Martedì 16 settembre

Sul cappello – Diario dalla Palestina 58

È un po’ che non racconto dei bambini, le motivazioni sono molte: intanto questa è una fase di transizione fra due diversi regimi di trasporti, quindi spesso le beghe organizzative hanno preso il sopravvento sulle attività. Dopodiché, dato il Ramadan e il digiuno, molti bambini sono stanchi e per questo vengono molto limitate le attività di gioco all’aperto, che giocoforza sono quelle più ritraibili in foto. E un po’ anche per l’incidente che mi ha costretto a rinunciare alle improvvisate partite di pallone.

Così oggi ho deciso di pubblicare subito le attività che abbiamo fatto, senza pensarci: Reem, Ahmed e Yazan non erano presenti quando avevamo fatto il gioco delle differenze, così – saputone dagli altri – hanno voluto la replica, tutta per loro.
Mentre Tina, Rowan e Mohammed facevano da spalla a Ahlam e me, ho improvvisato questa postazione:

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Yazan, che è il secchioncello del gruppo, la prende molto seriamente:

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Reem, invece, ne ride.

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Contro ogni pronostico ha invece vinto… Ahmed!

Poi, dopo una mano a carte (“Uno“, importato dall’Italia poche settimane fa, ha spopolato insieme a un altro gioco scemo, ma molto divertente, che mi ero inventato al mare da bambino) siamo passati all’attività principale, che aspettavamo da tempo.

Dopo infinite peregrinazioni (ci credete che in tutta Betlemme non esiste una libreria?) sono riuscito a trovare il Piccolo Principe in arabo, ovviamente ad Ahlam è piaciuto tantissimo, ed eccoci quindi con il primo capitolo. La scena del boa che ingoia un elefante è molto piaciuta, e fra le ipotesi su cosa fosse (ho stampato un foglio per ciascuno), nessuno ha azzardato il copricapo. Anche se Mohammed ha commentato «ecco sì», quando Exupery racconta degli adulti che lo prendono per un cappello.

Svelato l’arcano, la spiegazione e il disegno (stampato anche quello) di cosa fosse in realtà hanno convinto pressoché tutti. E, finito il capitolo, ho chiesto ai bimbi se secondo loro io e Ahlam fossimo diventati degli adulti, o fossimo ancora dei bambini: all’unanimità e per acclamazione è stato deciso che sia io che lei siamo universalmente bambini!
Proprio in quel momento è entrato Nabil, e Rowan – prima che chiunque altro prendesse possesso della scena – gli ha sbattuto in faccia il disegno del boa dal di fuori chiedendo cos’è?

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Lascio a voi immaginare il fragore e la durata della risata generale che è scoppiata ai danni dello sgomento Nabil quando ha risposto, come fosse la cosa più naturale del mondo: «Un cappello».

C’è chi ha voluto una copia dei disegni per fare lo stesso test a casa, ai propri genitori.

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