Ritorno al futuro

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Emidio racconta la fase della presa di coscienza completa, quella in cui si rende conto che tutte le ore – e i giorni e i mesi – spesi dietro a dei dogmi che ti peggiorano la vita, a costrizioni incastonate sull’infelicità delle persone, a morbosi comitati giudiziarî imputanti accuse medievali, sono tutte costruzioni fasulle. È il momento in cui si rende conto, a tutti gli effetti, di non essere più un Testimone di Geova. Quello in cui decide di riappropriarsi del suo futuro.

L’ultima fase, quella più difficile, è “ok, è tutto sbagliato, semplicemente una fantasia”. È la fase più difficile perché comporta l’ammissione del fatto che il tempo passato a credere è tempo buttato via. È tempo che nessuno ti restituirà più. È tempo che hai dedicato a vivere in una fantasia e non nella realtà. Insomma, dura da buttare giù, ve l’assicuro. Però è l’unica fase che consente di recuperare almeno il tempo futuro.

Dice un proverbio africano: il miglior momento per piantare un albero era trent’anni fa, il secondo miglior momento è “ora”.

Me so’ magnato ‘er titolo

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Era tanto che non aggiungevo qualcosa ai feed, è successo ieri con un aggeggio segnalato da Phonkmesister. Si chiama Recensitoli, e recensisce i film, con i titoli di un altro film, ad esempio:

Mary Poppins:
Via col vento

Quattro matrimoni e un funerale
Il signore degli anelli

United 93
Mamma, ho perso l’aereo

E i più belli:

Basic Instinct
Tre uomini e una gamba

Lourdes
Basta che funzioni

Alla fritta

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In Belgio ce n’è di confusione:

  • Ha presentato le dimissioni – dopo aver ammesso il ripetuto stupro di un ragazzino – il più longevo vescovo belga, Roger Vangheluwe. Ratzinger ha accettato le dimissioni. Vangheluwe era un personaggio di spicco del cattolicesimo belga, in passato aveva proposto il diaconato femminile. È il primo caso di pubblica ammissione per quanto riguarda il clero belga, e potrebbe avere ripercussioni notevoli, sia perché il Belgio – dalla tragedia di Marcinelle – è lo Stato la cui opinione pubblica è più attenta al tema, sia perché si è scoperto che il Cardinale Godfried Danneels, diretto superiore di Vangheluwe negli Anni ’90, era al corrente degli abusi.
  • Oggi doveva essere il giorno era prevista la votazione della legge che doveva imporre il divieto assoluto d’indossare in pubblico il Burqa e il Niqab. Tutti gli articoli che ho trovato parlano di “primo Stato in Europa”, ho fatto mente locale e cercato dove fosse già vietato – mi sembra strano che una notizia del genere mi sia sfuggita, in passato. Ricordo di dibattiti e proposte di legge su divieti parziali/locali, o completi non ancora andati in porto, in Francia, Olanda e Canada. Qualcuno si ricorda, o trova qualcosa di più?
  • Tuttavia il voto della legge anti-burqa è stato rimandato per la crisi di governo che ha bloccato qualunque azione legislativa. Il mandato è ora in mano al Re, che sta organizzando dei colloqui con le varie forze politiche per cercare di rimettere in piedi il (o un) governo, dopo l’offerta di dimissioni del Primo Ministro Yves Leterme.
  • In tutto questo, il principale quotidiano francofono belga ha parlato delle conseguenze della crisi in termini davvero drastici, e in un editoriale dal titolo eloquente – Questo Paese ha ancora un senso? – ha ventilato l’ipotesi di una scissione fra fiamminghi e valloni.

EDIT: vedo ora un pezzo del Post che raccontava tante delle cose scritte qui, e aggiungeva questa.

La falsa religione della pace in Medioriente

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Capita spesso che qualcuno mi chieda delle opinioni sul conflitto arabo-israeliano, sarà per i mesi passati in Palestina, sarà perché ne parlo spesso. Le mie risposte deludono sempre l’interlocutore, perché – ottimista e ciecamente progressista come sono – questi si aspetta qualcosa di diverso dal mio disincanto. Invece, purtroppo, la mia soluzione è che non c’è soluzione. Più precisamente che la soluzione c’è, la sanno tutti qual è – 95% dei territorî del ’67, Gerusalemme Est, 100.000 profughi, eccetera – ma non la vuole nessuno. È anche inutile discutere se sia giusta o sbagliata, tanto chiunque sa che quella è l’unica pace disponibile: fra 5 anni, fra 100, domani o mai. Il problema è che entrambe le parti vogliono “mai”.

