Gaza: scudi(s)umani
11 March 2010, 23:09 | Medio orientato, immagina tu | «Commenti: 9»
Due soldati israeliani sono stati incriminati per aver usato un bambino di 9 anni come scudo umano durante la guerra a Gaza. La notizia negativa è quello che è successo, quella positiva è che sia una stessa corte israeliana a portarli a processo.
Sempre a Gaza, ieri, la Jihad Isamica ha manifestato mostrando lo stesso amore per le nuove generazioni. E qui, di positivo, non c’è nulla:
Chi è?
11 March 2010, 1:14 | link und recht | «Commenti: 2»
- Fedele mussulmano che sta pregando in direzione della mecca
- Un bambino che ha appena imparato a gattonare
- Paolo!
Il Paese degli uomini veri
10 March 2010, 18:16 | Alta politica | «Commenti: 32»
Poi leggo cose come questa e penso che Berlusconi sia solo un effetto:
Sono circondato da uomini che in maniera più o meno sdolcinata cercano di conquistare le donne attraverso regali e soprese (…). Il dubbio è che questi siano diventati gay tutto d’un colpo permane. Cavolo, cento anni fa era tutto diverso. (…) Il problema è che ci sono uomini che hanno tradito la loro masculinità per assecondarle. I gay li per sè non sarebbero un problema, perchè sfoltiscono buona parte della concorrenza per conquistare la mia anima gemella. Una donna alla quale dirò chiaro e tondo che io sono un uomo, tutto d’un pezzo. Uno degli ultimi rimasti, come un baluardo sulle sponde di un fiume in piena. Che anzichè travolgermi mi sfiorano per timore reverenziale.
Se in Italia c’è gente che pensa cose del genere, che legge “riviste” come queste, il maschilismo di Berlusconi, quel suo piglio di onnipotenza da soap-opera, la professionale cura nel tentare – sempre – di approfittare della zona grigia fra ciò che è ingiusto e ciò che è illegale, la proditorietà quasi ammirevole con la quale non si imbarazza MAI delle abiette grossolanità che dice – beh, tutte queste cose – sono solamente il naturale esito delle cose.
Prima ancora che in un Paese dove non si fanno decreti interpretativi, voglio vivere in un paese in cui chiunque dica, a mo’ d’insulto “femminuccia”, venga guardato con sdegno da tutti i presenti ed escluso dalla comunità delle persone frequentabili.
Lunedì degli aneddoti – XXXII – Anima pura
8 March 2010, 21:04 | Luneddoti | «Commenti: 1»
Quando mi capita di leggere un aneddoto carino, da qualche parte, me lo appunto per non dimenticarlo: così ora ho un piccolo mazzo di aneddoti che ogni tanto racconto. Pensavo di farci un libro, un giorno, ma forse è più carino pubblicarne uno, ogni tanto, sul blog. Questo ‘ogni tanto’ sarà ogni lunedì.
Anima pura
Mi raccontarono una volta che, alla consegna del premio Nobel per la letteratura, chiesero a Quasimodo «è sorpreso di aver ricevuto questo premio?» E lui rispose «No». Però non ho trovato riscontri, ho anche rivisto la cerimonia di premiazione, ma nessun riferimento. Peccato, perché il personaggio si prestava.
Quando, all’università scoprii che – neppure lui! – si poteva considerare a tutti gli effetti un ermetico, ci rimasi male: che Montale e Ungaretti non lo fossero l’avevo imparato al liceo, ma su Quasimodo un’altra mia certezza fu erosa.
Quasimodo era stato introdotto al mondo letterario Fiorentino, quello di Montale appunto, da Elio Vittorini che era diventato suo cognato quando questi aveva sposato sua sorella, Rosa Quasimodo. Fu una specie di fuitina, a 19 anni, e i due si rifugiarono proprio a casa di Salvatore a Udine.
Su Vittorini c’è un’altra cosa divertente: come molti scrittori del tempo era affascinato dalla letteratura americana, e come tutti aveva letto i classici e i romanzi contemporanei. In più aveva lavorato come traduttore, per qualche anno, prima della guerra. Soltanto che non era il tempo di Youtube, e Vittorini non sapeva parlare ingese, non aveva mai sentito l’effettiva pronuncia, sapeva leggere le parole, ma non capiva quando qualcuno le avesse pronunciate: se ne rese conto quando ospitò lo scrittore statunitense William Saroyan con cui non riusciva a comunicare. Superato il primo imbarazzo decisero per il metodo più artigianale di comunicazione: scriversi tutto su dei foglietti, così che l’inglese – scritto – tornasse a essere quello compreso da Vittorini.
Quasimodo aveva un altro amico: Lupo. Un impresario separato dalla moglie da un sacco di anni, e che – per questo divorzio – non vedeva la propria figlia da tanti anni. Forse per ripagarsi di questo senso di colpa, però, ne parlava sempre, chiamandola “la mia bambina”. Ed era così affezionato a lei, o a questo suo ricordo, che aveva la brutta abitudine – per dire una cosa importante – di giurare su propria figlia, «lo giuro sulla mia bambina».
Un giorno Quasimodo gli regalò un libro di poesie, e sulla prima pagina scrisse così: “A Lupo, anima pura, perché non giuri più sulla sua bambina”.
Francesco De Gregori, che era anche lui amico di questo Lupo, ci scrisse una canzone.
Si chiama “A Lupo”, e non parla di grida.
