Giustizia e libertà
29 April 2010, 0:33 | Alta politica, Moralismo noioso, Èbbene l'ho scritto | Commenti: 22
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Generalmente sono più antiberlusconiano, se così si può dire, delle persone con cui vado d’accordo – di solito – su altri temi. Ultimamente – per fare un esempio – mi ha colpito una cosa: a me le idee politiche di Vianello, nella valutazione dell’uomo, interessavano.
È chiaro, nessun individuo dotato di buon senso può ammirare l’operato di Berlusconi come Presidente del Consiglio, ma la malsopportazione che ho io va oltre la categoria politica: risiede in quell’elaborato dell’italianità peggiore che Berlusconi è, e rappresenta, con il suo atteggiamento verso le donne; la sua pretesa d’essere invidiato per degli atteggiamenti che in qualunque occhio critico generano soltanto desolazione. L’autocompiacimento di quello che – in un post quasi liberatorio – avevo definito un millantatore in punta di cazzo mi genera una ben poco ragionata rabbia: non sono in disaccordo, mi fa proprio imbestialire.
C’è, però, una cosa che mi ha sempre allontanato dalle più folte schiere degli oppositori monocratici di Berlusconi, un sinuoso atteggiamento di fondo che arrivo a presagire dalle prime frasi lette o ascoltate. Si tratta del furore punitivo, della gioia per interposta incarcerazione, dell’odio metodico, che molte persone – oserei dire “insospettabili” – hanno maturato. È come se un cruccio livido si fosse riuscito a insinuare in persone onestamente di sinistra – come un riflesso sciocco all’autoconcessa improcessabilità di Berlusconi – e questo rivoltamento avesse trovato una misura precisa, e neanche troppo nascosta, di disprezzo nei confronti dei detenuti, di presunzione di colpevolezza e coazione alla punizione che, ho paura, sarà davvero il peggior lascito di questi vent’anni di scena politica di Berlusconi.
Ricordo il mio costernato stupore, in una discussione che ebbi tanto tempo fa, sull’indulto: una mia interlocutrice, indiscutibilmente attenta alle cause dei più deboli del mondo, che affermava – con queste parole – di preferire 67 persone in carcere, fra cui Previti, al costo della violazione dello Stato di Diritto di 14.000 individui. Penso che quasi tutti i peggiori vizî della sinistra attuale vengano a cascata da lì: la violenza punitiva, l’atteggiamento inquisitorio, la professionale e clinica mancanza di fiducia. Quella compulsione al trovare un lato oscuro anche quando non c’è – e quindi anche al complottismo – che, da che mondo e mondo, era tutto ciò che non apparteneva al progressismo (tutte cose che, in realtà, aveva immortalato Staino in una splendida vignetta qualche anno fa).
Ci ho ripensato ieri, quando ho ascoltato questa intensa storia. È una puntata di una trasmissione – This American Life – che mi ha consigliato Max, e che è sempre fatta molto bene. Questo qui è un racconto bellissimo di un ragazzo – non più ragazzo – che ha ucciso un uomo durante una rapina. Da quel momento ha fatto 27 anni di carcere e comportamento esemplare: si è laureato, è diventato assistente carcerario per le questioni di droga, non ha mai fumato una sigaretta dove non si può. La sua voce, quello che dice, infonde di umanità tutto il contorno: è assolutamente ovvio che non abbia alcun senso ch’egli sia, ancora, privato della libertà.
La trasmissione – purtroppo – è in inglese, ma è un inglese piuttosto scandito. Ho tagliato il file in modo che ci fosse solo questa storia, cosicché sia più facile ascoltarla seguendo il filo conduttore del racconto: il file è qui, potete scaricarvela sull’ipod e ascoltarla in metropolitana, oppure basta premere “Play” in fondo al post.
Se non vi commuovete, se non sperate ardentemente per tutto il tempo che questa persona sia liberata – perché la giustizia! – se non vivete la sofferenza di quest’uomo, e non la percepite nella stessa metà del cielo – e non come contraltare – a quella della povera persona che ha ucciso, beh, penso che – uscito di scena quel Silvio Berlusconi – dovrete fare una lunga dieta.
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P.s. La prigione di cui si parla nel racconto è San Quentin.
