere i metodi con la sostanza. Anche insegnare a un bambino a leggere a cazzotti è sbagliato, ma non è che imparare a leggere lo sia.

    Se, invece, è la seconda, beh, denota solamente altruismo profondo e umiltà: se non ti piace – perdonami, Francesco – ma lo trovo un problema.

    Se ti va dài un’occhiata a questa pagina, sul tema:
    http://www.corriere.it/speciali/2005/Cronache/PioXII/index23.shtml

  38. Dai, l’esempio dell’Africa non tiene: io sto parlando dell’individuo, della sua sfera personale di accettazione delle cose.
    Quello che mi citi – e migliaia di altri sullo stesso binario – sono problemi sociali.
    Che non mi sembra granchè pertinente accomunarvi.

    Le mie ipotesi (che tali sottolineo essere) sull’accettazione delle cose non parlano di rassegnazione.
    Accettare è prendere atto: rassegnarsi – così come non rassegnarsi – è la scelta che consegue al dato.
    Accettare è riconoscere un dato.
    Ora: io sono dell’avviso che il dolore nella condizione umana sia inevitabile.
    E lo ritengo un dato (anche se la vedi da subito la contraddizione insita nello stesso dover associare un verbo relativo al termine “dato”, che presuppone pretesa di oggettività).
    Riconosco tale dato, e le sue implicazioni.
    E di lì la scelta su cosa fare ora che questo dato è in mio possesso.
    E in tutto ciò vedo appunto l’alternativa che ti dicevo: l’alternativa al semplice “sopprimere” la fonte di disagio senza ascoltare quel che mi sta dicendo.
    Ma ti ripeto che senza accorgercene siamo finiti a parlare di due cose un po’ diverse.

    Sulla logica: ma certo, che non ci sono alternative.
    Non note, almeno (anche se questo mi riporta alla mente una vecchia battuta di Daniele Luttazzi: “una volta credevo che fosse il cervello l’organo più importante del corpo umano. Ma poi ho pensato che è il mio stesso cervello a farmelo pensare, e da allora ho molte meno certezze”).
    Solo che la consapevolezza che al suo interno, come in tutte le cose, non si possa che procedere per errori e tentativi e vuoti e fallimenti, non mi fa avere lo stesso entusiasmo che mi era parso di notare nel tuo discorso. Poi magari chissà, anche qui ci siamo semplicemente capiti male. Boh.
    Di sicuro non stavo attaccando la logica nel senso radicale che ne hai ricavato (anche se, pure lì: non ne avremo mai la controprova, ma – paradosso: sempre a livello logico – non possiamo escludere che la nostra civiltà sarebbe stata in assoluto peggiore, senza la categorizzazione della logica. Voglio dire: anch’io penso di sì, ma non la posso spacciare per una certezza.)

    Sul tentativo di convincimento altrui: tra criminale e altruista ti sei scordato una terza opzione, quella peraltro secondo me più rilevante, ovvero: che lo sappia o no, chi cerca di fare il lavoraccio di convincere qualcuno a fare qualcosa, molto spesso – non sempre, e bisogna esser bravi a saperlo riconoscere – ha un suo motivo per farlo.
    Sempre perchè tutti siamo solo il nostro punto di vista, la nostra parzialità, la massa informe dei nostri bisogni e desideri eccetera eccetera.

    Diciamo che sono dell’idea che le opinioni siano come le frontiere: vanno tenute aperte, ma è sciocco e dannoso lasciarle incustodite, esposte al primo predone che passa.
    Da lì, mantengo la mia fiducia nell’avere tempo e modo di distinguerli, il criminale e la persona di buona volontà: ad esempio, sto traendo molto piacere dalla conversazione con te. 🙂

  39. Francesco scrive::

    chi cerca di fare il lavoraccio di convincere qualcuno a fare qualcosa

    Si sarà capito il sottinteso, ma specifico comunque: incluso cambiare un proprio convincimento.

  40. Francesco scrive::

    Dai, l’esempio dell’Africa non tiene: io sto parlando dell’individuo, della sua sfera personale

    Beh, allora molto semplicemente stavamo dicendo due cose completamente diverse, riguardanti aspetti diversi, quindi non inconciliabili.
    Francesco scrive::

    non possiamo escludere che la nostra civiltà sarebbe stata in assoluto peggiore, senza la categorizzazione della logica. Voglio dire: anch’io penso di sì, ma non la posso spacciare per una certezza.

    Oddio, non possiamo? Nel senso che non accetti il dato empirico? Che uno che muore dissanguato soffre, e invece se lo curi sta meglio?
    Se non accetti questa come “certezza”, o meglio come certezza fino a prova contraria, che è la categoria in cui vanno tutte le certezze, non puoi accettarne nessuna.
    Neanche che 2+2 fa 4.

    Francesco scrive::

    Diciamo che sono dell’idea che le opinioni siano come le frontiere: vanno tenute aperte, ma è sciocco e dannoso lasciarle incustodite, esposte al primo predone che passa.

    Ma io non capisco. Cosa ti cambia chi ti dà un’opinione, se sia in mala o in buonafede, se professi soltanto o si comporti come dice? Io valuto la bontà di un’opinione, non chi me la dice.

    Se io ti dico che le donne devono avere gli stessi diritti degli uomini o te lo dice Adolf Hitler, per quale ragione la bontà dell’argomento dovrebbe cambiare?

    Ovviamente gli aspetti citati sopra ti fanno cambiare opinione sulla persona in questione, ma non sull’argomento che ti dice.

    Francesco scrive::

    sto traendo molto piacere dalla conversazione con te.

    Grazie!
    P.s. (sto cercando di convincerti!)

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