[Qui il primo: Brutti e liberi – qui il secondo: Grande Raccordo Anulare – qui il terzo: Il caso Plutone – qui il quarto: I frocioni – qui il quinto: Comunisti – qui il sesto: La rettorica – qui il settimo: Rockall – qui l'ottavo: Compagno dove sei? – qui il nono: La guerra del Fútbol – qui il decimo: Babbo Natale esiste – qui l'undicesimo: Caravaggio bruciava di rabbia – qui il dodicesimo: Salvato due volte – qui il tredicesimo: lo sconosciuto che salvò il mondo – qui il quattordicesimo: Il barile si ferma qui – qui il quindicesimo: Servizî segretissimi – qui il sedicesimo: Gagarin, patente e libretto – qui il diciassettesimo: La caduta del Muro – qui il diciottesimo: Botta di culo – qui il diciannovesimo: (Very) Nouvelle Cuisine – qui il ventesimo: Il gallo nero – qui il ventunesimo: A che ora è la fine del mondo? – qui il ventiduesimo: Che bisogno c'è? – qui il ventitreesimo: Fare il portoghese – qui il ventiquattresimo: Saluti – qui il venticinquesimo: La fuga – qui il ventiseiesimo: Dumas – qui il ventisettesimo: Zzzzzz – qui il ventottesimo: Teorema della cacca di cavallo – qui il ventinovesimo: Morto un papa – qui il trentesimo: L'invincibile Marco Aurelio – qui il trentunesimo: L'Amabile Audrey]
Vuoi indicare un aneddoto per un prossimo lunedì? Segnalamelo.
Gol!
8 March 2010, 20:18 | Alta politica | «Commenti: 9»
Ho letto uno status su Gmail, “Viva TARtaglia”. Ho pensato “l’hanno respinto”. Sono corso su Repubblica.it. Intanto che si caricava la pagina pensavo “dài, dài, dài che ce la facciamo”. Ho visto il titolo: Respinto il ricorso, e ho stretto il pugno agitandolo “EVVAI!”. E nei dici secondi successivi pensavo: «dài, che ce l’abbiamo fatta, dài che ce l’abbiamo fatta: ora vediamo che cavolo s’inventano, quelli».
Mi son ritrovato a pensare: cazzo, è esattamente quello che avrei fatto per un gol di Gilardino.
Non so se sono io che mi son ammalato: può essere.
L’Italia non è una dittatura
7 March 2010, 19:20 | Alta politica | «Commenti: 32»
Io lo so che è difficile, però bisogna ricordarsi – anche ora – di cosa succede davvero nelle dittature. Dei dissidenti che vengono torturati, persone a cui vengono cavati gli occhi e fracassati i testicoli. Martoriati con le scariche elettriche e trucidati. Uccisi. Fatti fuori. Succede in molti paesi del mondo, anche ora.
Ho letto un sacco di gente – anche persone solitamente più attente – che in queste ore sta parlando di dittatura. Non con un’iperbole, proprio parlando a piena bocca: l’Italia una dittatura. Il direttore di Internazionale, oggi, ha scritto questo:
Tecnicamente si può già parlare di dittatura. Forse non ce ne siamo ancora accorti perché siamo abituati ai colonnelli greci o alla giunta militare cilena. Ma quello che conta è la sostanza, non la forma.
Il fatto stesso che l’abbia scritto e sia ancora vivo dimostra che non siamo in una dittatura.
Non dico neanche che bisogna mantenere la calma, bisogna incazzarsi eccome, ma non bisogna perdere di vista il buon senso, se non altro per rispetto alle persone che si ritrovano il cranio fracassato, o non rivedono più una persona cara per aver espresso un parere contrario a quello del dittatore di turno. E succede, anche ora Birmania, Guinea Equatoriale, Libia, Corea del Nord, Somalia, Sudan, Turkmenistan, Uzbekistan, Bielorussia, Chad, Cina, Cuba, Eritrea, Laos, Arabia Saudita, Siria, Zimbabwe, Iran, Congo, Guinea, eccetera, eccetera, eccetera.
Con la sua mano destra in tasca
7 March 2010, 7:06 | Alta politica | «Commenti: 2»
No, solo per farvi notare che il nuovo campione di statista illuminato, colui al quale la sinistra guarda oramai con ammirazione attònita e come unico punto di riferimento nel fioco panorama della politica italiana per il solo fatto di dire cose di elementare – neanche buonsenso, diciamo – umanità, tipo «anche gli immigrati hanno una dignità» o «lo Stato deve essere laico» o «in un paese civile non si fanno rastrellamenti».
Quello lì, ecco, sì. Gianfranco Fini. Ecco, anche lui su ’sta faccenda del “decreto interpretativo” sta facendo una figura da raperonzolo.
Due a zero
6 March 2010, 12:11 | Alta politica | «Commenti: 9»
Avevo scritto che percepivo una misura di disagio nell’esclusione delle liste del PDL dalla competizione nel Lazio, nell’ipotetico caso in cui, successivamente, si dimostrasse ago della bilancia in un’eventuale vittoria di Bonino.
Di sicuro è un malessere ridicolo rispetto alla cialtroneria truffaldina che hanno approvato ora per rimettersi in gioco. Altro che conflitto di interessi, altro che leggi ad personam. In tutti quei casi, per lo meno, si parlava di leggi per arricchirsi o per fuggire un processo. Ma questo decreto è ancora più grave, è una meta-legge ad personam: è una legge che una maggioranza fa per vincere le elezioni.
A livello ideale è come se ora approvassero una legge – lo so che non si può, ma capiamoci – in cui sanciscono che il simbolo dei partiti della coalizione al governo deve essere grande il doppio di quello dei partiti d’opposizione. Sembra proprio «il pallone ce l’ho io, cominciamo da due a zero per me, sennò non si gioca».