Altre cose sullo stesso tema:
- Evviva il googlismo e la libertà
- L’idiota virile
- Popoli delle libertà unitevi
- Per essemplo di lui
- La questione della giustizia
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22 Responses to “Giustizia e libertà”
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Io l’ho trovato un po’ timido, e proprio perché timido anche verboso (pieno di distinguo, subordinate, incisi, parentesi, excusationes non petitae ecc.). Insomma, l’idea che quello lì sia “un giornalista di grande livello” colpevole tutt’al più di qualche intemperanza verbale, e che la colpa vera sia del suo seguito di fan che prende come ossessioni politiche le ossessioni professionali del giornalista, lascia il tempo che trova. Uno come Piccolo poteva dire di più, e meglio.
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Hai ragione. Però era un pezzo sull’Unità, che fino a un anno fa pubblicava ogni giorno – ogni giorno: nemmeno il direttore – un pezzo di Travaglio. Abbiamo dato la prima martellata, cominciamo da qui.
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D’accordo solo in parte: anche a me capita a volte di non condividere Travaglio – di cui apprezzo in genere il lavoro – per lo scarso garantismo e pure per l’uso di quei brutti epiteti che spostano il discorso su un scivoloso piano polemico, quando invece bisognerebbe essere rigorosi al massimo, mai buttarla in caciara, che è il campo preferito di chi ha pochi argomenti (Fede, Feltri e compagnia).
Nel 94, alla discesa in campo, l’opposizione da sinistra era tutta politica: si contestavano l’impresentabile conflitto di interessi, l’aziendalizzazione dello stato, la (contro)riforma della tassazione (la detassazione dei redditi alti), il retrogrado localismo della Lega e mille altre robe che neanche ricordo più.
Ora è cambiato tutto, inevitabilmente: siamo sempre il paese di tangentopoli, del tutti colpevoli nessun colpevole, del così fan tutti; abbiamo una classe politica al di sotto di ogni sospetto, priva di ogni rispetto per la cosa pubblica, incapace di assumersi qualsiasi responsabilità (cioè dimettersi) di fronte ad ogni tipo di ruberia (i casi son migliaia) o inadeguatezza (vedi pure Bassolino).
A tutto questo, soprattutto, va aggiunta l’impunità metodicamente perseguita da B., che ha avuto l’effetto di stravolgere il principio primo di ogni convivenza: l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge. L’aver ampiamente violato questo principio fino ad annullarlo di fatto – B. e tutti i suoi avvocati legislatori – è la ragione dello slittamento della sensibilità della maggioranza della gente cosiddetta di sin., da un maturo garantismo e attenzione alla giustizia sociale, ad un’inevitabile, arrabbiata sete di giustizia in senso stretto, priva di prospettive politiche.
Ma non vedo in Travaglio il responsabile: il tutto è dovuto all’agenda politica di questi anni, tanto sbilanciata verso la giustizia “pro domo sua”. E l’agenda, quella politica e soprattutto quella del dibattito pubblico, la decide Lui – e qui si viene al tema del controllo dell’informazione, e il discorso si farebbe lunghissimo.
Così la vedo io, e perdonate la lungaggine.
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La vignetta di Staino e’ fenomenale. E risale al 2006. Secondo me, basterebbe adattare il nome del pterodattilo – ieri era Travaglio, potremo chiamarlo anche Grillo e forse pure Tonino, provocando un pochino – e sarebbe piu’ istruttiva di cento post.
Peccato che all’Unità se ne siano resi conto solo adesso.
Il Pd si deve staccare dalla magistratura, ha ragione Berlusconi, esiste un partito delle toghe, e la sinistra spera nella soluzione giudiziaria. Travaglio ha successo perché alimenta questa bieca speranza.
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A parte essere di sinistra, quelli come il Bobo delle ultime vignette dovrebbe chiedersi se sono contenti di vivere nel perenne sospetto di tutto e tutti. E’ bella la trasformazione da “boccalone” sorridente delle prime vignette a tetro inquisitore delle ultime. La cosa bella e’ che il fine ultimo sarebbe scalzare Berlusconi, che invece continua a vincere anche dopo 17 anni dalla discesa in politica. Intanto, la folla dei puri che si affrettano a dividere il mondo in buoni e cattivi si ingrossa, si incattivisce e si incazza. E Berlusconi vince sempre di piu’.
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Meglio il relativismo di Sofri che va in TV e, figlio di papà com’è, si fa incastrare da quel manichino parlante di Novara? Questo è il nuovo giornalismo ma anche che avanza? Complimenti!!!!!