Oggi ho letto un articolo di Foreign Policy, davvero completo – e perciò non brevissimo – che riassume tutte le ragioni per cui la pace è un’illusione. Il titolo The False Religion of Mideast Peace (And why I’m no longer a believer) descrive perfettamente la sostanza vera e gravosa dell’articolo: credere nella pace è diventata una fede, basata più su un wishful thinking che su dei dati veri e proprî. Essere profeti di sventure è la cosa più facile del mondo, mi guardo bene dal farlo, ma ogni tanto le sventure ci sono, e c’è davvero poco da fare:

And I continued to do so, all the way through the 1990s, the only decade in the last half of the 20th century in which there was no major Arab-Israeli war. Instead, this was the decade of the Madrid conference, the Oslo accords, the Israel-Jordan peace treaty, regional accords on economic issues, and a historic bid in the final year of the Clinton administration to negotiate peace agreements between Israel, Syria, and the Palestinians. But for a variety of reasons, not the least of which was the Arab, Palestinian, Israeli (and American) unwillingness to recognize what price each side would have to pay to achieve those agreements, the decade ended badly, leaving the pursuit of peace bloody, battered, and broken. Perhaps the most serious casualty was the loss of hope that negotiations could actually get the Arabs and Israelis what they wanted.

And that has been the story line ever since: more process than peace.

Siccome stiamo parlando di Israele e Palestina vi segnalo altre cose che non meritavano un post ma che mi ero appuntato in passato:

  • Un bell’articolo di Ha’aretz che spiega perché la soluzione dello stato unico non è neanche da applicare: c’è già. Descrive bene l’abulia dell’Israele di oggi, che – in ogni caso – quella soluzione non accetterà mai.
  • Un travelog di Robert Fisk fra Israele e Palestina: Fisk è ottimo quando critica gli israeliani, ed è decisamente troppo (notoriamente) indulgente nel giustificare – quasi su base etnica, e quindi razzista – i palestinesi.
  • Un video particolarmente emblematico – fa rabbia da quanto lo è – del perché israeliani e (ancora di più) palestinesi non si parleranno mai.

imPOSTa come pagina iniziale

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Ci sono quelli che come homepage hanno la propria email, e quelli che hanno un sito di notizie. Per i secondi è facile, da oggi ci mettete http://www.ilpost.it/ e siete a posto. Se poi volete vedere qualche boxino morboso c’è sempre Repubblica.it.
Per i primi è un po’ più complicato. Bisogna abituare il proprio cervello – che è molto meno sveglio del computer – ad acquisire il tic di andare su un’altra pagina per sapere se è successo qualcosa di interessante nel mondo.

Quindi sì, ecco, è nato un nuovo giornale. Però solo online. Si chiama Il Post. Lo fanno tre persone, lui lui e lui (ma in redazione ci sono anche tre “lei”), che sono al top del mio feedreader. Di quelli che, insomma, trovano sempre le cose che ci sono da sapere in giro per il mondo, e che ti viene sempre da pensare: cavolo, sicuramente avrà letto qualche articolo interessante e non l’ha messo sul blog. Ecco, ora non potranno farlo più, perché ci devono fare un giornale sopra, su quelle cose lì.

Ancora più sollevante, si impegneranno al massimo per non metterci cose inutili. Insomma, il concetto che dovrebbe passare è: se voi leggete Il Post, sapete tutto quello che c’è da sapere, e non sapete molto di ciò che è inutile sapere, tipo, ecco sì “ira degli animalisti: maltratta il gatto su twitter”, leggo ora altrove.

Se ci cliccate sopra, andate a vedere com’è:

Ah, a latere delle notizie ci saranno anche diversi blog, tenuti da persone che vale la pena di leggere: in particolare, devo dire, che questo Professor Du Lac che tiene un Corso di Alfabetizzazione Sentimentale Obbligatoria mi sconfinfera un sacco.

Flat

Sull’Antiterra:

Gli eterosessuali sono una minoranza e vengono visti come individui un po’ troppo stravaganti nell’ostentazione della loro monotonia, loro stessi si definiscono flat. C’è la comunità flat, i locali flat e ovviamente il flat pride, una sfilata di uomini in ciabatte e donne coi bigodini che spingono passeggini stracarichi di prole. Ovviamente non tutti gli eterosessuali sono così, ma si sa che le minoranze vogliono colpire l’opinione pubblica con gesti eclatanti, anche perché c’è ancora chi considera l’eterosessualità un disturbo psichico.

C’era questa volta

Teresa inizia come staffetta a percorrere tutta la zona a sud della via Emilia non solo per portare messaggi o documenti , ma per accompagnare dirigenti e responsabili militari della provincia ed anche dell’Italia del Nord. A lei non ancora diciassettenne, è affidata la vita e la sicurezza di quelle persone che la seguono in bicicletta e si affidano alla sua intuizione e alla sua prudenza. Nel luglio e agosto del 1944 si trova in montagna, dove sfugge insieme alle formazioni partigiane al terribile rastrellamento tedesco

Di solito queste cose si leggono sul retro di un libro, all’inaugurazione di una mostra, alla presentazione di qualche evento incentrato sul passato e sul ricordo.
Invece questa volta è diverso, Teresa Vergalli – mamma del buon Corrado – ha aperto un blog.