Fenomenologia del fumatore prepotente
5 March 2010, 14:36 | Gruppo misto, Moralismo noioso | «Commenti: 34»
Chi mi conosce sa che ho un brutto rapporto con i fumatori, o meglio: ho un brutto rapporto con i fumatori prepotenti. La mia idea è che la tua libertà di fumare (o mangiare la carbonara, o saltare sui fili dell’alta tensione) termina nel punto esatto in cui costringi me a farlo. Ed è proprio nella sacralità di questo limite – che non ammette tolleranza – che risolvo l’apparente contraddizione di essere, al tempo stesso, un acceso sostenitore della liberalizzazione dei varî fumi, hashish, erbe, etc e contrario all’imposizione ai non-fumatori delle promanazioni del proprio vizio.
Ovviamente non parlo di tutti i fumatori – anzi, la gran parte dei miei conoscenti che fumano non si comportano così. Non ho neanche una gran concezione salutista della vita: ognuno si può far male come preferisce, basta che non lo faccia agli altri. Però, questo sì, quando discuto con un fumatore prepotente mi imbestialisco proprio: e la mia irritazione accresce all’aumentare della povertà argomentativa degli espedienti che il fumatore-prepotente usa per difendere l’inversione dell’onere della privazione ch’egli mette sempre in atto.
Per “inversione dell’onere della privazione” intendo quel meccanismo mentale con cui, per il tipico esemplare di fumatore prepotente, non è lui a dover tenere il proprio fumo lontano dalla tua faccia, ma è la tua faccia a dover stare lontana dal suo fumo: come fossi tu, e non lui, a fare una cosa che A) fa male B) puzza.
I tre espedienti retorici più comuni, a corollario e motivazione di tale inversione, sono spesso i seguenti:
- Il teorema dello zio Beppe: «mio zio Beppe ha fumato fino a novant’anni» -> il fumo non fa male. Che è come dire che sporgersi da un balcone al quinto piano di un palazzo non fa male, perché… eh «mio zio Beppe si è sporto dal balcone per decine d’anni». Gli è andata bene, al vostro zio Beppe. (Tanti) altri non sono stati così fortunati.
- Il teorema del benaltrismo: «ma scusa, anche i tubi di scappamento delle macchine fanno male». E allora? Messo da parte il fatto che, di tutto quello che ho letto io, il fumo passivo fa molto più male, il punto è un altro: questa, semmai, è un’obiezione per lottare in favore delle marmitte catalitiche, non certo in difesa della liceità di fumare in faccia a qualcun altro. Inizia a darti da fare con me contro il fumo passivo, poi – se mi convinci – ci diamo da fare anche contro le marmitte.
- Il teorema del danno minimo: «ma una sigaretta che vuoi che sia?». E un cazzotto? Anche quello, che vuoi che sia? Il problema è che quale che sia il danno, sigaretta, pugno, sputo in faccia, calcio nei coglioni, quello è un danno che tu stai arrecando a me senza il mio consenso. Certo che, per cose più importanti, uno può sopportare un danno minimo, ma il tuo bisogno di fumare non è più importante della mia salute, fosse anche una porzione piccola della mia salute.
So che, molto spesso, questi sono tic mentali di persone che sono nate e vissute in una società in cui tutti i danni che il fumo causava non erano conosciuti, quindi non c’era nessuna censura sociale e si poteva fumare persino al cinema. Difatti, di solito, sono più indulgente con chi ha una certa età, ma questa è comunque una dimostrazione di ottusità, perché l’intelligenza è – anche – la capacità di cambiare idee e abitudini al giungere di nuovi dati.
Tutto questo per dire – oh, volevo scrivere una piccola introduzione alla foto qui sotto e ho finito per scrivere una fenomenologia del fumatore prepotente – che ho trovato questa foto quasi commovente. Al contrario delle minacce di morte che ci sono ora sui pacchetti di sigarette – che più che necessità d’informare sembrano rispondere alla necessità di terrorizzare – questo cartello è la testimonianza di una persona che vuole bene al prossimo. Lui si chiama, si chiamava, Albert Whittamore e soffriva da tempo di disastri ai polmoni causati dalle sigarette. Aveva chiesto che, dopo la sua morte, accanto alla sua tomba fosse appeso questo cartello: “Il fumo mi ha ucciso”. Come a dire «io oramai l’ho fatto, ma a voi ci tengo: non imitatemi».
La lista della spesa
3 March 2010, 10:54 | Alta politica | «Commenti: 36»
Faccio una premessa, ché in questi casi le premesse si fanno sempre. Penso che Renata Polverini sia la candidata peggiore che c’è, racchiudendo in sé tutto il peggio di destra e sinistra. Penso invece che Emma Bonino sia la candidata ideale per qualunque cosa, presidente della Repubblica, del Consiglio, della Fiorentina, eccetera.
Ora la dico, quella cosa: io sono un po’ a disagio con l’esclusione della lista del PDL dalle schede della regione Lazio. So che non si può fare altrimenti che escluderla, perché una volta che ci sono delle regole e qualcuno non le rispetta i provvedimenti sono necessarî, perché altrimenti le regole salterebbero completamente. Però non è che sia giusto rispetto alla legge della maggioranza, è soltanto la cosa meno sbagliata da fare.
Se davvero vincesse Bonino con uno scarto di pochi voti, quelli che sarebbero andati alla lista del PDL, sarei certo contento della vittoria della mia candidata, ma sarei anche un po’ turbato dall’aver vinto un’elezione nonostante la maggioranza delle persone non la pensi come me. È un po’ come vincere un referendum sulla scorta delle astensioni, per il mancato raggiungimento del quorum.
Torno a dire che, stanti come stanno le cose, non si può fare altrimenti, e gli sbraiti dei quadri del PDL – che riescono, impresa impossibile, a essere al tempo stesso incapaci e manigoldi – sono il peggio che si possa ascoltare in Italia. Speriamo davvero – così sì – che perdano una barca di voti con queste dichiarazioni da Bebi Mia esorcizzata.