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Casualmente sono finito su questo blog e ancora più causalmente ho letto i commenti, gabriele hai espresso egregiamente i miei timori riguardo il travaglismo e la deriva “giustizialista” di una parte della sinistra , una volta passato berlusconi avremo una destra che come da copione sarà giustizialista, una società livorosa in cerca di testa da mozzare, delle istituzioni di garanzia completamente svuotate dei loro poteri e una sinistra plausibilemente all’opposizione anch’essa animata da giustizialismo e spirito di vendetta; insomma uno stato autoritario in stile 1984 non ce lo leva nessuno, se pensavamo che Berlusconi fosse il peggio ci/mi eravamo sbagliati, adesso guardiamo la faccia cialtrona del potere presto vedremo quella cattiva e soprattutto INATTACCABILE. Sono andato decisamente fuori tema e probabilemente ho scritto delle banalità, ad ogni modo mi scuso e vi saluto. Ciao ^^
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Vignetta spettacolare. Rivaluto Staino.
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La vignetta e’ spettacolare. E sono d’accordo anche con il post di distanti saluti. Credo pero’ che il motore primo di quest’odio non sia Berlusconi. Berlusconi e’ una reazione (potentissima e che ci condizionera’ a lungo), ma una reazione.A cosa? Alle toghe rosse. Di cui personalmente credo che non si possa negare l’esistenza, almeno ai tempi di mani pulite.
Comunque cercare il responsabile credo sia utile solo agli storici. A noi – destra o sinistra – interesserebbe uscire da questo pantano.
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Staino è fantastico, come sempre.
Però ho l’impressione che si continui a confondere i limiti di certo antiberlusconismo, con la sostanza di battaglie di legalità e moralità che forse ad alcuni “di sinistra” non piacciono perché li costringono a fare i conti con le proprie contraddizioni, ma altri di noi giudicano doverose.
Onestamente, non so cosa voglia dire “essere di sinistra”. Ma sono convinto che D’Alema abbia smesso di esserlo da molto tempo. Prima che Travaglio comparisse sulla scena.
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Peccato che in quell’occasione Travaglio avesse ragione. Visto che la vignetta di Staino arriva subito dopo lo scazzo fra Adriano Sofri, amicone di Staino, e Travaglio sull’indulto. Qui un link per rinfrescare la memoria:
http://www.onemoreblog.it/archives/012358.html
@ Antonio
Berlusconi vince sempre di più grazie invece a gente come Luca Sofri, vista l’esibizione, francamente terribile, a Ballarò di martedì. Ma magari mi sbaglio. Riporto un pezzettino di Luca Telese, a questo proposito:
“Spiace ammetterlo: tra i motivi per cui la destra vince c’è anche il fatto che la leggendaria “sinistra radical chic” purtroppo esiste davvero, con tutta la sua straordinaria capacità di apparire doppiopesista e fatua. Metti che a “Ballarò” Flavia Perina faccia un accenno (sacrosanto) alla ridicola performance elettorale di Renzo Bossi detto “la trota” (quello che non è mai andato più giù di Roma perchè ha paura dell’Africa nera, che tifa contro L’Italia ed è stato bocciato tre volte anche se nega). Metti che al suo fianco Roberto Cota, insorga: “Come ti permetti!?”. La Perina molla: “Lasciamo perdere…”. Metti che Luca Sofri, entri nel match spavaldo: “Se posso rilevare la battuta lo faccio!”. Eroico. Metti che nemmeno Cota lasci cadere: “Che dite? Si è preso i suoi voti! E’ stato eletto!”. Sofri grugnisce. Cota riparte: “Vogliamo parlare di figli e padri? Se vuole, mi ci metto!”. Allora pure Sofri molla: “No, Cota ha ragione… l’equivoco… non ne dubito… Non ci si metta!!”. Forse Sofrino si è accorto solo allora di essere pure lui “figlio di”? Caspita. O che il duello meritocratico con Renzo non convenisse? Forse l‘ha intimidito la grinta di Cota? Chissà. Forse anche Sofri ha la sua Trota.”
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Ieri pomeriggio ero tentato di commentare, ma non avevo tempo.
Oggi ritorno, e leggo che Antonio (commento 7) ha già detto più o meno quello che volevo dire, riportando anche il pezzo di Luca Telese. Meglio così.
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Il processo descritto da Bobo l’ho vissuto anch’io e devo dire che sia lui e francesco costa hanno perfettamente ragione.
