Per forza è pulita, non l’ho mai usata!

1 February 2009, 18:25 | Èbbene l'ho scritto, Moralismo noioso | Commenti: 7

Qualche giorno fa mi aveva appassionato la discussione seguita a questo post, nei successivi commenti. Ci sono due motivi per cui seguo con propensione un blog: o perché mi insegna davvero qualcosa, o perché il tenutario è un amico. Con buona approssimazione posso dire che i blog dei due discutenti siano gli unici che rientrano in entrambe le categorie, che leggerei anche se non fossero amici, e la cui (diversa) amicizia mi pregia. Quindi capirete perché del surplus di interesse.

Di mestiere Francesco pensa e scrive, mentre Marco insegna a pensare, e questa differenza si vede. Se seguite la discussione avrete l’impressione che abbia ragione Francesco, ma poi leggerete la risposta di Marco e cambierete idea, convincendovi degli argomenti di quest’ultimo; e così sarà per la successiva risposta di Francesco, e quella poi di Marco. O almeno così è stato per me, nonostante fossero temi su cui ognuno di noi – e io – ha pensato mille volte, anche creandosi in testa le varie fattispecie. Ed è una cosa abbastanza rara, devo dire, perché solitamente quando si segue una discussione si tende ad accogliere l’opinione che è più vicina alla nostra di partenza («dài, che gliele stai dando!») e screditare quella di chi ci è più lontano («ma guarda ora cosa si è inventato questo: ci deve essere un modo per uscirne»). L’idea che mi sono fatto alla fine è che l’argomento di Francesco sia al tempo stesso più facile e più stabile, quello di Marco meno approssimato. Penso anche che Francesco abbia più ragioni di quante non ne abbia scritte. Questo per la cronaca.

Quello che però avevo a cuore, e mi preme davvero perché è uno dei fondamenti di tutto quello che penso, è non lasciare impunito un concetto che un retropensiero di Marco ha insinuato: ovvero che ci sia una differenza sostanziale fra fare del male, e lasciare che questo sia fatto. Che uccidere una persona con le proprie mani è peggio che lasciare che due persone siano uccise, quando si abbiano gli strumenti per impedirlo.

Così Marco, se non confondo, tiene a salvaguardare l’altrui e la propria coscienza dal commettere ciò ch’egli considera un omicidio (mi perdoni Marco, l’approssimazione), come se questo fosse il problema. Come se per chi la pensa come lui il dolore non siano le migliaia di aborti che si commetono quotidianamente, ma l’importanza del non causarlo – o esserne partecipi – in prima persona. L’obiezione secondo la quale se-tutti-facessero-come-faccio-io mi sembra non reggere alla prova pratica di un mondo spesso così inclemente da offrire alternative peggiori, e non migliori. Perché, circostanza della quale si rammarica la testata di Francesco, purtroppo tutto il mondo non fa quello che faremmo noi. Possiamo fare l’esempio dell’aborto clandestino perché siamo in argomento, ma potrebbe valere molto bene l’esempio posto qui da un mio commentatore, in tutt’altro ambito.

Sono abbastanza convinto che Marco non la pensi apertamente così, che posto di fronte alla concretezza del decidere se causare un aborto o assistere a due, opterebbe per la prima soluzione, e in parte corregge anche il tiro quando parla della pillola abortiva e di come per lui sarebbe più importante sollevare un dibattito (anche se questo portasse all’apertura totale alla pillola in questone?) piuttosto che le conseguenze nelle quali incapperebbe come farmacista fuorilegge; ma secondo me è una cosa su cui dovremmo riflettere bene, questa stramba idea per cui non sporcarsi le mani sia una cosa lodevole.

Qualche anno fa pensavo che non avrei fatto entrare una donna velata in casa mia perché – dicevo – a casa mia donne e uomini hanno lo stesso valore. Ferma restando la legittimità di tale principio fra le 4 mura che io posseggo, mi son ritrovato a pensare che quello fosse soltanto un vezzo narcisistico per autocompiacermi di quanto fossi giusto e quanto avessi a cuore la parità dei sessi: qualche anno dopo, senza avere in nulla cambiato idea rispetto a quell’orrendo simbolo di sottomissione – e senza scontare a lei nessuno dei miei rimbrotti – ho lavorato per mesi in Palestina a fianco di una donna velata.

Insomma, secondo me sopravvalutiamo l’importanza della nostra coscienza, della pulizia di essa, e di quanto questa incida veramente sulle sorti del mondo. Considerare la propria coscienza come il campo della Vera Battaglia fra le idee giuste e quelle sbagliate è bambinesco e arrogante: l’importanza di quelle battaglie si fa là fuori, nel mondo. Dove in una delle tante risse terrose fra limacciosi principî a cui la vita ci costringe, e che la vita ci regala, alla nostra coscienza può capitare anche di macchiarsi.

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7 Commenti presenti su “Per forza è pulita, non l’ho mai usata!” – Feed

  1. Blog di Jimmi - “Dio ha fatto la neve, ma c’è chi la scioglie: cane, lupo e catena!” 7Girello – 2 February 2009, 13:53 (n° 1)

    […] citazione di oggi viene dal blog di Giovanni: Insomma, secondo me sopravvalutiamo l’importanza della nostra coscienza, della pulizia di essa, […]

  2. Passa lo straniero - Diario dalla Palestina 164 | Distanti saluti – 12 February 2009, 21:22 (n° 2)

    […] in più, una lezione in più, per non sopravvalutare il valore del candore della propria coscienza: tanto meno importante del fatto che chi sta dietro di te arrivi in orario a […]

  3. Burqa sì, Burqa no | Distanti saluti – 27 January 2010, 04:03 (n° 3)

    […] principio – ma quello che faccio io, che la mia coscienza rimanga pulita. Per questo parlai, una volta, di sopravvalutazione della coscienza di […]

  4. Fare qualcosa: obiezione di coscienza all’obiezione di coscienza? | Distanti saluti – 3 April 2010, 12:36 (n° 4)

    […] dai gangheri. Perché punta su quel concetto peloso di obiezione di coscienza che ebbi già modo di contestare, sia in un’ottica esterna alla questione (allora io faccio obiezione di coscienza ai divieti […]

  5. L’equivoco di fondo su Emergency | Distanti saluti – 12 April 2010, 18:55 (n° 5)

    […] del mondo, e  – in linea di massima – fa bene, perché il loro obiettivo è più importante. Soltanto un egocentrico o uno stupido può pensare che la pulizia della propria coscienza sia più rilevante rispetto a salvare la vita a […]

  6. Burqa e veline non c’entrano nulla | Distanti saluti – 16 September 2010, 15:25 (n° 6)

    […] che chiunque sia a favore dell’obiezione di coscienza come concetto – idea che io, invece, non sopporto – potrebbe trovare buone ragioni per essere a favore della legge: lo Stato francese fa obiezione […]

  7. Un carnivoro difende i vegetariani | Distanti saluti – 7 September 2011, 01:54 (n° 7)

    […] la carne, neanche una volta l’anno. E mentre la seconda opzione corre il rischio di sopravvalutare l’importanza della propria coscienza (dieci persone che mangiano meno carne valgono molto […]

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