Però, ecco, se ci fosse un modo per riammettere la lista senza infrangere le regole – neanche nello spirito, con il decreto ad hoc – beh, sarebbe cosa migliore. Non c’è, peccato. Però “peccato”, non “evviva”.
Diaz
2 March 2010, 19:00 | Il Male curabile, La palla è rotonda | «Commenti: 21»
Non so se è più grottesco che un allenatore venga squalificato perché ha bestemmiato, o che un giocatore abbia scampato la stessa pena per le queste ragioni:
Il calciatore uscendo dal terreno di gioco in conseguenza dell’espulsione inflittagli dall’arbitro pochi attimi prima, proferiva apparentemente un’espressione gergale, in uso nel Triveneto e in Lombardia, con becero riferimento a ‘Diaz’ e non a Dio (il diverso movimento delle labbra nelle pronuncia della vocale aperta ‘A’ rispetto alla vocale ‘O’ legittima quanto meno un’incertezza interpretativa).
Smeriglia
2 March 2010, 17:58 | Alta politica, link und recht | «Commenti: 0»
Uno dei problemi più seri che abbiamo oggi in Italia è la massiccia presenza di leghisti, riconoscerlo non significa essere razzisti.
Si stima che siano oltre tre milioni i leghisti presenti sul territorio nazionale, concentrati soprattutto nelle aree industriali del nord, e il loro numero è in continuo aumento. È innegabile che la convivenza di questa gente col resto della popolazione non sia una cosa semplice; le incomprensioni linguistiche, le barriere culturali, le differenze di valori, idee e abitudini producono inevitabili attriti che sarebbe sbagliato minimizzare. Anche l’aspetto del leghista, con quel suo modo di vestire che a noi può sembrare zotico e i tratti somatici un po’ scimmieschi, ci porta istintivamente a vederlo con diffidenza, come una specie di barbaro arrivato da chissà dove, che con la sua semplice presenza minaccia di distruggere l’ordine sociale così faticosamente raggiunto. Certamente l’integrazione dei leghisti è un processo lento e faticoso, non è gente abituata a vivere in zone urbane densamente popolate, ciononostante deve restare l’obiettivo primario di ogni politica responsabile e razionale, sia essa di destra o di sinistra.
Lunedì degli aneddoti – XXXI – L’Amabile Audrey
2 March 2010, 0:08 | Luneddoti | «Commenti: 8»
Quando mi capita di leggere un aneddoto carino, da qualche parte, me lo appunto per non dimenticarlo: così ora ho un piccolo mazzo di aneddoti che ogni tanto racconto. Pensavo di farci un libro, un giorno, ma forse è più carino pubblicarne uno, ogni tanto, sul blog. Questo ‘ogni tanto’ sarà ogni lunedì.
L’Amabile Audrey
Fontana è un nome abbastanza comune, e non c’è nessun personaggio di un tale spessore da monopolizzarlo. Chessò, a chiamarsi Colombo tutti ricordano Cristoforo, o sl limite il tenente. Se invece ti chiami Fontana, come mi chiamo, le associazioni sono le più varie: mi chiamavano Jimmy, quando giocavo a pallone, come un cantante, e come due portieri di Serie A – anche io feci il portiere prima di finire centropanchinaro destro. Però quelle che senti dire di più sono sempre le sorelle Fontana. Stiliste, quelle che fanno i vestiti ai ricchi.
Ci fu una volta, però, in cui non fecero un vestito a una persona ricca, ma a una tassativamente povera. In realtà quel vestito doveva andare a Audrey Hepburn, quella Audrey che con il suo profilo aggraziato ancora tormenta l’immaginario femminile. Doveva sposarsi con un Lord, come succede nelle favole, Lord Hanson. Pochi giorni prima delle nozze, però – e questo succede meno nelle favole – il matrimonio fu rinviato e poi annullato: non se ne fece nulla.
Il vestito da sposa, però, era già stato commissionato alle sorelle Fontana, che ne avevano fatto una delle proprie opere. Così Audrey chiese loro una cosa semplice – datelo a un’altra ragazza che sta per sposarsi, con due condizioni: che fosse la più bella e povera ragazza italiana. La scelta cadde – nomen omen – su Amabile Altobella, una ragazza di Latina che era in procinto di sposarsi con un contadino di nome Adelino Solda.
Il motivo per cui Audrey Hepburn non volle sposare Lord Hanson è che questi l’avrebbe costretta a fare soltanto la moglie e lasciare la sua carriera, Amabile – invece – trovò in quel vestito e in quel matrimonio il proprio compimento. Non saprei dire chi delle due sia stata più felice. Chissà.
[Qui il primo: Brutti e liberi – qui il secondo: Grande Raccordo Anulare – qui il terzo: Il caso Plutone – qui il quarto: I frocioni – qui il quinto: Comunisti – qui il sesto: La rettorica – qui il settimo: Rockall – qui l'ottavo: Compagno dove sei? – qui il nono: La guerra del Fútbol – qui il decimo: Babbo Natale esiste – qui l'undicesimo: Caravaggio bruciava di rabbia – qui il dodicesimo: Salvato due volte – qui il tredicesimo: lo sconosciuto che salvò il mondo – qui il quattordicesimo: Il barile si ferma qui – qui il quindicesimo: Servizî segretissimi – qui il sedicesimo: Gagarin, patente e libretto – qui il diciassettesimo: La caduta del Muro – qui il diciottesimo: Botta di culo – qui il diciannovesimo: (Very) Nouvelle Cuisine – qui il ventesimo: Il gallo nero – qui il ventunesimo: A che ora è la fine del mondo? – qui il ventiduesimo: Che bisogno c'è? – qui il ventitreesimo: Fare il portoghese – qui il ventiquattresimo: Saluti – qui il venticinquesimo: La fuga – qui il ventiseiesimo: Dumas – qui il ventisettesimo: Zzzzzz – qui il ventottesimo: Teorema della cacca di cavallo – qui il ventinovesimo: Morto un papa – qui il trentesimo: L'invincibile Marco Aurelio]
Vuoi indicare un aneddoto per un prossimo lunedì? Segnalamelo.