Una volta (ero giovane) credevo che la sinistra fosse fatta da persone oneste. Poi venne lo scandalo Bnl unipol e sapete una cosa ? Sulla base delle intercettazioni Travaglioberjia e il partito delle toghe mi convinsero che D’Alema e La torre avevano complottato con un gruppo di avvoltoi senza una lira per impadronirsi di una banca e spolparla. Cioè capite, se Travaglioberjia non mi avesse raccontato che D’alema e i suoi scagnozzi si apprestavano a danneggiare gli azionisti, i correntisti e i lavoratori della Bnl io avrei ancora fiducia in lui. E quel che è piùgrave mi insinua il dubbio che il motivo per cui la Telecom ha perso i quattro quinti del suo valore e si appresta a licenziare settemila dipendenti è perché a suo tempo D’Alema (all’epoca presidente del consiglio) permise a colaninno d’impadronirsne per poi spolparla esattamente come voleva fare Consorte con la Bnl. Cioè capite cosa mi lascia pensare TravaglioBerja ? Vi rendete conto che per colpa sua io adesso credo che D’alema sia il responsabile di un operazione che ha distrutto una delle più grandi aziende italiane responsabile del 20 per cento della ricerca applicata in Italia ? Ma vi rendete conto dove può arrivare il partito delle toghe comuniste ? E cos’altro mi fa credere ! Che in campania il PD ha contatti con la camorra! Che in Italia c’è la corruzione! Ma questo bisogna fermarlo!
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Clap clap clap clap clap clap per Carlo.
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anno zero, giovedì sera :
Bersani 3-Travaglio 0.
comunque D’Alema l’ha scelto Berlinguer, Travaglio l’ha selezionato Montanelli….non mi sembra esattamente la solita cosa.
infine un’ultima cosa su “abbiamo una banca”…io sogno un partito che ce l’abbia, una banca, perchè anche dalle banche si fa politica, come il buon Bossi ci ha testè ricordato.
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Giusto, Barbara. La “questione morale” è sempre più incombente, checché ne scrivano l’amorale G. Ferrara e la sua troupe.
Dalla lettura di Piccolo capisco perché l’Unità vada perdendo lettori. Mi dispiace per Concita, scelga meglio i suoi collaboratori.
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Caro Giovanni, io il tuo post l’ho letto, ma non ci trovo niente da obiettare. Infatti tu prendi in esempio un caso meraviglioso: un uomo commette un crimine, è fermato, subisce un processo, viene provato colpevole, va in galera, sconta la bellezza di 27 anni di galera e in quegli anni si redime. E’ del tutto ovvio che, allo scadere dei 27 anni (e aggiungo io: magari anche qualche anno prima, perché la buona condotta è un premio che va riconosciuto a chi lo merita) debba tornare a godere degli stessi diritti civili di cui godeva prima. Se dovesse essere candidato ed eletto al governo, può andar bene, se trova una maggioranza di persone che lo eleggono. Chiaro: più il crimine commesso è terribile e odioso e meno sarà pacifico una sua elezione al governo della cosa pubblica (poniamo se è uno stragista che ha ammazzato centinaia di persone innocenti per denaro: una persona del genere sarà cambiata dopo 20 anni di galera? Può darsi. Però, nell’incertezza, io voto il suo avversario politico).
Il punto è che di solito si dà a sproposito del “giustizialista” a chi ti dice che vorrebbe che tutto ciò accadesse per chi commette un crimine. I garantisti pelosi sono dunque quelli che ti dicono: sì, ok, ha ucciso una persona, però le carceri scoppiano, i detenuti si uccidono, DUNQUE tutti fuori con un bel condono, o ancor meglio una bella amnistia.
Per me il problema delle carceri che scoppiano è un problema. Che va risolto costruendo nuove carcerci, spaziose, accoglienti, post-moderne, dotate di wi-fi, di tv, di palestra, di biblioteca, di corsi serali di italiano e altro. Perché la pena è la privazione della libertà, non lo spingerti al suicidio per mancanza di spazio o per noia. Io nel carcere miro a RICOSTRUIRE il mio detenuto, rieducandolo alla vita civile e sociale, mantenendolo non solo con tre pasti al giorno e un letto alla notte, ma anche insegnandogli che nella vita è possibile anche non essere criminali, non uccidere, fare chessò, i programmatori o del volontariato.