Comitato per l’abolizione del “più”
1 March 2010, 2:43 | Moralismo noioso, la lingua doc | «Commenti: 37»
C’è un tic linguistico che io non sopporto proprio, perché è riflesso di una concezione degenerata del mondo che mi preoccupa prima di scocciarmi. È quello di aggiungere un “più” a frasi sensate – delle volte anche senza rendersene conto – in modo, però, da stravolgerne il senso. Chessò. Proviamo con questo esempio:
Frase 1: In Italia non si rispettano le donne.
Frase 2: In Italia non si rispettano più le donne.
Per quanto – se non si ha una concezione grottesca e misogina dei rapporti uomo-donna – sia ordinariamente ovvio che la condizione delle donne nell’Italia attuale sia di gran lunga migliore rispetto a quella di trent’anni fa, troveremo molte più volte scritta o detta la seconda. Non ha senso, ma retoricamente fa più effetto. Ovviamente funziona con altre parole simili, proviamo con “oramai”.
Frase 1: I giovani pensano solo al sesso
Frase 2: Ormai i giovani pensano solo al sesso
Anche in questo caso: i giovani di un tempo pensavano meno al sesso? Direi proprio di no. Basta visitare qualche area rurale dell’Italia, o anche Paesi che – per vicissitudini storiche – sono in condizioni simili a quello che dell’Italia di qualche decennio fa, per rendersi conto che sia – semmai – il contrario. Che è tutto l’accento sulla proibizione, che crea un’ossessione. Che è chiaro che molti giovani, e non giovani, pensino abbastanza al sesso (e non c’è nulla di male), ma non in tassi superiori a prima. Però, vedrete, che una frase del genere sarà sempre accompagnata da un malintesto “oramai”.
Il più fulgido esempio della diffusione di questo luogo comune è Massimo Gramellini, uno dei giornalisti più preparati in Italia. Uno che riesce a scrivere cose belle, sintetiche, commoventi e partecipi come questa, alla quale sono affezionatissimo, ma che poi – in moltissime delle sue cose – si lascia sfuggire quell’innesto qualunquista: prendo l’ultimo dei suoi “Buongiorno” nel momento in cui scrivo, non è selezionato all’uopo: “C’è ancora in Italia un disadattato che non ruba, pur occupando un ruolo che gli consentirebbe di farlo?”. Ancora. Come se, invece, nell’Italia della DC e poi in quella di Craxi non si potesse usare lo stesso indulgente catastrofismo.
Gramellini, che io apprezzo davvero, è solo un esempio: succede a tanti e in continuazione. Ma non perché le persone credano, ogni volta, che davvero si stia peggio nel 2010 rispetto al 1950. Non sono tutti dei laudatores temporis acti: è semplicemente un tic linguistico. È soltanto uno di quei concetti automatici che si insinuano nella nostra testa, e che – proprio perciò – ci si deve impegnare a evitare, e che dice che «prima si stava meglio». Il modo di dire, però, finisce per far passare un messaggio all’interlocutore, e sono sempre di più (vedete, ci sono cascato anche io?) le persone che passano dal tic incosciente al dire che – davvero – il mondo di oggi sia così peggiore.
Ovviamente non è vero. Il mondo di ora è migliore da mille punti di vista: la mortalità infantile, la fame nel mondo, sono crollate negli ultimi vent’anni. Un buon numero di Paesi che trent’anni fa erano dittature sono ora delle democrazie, magari non perfettissime, ma sempre luoghi dove la libertà è garantita. Di tutte le libertà, quella di cui ci si lamenta sempre: la liberta di stampa nel mondo, anche quella è migliorata – venticinque anni fa ce n’era di meno. Gli omosessuali hanno fatto conquiste (cioè, tutti noi le abbiamo fatte) la cui sola espressione vent’anni fa sarebbe stata inconcepibile. In nessun momento della storia del mondo i lavoratori hanno avuto tanti diritti come oggi. E così via.
Ovviamente questo non è un invito a non combattere per le mille cose per cui si deve combattere, anzi, è la dimostrazione che le cose possono cambiare se ci crede nel darsi da fare. Perché sì, ovviamente c’è ancora un sacco da fare: ma è proprio questa qui l’obiezione più grande all’immobilismo, al nulla può cambiare perché nulla è mai cambiato – le cose sono già cambiate, e in meglio.
Insomma, smettiamola: quelle parole – più, ormai, di questi tempi, – non usiamole… più.
p.s. E vi do uno scoop? Non è mica vero che non ci sono più le mezze stagioni. Uno che ne capiva mi ha spiegato che negli ultimi novant’anni ci sono state più mezze stagioni che nei novant’anni precedenti.
…
28 February 2010, 0:23 | immagina tu | «Commenti: 2»
Altre foto dal Cile, qui:
L’Italia
28 February 2010, 0:10 | Alta politica | «Commenti: 121»
È un fake.
Questi sono gli unici studî che ho trovato a riguardo simile, ma non si parla mai di età:
http://www.osservatorio.it/interna.php?section=analysis&m=v&pos=0&idsection=000032
http://www.consiglioregionale.piemonte.it/attivita/comunicati/2007/07_luglio_2007/tv_locali_donne.htm
>source: 1<
Incontestabile
26 February 2010, 17:50 | Il Male curabile | «Commenti: 3»
>source: 1<
La riserva dei moribondi
24 February 2010, 23:07 | Gruppo misto, link und recht | «Commenti: 21»
Matteo Bordone ha scritto un commento esemplare alla demagogia della vignetta reazionaria che ho messo qui in fondo. Me lo sarei perso se non fosse stato per Scialocco: così la riporto qua, ché non dovete perderla neanche voi.
Mauro Biani, quante altre volte vuoi prendere dei bambini morti sotto le bombe, degli africani coi vermi nella pancia, delle adolescenti infibulate per costruire contrasti sarcastici con ministri, capi di stato, vip? Perché è chiaro che non te ne frega niente di loro, né ti interessa quello che pensi tu, quanto sia ridicolo tu stesso, quanto facciamo pena noi tutti, cioè quello di cui si dovrebbe occupare la satira: mettere in crisi, sbilanciare, smuovere il pavimento sotto i piedi. Quello che ti preme è quanto fanno schifo loro, i cattivi, gli altri, che non pensano, mentre si preoccupano della loro misera e vacua esistenza, di chi sta male nei suddelmondo: usi i miserabili per produrre sfottò nei confronti dei ricchi, che irrobustisce il pavimento sotto i piedi di chi legge. È consolatorio, come tutte le retoriche di destra.
Chissà quanti bambini etiopi si possono salvare vendendo la tavoletta grafica che usi per disegnarli, e il computer, e il monitor, e il server su cui girano le tue vignette. Tantissimi, sai?
Eppure nessuno fa delle vignette su di te che, colla tua Wacom, condanni alla morte per diarrea il piccolo bambino nero con le mosche in faccia, per il gusto narcisistico di disegnare. E sai perché non lo fa? Perché non ha nessun senso. Non fa ridere, non fa riflettere, non mette in crisi chi legge né chi scrive. È solo una banalità retorica e tronfia, offensiva e carica di quell’aria di chi la sa lunga tipica di chi nemmeno prova a informarsi. È sfottò, insomma: è Valerio Staffelli. Con la differenza che Staffelli non usa i bambini moribondi africani per distribuire il suo populismo ai VIP. Tu sì, tu ti abbassi fin lì.
Pubblichi da anni la stessa roba su questo sito, rendendolo spesso peloso e pesante e fastiodioso, evidentemente nessuno ti dice niente a riguardo. Io non ho niente di personale, niente contro di te Mauro Biani, ma sappi che quello che fai è intellettualmente disonesto, nonché retrogrado e del tutto privo di coraggio.
Poi fai quello che vuoi. La riserva dei moribondi non si esaurisce mai, quindi se vuoi puoi anche continuare in eterno.
Cordialità
Matteo Bordone

La cruna di un ago
24 February 2010, 22:19 | Il Male curabile, immagina tu | «Commenti: 10»
Max mi segnala questo grafico molto interessante che mostra le condizioni economiche all’interno di ciascuna fede religiosa negli Stati Uniti. I risultati non sono sorprendenti, i cliché si confermano: gli ebrei sono i più ricchi, le chiese nere le più povere. I più equilibrati – intersecanti tutte le fasce sociali – i buddisti. È uno di quei grafici a cui uno sta dietro per un’ora a vedere tutti i particolari, e a cercare i collegamenti fra le verità dottrinarie di ciascuna religione – tipo lo scoraggiamento dello studio per i Testimoni di Geova – e la loro condizione economica. Una cosa che mi ha incuriosito: gli induisti sono dei Paperoni:
Ho caricato l’immagine alla risoluzione massima, se ci cliccate sopra la ingrandite.
Non ci “crede” nessuno
24 February 2010, 13:15 | link und recht | «Commenti: 1»
Emma Bonino lamenta il poco appoggio alla sua campagna elettorale:

Quink è un sito messo in piedi da dei ragazzi pugliesi, alcuni dei quali ho avuto modo di conoscere, davvero simpatici. Non soltanto fanno ridere, ma hanno una competenza – con la grafica e con i video – che dà ottimi risultati anche con le idee più semplici. Se gli andate a dare un’occhiata, qualche mattina, magari vi capita di iniziare la giornata con qualche risata.
Doppî standard anticlericali
22 February 2010, 0:25 | Il Male curabile | «Commenti: 13»
Oggi sono stato al Carnevalone di Poggio Mirteto. È conosciuto come il carnevale anticlericale perché festeggia l’autoliberazione del paesino del reatino dallo Stato Pontificio. Così ci sono un sacco di persone vestite da suore e da preti ed è anche divertente. Anche se, dopo un po’, è sempre la stessa cosa. Spesso ci sono allusioni o raffigurazioni esplicite di intercorsi sessuali o pornografia nei travestiti membri del clero, così a dimostrare quanto si sia dipendenti e determinati da quell’immaginario – di castigo del sesso, suo flagello e proibizione – da cui la teoria vorrebbe che una persona laica si emancipasse (se un prete e una suora fanno sesso, e sono consenzienti, a me non frega niente: non c’è nulla di male).
Poi, al centro, c’era una raffigurazione di Calderoli con un minareto nel culo (immagine omofoba, fra l’altro). Sì, un minareto, con intorno diverse scritte in arabo. Sotto si spiegava che quest’anno il carnevale era dedicato agli immigrati – e va bene – e in particolare ai mussulmani offesi da Calderoli. Ai mussulmani. Anzi, di più, c’era scrtto “il popolo islamico”, in pieno gergo fascistoide.
Non ci sono più gli anticlericali di una volta.
Ho capito: Ovrebo è una donna!
21 February 2010, 1:48 | La palla è rotonda | «Commenti: 3»
Friendfeed, speciale Sanremo
21 February 2010, 1:16 | link und recht | «Commenti: 0»
Oh, non pensavo mai di ridere così tanto per Sanremo. Friendfeed nel trash ci sguazza, c’è sempre quell’effetto «benvenuto allo zoo».