INsomma, per me il problema delle carceri che scoppiano NON si risolve mettendo fuori i carcerati in eccesso. Gli stolti e gli ottusi dicono, per ciò, che sono giustizialista. Questo a prescindere dal fatto che per me chi è assolto in primo grado è assolto punto e basta e il processo finisce lì. A prescindere dal fatto che secondo me in appello ci si deve andare solo se la difesa lo ritiene necessario, sapendo però che a parità di prove la nuova sentenza potrà essere anche più severa di quella di I grado. E magari prevedendo che al III grado di giudizio ci si arrivi solo se Difesa e Accusa sono d’accordo, o magari lasciando decidere a un organo terzo, che potrebbe essere un giudice di pace, o chi per lui.
@ marco:
Conoscendo bene Marco Travaglio, so che lui era ben contento della reazione grintosa di Bersani. Lo ha anche reso evidente dal suo rimanere a bocca aperta e nel non controbattere.
Questa idea per la quale Marco debba essere in lotta armato contro Bersani e il PD a me fa sbellicare. Significa non aver capito proprio nulla di come la pensa Marco. Lui fa le pulci alle parti politiche che si rendono ridicole o incomprensibili o che commettono azioni contrarie al bene comune, così come lo definisce il codice civile o quello penale. Marco se la prende con tutti, anche con IDV che è il partito che probabilmente vota. Basta scorrere i suoi editoriali per trovare strali lanciati a 360° proprio come fanno i giornalisti americani nei confronti di tutti i politici del loro paese.
Questo comportamento può destare fastidio giusto in chi è illiberale e ritiene che se un giornalista ti attacca perché non riesci a comunicare politicamente o perché uno dei tuoi è stato colto con le mani nel sacco, sia lesa maestà.
Sulla vignetta di Staino: a me non piace perché non riconosco un profilo veritiero su “Beriatravaglio”. In ogni caso, molto meglio questa tavola di Staino su “Beriatravaglio” che quella sul Turpolev che ha ammazzato mezza classe dirigente polacca. Almeno stavolta se la prende con un uomo vivo, che può controbattere e che può difendersi. Inoltre, fa riflettere perché magari un eccesso di sospetto c’è in ciò che dice Travaglio. Faccio solo notare che se proprio escludiamo l’ipotesi che fra D’Alema e Berlusconi ci sia un inciucio, allora la classe dirigente del PD è proprio mediocre di suo, avendo perso così tante volte contro un uomo che politicamente è morto e risorto almeno tre o quattro volte.
stimo travaglio e non comprendo nè il termine giustizialista nè la vignetta di staino. parliamoci chiaro: travaglio non ha mai messo alla berlina nessuno perchè “prende un caffè con d’alema”, tutte le volte che ricorda le frequentazioni di qualche politico la cosa è lungi dall’essere ininfluente. sull’indulto poi mai travaglio ha messo in secondo piano le condizioni di 14mila detenuti, solo si ricordava che l’indulto serviva solo a tenere fuori previti (ricordo a tutti, infatti, che le condizioni ora sono identiche a 4 anni fa). da subito si chiedeva una riforma e nuove carceri e solo in seguito un eventuale indulto, e senza includere i reati della pubblica amministrazione. non è colpa mia nè di travaglio nè di grillo nè di altri se c’è gente forcaiola che metterebbe in galera tanto per.
comunque giro la domanda: gente che si arricchisce rubando voi dove la mettereste? i forcaioli sono i leghisti che vogliono la galera per i clandestini.
Forcaiolismo sinistrorso, Travaglismo e una storia, quella di “This is american life” opportunamente decontestualizzata. Mischiare il tutto in maniera un po’ confusa per dimostrare che e’ il “garantismo di maniera” l’unico ad avere il bollino DOCG della sinistra.
La sinistra?
Si, la sinistra, quell’argomento che va sempre bene per tutto quando non se ne hanno altri. La sinistra che ci torna utile per denunciare le derive ideologiche o per riscoprirle, quando non sappiamo come arrivare dove vogliamo. La sinistra della quale condanniamo i conservatorismi ottusi e alla quale chiediamo in prestito le identita’ che non abbiamo piu’. La sinistra sentimentale di Staino dal quale prendiamo distanza il giorno prima e che riscopriamo il girno dopo. La sinistra di Costa insomma: quella che c’era ma non c’e’ mai stata!
Saluti.