E.Filiberto in finale:
Paolo Landi: “Sarebbe più o meno come Luigi XVI che torna e vince il Festival di Cannes senza la testa.”
E.Filiberto non vince:
Paolo Landi: “«Una canzone che varcherà i confini dell’Italia»: di notte. Di corsa. Come il nonno.”
Giovanni Fontana (io): “È che i Savoia, i referendum, li perdono.”
Akille: “Il popolo è sovrano” (e Mantellini chiosa: “il golpe Borghese, niente di speciale”)
In via di aggiornamento
Appoggiatori di piedi sul tavolo unitevi
20 February 2010, 21:51 | immagina tu | «Commenti: 11»
Abbiamo un testimonial!
Vedrete che qualcuno dirà che «non si fa». Ma perché? «perché è una mancanza di rispetto» Ma per chi? «beh è una mancanza di educazione». E perché non sarebbe educato farlo? «beh, perché non si fa». Ma perché? «perché è una mancanza di rispetto»…. eccetera, eccetera, eccetera.
Thor’s hammer hammers
20 February 2010, 21:33 | Il Male curabile | «Commenti: 2»
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Radio Contromano, reprise
20 February 2010, 19:12 | Ogni me è politico, link und recht | «Commenti: 2»
Sono entrato nell’account che avevo creato per Paolo, radiocontromano@gmail.com, e ho visto quanta roba gli è stata mandata in questi giorni! Ho visto anche che quasi tutte le email erano segnate come lette, e ciò significa che Paolo l’ha anche iniziate a scaricare e ascoltarsele.
L’ho anche sentito, brevemente, e mi ha detto che c’è un altro rischio, ora: che Paolo non torni indietro per stanchezza, ma per abbracciare ciascuno di coloro che gli hanno mandato dei raccontini, delle barzellette, delle filastrocche, e chissà cos’altro.
Ho anche dato un’occhiata alle prime che erano arrivate, e accidenti – che bello! Io avevo evitato di suggerire canzoni, un po’ perché sono meno personali, e un po’ perché – per motivi di sicurezza in strada – è meglio che Paolo usi sempre soltanto una cuffia.
Però, accidenti, anche quelli che hanno mandato delle canzoni, che bravi!
Le prime tre cose che sono arrivate erano due dei Sigur Ros – il mio gruppo straniero preferito – e di De Gregori – il mio cantante italiano preferito. Sembra fatto apposta! Di De Gregori Compagni di Viaggio, che tutti-certamente-sapranno-da-una-vita – questa la capiscono in due! – essere una specie di cover di Simple twist of fate. E poi i Sigur Ros.
Io sono uno strano, su ’sta cosa. Io i concerti non li sopporto. Mi annoio: vedo ’sta gente che canta, anche se mi piace, e mi domando «ma scusa, lo potevo sentire a casa senza tutto ’sto casino?». E poi ai concerti si ascolta e basta, mentre io – con la musica – devo sempre fare qualcos’altro. Ecco, l’eccezione sono i Sigur Ros: son stato a tre concerti, e mi son piaciuti tutti (su un concerto in particolare, quello di Ferrara, ci sarebbe un sacco da raccontare).
Dei Sigur Ros non parlo più per quella specie di sciocco sentimento di rivalsa che dice: «l’ho scoperti prima io!». Poi, certo, c’è sempre uno che l’ha scoperti prima di te, ma io ricordo una delle prime estati degli anni 2000 andare in giro al mare a chiedere se la gente conosceva i Sigur Ros: così, per divertirsi, e un po’ per scommessa con un amico… che, alla fine, almenouno l’avrei trovato! Perché io c’ho un’altra fisima, non so perché, la prima volta che ascolto un disco non mi piace mai. Lo devo riascoltare e riascoltare, mi deve entrare nella testa e nel tempo, e allora mi piace. Agaetis byrjun è stato l’unico album che non ha seguito la trafila: al primo ascolto mi è subito piaciuto, mi ha folgorato. Così son stato tutta l’estate ad andare in giro a chiedere alla gente se conosceva i Sigur Ros, avrò chiesto a centinaia di persone, le fermavo per strada e chiedevo loro «non è che conosci i Sigur Ros?» no? «Male!». Di tutte le centinaia di persone soltanto una, mi ricordo che si chiamava Francesco: mi consigliò, allora, Finally we are no one dei Mùm. Ora i Sigur Ros li conoscono tutti – li copiano anche a Sanremo – son contento, e quindi non ne parlo più.
Oddio, una volta ne parlai: quando feci ai miei bambini in Palestina la lezione su Hoppipolla – proprio la canzone mandata a Paolo – con tanto di visita all’ospizio, e visione del video. Fu una bella giornata, quella. Una delle poche speranzose.
Vabbè, insomma, ho parlato di tutt’altro: era per ricordarvi – e ricordarlo a me – di continuare a mandare registrazioni, ché Cambridge è ancora lontana – ma ogni giorno un po’ meno.
Il profumo dello stato teocratico
18 February 2010, 22:00 | Il Male curabile | «Commenti: 154»
Oggi sono uscite le motivazioni della sentenza che confermavano i 30 anni di carcere per il padre di Hina, la ragazza uccisa dal genitore perché aveva «uno stile troppo occidentale». Traduzione dottrinaria per dire che voleva essere padrona e felice di sé stessa. La sentenza contiene in sé una doppia contraddizione gigantesca, talmente auto-scontrantesi da renderla quasi sensata. Intanto la sentenza dice che Hina non è stata uccisa dal padre per motivi religiosi.
Invece Hina è stata uccisa per motivi evidentemente religiosi. Che sia stata uccisa per motivi religiosi è evidente quanto è evidente che il velo sia un simbolo di sottomissione della donna. È evidente a chiunque abbia letto una sola pagina del Corano o della Sunna, gli Hadith. È evidente a chiunque abbia letto una qualunque statistica sul delitto d’onore in qualunque paese europeo: più del 90% dei delitti d’onore sono commessi all’interno delle comunità d’immigrati mussulmani. È evidente a chiunque sappia che i dieci paesi al mondo con il più alto tasso d’incidenza di delitti d’onore sono tutti e dieci mussulmani.
Questo non vuoldire che tale pratica spregevole sia totalmente appannaggio dei mussulmani: in Brasile oggi, in Italia qualche decennio fa, la questione è presente. Inoltre questo non vuoldire neanche che – un giorno – l’Islam non possa emanciparsene, passando a ignorare tutte le parti del Corano che comandano la sottomissione della donna – similmente a ciò che i cristiani fanno oggi della Bibbia – ma non c’è dubbio che questo progresso, se avvenisse, dovrebbe passare attraverso una vera e propria deislamizzazione dell’Islam, come in una certa misura si è scristianizzato il Cristianesimo.
Le religioni, se ragioniamo laicamente, e così deve fare un giudice, sono dei fenomeni storico-naturali. Iniziano, finiscono, si evolvono. Ogni religione è un sistema di pensiero, a cui ognuno aderisce in misura diversa, come è un sistema di pensiero un’idea politica. Anzi, persino di più. Ciò che uno pensa su come il mondo sia fatto e su ciò che Dio gli chiede condiziona in maniera cardinale il modo in cui le persone si rapportano al mondo e alle persone che lo abitano.
Chiunque di noi fosse certo che, camminando su un cavo dell’alta tesione, ne venisse folgorato eviterebbe di farlo (salvo i suicidi***). Chiunque di noi fosse certo che Dio lo folgorerebbe nel momento in cui si proferisca la parola “albicocca”, semplicemente, non direbbe «albicocca». Chiunque di noi fosse convinto che gli ebrei, o i negri, siano una razza inferiore e spregevole non stringerebbe la mano a un negro o a un ebreo.
E qui veniamo all’altra questione assurda, ed è quella che mi preme di più, perché è lì che si vede quanto siamo ancora ben radicati nella più retriva irrazionalità. Al padre di Hina non è stato riconosciuto il movente religioso, ma qualora lo fosse stato, sarebbe stato considerato un’attenuante. Non un’aggravante. Un’attenuante. La premeditazione, il movente ideologico o politico, tutte queste costruzioni sono considerate delle aggravanti nel nostro ordinamento: se io sono nazista e ammazzo un ebreo perché ebreo ho una pena più grave che se ammazzo un ebreo in una rissa perché mi ha ammaccato la macchina. In entrambi i casi sono uno stronzo, ma nel primo sono un po’ più stronzo. O, ancora meglio, non sono solo uno stronzo, ma sono uno stronzo pericoloso.
Il fatto che credere in un dogma religioso – e un dogma pernicioso come quello della purezza della donna e del suo possesso da parte dei maschi della famiglia – sia considerato una possibile linea difensiva da usare in sede giudiziaria, e non un integralismo del quale cercare di allontanare il sospetto da sé, dà una valutazione spietata dell’effettiva laicità – e quindi uguaglianza – della nostre leggi.
***Faccio notare ai contestatori dei circonflesso la diacriticità, qui, fra “suicida”->”suicidi” e “suicidio”-> “suicidî”.
Grazie a Pietrino
Ushahidi
18 February 2010, 17:23 | link und recht | «Commenti: 3»
Ushahidi è un aggeggio creato nel 2007 in Kenya per raccogliere tutte le informazioni possibili dai testimoni oculari sulle violenze perpetrate nell’area a seguito delle contestate elezioni presidenziali di quell’anno. Da quell’esperienza il software è stato usato in varie altre occasioni, e ora è un vero raccoglitore – ufficiale e finanziato anche dall’ONU – di tutte le segnalazioni provenienti dagli sms, dalle telefonate, da internet, dalle mail, da Twitter, dalle televisioni, etc. di emergenze di vario tipo ad Haiti nel post terremoto.
Qui, ad esempio, vedete la mamma delle necessità o delle offerte di soccorso – rifugi, ospedali da campo, servizî sanitarî, etc – anche purtroppo di situazioni infami – cadaveri da rimuovere, incendî, saccheggi, infarti – intorno alla capitale Port-au-Prince (ma la mappa si può allargare). Qui ciascun report in cui sono state espresse richieste d’aiuto. Questo strumento di mappatura è diventato un dispositivo fondamentale nel tentativo di dare una risposta e un’alleviamento alle sofferenze a cui sono purtroppo sottoposti gli abitanti dell’isola caraibica dopo il terribile terremoto. Ushahidi è diventato uno strumento pressoché insostituibile che permette un miglior coordinamento, e un vitale risparmio di tempo, per tutti i tipi di soccorso.
Non so, magari fa soltanto effetto per la necessità di ognuno di noi di riscattare le proprie coscienze dal non stare facendo nulla o abbastanza, ma cliccare sulla mappa il tasto dei soccorsi offerti e vedere comparire tutti questi punti dove ci sono distribuzioni gratuite d’acqua o di cibo, di prestazioni mediche o rifugi per la notte, beh, commuove.
Il tutto assolutamente inimmaginabile solo 15 anni fa. Poi dice il Nobel per la pace a internet.
La bischerata del secolo
18 February 2010, 2:27 | La palla è rotonda | «Commenti: 3»
C’è una ragione perfino per essere contento, in questa serata calcistica. Che non sono un tifoso dell’Arsenal:
video:
(e anche il primo gol era stato un bel capolavoro del portiere)
Capacità di sintesi
17 February 2010, 23:13 | La palla è rotonda | «Commenti: 1»
Dal sito ufficiale:

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